LA SITUAZIONE MILITARE DELLA NOVOROSSJA

La Strada dalla Frontiera Russa a Donetsk.
La Strada dalla Frontiera Russa a Donetsk.

Dopo l’annuncio del Primo Ministro di Donetsk, Zakharchenko, che ha comunicato con un Proclama l’avvenuto accerchiamento della città, sono state diffuse le immagini della presa, da parte degli dell’esercito govenativo, dell’altura di Saur Mogila, un rilievo di grande importanza strategica, da cui è possibile colpire con precisione convogli e truppe nemiche a dieci chilometri di distanza. Le immagini sono queste:

Il mausoleo di Saur Mogila dopo l'assalto dei governativi.
Il mausoleo di Saur Mogila dopo l’assalto dei governativi.

 

 

Un reparto di Kiev ai piedi della stele
Un reparto di Kiev ai piedi della stele

Comprensibilmente nella serata e nella notte si è quindi diffuso un certo panico: si aveva la sensazione che la situazione stesse precipitando improvisamente. In realtà non siamo di fronte ad un tracollo, quanto ad un aggravamento della situazione per cosi dire naturale, quando si fronteggiano due forze dalla consistenza tanto diseguale. La mappa riportata all’ inizio di questo post rappresenta il dislocamento delle forze della resistenza lungo la strada H21 che va dal confine a Donetsk. Non serve sapere leggere il russo per notare che le località controllate (con la croce di Sant’Andrea blu in campo rosso della Novorossja) sono una esile filza, un corridoio lungo e stretto schiacciato fre reparti governativi schierati a nord e a sud. Basta che una colonna Ukri assalga improvvisamente una di queste località (nell’ordine, da oves a est: Makaeva, Zugres, Shaktorsk, Torez, Sneshnoe, Mysinsk, Krasnj Luch, Antrazit) che subito l’intero sistema entra in crisi. In queste città si aspettano in genere assalti da Sud, ovvero dalla zona ove i reparti governativi sono più vicini. Ma talvolta le colonne nemiche, approfittando della relativa porosità del fronte, si infiltrano da Debalchevo, a nord, attraversano il territorio libero, e colpiscono all’improvviso.

Una situazione simile si era verificata una decina di giorni fa a Shaktorsk, la cui guarnigione aveva reagito meglio del contingente cosacco dislocato a Krasnj Luch. Anche allora, come oggi, una serie di controffensive avevano ripristinato un precario collegamento. Si tratta comunque di successi che possono solo risolvere la situazione temporaneamente, in attesa del prossimo colpo.

Per quel che ne sappiamo quindi, Krasnj Luch è di nuovo nelle mani della resistenza (che non l’ha mai persa completamente) mentre ci sono ancora vasti combattimenti a Mysinsk, Fashevkha e Vakhrushevo: come al solito i governativi, nel tentare di rompere i collegamenti con Dontesk, rischiano a loro volta di rimanere tagliati fuori dalle retrovie.

Krasnj Luch, ieri.
Krasnj Luch, ieri.

Quindi, in definitiva: Donetsk è accerchiata? La situazione è compromessa? Occorre intendendersi. Per i civili, Donetsk è accerchiata. Dal punto di vista della situazione umanitaria, le cose stanno esattamente come ha detto Zakharchenko: siamo alla catastrofe. Ci sono, solo a Donetsk, circa 400.000 persone senza acqua e luce, Gorlovka è nella stessa situazione (mentre manca anche il cibo), a Lugansk uguale se non peggio. Queste città vengono bombardate sistematicamente ed ogni giorno abbiamo foto raccapriccianti di persone schiacciate dalle bombe durante la loro attività quotidiana.

La situazione militare è più sfumata. E probabile che un convoglio di rifornimenti militari possa ancora raggiungere Donetsk dalla Russia, pur correndo qualche rischio, e fino a che sarà così l’efficienza bellica della resistenza sarà garantita.

Inutile nascondersi però che ogni giorno la situazione peggiora leggermente, anche considerando il fatto che quello su Krasnj Luch non è l’unico tentativo di accerchiamento in corso: Donetsk è sottoposta a una fortissima pressione anche da nord est (Yenakievo) e sud est (Ilovansk): anche qui i combattimenti sono accaniti e il rischio che venga chiusa una sacca più piccola è reale. 

Tutti gli amici delle Repubbliche ripetono che l’Operazione Punitiva non potrà prolungarsi oltre l’autunno. Ammesso che sia così, è il momento di chiedersi seriamente se le forze della resistenza possano arrivare a quel traguardo e, nel dubbio caso di risposta affermativa, quale sia il prezzo di sangue che una simile resistenza richiederebbe alla popolazione civile.

 

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