Fra Russia ed Ucraina Rottura di Fatto delle Relazioni Diplomatiche

La Russia non ha più un Ambasciatore a Kiev. E, cosa più grave, nessuna delle due parti sembra avere fretta di rimediare a questa grave situazione. I fatti: come avevamo già annotato il 28 luglio, nell’ ambito di un vasto rimpasto, il Cremlino ha sollevato dal suo incarico l’ Ambasciatore Mikhail Zurabov, a Kiev dal 2009. Il giorno seguente la Commissione Esteri della Duma ha approvato la candidatura di Mikhail Babich e la domanda di gradimento è stata, secondo i media, inoltrata alla parte ucraina. Pareva che fosse solo una formalità.

Elena Zerkal, vice Ministro degli Esteri Ucraino
Elena Zerkal, vice Ministro degli Esteri Ucraino

Se non che il 1 agosto il Portavoce del Presidente russo Dimitry Peskov, interrogato da un giornalista su quale sarebbe stata la reazione russa nel caso la parte ucraina non avesse approvato la candidatura di Babich, ha risposto che la Russia ha diritto di proporre un candidato, e l’ Ucraina ha diritto di rifiutarlo. A questo punto “vi potrebbe essere la possibilità di avanzare altre candidature, e così via.”.

Questa enunciazione, formalmente descrittiva della prassi diplomatica, in realtà è parsa agli osservatori ucraini una sorta di sfida (con un effetto Dispaccio di Ems) di talchè la questione, passata in un primo tempo in sordina, è poi salita alle cronache tanto che il 3 agosto Olena Zerkal, Viceministro degli Esteri ucraino, ha rilasciato una dichiarazione all’ Interfax dicendo che la questione della nomina del nuovo ambasciatore russo era stata cancellata dall’ordine del giorno. Sullo stesso tono Aleksej Makeev, Direttore del Dipartimento Politica e Comunicazione del Ministero degli Affari Esteri Ucraino che ieri ha ribadito: “non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione formale. Ad oggi l’assenza dell’ambasciatore non è un problema cruciale nelle relazioni fra i due paesi.”.

La situazione che si è venuta a creare è quindi la seguente: il conciliante Mikail Zurabov, che rappresentava la Russia sia come Ambasciatore a Kiev che come rappresentante russo al tavolo di Minsk, accusato da alcuni di passività e condiscendenza eccessive, è stato sollevato da entrambi gli incarichi. Lo scorso dicembre Putin ha inviato al tavolo di Minsk il suo fedelissimo Boris Gryzolv, al tempo membro del Consiglio di Sicurezza Presidenziale. Quando all’ Ambasciata di Kiev, il posto resta vacante, anzi peggio.

Sergey Toropov
Sergey Toropov

Il massimo rappresentante Russo in Ucraina diventa Sergey Toropov, che Putin ha nominato incaricato d’ affari a Kiev lo stesso 28 luglio scorso, sostituto pro tempore di Zurabov. Si tratta di un personaggio sconosciuto, con un solo precedente noto di 7 anni fa. Impiegato nella sezione informazione dell’ ambasciata russa a Riga, venne espulso dal governo Lettone come persona non grata in quanto la sua condotta sarebbe stata giudicata dai baltici “incompatibile con lo status di diplomatico”. In seguito è stato membro del consiglio di amministrazione del gigante siderurgico Severstal e poi, dal 2013, di nuovo rappresentante diplomatico di secondo livello a Kiev.  Un curriculum per metà inquietante e per metà indecifrabile, che di certo non entusiasma gli uomini del Governo Ucraino.

Dopo due anni di crisi diplomatica, quindi, registriamo una novità. Mentre sino ad oggi gli Ucraini hanno messo in atto ogni possibile provocazione (come i ripetuti “assalti” alla rappresentanza diplomatica mai seriamente contrastati dalle forze dell’ ordine) senza alcuna reazione formale da parte russa, oggi Mosca risponde, e interrompe di fatto le relazioni diplomatiche, in concomitanza con una impennata dell’escalation nel sud est Ucraina. Un chiaro messaggio che la pazienza è agli sgoccioli.

