LA MIA FAMIGLIA SPACCATA DALLA GUERRA DI KIEV

LE TESTIMONIANZE

Maty_Big

Quello che in occidente stentiamo a capire della guerra civile ucraina è la sua natura di conflitto letteralmente fratricida. I più interessati di noi esaminano le statistiche sulla consistenza della minoranza russa, sulle abitudini linguistiche, e non capiscono che queste divisioni non sono nette, ma attraversano la società, le città, i quartieri e le famiglie ed anche i singoli individui. Prima della crisi russi e ucraini convivevano senza tensioni, e a nessuno veniva chiesto di “decidere” cosa essere, di “schierarsi”: E’ stato il colpo di stato del 21 febbraio a polarizzare le identità, e a spaccare forse inesorabilmente un corpo fino allora non perfettamente amalgamato, ma unitario.

Abbiamo ascoltato la storia di Mirka, cittadina ucraina di lingua e identità russa, che vive in una città dell’Italia Settentrionale, una storia che ci illumina su come lo scontro possa insinuarsi in profondità anche fra le persone più amate e più care.

D.: Che parenti ha in Ucraina?
R.: I genitori e mia figlia.
D.: Iniziamo dai suoi genitori. Vivono in zona di guerra?
R.: Loro non vivono la guerra in prima persona, non vengono bombardati, per fortuna. Mio padre faceva il militare durante l’Unione Sovietica e quindi vivono in una cittadella per militari e militari in congedo nel sud est. Le loro case non vengono distrutte, l’esercito non li uccide, ma la loro vita è ugualmente sconvolta.
D.: In che modo?
R.: Tutti i loro valori, per cui hanno vissuto la vita intera, sono stati spazzati via da un giorno all’altro. Tutte le nostre feste sono state abolite, tutto ciò che prima era un motivo di orgoglio ora è diventato una colpa, e viceversa. Io parlo con loro usando skype e ho capito che molte cose loro non me le possono nemmeno raccontare: cercano di chiudere le finestre in modo che da fuori nessuno possa ascoltare. La gente ha paura di parlare o di giudicare il governo, capite? Perchè adesso è facile diventare “separatista” o “terrorista”. Mia madre vede un pilota che, in quanto militare, vive nella loro cittadella, e che quando torna in licenza dopo aver compiuto le sue missioni sul Donbass gioca con la figlia, e pensa dentro di sè “Quanti bambini hai ucciso laggiù prima di venire qui a giocare con tua figlia?”. Ma guai ad esprimere scontento. Per il nuovo governo questi sono “Eroi Ucraini” mentre mia madre è una “separatista” una “terrorista”. Lei, dopo una vita di onesto lavoro, è costretta a nascondere i suoi sentimenti a rischio della vita, mentre lui, con le mani sporche di sangue, è un cittadino modello.

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