STIAMO VICINI!

L'ultimo gradino della escalation nel Donbass. Il sistema missilistico SS 21, utilizzato per la prima volta nei giorni scorsi dall'esercito governativo.
L’ultimo gradino della escalation nel Donbass. Il sistema missilistico SS 21, utilizzato per la prima volta nei giorni scorsi dall’esercito governativo.

Cari Amici del Gruppo Volti del Donbass,

Cari Amici dell’Ucraina,

Cari Amici della Russia,

ho deciso di scrivervi per condividere con Voi le mie preoccupazioni. 

Prima di tutto vorrei però rivolgere un pensiero alla persona che ci teneva aggiornati con il profilo di Donetsk New e di Donetsk Don mandandoci i diari di Donetsk che pubblicavamo in questo gruppo. Questa persona è stata ferita nei bombardamenti degli ultimi giorni, a quanto pare non gravemente. Ci è giunta notizia che cercherà di sottrarsi dalla situazione terribile in cui si trovano gli abitanti di Donetsk. Vogliamo dirgli che gli siamo vicini in spirito e che pensiamo a lui. Quando sarà al sicuro, se potrà, ci dia buone notizie. Coraggio, Donetsk!

Torniamo alla crisi. Nello svolgersi di questa tragedia io ho sempre avuto in fondo fiducia nel fatto che sarebbe stata gestibile. Per gestibile ovviamente non intendo che non ci sarebbero stati lutti e distruzioni (che le cose sarebbero finite malissimo è stato chiaro quasi subito), ma bensì alla capacità delle elite delle potenze interessate di controllare l’escalation e di fermarla quando il calcolo dei costi avesse superato di molto quello dei benefici sperati.

Vorrei oggi verificare se questa speranza fosse fondata, e vorrei farlo partendo dalla analisi di alcune circostanze di fatto maturate recentemente.

1 – Situazione militare. Sul campo il conflitto ha assunto una scala impensabile solo cinque mesi orsono. La resistenza orami è un esercito organizzato. I governativi mantengono un precario controllo dei cieli e una grande superiorità in unità corazzate e meccanizzate. I rapporti di forze per quanto riguarda la fanteria sono meno squilibrati. Non esistendo un vero e proprio fronte, le unità di elite dell’esercito penetrano in profondità nel sistema difensivo della resistenza. Qui spesso trovano degli ostacoli nei centri urbani minori, si fermano e, non essendo supportate adeguatamente dalle proprie fanterie, vengono accerchiate, bersagliate dalla artiglieria dei ribelli e si trovano presto in difficoltà. E’ il caso delle unità nella sacca, di quelle inviate contro Shaktorsk, e di quelle trincerate negli aeroporti di Donetsk e Lugansk. La resistenza molesta queste unità ma, a causa dell’esiguità dei propri ranghi ed ai limiti dei proprio armamento, non riesce ad averne ragione. Questa strategia governativa potrebbe alla lunga provocare il collasso del sistema difensivo dei partigiani, perché ogni nuova “sacca” rende più angusto il budello in cui ormai si concentrano le forze dell’insorgenza, e richiede alla resistenza una ulteriore dispersione delle poche unità disponibili. Tuttavia si tratta di una strategia ad altissimo costo, con perdite enormi: ogni unità governativa (di centinaia, migliaia di uomini) è in sostanza sacrificabile. Queste perdite vengono considerate accettabili nell’ottica di una integrale mobilitazione, già incominciata, che dovrebbe triplicare, quadruplicare, la “carne da cannone” disponibile. Il paese è percorso dal malcontento, ci sono segni di ribellione, ma il rigido controllo delle squadracce che sostengono il governo assicura, per ora, il mantenimento dell’ordine. In definitiva: sotto il profilo militare assistiamo ad una crescita esponenziale ed ininterrotta della violenza negli scontri e del potenziale bellico delle parti.

2- situazione umanitaria. Le persone che abitano il “budello” ovvero quella striscia di terra che segue il percorso Marinovka – Torez – Shaktorsk – Donetsk – Gorlovka – Debalchevo – Popasnaja – Lugansk – Krasonodon – Sverdlovsk – Rovenki – Antrazit – Sneshnoe – Marinovka vivono ormai in condizioni inumane. Non stiamo parlando di qualche decina di migliaia di persone come a Sloviansk o Khramatorsk. Parliamo di milioni (milioni!) di persone come voi e come me che sono senza elettricità, acqua potabile, medicine, cibo, stipendi: in una parola, senza niente. Gente che viene bombardata ogni giorno e schiacciata come topi mentre lavora, mentre dorme, mentre passeggia. Questa è una catastrofe, se questa parola ha un senso.

Io ci tengo molto al senso delle parole, per cui non spenderò ancora la parola “genocidio”, che è molto inflazionata. Genocidio è quando una intera popolazione viene sterminata sistematicamente. Ecco, a questo non siamo ancora arrivati. E’ evidente che all’esercito Ukri non importa nulla di colpire un obiettivo civile, ma diciamo che almeno a livello teorico continuano a sostenere di voler attaccare solo la resistenza. Tuttavia il clima che sta montando (a livello retorico, psicologico, ideologico) è un clima genocidario, questo dobbiamo dirlo chiaramente. Il genocidio non c’è ancora nei fatti, ma tutte le premesse sono poste. In definitiva: sotto il profilo umanitario assistiamo ad una catastrofe in via di continuo aggravamento con possibili esiti genocidari.