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aggiornamento di Marco Bordoni per sakeritalia.it

Foreign Policy: gli Ucraini non contino sull’aiuto della NATO

Foreign Policy: gli Ucraini non contino sull’aiuto della NATO

Il 1 agosto sul magazine online Foreign Policy (Washington Post) è uscito un significativo commento di Askold Krushelnycky dal titolo “Kiev in modalità diniego“. Non uno qualunque, ma uno zelota di dichiarata fede prima arancione e poi maidanista che ha passato nelle trincee ucraine la fase calda del conflitto nel sud est. La tesi di Krusjelnychy è la seguente: la causa ucraina sta per essere persa per via della corruzione dilagante che finirà per disgustare gli sponsor stranieri:

Askold Krushelnycky
Askold Krushelnycky

“Nonostante la serietà della minaccia da est” esordisce il pezzo “Mosca non è il peggior nemico con cui l’Ucraina abbia a che vedere. Vista la corruzione auto inflitta che infetta ogni aspetto del mondo degli affari e del governo, il peggio nemico del paese è la corruzione.” Corruzione che il governo ucraino nulla fa per contrastare seriamente: “Sfortunatamente, la dirigenza ucraina sembra aver compiuto un pericoloso errore di calcolo presumendo che l’Occidente consideri il loro paese come un mandatario nel confronto con una Russia risorgente. Per questa ragione credono di poter contare sul supporto dei capitali occidentali qualunque cosa succeda. Un ex ministro, al governo fino allo scorso aprile, ha descritto l’approccio ufficiale come segue: Credono che l’Ucraina sia troppo importante per l’America e per l’Unione Europea per permetterne il fallimento. Penso che questo sia del tutto fuorviante. Credo che l’Ucraina abbia solo quest’anno per mostrare risultati reali. Gli Stati Uniti e gli altri amici dell’Ucraina stanno perdendo la pazienza.” Impietose le conclusioni: “La prossima volta che si rivolgono all’Occidente per un aiuto potrebbero scoprire di essere rimasti soli.”. Corruzione: è questo lo storico rimprovero che i governi ucraini si sentono muovere quando gli occidentali vogliono giustificare un rifiuto alle richieste sempre più disperate provenienti da Kiev.

L’altro, emerso non prima di questa primavera, è sul versante dei diritti umani: lo scorso maggio una serie di autorevoli voci giornalistiche del mainstream occidentali (New York Times, Guardian, Repubblica) totalmente silenti al tempo delle operazioni belliche nel sud est, hanno scoperto che a Kiev non c’è libertà di stampa. Più tardi le due corazzate dei diritti umani a trazione occidentale, Human Rights Watch e Amnesty International hanno presentato un rapporto congiunto sulle detenzioni illegali e le torture in Ucraina, rapporto in cui il governo di Kiev fa una figura addirittura peggiore di quella dei terribili “terroristi” filorussi del sud est. Uno colpo disastroso all’immagine della giunta.

Ovviamente non si tratta di tendenze univoche ma in generale si può sicuramente affermare che il matrimonio fra la stampa occidentale ed il governo di Kiev è in grave crisi, e questo è tanto più interessante considerando che la Russia continua ad essere raffigurata come il nemico pubblico numero uno. La NATO, peraltro, non accenna a disimpegnarsi militarmente dal quadrante est europeo ed Ucraino, ed anzi manda i propri eserciti ad Odessa a giocare allo sbarco in Crimea (leggasi, come ha osservato Donald Trump: Terza Guerra Mondiale).

