LA STRANA ATTESA DEGLI AIUTI E LA MISTERIOSA TRAGEDIA DI NOVOSVETLOVKA

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Che fine ha fatto la colonna degli aiuti umanitari russi, i camion che dovevano giungere ad alleviare le sofferenze degli abitanti del Donbass? Tre giorni fa (il 16 agosto) Russia Today (tr. It. Guido Fontana Ross) 

ricapitolava così la situazione:

“La Croce Rossa ha inviato una richiesta formale a Kiev per consentire agli aiuti umanitari russi di entrare nell’Ucraina orientale, ma non ha finora ricevuto alcuna risposta e il convoglio è rimasto bloccato sul confine della zona di guerra dal 14 agosto. Sabato scorso, il capo del Comitato internazionale della delegazione della Croce Rossa (CICR) è arrivato nella regione di Rostov, nel sud della Russia per aiutare ad appianare le difficoltà legate alla consegna degli aiuti umanitari russi in Ucraina orientale. La Russia ha inviato martedì, verso il sud est dell’Ucraina, 280 camion con forniture mediche, alimentari, compresi alimenti per bambini, sacchi a pelo e altre cose per le necessità di base. Ma il carico non ha ancora raggiunto i residenti delle regioni gravemente colpite dal conflitto, perchè il governo di Kiev non ha ancora dato l’approvazione formale al convoglio di attraversare l’Ucraina. Le parti in causa – le guardie di frontiera e i doganieri russi e ucraini – hanno trascorso diverse ore in trattative nel tentativo di raggiungere un compromesso sulla questione. 

Essi “hanno fatto alcuni progressi”, ha detto il funzionario della Croce Rossa Pascal Cuttat ai media dopo la riunione. 

“Per ora le procedure di sdoganamento merci e l’ispezione di tutti i camion da parte dell’ICRC alla frontiera sono state concordate. Si è anche convenuto che ogni veicolo russo che trasporti gli aiuto sarà accompagnato da un dipendente della Croce Rossa una volta che il convoglio arriverà sul suolo ucraino. Tuttavia, non è chiaro quando esattamente l’ICRC sarà in grado di ispezionare i camion.  L’ICCR ha inviato un documento a Kiev chiedendo formalmente che l’autorizzazione per questo convoglio possa essere elaborata. Stiamo aspettando la risposta a questa richiesta “, ha detto un funzionario dell’organizzazione. Tuttavia, l’elemento chiave affinché il convoglio proceda rimane la sicurezza del suo cammino verso le regioni che sono state l’epicentro di aspri combattimenti tra l’esercito ucraino e truppe di autodifesa locali. Resta, naturalmente, una grande sfida: abbiamo assolutamente bisogno di garanzie di sicurezza da tutte le parti interessate prima di poter iniziare a muoversi”, ha detto Cuttat. 

“Tale questione, ha aggiunto, dovrà essere risolto una volta che Kiev permetta la consegna della merce.” 

Venerdì scorso, il ministero degli Esteri russo ha detto che Kiev sta cercando di rivedere gli accordi in materia di aiuti umanitari russi. “Noi neghiamo categoricamente la manipolazione intenzionale dei fatti che è stata recentemente fatta da rappresentanti di alcuni enti governativi dell’Ucraina. In particolare, secondo i media, i rappresentanti del Consiglio della Sicurezza dell’Ucraina affermano che la controparte russa ha rifiutato di consegnare gli aiuti umanitari attraverso i valichi di frontiera controllati da Ucraina. Incontrollate supposizioni circolano sul fatto che noi non abbiamo presumibilmente fornito informazioni sui contenuti degli aiuti umanitari. Entrambe le affermazioni sono in contrasto con i fatti “, ha detto il Ministero in un comunicato.”

