PENSARE L’IMPENSABILE

 

Situazione al 13 agosto
Situazione al 13 agosto

Quando, il 5 luglio, la Resistenza del Donbass effettuò il vasto ripiegamento che richiese l’abbandono di Slovyansk prevedemmo facilmente che i combattimenti si sarebbero spostati nelle grandi città di Donetsk e Gorlovka e che il numero delle vittime civili si sarebbe accresciuto grandemente.

Ci chiedemmo anche che senso avesse proseguire una lotta così impari visto che, in uno scenario mutato, la stessa sproporzione di forze che il Colonnello Strelkov lamentava a Slovyansk, si sarebbe riproposta a Gorlovka, a Donetsk e nelle altre città in cui oggi infuriano i combattimenti.
Era facile intuire il tracciato di una parabola discendente che, in mancanza di fattori esterni, si sarebbe fatalmente compiuta.
Nei giorni successivi una fortunata combinazione tattica, la chiusura del “calderone” risvegliò qualche speranza, ci parve che un veloce annientamento delle unità intrappolate in questa sacca avrebbe potuto colpire militarmente o psicologicamente le truppe ed il potere della giunta, e rovesciare quindi le sorti del conflitto. Purtroppo questo ribaltamento non si è verificato, a causa del valore delle truppe governative bloccate nel “calderone” e della penuria di forze della resistenza. Le brigate accerchiate hanno resistito più di un mese, pur patendo perdite devastanti, e alla fine hanno potuto in parte ricongiungersi alle altre unità, e addirittura partecipare ad una offensiva potenzialmente letale, che il 9 agosto ha compromesso seriamente le capacità operative delle Milizie.
Quindi, dopo qualche giorno di ottimismo, abbiamo dovuto riallineare le aspettative alla dura realtà dei fatti, ed oggi siamo costretti ad ammettere che, mantenendo le operazioni il loro corso naturale, tutto rischia di finire assai male. In che modo?
A meno di sorprese nei prossimi giorni i governativi manterranno l’iniziativa strategica. La loro superiorità permette loro di attaccare simultaneamente su tutti i fronti, e, in particolare, di manovrare in profondità nello schieramento delle milizie, inserendo cunei corazzati nel territorio libero al fine di assalire località strategiche e poco presidiate nelle retrovie. I generali di Kiev non procedono più con grandi manovre studiate a tavolino: esercitano una pressione, cercano di conseguire un risultato parziale e misurano i passi successivi in base alla efficacia della resistenza opposta dalla Milizia di caso in caso. L’obiettivo è duttile: disarticolare la compattezza territoriale della zona libera separando le città in mano alla resistenza fra loro e dal confine con la Russia. Non importa in quale preciso punto questo risultato verrà conseguito, se verrà ottenuto in tutto o in parte. Si procede in tutte le direzioni:
1) a nord est (Enakievo) e a sud ovest di Gorlovka (Panteleimonivka) per separare questa città da Donetsk;
2) il braccio sud di questa offensiva potrebbe peraltro, in caso di successo, ricongiungersi con le forze che attaccano (per ora con poca fortuna) Ilovask e Mospyne, isolando la stessa Donetsk.
3) Debalchevo è diventata una vera spina nel fianco per la Milizia: da qui si può operare sia contro Enakievo per isolare Gorlovka, sia contro tutta la lunghezza della strada che va da Donetsk al confine, in particolare a Faschcivka e Krasnj Luch;
4) Un altro punto avanzato dello schieramento governativo è Lutugino. Proprio ieri i governativi hanno nuovamente tentato una manovra che avevano fallito all’inizio di luglio: raggiungere l’aeroporto di Lugansk e quindi il confine russo a Krasnodon, separando la città di Lugansk dal resto del territorio libero. Combattimenti sono in corso.
Quindi cosa è ragionevole aspettarsi? E’ possibile, se non probabile, che alcuni di questi cunei saranno respinti con grosse perdite, potrebbero facilmente formarsi nuove “sacche” alcune delle quali si delineano già chiaramente nelle troppo audaci avanzate, nei corridoi tracciati nella mappa di sopra.
Tuttavia è anche probabile che alla fine, entro la fine del mese, Dontesk (che è bombardata in maniera quasi ininterrotta da diversi giorni) venga circondata, nel senso tagliata fuori dai rifornimenti militari provenienti dalla Russia. Dobbiamo, per capire cosa ci aspetta, immaginarci questo incubo, anche se preghiamo ovviamente che il peggio non si verifichi. Se la città verrà isolata entra un paio di settimane la Milizia potrebbe iniziare ad accusare una penuria di armi e munizioni nella prima decade di settembre. A questo punto i governativi potrebbero decidere di lanciare un’offensiva diretta contro la città entrando nel centro urbano. Un combattimento di questo genere, casa per casa, dentro una città che prima della guerra aveva un milione di abitanti e in cui sono rimasti non meno di due terzi dei residenti provocherà vittime civili nell’ordine delle migliaia, forse delle decine di migliaia. Più o meno nello stesso periodo i governativi lancerebbero un’offensiva contro l’altro moncone del terriorio libero, quello fra Lugansk ed il confine. Qui la partita sarebbe più dura e forse richiederebbe un minore tributo di sangue fra i non combattenti.  Kiev può sperare, realisticamente, di chiudere la partita per la fine di settembre o la metà di ottobre.
Le cose sarebbero leggermente meno cruente se la milizia decidesse di evacuare Donetsk prima del completo accerchiamento, in maniera simile a quanto avenne a Slovyansk. Una scelta simile avrebbe senso dal punto di vista tattico, ma comporterebbe conseguenze politiche e sulla tenuta morale difficilmente valutabili e di certo devastanti.
Il destino della Nuova Russia è quindi segnato? Dovremo vedere queste distruzioni estendersi in tutta la città di Donetsk?
image