Esercitazione Sea Breeze 2016
Esercitazione Sea Breeze 2016

Quello che l’Occidente, infatti, vuole non è rinunciare all’Ucraina, ma congelare ogni linea di credito al governo di Kiev: stop ai finanziamenti dal Fondo Monetario, stop alla procedura per i visti Schengen liberi. Stop a  qualsiasi impegno politico, economico e sociale che non consista nella mera contrapposizione a Mosca. Certo, vellicare una rivolta di piazza, incassare i dividendi strategici e rifiutare qualsiasi assistenza ai propri pupilli è cosa abbastanza spregevole, difficile da vendere all’opinione pubblica.

E proprio a questo servono le accuse occidentali di corruzione e le campagne di stampa sulla violazione dei diritti umani: un monumento alla ipocrisia ed alla cattiva coscienza. Non perché non siano fondate, ma perché il dilagare della violenza e della corruzione nella società ucraina sono naturali conseguenze del vicolo cieco politico in cui le manfrine atlantiste hanno cacciato quel martoriato paese. Hanno scardinato le istituzioni,  istigato una disastrosa guerra civile, insediato al potere una consorteria di oligarchi, dimezzato la già provata economia, e pretendono che violenza e corruzione diminuiscano: si tratta di un palese non senso.

Si dà il caso, però, che da anni l’opinione pubblica occidentale sia assuefatta a considerare la corruzione la causa, e non la conseguenza, delle disfunzionalità di un sistema economico politico e anche dalle nostre parti le campagne isteriche contro la corruzione sono la testa d’ariete per delegittimare la dirigenza politica e privatizzare gli assetti pubblici. I lettori e gli spettatori sono quindi recettivi nei confronti di questo tipo di denunce. Si bevono avidamente l’idea che una società distrutta possa essere meno violenta e corrotta di quando era integra perché ha “fatto le riforme”. Quanto al “mancato rispetto dei diritti umani”, posto che ovviamente nessuna società è totalmente immune da critiche, trattasi dell’ingrediente sempre pronto di ogni campagna di delegittimazione, l’arma ibrida immancabile, il prezzemolo che si può mettere a piacere e non disgusta mai i facili appetiti del nostro pubblico. Qui, poi, l’operazione è tanto più immediata in quanto i pregiudizi tipici della russofobia (violenza, assolutismo, alcoolismo, miseria etc…) possono essere facilmente estesi per affinità agli Ucraini vittime, per una tragica ironia, delle calunnie da loro stessi sparse a piene mani contro i fratelli di oltre confine.

E così le coscienze delle anime belle si placano mentre si chiede agli Ucraini non solo di morire per la NATO, ma di farlo per giunta gratis. Del resto, dice Umberto Galimberti su Repubblica del 25 maggio, “questa Ucraina non è degna dell’Europa”. Ha tradito la sua (nostra) rivoluzione. Perché farsi carico dei suoi problemi?

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Aggiornamento di Marco Bordoni per sakeritalia.it

Elezioni Russe: come funzionano e chi vincerà

Elezioni Russe: come funzionano e chi vincerà

Fra poco più di un mese (il 18 settembre) quasi 112 milioni di cittadini russi saranno chiamati a votare per decidere la composizione della settimana Duma Federale. Nelle elezioni del 2011 si votò con un sistema proporzionale con sbarramento al 5% (il partito Russia Unita ottenne il 49,3% dei voti ed una risicata maggioranza di seggi). A settembre si voterà con la nuova legge elettorale mista varata durante la presidenza Medvedev: 225 deputati saranno eletti con sistema proporzionale su base nazionale e sbarramento al 5%, 225 con sistema maggioritario (collegi uninominali a turno unico). I partiti che otterranno più del 3% dei consensi su base nazionale potranno beneficiare dei finanziamenti statali e partecipare alle elezioni locali senza preventivamente raccogliere firme.