Questa la situazione al 16 agosto. Ieri (18 agosto) è giunta notizia che i primi 16 mezzi si sono avvicinati alla frontiera (al posto di Izvarino) e tuttavia gli stessi nel momento in cui scriviamo non sono ancora in territorio ucraino. Cosa può essere successo? Forse per capirlo è utile ripercorrere l’ultima settimana seguendo parallelamente l’evolversi della situazione sul campo e i progressi della missione umanitaria. Tutto comincia l’11 agosto scorso, quando il Ministro Russo Lavrov annuncia che è stato raggiunto un compromesso di massima con la parte Ucraina sull’invio di un convoglio di aiuti umanitari, convoglio che, data l’urgenza della situazione a Lugansk, parte da Mosca già il giorno successivo, il 12 agosto. Putroppo, quasi in sintonia, lo stesso 12 agosto arriva un’altra notizia: la prima offensiva governativa registrata contro Lugansk da diverse settimane a questa parte. L’offensiva parte dalle periferie sud occidentali della città, in particolare dal comando governativo di Lutugino, e dopo essersi ricongiunta con successo alle truppe governative bloccate da mesi presso l’aeroporto, punta ad est in direzione della frontiera russa e della città di Krasnodon. Mentre il serpente interminabile del convoglio umanitario si snoda per la Russia Centrale appare per la prima volta il nominativo di un piccolo centro attorno a cui ruoterà tutta questa vicenda: Novosvetlovka, una cittadina che i governativi affermano di avere occupato e la resistenza cerca di recuperare.
Cos’ha Novosvetlovka di particolare? Il borgo si trova sulla strada M04, ovvero l’unica che il convoglio russo può percorrere per portarsi dal valico di Izvarino, controllato dalla Repubblica del Popolo di Lugansk, alla capitale. In pratica il convoglio, che alla sua partenza da Mosca poteva ritenere di avere via libera verso Lugansk, avvicinandosi a Rostov scopre che questa via è stata tagliata da una improvvisa offensiva di Kiev. Ecco la posizione di Novosvetlovka:
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La reazione di Mosca non si fa attendere. Il mattino del 14 agosto Lavrov comunica in via ultimativa: “disponendoci ad entrare nella fase finale dello sforzo multilaterale per prestare aiuto alle popolazioni del Sud Est dell’Ucraina, il Ministro Russo degli Affari Esteri intima a tutte le parti un immediato cessate il fuoco. Per assicurare l’incolumità della missione umanitaria, ed alleggerire la difficile situazione nel sud est dell’Ucraina un cessate il fuoco è indispendabile. In questa congiuntura critica richiediamo ad entrambe le parti una manifestazione di volontà politica per alleviare le pene delle regioni colpite.” La richiesta non solo rimane senza risposta, ma viene tacitamente respinta dai governativi che continuano a premere fra Novosvetlovka e Krasnodon.
Avvengono quindi due eventi, tragici e misteriosi. Nella notte fra il 14 ed il 15, secondo alcune fonti giornalistiche, confermate dal Governo Ucraino, una colonna corazzata russa entrerebbe in territorio ucraino e ingaggerebbe le forze governative proprio presso Novosvetlovka. Su questa versione, ritenuta fidedegna da quasi tutte le cancellerie occidentali, Lavrov si è espresso a margine della conferenza di Berlino offrendo la propria interpretazine dei fatti: “una colonna militare ucraina che si muoveva verso la regione di Lugansk, a quanto pare con l’obiettivo di tagliare il percorso di consegna degli aiuti umanitari, è stata distrutta dalle milizie separatiste. Questo è quello che è successo” “Se tali eventi sono rappresentati come successi del valoroso esercito ucraino, va bene, facciano come gli pare. Ma non facciano ricadere su di noi la colpa delle loro azioni” – ha aggiunto il ministro degli Esteri. Di fatto la versione Ucraina è zoppa, senza prove a conforto, tanto che viene da chiedersi quale fosse il senso di giocarsi in maniera tanto maldestra la carta della “aggressione” russa.
Anche perchè, nel frattempo, qualcosa di strano accade davvero: il 15 ed il 16 si sviluppa una importante contro offensiva della Milizia, sostenuta (secondo la resistenza) dai rinforzi disimpegnati nel “calderone sud” ora svuotato, forse (a nostro avviso) con un contributo diretto di qualche gruppo russo in missione oltre frontiera. Sia come sia non solo la cattura di Krasnodon viene sventata, ma il gruppo operativo del governo di Kiev subisce un contrattacco a ovest di Lugansk, presso Georghievka e Uspenska, conquistate dalla resistenza, contrattacco che rischia ora di isolarlo dalle proprie retrovie, a meno di ricollegarsi alle stesse ad est della città, ovvero, fatalmente, a Novosvetlovka.
Su questo importante punto strategico il 17 agosto alle ore 21,00 (di Mosca) forniva informazioni il noto blog di informazione militare Colonel Cassad: “L’esercito della Repubblica del Popolo di Lugank ha espulso il nmico da Novosvetlovka. Su internet ci sono già proclami di fanfaroni della Milizia che pretendono che la strada [la M04] sia stata sbloccata. Tuttavia, nella realtà, questo richiederà ancora tempo, dal momento che una porzione della strada è ancora aperta al fuoco nemico ed è troppo presto per vantare un controllo completo. Ogni tentativo di muovere un convoglio di camion verso Lugansk su questa strada potrebbe concludersi molto male”
E’ in questo contesto che, poche ore fa, secondo il peggiore costume della stampa occidentale, i nostri organi di informazione hanno cominciato a rilanciare la notizia data dal portavoce del Ministero della Difesa Ucraino di una strage di civili accaduta a Novosvetlovka. Citiamo, per tutte, la versione online di Repubblica: “ll mezzo, partito da Lugansk, sarebbe stato centrato da un missile dei ribelli. Imprecisato il numero delle vittime. Persone bruciate vive all’interno del veicolo” secondo un portavoce militare ucraino. Separatisti avrebbero usato lanciarazzi Uragan: per Kiev la prova del flusso di armi da Mosca.”