E’ corretto affermare che il destino è segnato in mancanza di fattori esterni, di cui si è più volte parlato.
Un collasso del governo ucraino in tempi così brevi è molto, molto improbabile. Ci sono segni di malcontento, piccole dimostrazioni di dissenso, episodi di sabotaggio nelle regioni a maggioranza russofona. Tuttavia occorre ammettere che il governo, per quanto illegittimo, ha saputo mobilitare la popolazione con una propaganda ossessiva, e pare in grado di gestire l’escalation richiesta dalla ribellione.
Resta l’incognita del comportamento russo. In primo luogo bisognerebbe decifrare la mossa del convoglio “umanitario” in marcia per il Donbass, di cui è assai arduo dire qualcosa. Probabilmente lo stesso governo russo non ha un piano preciso: il convoglio è l’ennesima mossa del cavallo, un tentativo difficile di sparigliare le carte in una situaizone difficile mostrando alla gente del Donbass che si sta facendo qualcosa e, nel contempo, mettendo un piede nella regione in vista di un intervento di altra natura.
Calendario alla mano, tuttavia, è probile che alla Russia verrà richiesto un intervento molto più compromettente entro due – quattro settimane. In mancanza, ci si troverebbe a fare i conti, ad ottobre, con una Ucraina pienamente mobilitata, integrata informalmente nella NATO, compattata dalla guerra su posizioni di russofobia estrema, legittimata dalle elezioni parlamentari, galvanizzata dalla vittoria contro la Milizia e pronta a giocarsi il tutto per tutto in un folle rilancio per il controllo della Crimea.

Uno scenario da incubo che il Cremlino non può in alcun modo permettersi.

Annunci

3 pensieri su “PENSARE L’IMPENSABILE

  1. Francamente ho qualche dubbio sullo scenario tracciato alla conclusione. La Crimea è fuori portata, lo capirebbe un bambino. I russi non faticherebbero a sbarrare il passo agli aggressori.

    Quanto alla eventuale vittoria governativa nell’est ucraino: questo non cambia la situazione, si tratta di un territorio abitato da russi. A cose fatte, il governo ucraino dovrebbe anche rispondere delle distruzioni economiche che ha causato: in pratica ha bombardato buona parte delle fabbriche di cui disponeva. Un pessimo affare.

    La mia scommessa è semplice: i russi guardano e aspettano, a tutto danno dei cugini ucraini. Aspettano il freddo e la miseria, e sano già che gli ucraini sono sommersi di debiti. Alla fine porranno l’assedio invernale stando banalmente fermi e guardando gli aggressori patire freddo e – forse – aggredirsi a vicenda. Il tempo gioca a loro favore, e credo che sia questo a spingere gli ucraini a muoversi con tanta fretta.

    Mi piace

  2. Franco, va tutto bene, ma bisogna anche che quando arriva l’inverno nel Donbass ci sia ancora qualcuno vivo e possibilmente con un fucile in mano, perchè in caso contrario il contraccolpo per il potere in Russia sarà pesantissimo.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...