A MINSK QUALCUNO PENSI AI VOLTI DEL DONBASS

lug32
Lugansk: i sopravvissuti ad un bombardamento governativo di una casa di riposto cercano scampo nel cortile dell’edificio colpito.

Domani a Minsk incomincia l’ennesimo round di colloqui del gruppo di contatto sulla crisi Ucraina. Intanto lo stato delle operazioni militari sul terreno è immutato: la resistenza sta a piede fermo sul ciglio del burrone. I governativi caricano a testa bassa, colpiscono, vengono respinti con perdite, tornano alla carica.

Mentre succede tutto questo i fatti terribili sono talmente tanti che nemmeno si riesce contarli più: la devastazione di Gorlovka, gli impianti chimici in fiamme, la gente in fuga dalle città sterminata peggio di animali, i bombardamenti sulle zone civili che mietono vittime ogni giorno. Andrej Nedoves, un consigliere comunale di Lugansk, ha rilasciato una intervista in cui in pratica ha detto: si, è vero, quelli di Kiev sono dei nazisti. Ci tolgono la possibilità di parlare la nostra lingua, ci tolgono l’identità, ci tengono sotto il loro tallone spietato. A Kharkov, Nilolaev, Odessa, vivono come a Parigi nel 1942. Noi siamo liberi, ma non ne possiamo più. Non ne possiamo più di sangue, di lutti, di distruzione, non ne possiamo più di vedere i nostri figli morire. Ha concluso provocatoriamente: noi non vogliamo essere Stalingrado. Se oggi la scelta è fra essere Stalingrado e Parigi nel 1942, allora vada per Parigi. Vogliamo vivere.

Questo non è disfattismo. Non è codardia. Non è tutte le cose che possiamo pensare noi strateghi da divano. Queste sono parole di buon senso, anche se provenienti da un politico che ha i suoi interessi. Se c’è una grande guerra mondiale, se il sangue scorrerà fra l’occidente e la Russia, il Donbass ha versato la sua quota, anche in eccedenza. Quella gente è vicina al limite della sopportazione. E’ gente a cui si è detto che loro non sono Ucraini ma Novorussi, a cui si è mostrato l’esempio della Crimea, che è corsa a votare al referendum, e che si è trovata a vivere improvvisamente un film da incubo. Si è trovata a vivere la seconda guerra mondiale nell’Europa del 2014.

Oggi questa gente riesce ancora a distinguere la differenza fra i propri aguzzini (il loro governo che li massacra e li bombarda) e i propri amici (la Russia che gli fornisce armi, un rifugio ed assistenza). Ma si sta spalancando un tremendo vuoto, un senso di solitudine e di disperazione.

Si concluda la pace, se si può. Ci viene detto ogni giorno che la giunta di Kiev è prossima al collasso. Se è così accetterà un compromesso che gli permetta di salvare la faccia. Si trovi una intesa temporanea. Poi, dopo, ci saranno altri problemi: la NATO a Kharkov, prima di tutto. Quelli che resteranno sotto il tallone di Kiev. Ci saranno altre sofferenze, altre battaglie, altri conti da pagare. Ma fare pagare tutto ai Volti del Donbass sembra profondamente ingiusto. Vi preghiamo, risparmiateglielo, se potete.

 

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