Le tendenze demoscopiche indicano una evoluzione abbastanza definita:

tendenze russia unita, sondaggi WCIOM
Gradimento Russia Unita, sondaggi WCIOM

1) Russia Unita ha raggiunto la massima popolarità (oltre 50%) all’ inizio del 2012 (campagna elettorale per l’ elezione di Putin al terzo mandato), per poi discendere (poco sopra il 40%) prima della crisi ucraina. Risospinta vicino ai massimi storici (oltre 60%) dalla crisi ucraina, è oggi in leggera flessione, a causa dell’allentamento della tensione in politica estera e della perdurante crisi economica è su livelli prossimi a quelli dell’inizio 2014.

Sondaggi: opposizione istituzionale, WCIOM
Gradimento Opposizione Istituzionale, sondaggi WCIOM

2) L’opposizione istituzionale (i tre partiti rappresentati alla Duma: Partito Comunista, Partito Liberal Democratico, Russia Giusta) ha subito un percorso grosso modo inverso. Le tre formazioni dovrebbero superare la soglia del 5%, anche se Russia Giusta di stretta misura. Il Partito Comunista potrebbe vedere molto ridimensionati suoi voti la sua attuale rappresentanza parlamentare (oltre 90 deputati).

3) Si dovrebbe confermare la totale assenza di presa sulla società della cosiddetta opposizione liberale, che ha pochissime speranze di entrare alla Duma (alla rivelazione demoscopica del 24 luglio Iabloko ottiene l’ 1,1% delle intenzioni di voto, Parnas lo 0,4 così come il “Partito della Crescita”. Secondo le attese il malcontento per la crisi economica (che perdura nel secondo trimestre 2016 e ha colpit0 sopratutto i redditi fissi) dovrebbe riflettersi nella scarsa affluenza, data anche dallo scetticismo sul ruolo della Duma come organo istituzionale.

Intenzioni di Voto al 24 luglio. Sondaggio

Intenzioni di Voto al 24 luglio. Sondaggio WCIOM

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Ella Panfilova

4) Il Cremlino ha preteso che il procedimento elettorale sia al di sopra di ogni possibile contestazione. A questo fine ha insediato quale Presidente della Commissione Elettorale Centrale Ella Panfilova, una insospettabile già Presidente della Commissione Diritti Umani e di note simpatie liberali. La commissione sta procedendo con grande serietà all’iscrizione dei partiti alle liste elettorali ed ha invitato osservatori internazionali a verificare la consultazione (i Russi si sono anche candidati a monitorare con propri osservatori lo svolgimento delle Presidenziali USA).

In conclusione: è probabile che l’affluenza alle urne sarà lievemente più bassa del 60% del 2011. Le procedure di voto si svolgeranno correttamente e senza irregolarità. Russia Unita otterrà una minoranza dei voti ma una solida maggioranza parlamentare grazie al contributo della quota maggioritaria di assegnazione dei seggi.

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Aggiornamento di Marco Bordoni per sakeritalia.it

Caso Yefremov: Lutsenko mette in Scena l’ennesimo Processo Farsa

 

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Era l’ 11 aprile 2011: Oleksandr Yefremov non era un ex politico caduto in disgrazia, come oggi, ma il potente capobastone del Partito delle Regioni alla Rada e uno dei più ricchi e potenti poltici di Lugansk. In quella veste lanciò l’allarme in Paralamento: “ho addirittura informazioni che Soros ha stanziato certi fondi al fine di preparare certi gruppi di giovani qui in Ucraina per attuare un progetto già esistente basato sull’ esempio del Nord Africa”.  Allarme che rimase purtroppo inascoltato e che probabilmente oggi Yefremov rimpiange dietro le sbarre dell’ ignoto centro di detenzione dell’ SBU di Kiev dove è stato condotto il 30 luglio, e dove sarà detenuto in via cautelare per un tempo massimo di due mesi su richiesta dell’ ormai onnipotente Procuratore Generale Lutsenko.

