RIVOLUZIONI COLORATE: UNA NUOVA FORMA DI CAMBIO DI REGIME MADE IN USA

LE ANALISI

Majdan: manifestante abbraccia un agente della Polizia Antisommossa
Majdan: manifestante abbraccia un agente della Polizia Antisommossa 

Eva Golinger*

Prima pubblicazione dell’articolo: ottobre 2011

La strategia di rovesciare governi ostili e chiamare il processo “promozione della democrazia” è stata messa a punto nel 1983. Attraverso la creazione di una serie di “fondazioni” di natura semi-privata, come l’Istituto Albert Einstein (AEI), Il Fondo Nazionale per la Democrazia (NED), l’Istituto Repubblicano Internazionale (IRI), l’Istituto Democratico Nazinale (NDI), Freedom House e, più tardi, il Centro Internazionale per i Conflitti Non Violenti (ICNC), Whashington ha iniziato a sovvenzionare e sostenere logisticamente partiti politici e gruppi che promuovevano l’agenda degli Stati Uniti in nazioni con governi non altrimenti controllabili.

Dietro ogni “fondazione” ed “istituto” c’è l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (USAID), il braccio finanziario del Dipartimento di Stato. Oggi USAID è diventato un settore chiave del complesso sicurezza-servizi-difesa di Washington. Nel 2009 la “Iniziativa Controinsurrezionale Interagenzia” è diventata dottrina ufficiale negli Stati Uniti. In questo contesto USAID è la principale entità che promuove gli interessi economici e strategici degli Stati Uniti nel mondo attraverso azioni controinsurrezionali. Il suo dipartimento dedicato iniziative di transizione, ricostruzioni, gestioni dei conflitti, sviluppo economico, governabilità e democrazia sono i principali canali attraverso cui partiti politici, Organizzazioni Non Governative, organizzazioni studentesche e movimenti che promuovono le priorità degli Stati Uniti nel mondo. Ovunque si verifichi un colpo di stato, una rivoluzione colorata, o un cambio di regime favorevole agli interessi americani, si trovano immancabilmente USAID e il suo fiume di dollari.

Come funziona una “Rivoluzione Colorata”?

La ricetta è sempre la stessa. Studenti e movimenti studenteschi aprono la strada con le loro facce fresche, provocando l’adesione di altri, spargendo l’idea che questa è la cosa alla moda, la cosa “giusta” da fare. C’è sempre un logo, un colore, una strategia di mercato. In Serbia il gruppo OTPOR, che ha provocato la destituzione di Slobodan Milosevich, occupava le strade con magliette, poster e bandiere in cui capeggiava un pugno su uno sfondo bianco e nero, il loro simbolo di resistenza. In Ucraina il logo è rimasto lo stesso, ma il colore è cambiato in arancione. In Georgia abbiamo avuto un pugno rosa ed in Venezuela, invece del pugno chiuso, una mano aperta bianca e nera, per variare sul tema.

Le rivoluzioni colorate si verificano sempre in nazioni con risorse strategiche: gas, petrolio, basi militari, posizione geopolitica interessante. In paesi con governi socialisteggianti e anti imperialisti. I movimenti promossi dalle agenzie USA in questi paesi sono generamente anti comunisti, anti socialisti, pro capitalisti e pro imperialisiti.

Le proteste e le azioni di destabilizzazione sono sempre progammate in coincidenza con una campagna elettorale ed il processo prevede che la tensione venga alzata artificialmente, che si avanzino sospetti di possibili frodi, e che si discrediti in anticipo il risultato elettorale in caso di sconfitta dell’opposizione, sconfitta che si verifica quasi sempre. Le agenzie presenti con finanziamenti, addestramento e supervisione sono sempre le stesse: USAID, NED, IRI, NDI, Freedom House, AEI and ICNC. Le ultime due si vantano delle loro capacità di formare sperti e di implementare movimenti giovanili finalizzati ad “azioni non violente”.

L’obiettivo della strategia è indebolire e disorganizzare i pilastri del potere di un determinato stato, neutralizzarne i servizi di sicurezza e creare un’atmosfera di caos ed instablità. Il colonnello Robert Helvey, uno dei fondatori di questa strategia e direttore dell’AEI, ha ben illustrato che l’obiettivo non è distruggere le forze armate e la polizia, ma piuttosto “convertirle”, convincerle ad abbandonare il governo in carica e “fargli capire che c’è un posto, per loro, nel governo di domani”. I giovani vengono utilizzati per saggiare e demoralizzare le forze di sicurezza e metterle a disagio quando devono reprimere le proteste pubbliche.  Srdja Popovic, fondatore di OTPOR, ha rivelato che Helvey gli ha insegnato “… come selezionare le persone nel sistema, per esempio gli ufficiali di polizia, e mandare loro messaggi del tipo che anche loro sono vittime, come noi, perché arrestare un ragazzo di 13 anni che protesta non fa parte del mestiere di un poliziotto…”.