E’ vero, nel testo dell’articolo si dice che i serparatisti negano, e che mancano testimoni indipendenti dei fatti, e tuttavia quando il titolo riporta la versione di una sola delle parti, ogni pretesa di imparzialità è compromessa.

Non vogliamo, però, parlare della nostra stampa asservita. Vogliamo comparare, mentre siamo ancora in attesa di conferme e di dettagli su questo ennesimo massacro, le due versioni sul tavolo.

Secondo Kiev i russi hanno infiltrato nella notte fra il 14 ed il 15 una sola colonna oltre confine, una colonna di mezzi corazzati che viaggiava assieme alla missione umanitaria. Poi l’hanno lasciata distruggere senza soccorrerla. Perchè avrebbero fatto una cosa così stpida, che comprometterebbe l’intera missione? Mistero.

 Poi, ieri (sempre secondo i governativi) una carovana di profughi si sarebbe messa in marcia su di una strada che un blog vicinissimo ai vertici della ribellione aveva segnalato come pericolosa meno di 24 ore prima, per venire colpita dai ribelli stessi che avevano appena comunicato di controllare la località (l’ennesimo caso di “autobombardamento” segnalato dalla stampa occidentale).

Secondo quella che ormai appare essere la versione di Mosca, al contrario, conosciuto l’apprestamento di una missione di soccorso a Lugansk, il governo Ucraino avrebbe lanciato un’offensiva assai azzardata in una zona del fronte da tempo in stasi per interrompere l’unica strada che dal confine porta alla città. Vista la mala parata, avrebbe cercato di associare sul piano internazionale l’immagine della colonna di soccorso ad un contingente militare subito distrutto (e quindi impossibile da mostrare alla opinione pubblica mondiale). La reale volontà di Kiev in questo contesto emerge molto bene: fermare in qualsiasi modo la missione di soccorso. Letta in questa prospettiva, anche la strage sulla strada che dovrebbe percorrere il convoglio assumerebbe il significato di un terribile monito: di li non si passa.

Qualunque lettore è libero di decidere quali delle due tesi ritenere più ragionevole e preferibile. Noi, che riteniamo la seconda del tutto plausibile e la prima altrettanto nettamente insensata, possiamo spingerci anche più oltre, nel formulare le nostre conclusioni. La missione umanitaria di soccorso, che sembrava al più un innocuo diversivo si sta rivelando un’arma raffinata, capace di mandare completamente in crisi il governo Ucraino, perchè ne scopre e ne denuncia le intenzioni nei confronti del Donbass: intenzioni di sterminio e di pulizia etnica. La colonna bianca dei camion ha colpito la Giunta più di una colonna corazzata, smascherandone le menzogne.

Non potendo opporsi ufficialmente, vedendo che i socorsi russi potrebbero alleviare le sofferenze di una popolazione che ha volutamente privato di acqua e pane, e bombardato in ogni modo, addirittura con missili balistici, il governo Ucraino è costretto ad espedienti sempre più grotteschi, e (se sono vere le anticipazioni sulla strage) sempre più ripugnanti.

Ora che la verità è evidente a chiunque voglia vederla, ci rendiamo conto che i paesi occidentali hanno evocato a Kiev uno spettro assetato di sangue. Chi potrà porre fine a tutto questo? Quando si avrà la forza morale e la volontà politica di dire basta? Putroppo ancora non si vede una luce.

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