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Il super teste Volodymir Landik

Il suo accusatore è Volodymir Landik, un altro pezzo grosso del Partito delle Regioni a Lugansk nel periodo Janukovich, entrato però in urto con Yefremov nel 2011, quando il figlio Roman Landik, già consigliere comunale, si rese protagonista di uno scandalo per aver picchiato selvaggiamente, ripreso da un video di sorveglianza , una ragazza di vent’ anni. Di fronte alla indignazione popolare il Partito, invece di coprirlo, lo espulse.

Il caso aveva infiammato l’opposizione ucraina (poi salita al governo con il putsch maidanista), e tuttavia è stato poi un tribunale dell’ Ucraina post “rivoluzione” ad assolvere il giovane per “legittima difesa” nell’ aprile del 2014, ribaltando la sentenza del 2012 (al tempo della”tirannide” di Janukovich)  che aveva chiesto ed ottenuto l’estradizione dalla Russia e lo aveva condannato a tre anni di reclusione ( se pur convertiti in libertà vigilata).

Per questo ed altri episodi Landik e Yefremov erano dunque diventati nemici personali, ed è così che dopo i fatti del marzo 2014, Landik aveva reso una intervista a Unian indicando Yefremov come mandante “morale” della rivolta di Lugansk. Al tempo aveva detto: “non posso dire per certo che il mandante dietro I torbidi separatist a Lugansk sia Yefremov. Ma, secondo evidenze indirette… Primo Ministro, capo del Gruppo Parlamentare del Partito delle Regioni, abitante di Lugansk, non commenta i fatti. Nel frattempo il suo braccio destro organizza la presa degli edifici amministrrativi statali e regionali.”.  Yefremov era stato detenuto brevemente nel gennaio del 2015 sotto le stesse accuse, riferite alla Procura (al tempo retta da Viktor Shokin) dallo stesso Landik, e poi rilasciato per decorrenza dei termini di custodia cautelare senza che nessuna imputazione venisse formulata.

Oggi però, sollecitata da Lutsenko, la memoria di Landik offre molti più dettagli di quanti non ne fornisse nell’ immediatezza degli eventi: il “super teste riferisce” di ricordare sia brogli elettorali organizzati da Yefremov per assicurare ai regionali la vittoria a Lugansk, sia i finanziamenti di Yefremov ai ribelli nel 2014 e la sua regia nella rivolta.

Roman Landik: picchiò una ragazza, condannato dai trubunali di Janukovich, assolto da quelli della "rivoluzione della dignità" per legittima difesa
Roman Landik: picchiò una ragazza, condannato dai trubunali di Janukovich, assolto da quelli della “rivoluzione della dignità” per legittima difesa

Ricorda addirittura una riunione a cui avrebbe partecipato Segey Glazyev (!), notissimo consigliere di Putin (personalità assai poco credibile nella veste di agente sabotatore), in cui sarebbero stati distribuiti, per il dopo insurrezione, tutti gli asset economici locali fra gli oligarchi della zona: “ne avevo già parlato in precedenza con Turchinov e Avakov” piagnucola Landik rifilando un siluro ad alleati di Governo che certo non dispiacerà a Lutsenko “ma loro non avevano considerato interessante la mia storia”. Per cui Yefremov torna in carcere, e pazienza se le stesse accuse, con lo stesso testimone, erano già cadute nel 2015: il caso di Igor Markov dimostra che il sistema giudiziario di Kiev non si ritiene vincolato al principio secondo cui non si processa la gente due volte per gli stessi fatti (ne bis in idem: per questo il Tribunale di Genova negò l’estradizione).  Per buona misura Yefremov è accusato anche di appropriazione indebita dell’ azienda Luganskugol, un colosso minerario su cui il politico di Lugansk era riuscito a mettere le mani a prezzi di saldo nel 2014 in seguito ad un “fallimento pilotato”. Accusa questa probabilmente più fondata, ma di certo non straordinaria nell’ Ucraina del “così fan tutti”.