Si tratta di una strategia ben pianificata, rivolta contro le forze di sicurezza, i pubblici ufficiali e, in generale, la popolazione, con una componente di guerra psicologica e di presenza sulle strade che trasmette l’impressione di una nazione sull’orlo della insurrezione popolare.

Il caso del Venezuela. Nel 2003 l’AEI ha è sbarcato in Venezuela. Il Colonnello Helvey in persona ha tenuto un corso intensivo di 9 giorni alla opposizione Venezuelana su come “ripristinare la democrazia” nel paese. Secondo il rapporto annuale dell’ AEI, i partiti di opposizione politica, le ONG, gli attivisti e esponenti dei sindacati hanno partecipato al corso, imparando le tecniche su come “rovesciare un dittatore”. Questo avveniva un anno prima del fallito colpo di stato (capitanato da quegli stessi gruppi) contro il Presidente Chavez. Quello che è seguito all’intervento dell’AEI è stato, comunque, un anno di violenze di strada, ripetuti tentativi di destabilizzazione imperniati sulla richiesta di un referendum contro Chavez. L’opposizione ha perso 60 a 40 ma ha lamentato delle frodi. Queste obiezioni erano infondate. Centinaia di osservatori internazionali, incluso il Centro Carter e l’OAS, hanno certificato che il processo di voto era stato trasparente, legittimo e corretto.

Nel 2005 l’opposizione Venezuelana e l’AEI si sono di nuovo alleate ma questa volta i vecchi partiti politici ed i vecchi leader sono stati sostituiti da un gruppo selezionato di studenti e giovani Venezuelani. Due vecchie conoscenze di OTPOR Slobodan Dinovic e Ivan Marovic sono stati chiamati apposta da Belgrado, per addestrare gli studenti Venezuelani su come costruire un movimento per rovesciare il loro Presidente. Nello stesso tempo i finanziamenti di USAID e NED sono schizzati alle stelle fino a raggiungere i 9 milioni di dollari. Freedom House ha aperto per la prima volta una succursale in Venezuela lavorando a stretto contatto con USAID e NED per sostenere il consolidamento dell’opposizione e preparare le elezioni presidenziali del 2006. Anche l’ICNC, sotto l’impulso dell’ex presidente di Freedom House Peter Ackerman, ha iniziato ad addestrare i movimenti di opposizione giovanili, fornendo corsi intensivi e seminari sulle tecniche di cambio di regime.

Nello stesso anno gli studenti appena addestrati hanno lanciato i loro movimenti. Il fine era ostacolare il processo elettorale e creare una rappresentazione di frode, ma non sono riusciti a conseguire l’obiettivo. Chavez ha vinto le elezioni con il 64% dei voti, una vittoria larga. Nel 2007, poi, il movimento è stato rilanciato in risposta alla decisione del governo di non rinnovare le licenze radiotelevisive ad una emittente privata, la RCVT, espressione dell’opposizione. Gli studenti sono scesi in piazza con i loro simboli e, grazie all’attenzione del mainstrem, hanno guadagnato una popolarità internazionale.

Molti sono stati selezionati da agenzie statunitensi e hanno ricevuto un addestramento ulteriore a Belgrado nell’ottobre del 2007. Il leader del movimento studentesco, Yon Goicochea ha vinto un premio di 500.000 dollari dal Cato Istitute, un pensatoio di Washington, destinato all’allestimento di un centro di formazione giovanile di opposizione in Venezuela.

Oggi gli stessi studenti sono esponenti dei partiti politici di opposizione, il che evidenzia non solo le loro chiare connessioni con i politici del passato, ma anche la natura ingannevole dei loro movimenti. Le rivoluzioni colorate in Georgia ed Ucraina sono in crisi. I cittadini di quelle nazioni sono disillusi rispetto ai politici saliti al potere sull’onda di movimenti apparentemente spontanei, ed hanno incominciato a rendersi conto di essere stati ingannati.

Le rivoluzioni colorate nono altro che le rivoluzioni a stelle e strisce delle agenzie americane, che hanno trovato un modo nuovo ed innovativo per imporre le loro priorità imperialiste.

* l’autrice dirige il Corriere Internazionale dell’ Orinoco, quotidiano venezuelano di ispirazione bolivarista”

 

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