CINQUE DOMANDE E TRE RISPOSTE SULLA NUOVA RUSSIA

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La squadra di Motorola impegnata in questi giorni a Stepanivka è una delle migliori unità della Milizia

 Ilio Barontini

1) E’ vero che la Russia è intevenuta direttamente nel conflitto?
Nella giornata di ieri Poroshenko ha annunciato che una colonna corazzata di 23 mezzi dell’esercito regolare russo era entrata durante la notte nel paese ed era stata sgominata dalle truppe governative. Questa notizia, orginata da fonti giornalistiche britanniche, è stata rilanciata da quasi tutta l’informazione occidentale. Tuttavia un intervento russo di questo tipo (una sola colonna che si avventura in territorio ucriano e che viene sopraffatta senza alcuna ulteriore reazione da parte russa) appare estremamente poco plausibile e le prove addotte a sostegno sono inconsistenti.
Quello che è certo è che la resistenza ha lanciato una serie di contrattacchi che hanno messo in gravi difficoltà diverse unità ucraine (in particolare tre brigate, la 24ma, la 95ma e la 30ma e il battaglione “punitivo” Aidar). Secondo fonti della Milizia queste operazioni di alleggerimento sarebbero condotte dalle unità impegnate sino a poco fa nel rastrellamento del “calderone” ed in effetti questa è una possiblità. Tuttavia esiste anche l’eventualità che la Russia abbia elevato in manira significativa il livello del proprio impegno. Pochi giorni fa scrivevamo: “Calendario alla mano, tuttavia, è probile che alla Russia verrà richiesto un intervento molto più compromettente entro due – quattro settimane.”. Questo intervento potrebbe essersi verificato proprio nella notte fra il 15 ed il 16 agosto.
E’ comunque importante sottolineare che ad oggi non esiste alcuna prova conclusiva della presenza nel Donbass di reparti delle Forze Armate della Federazione Russa. Se Poroshenko vuole dimostrare che nella sua stanza buia ci sia una gatta nera deve prima acchiapparla. L’onere della prova incombe su chi muove le accuse.
2) La situazione militare volge quindi a favore della Milizia?
E’ ancora presto per una simile affermazione. Diciamo che la parabola, la caduta di cui parlavamo alcuni giorni orsono, pare essersi almeno temporaneamente arrestata e, secondo le affermazioni del nuovo Primo Ministro della Repubblica del Popolo di Dontesk Zakharchenko, la strada fra Dontesk e la Russia è stata messa in sicurezza abbastanza per consentire il transito del convoglio umanitario che si troverbbe in questo momento non lontano dalla frontiera.
3) La situazione della popolazione migliora?
Putroppo la situazione umanitaria peggiora di giorno in giorno. L’esercito Ucraino continua a bombardare pesantmente i centri in cui si concentrano le forze della resistenza. Ogni giorno ci giungono immagini raccapriccianti di corpi di persone letteralmente macellate durante la vita quotidiana da Dontesk, Gorlovka, Enakevo, Makaeva, Lugansk, Yasinovata, Shdanovka, Yakovlenka e numerose altre località minori. Anche a Donetsk le riserve di cibo si riducono (a Gorlovka e a Lugansk sono già al disotto del livello di guardia), mentre i servizi essenziali (acqua, luce, assistenza sanitaria) vengono forniti con grande irregolarità in tutta la zona occupata. L’unico elemento positivo è l’annuncio da parte di Zakharchenko dell’apertura di una strada di evacuazione relativamente sicura, annuncio che però attende una conferma nei fatti.
4) Perchè Strelkov, Borodaj, Bolotov e Pushilin si sono dimessi?
A questa domanda sono state fornite diverse possibili risposte:
A. Disimpegno Russo. Questi leader si sono dimessi perchè  la situazione era sull’orlo del tracollo e in questa condizione non sono riusciti ad ottenere da Mosca garanzie sufficienti alla continuazione della lotta. Hanno chiesto un maggiore impegno russo, ed avendo ricevuto un rifiuto hanno abbandonato il posto per protesta;