Comunque non è che Avakov e Turchinov, ammesso Landik abbia mai cercato di rifilargli questa palese panzana, non l’abbiano trovata interessante. Più probabilmente avevano considerato la storiella talmente inverosimile da renderla inutilizzabile sul piano giudiziario, circostanza che invece non ha scoraggiato Lutsenko, ben lieto di andare a ripescare questo avanzo nella frazione umida per attaccare alla cintura un altro scalpo dal nome altisonante come quello di Oleksandr Onishchenko, andando poi a sbandierare che questo arresto dimostra che “l’Ucraina è in ripresa” (sic).  Il fatto che le accuse contro Yefremov siano per due terzi ridicole per un terzo ovvie e che si basino su di un teste palesemente inaffidabile non frena Lutsenko, che anzi rilancia, proponendo a Yefremov un “accordo” in cambio di una testimonianza contro i “mandanti” esteri della guerra civile. E veniamo al solito refrain: è stato Putin.

Yurj Lutsenko: Il Procuratore Generale sta costruendo una serie di processi politici su commisione del Presidente
Yurj Lutsenko: Il Procuratore Generale sta costruendo una serie di processi politici su commisione del Presidente

Come tutto questo possa essere definito “giustizia”, anche secondo i non eccezionalmente rigorosi parametri locali, non si capisce. Del resto persino la sorosiana Freedom House si è accorta che nell’ Ucraina di oggi il sistema giudiziario è peggio di quello dei tempi del “dittatore” (eletto) Janukovich.

Quello che è chiaro, e che modestamente segnaliamo ormai da mesi, è che lo snodo dello scorso aprile, nel quale Poroshenko si è impadronito del Governo e della Procura Generale, ha attivato un processo di accentramento che pone l’ Ucraina ben distante dagli standard minimi accettabili per un paese democratico. L’ Unione Europea, da parte sua, formalmente guarda altrove, sostanzialmente si rimangia, uno dopo l’altro, gli impegni assunti nei confronti dello scomodo alleato.

Morire di Crescita

Morire di Crescita

Si chiama “Partito della Crescita”, si presenta alle elezioni russe di settembre come la forza che promuove la “piccola e media impresa” ed è guidato da Boris Titov, oligarca che ha raccolto negli anni della dissoluzione dell’URSS una fortuna (se pur meno vistosa di altre) nel ramo della chimica. “Partito della Crescita” è in realtà una frettolosa riverniciatura del “Partito della Giusta Causa”, una formazione liberale nata nel 2008 senza avere mai superato il 3% dei consensi su scala locale e nazionale.

Impadronitosi facilmente di questo corpo politico senza anima, Boris Titov sta assemblando un progetto politico che, senza porsi in opposizione frontale con il corso putiniano (opposizione che ha relegato ai margini del dibattito politico e spinto al suicidio elettorale altre formazioni come Iabloko e Parnas), riunisca personale fuoriuscito da altri partiti ed esponenti del mondo delle imprese, strizzando l’occhio ai Russi di orientamento liberal scontenti per la crisi e desiderosi di un “cambiamento” che possa riavviare l’economia.

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Da Sinistra a Destra: Dick Cheney, Leonid Gozman ( Partito della Giusta Causa ora Partito delle Crescita), Grigory Yavlinsky (“Iabloko”), Oksana Dmitrieva (Partito della Crescita), Joseph Biden (US Vice President), Nina Ostanina (Partito Comunista), Boris Nemtsov, Vladimir Ryzhkov, Garry Kasparov.

Un rebranding al nome ed al simbolo (che nella nuova veste ricorda vagamente la lista “Fare” presentatasi alle elezioni italiane del 2013) e subito sono arrivate le “proposte”, dal chiaro retrogusto maidanista: vedasi la campagna “vietato vietare” del neo costituito “comitato contro i divieti” pronto a lanciare una serie di iniziative per l’abolizione di provvedimenti che restringono la “libertà” dei cittadini Russi, come il “pacchetto Iarovoj” (misure di sicurezza adottate lo scorso giugno con finalità di contrasto al terrorismo), la “legge “Dima Jakovlev” (che proibisce le adozioni di bambini russi a genitori statunitensi) e la legge sulla identificazione obbligatoria delle connessioni wifi.