3 – situazione politica internazionale. Il governo ucraino è a tutti gli effetti una dittatura. E’ un dato di fatto che dobbiamo riconoscere senza esitazioni e senza farci ingannare dalla elezione farsa di Poroshenko o dal fatto che la banda di estremisti accampata alla Rada è ancora chiamata “parlamento” dai nostri media. Il guaio è che questa dittatura ha un sostegno pieno da parte delle elite atlantiche. L’Ucraina è stata alla fine associata alla UE e negli stati Uniti procede al Congresso la legge che la eleva ad Alleato non NATO, mentre i finanziamenti del FMI di fatto sostengono il suo sforzo bellico. L’arma finale, il terrorismo, ha prodotto il suo effetto (una delle cose che vanno dette del terrorismo è che il terrorismo, specie il terrorismo di stato, viene usato perché funziona, funziona sempre): Unione Europea e Stati Uniti marciano allo stesso passo verso sanzioni sempre più devastanti per l’economia Russa e per quella Europea. Si è prodotta quindi una situazione gravissima: le elite della NATO hanno stabilito come proprio obiettivo inderogabile l’inserimento dell’Ucraina nel blocco occidentale, senza curarsi del fatto che la Russia non può, non può in nessun caso, accettare un simile esito. La Russia farà la guerra su questo, la sta già facendo, è pronta a farla di più. Teniamolo per certo. In definitiva: nell’ arena internazionale le nostre elite hanno fissato un obiettivo minimo che ci porta dritti ad uno scontro frontale con la Russia.

4 – situazione politica italiana. Vorrei ora parlare di noi. Di noi che ci occupiamo di queste cose in Italia. E vorrei chiedervi: avete colto il clima che si respira? Le nostre tesi non hanno il minimo accesso al sistema informativo. Nessuno. L’uomo della strada è sottoposto ad un martellamento continuo di menzogne che vengono letteralmente sparate nel circuito comunicativo senza la minima verifica. Ciascuna delle persone che abitano in occidente è sottoposta ad una dose di russofobia quotidiana. Una flebo di odio. Diversa per la quantità, ma non per la qualità, da quella somministrata agli ucraini. Questo significa che noi amici della Russia siamo isolati, siamo senza voce. La stragrande maggioranza degli interlocutori con cui possiamo confrontarci ci considererà dei pazzi, degli esaltati, o, quando ci va bene, gente che “bisogna capirlo, ha sempre avuto la fissa per la Russia, ma in fondo è una brava persona”. Facciamo controinformazione in rete, e nel fare questo usiamo piattaforme come facebook e youtube non garantite, che cancellano i nostri profili senza un motivo, eliminano i gruppi ed i video con le scuse più futili. Il tutto ovviamente senza contraddittorio: si tratta di soggetti privati. Questo oggi. Vorrei però richiamare la vostra attenzione sulla possibilità che i governi occidentali riconoscano come “terroristica” la ribellione del Donbass.  Avete seguito, credo, la vicenda dei NO TAV, la criminalizzazione degli attivisti della Val di Susa. Avete visto le motivazioni con cui un gruppo di volenterosi cittadini lombardi ha richiesto di cancellare una manifestazione di amici della Russia a Milano? E’ spuntata, come un fiore tossico, la parola magica: “terrorismo”. Il ritrovo con Lilin e Dugin non si deve fare perché sostiene la milizia del Donbass “che è una organizzazione terroristica”. Ovviamente non voglio spaventarvi, stiamo parlando di un processo alle prime avvisaglie, ma è molto facile collegare questi puntini e scorgervi un primo, sinistro disegno. In conclusione: gli spazi di confronto in Italia (e credo che nel resto dell’occidente non sia molto diverso) si stanno chiudendo, sono sempre più angusti, e si può persino ipotizzare un esito futuro in cui discutere di questi argomenti possa “creare dei problemi” a chi lo fa.

Vorrei ora mettere in fila le mie quattro conclusioni:

1 sotto il profilo militare assistiamo ad una crescita esponenziale ed ininterrotta della violenza negli scontri e del potenziale bellico delle parti.

2 sotto il profilo umanitario assistiamo ad una catastrofe in via di continuo aggravamento con possibili esiti genocidari.

3 nell’ arena internazionale le nostre elite hanno fissato un obiettivo minimo che ci porta dritti ad uno scontro frontale con la Russia.

4 gli spazi di confronto in Italia (e credo che nel resto dell’occidente non sia molto diverso) si stanno chiudendo, sono sempre più angusti, e si può persino ipotizzare un esito futuro in cui discutere di questi argomenti possa “creare dei problemi” a chi lo fa.

Come la vedete, cari amici? A me tutto questo fa paura: mi suggerisce che la mia speranza, ovvero che le nostre elite fossero capaci di un approccio razionale alla crisi, potrebbe essere infondata. Spero tanto di sbagliarmi. In ogni caso stiamo vicini. Russi, ucraini, italiani. Come Donetsk Don ha scritto qualche giorno fa: “sarà una lunga notte”.

E, temo, non solo a Donetsk.

Bologna, 1 agosto 2014

Vostro.

Ilio Barontini

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