B. Lotta di fazioni. Non è un mistero che Borodaj e Strelkov fossero figure molto vicine ai “siloviki” ovvero a quella parte dell’enturage di Putin che proviene dai Servizi di Sicurezza (FSB). Il loro obiettivo di guerra dichiarato era la liberazione dell’intera Ucraina, o almeno dell’intero Sud Est. Al contrario l’ala “liberale” del governo russo sarebbe orientata ad un compromesso e questo potrebbe trovare simpatie nella popolazione del Donbass, esausta dalla guerra, negli oligarchi russo ucraini Achmetov e Medvecuk, e nel loro “uomo” Oleg Tzarov, pronti a rinunciare all’indipendenza del Donbass in cambio di una larga autonomia e della pace (questa ipotesi negoziale viene normalmente designata con l’espressione “Grande Transnistria”) Secondo alcuni le dimissioni di Strelkov rappresenterebbero un “ritorno” al potere di questa seconda fazione, estromessa a sorpresa con l’arrivo dei Miliziani di Slovyansk a Donesk un mese fa;
C. Cambio di strategia di Mosca. Putin sarebbe insoddisfatto del rendimento militare delle Milizie ed in particolare di quella di Lugansk, comandata da Bolotov, uomo peraltro del tutto privo di esperienza ad alto livello. Inoltre gli obiettivi di Mosca nella regione non sono nè quelli di Strelkov nè quelli di Achmetov. Mosca vuole, da sempre, una Ucraina neutrale e la federalizzazione. Infine l’aggravarsi della situazione potrebbe richiedere (o, a piacere, avrebbe richiesto) un impegno più diretto delle truppe russe nella regione. Per tutti questi motivi Putin avrebbe deciso di passare alla “fase due” accantonando i volenterosi dilettanti del Donbass e sostituendoli con figure del luogo e minore spessore, su cui esercitare un controllo politico e militare più diretto. Nel far questo, ha tagliato le ali a Strelkov, figura che incominciava a diventare, molto, molto ingombrante.
La seconda e la terza interpretazione potrebbero anche sovrapporsi. La prima poteva essere plausibile un paio di giorni fa, ma oggi è indebolita dal vistoso rilancio militare della resistenza con il possibile appoggio di qualche “gatto nero”. In mancanza di elementi più probanti, non possiamo comunque scegliere alcuna delle tre ipotesi, dovendo quindi ruspondere a questa domenda con un non liquet.
5) Cosa farà adesso Strelkov?
Anche a questa domanda non possiamo fornire risposta. Ad oggi non abbiamo nemmeno la certezza assoluta che Strelkov sia vivo e stia bene, anche se le fonti che lo confermano sono molte e credibili.
Pare molto probabile che Strelkov sia fuori dai giochi della Nuova Russia in maniera pressochè definitiva. Chi ha parlato di un nuovo incarico per lui o addirittura di una promozione è stato troppo generico per essere credibile. Secondo Zakharchenko Strelkov avrebbe una licenza di un mese, alla fine del quale verrebbe assegnato a nuovo incarico: un modo elegante per dire che non lo si vedrà più a Donetsk.
Ovviamente la sua sorte è legata a doppio filo al motivo delle sue dimissioni. Vediamo le ipotesi sopra ventilate. Se Strelkov si fosse dimesso per protesta contro un disimpegno russo sarebbe logico attendersi una sua “discesa in campo” politica per contestare le scelte del governo. Il fatto ciò non si stia verificando indebolisce ulteriormente la credibilità di questo scenario. Se Strelkov fosse vittima della lotta politca a Donetsk lo si potrebbe vedere a Mosca nel tentativo di riorientare da lì il destino del Donbass. Infine, nel terzo caso, Strelkov e gli altri avrebbero semplicemente adempiuto ad un incarico già stabilito, e avrebbero rimesso il mandato al “quartier generale”. Anche su questo punto solo lo svolgersi degli eventi ci dirà come stanno realmente le cose.

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2 pensieri su “CINQUE DOMANDE E TRE RISPOSTE SULLA NUOVA RUSSIA

  1. Complimenti per la traduzione (leggo sempre le notizie su Saker): una volta tanto se ne riesce a vedere una scritta in un italiano perfetto! Andate avanti così!

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