A questo si aggiunga l’imbarazzante striscia di dichiarazioni rilasciate da numerosi candidati del Partito sulla questione centrale per valutate la lealtà istituzionale dei politici: l’adesione della Crimea alla Russia. Ci limiteremo a citare Oksana Dmitrieva, già di Iabloko, poi transfuga in Russia Giusta e ora numero 2 del nuovo partito, inchiodata da una foto ricordo imbarazzante (nel riquadro) e autrice di numerose dichiarazioni sulla irritualità del referendum dell’aprile 2014, sull’inutilità delle spese militari e sul rifiuto di una “idea di stato” nel paese, posizioni tutte che certamente suoneranno dolci alle orecchie di Washington.

Non bisogna quindi grattare molto per trovare, sotto gli slogan sul necessario rilancio economico, la vecchia ruggine liberale sempre pronta ad approfittare delle debolezze del paese. Non pare esattamente una proposta irresistibile: comunque il 18 settembre saranno i cittadini Russi ad esprimere la loro opinione.

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Aggiornamento di Marco Bordoni per sakeritalia.it

 

 

Il Maidan divora i suoi Figli

Nikto Krim Nas: il logo della associazione;

E’ Aleksander Kovalev, il capo della organizzazione di reduci dalla guerra in Afganistan “nikto krim nas” il “Giuda” additato al pubblico ludibrio dal procuratore generale Lutsenko il 23 luglio scorso. In una affollata conferenza stampa il Procuratore ha annunciato l’imputazione di decine di funzionari del governo Janukovich per i mai chiariti fatti del Maidan (l’ uccisione da parte di cecchini di numerosi manifestanti e poliziotti) ovviamente attribuiti dal Vishinskij di Poroshenko (con tante scuse a Vishinskij) ai reparti antisommossa del Berkut.

Nel far questo Yurj Lutesenko anticipava una rivelazione bomba che per qualche giorno faceva tremare i palazzi del nuovo potere maidanista: “Abbiamo scoperto che le persone che, agli ordini di Zakharchenko [Vitalj, ex Ministro degli Interni al tempo di Janukovich] hanno nascosto le armi della centuria nera del Berkut nei laghi intorno a Kiev e ne hanno agevolato la fuga, erano a fianco a noi sul Maidan.”.

Alexander Kovalev
Alexander Kovalev

Il mistero sulla identità dei “traditori” non durava che tre giorni: il 26 luglio il Capo delle Indagini Speciali della Procura Generale  Sergey Gorbatyuk dichiarava: “non posso fare nomi, posso dire che il sospetto è un dirigente della Associazione Nikto Krim Nas”. In sostanza: “non posso dire che è Francesco Giuseppe, ma solo che ha baffoni e favoriti è imperatore di Austria Ungheria”. E’ così che è uscito il nome di Aleksander Kovalev, il capo dell’organizzazione, nome confermato subito da  Vladimir Aryev, deputato del Blocco Poroshenko.

Nikto Krim Nas è una associazione combattentistica che in un paese normale sarebbe considerata la tipica espressione della società civile: “l’organizzazione pubblica Ucraina “nessuno tranne noi” si basa su di una ideologia oggi dimenticata: unità e fratellanza. Le nostre relazioni [dei reduci afgani] sono rimaste vive per oltre 20 anni.” Una associazione che vuole unire i “lavoratori e gli amanti della pace”. In un paese normale, appunto. Cosa che l’ Ucraina maidanista chiaramente non è.

Questa realtà aveva partecipato al Maidan (come si vede da questo video pur con qualche incertezza e divisione interna) per motivi di equità sociale e di pura protesta, ed era poi scesa in piazza contro il governo dei Maidan per gli stessi motivi e per lo spregio nutrito dal nuovo governo per la memoria del periodo sovietico che alimenta la stessa ragion d’essere dei suoi membri: insomma, il perfetto agnello sacrificale per alimentare la psicosi del cavallo di Troia e del sospetto su cui il Governo intende costruire il proprio potere.

Nikto Krim Nas: il logo della Associazione
Nikto Krim Nas: il logo della Associazione

In una intervista rilasciata per al sito internet della associazione Aleksander Kovalev conferma di aver aiutato, in quei giorni concitati, la polizia a lasciare Kiev “è stato un atto di solidarietà sociale dovuto nei confronti di persone che svolgevano le proprie funzioni”. Negando di aver nascosto armi e di essere colluso con l’allora Ministro degli Interni Kovalev osserva amareggiato:  “Molti pensano che in autunno la gente scenderà in piazza. E noi, come organizzazione, possiamo scendere in piazza e sostenere le dimostrazioni. Questo è scomodo per chi è al potere. Perché noi siamo a favore di una Ucraina ordinata e pacifica”.

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Aggiornamento di Marco Bordoni per sakeritalia.it

 

Staffetta nel Potere Russo

Staffetta nel Potere Russo

Il 28 luglio il Presidente Putin ha adottato numerosi provvedimenti con i quali sono stati riassegnati diversi incarichi importanti della dorsale di potere statale (quattro governatori, quattro Incaricati Presidenziali di Distretto Federale, un ambasciatore), procedendo anche all’accorpamento della Crimea nel Distretto Federale Meridionale (i Distretti Federali sono macro regioni con funzioni di polizia e di controllo centrale delle attività di governo locali, la soppressione del minuscolo Distretto di Crimea deve considerarsi un processo fisiologico).

Alcune delle rotazioni più vistose: il responsabile del Distretto Federale Nord Occidentale Vladimir Bulavin è stato nominato capo del Servizio Doganale Federale al posto di Andrey Belyaninov, dimissionato in seguito al rinvenimento nella sua abitazione di parte della refurtiva oggetto di una distrazione da cui è nato un processo panale di cui Belyaninov era (sin ad ora) testimone.

Nikita Belyk: ops....
Nikita Belyk: ops….

Nikita Belykh, unico governatore della Federazione esponente dell’ala politica “liberale” immortalato alcuni mesi orsono davanti ad un memorabile tavolo ricoperto dei bigliettoni verdi di una mazzetta, è stato dimissionato per “decadenza della fiducia presidenziale”.

L’incaricato del soppresso distretto federale di Crimea, Oleg Belaventsev, andrà a svolgere la medesima funzione nel Distretto Federale del Caucaso del Nord sostituendo Sergei Melikov, che diverrà il vicecapo della nuova Guardia Nazionale.

Interessante è anche l’avvicendamento a Kiev: Mikhail Babich, inviato presidenziale nel Distretto Federale del Caucaso (nella foto in alto) sostituirà Mikhail Zurabov, Ambasciatore a Kiev dal 2009. Zurabov era un diplomatico navigato: aveva negoziato il patto di Kharkov nel 2010 e svolgeva anche il ruolo di negoziatore per la parte russa nel formato di Minsk. Il suo successore Babich è un uomo di apparato di altissimo livello con un cursus honorum comprendente sia, in gioventù, funzioni di comando nei reparti aviotrasportati del KGB che compiti di alta amministrazione civile e nel complesso militar industriale.

Il senso complessivo degli avvicendamenti consiste nella necessità di ringiovanire l’apparato inserendo uomini di fiducia (molti dei nuovi entrati hanno avuto esperienze nei servizi di sicurezza) e rimuovendo personaggi impopolari per la loro inattività o per la loro corruzione lanciando un messaggio di efficienza e fiducia in vista delle elezioni di settembre.

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Aggiornamento di Marco Bordoni per sakeritalia.it