SONDAGGI: NEL PROSSIMO PARLAMENTO UCRAINO NAZIONALISTI CONTRO POPULISTI (E TUTTI CONTRO LA RUSSIA)

  LE ANALISI

Il Consiglio Supremo di Kiev
Il Consiglio Supremo di Kiev

– Ilio Barontini –

Il prossimo 25 ottobre si terranno in Ucraina le elezioni per il Consiglio Supremo, il locale parlamento. Le elezioni seguiranno lo scioglimento della vecchia camera, eletta nel 2012, disposto con decreto da Poroshenko il 26 agosto scorso. Nel parlamento attuale la maggioranza è espressa dalla coalizione uscita sconfitta tre anni fa, cui si sono aggiunti una trentina di indipendenti e di regionali transfughi: è questo il motivo per cui tutte le (gravissime) decisioni degli ultimi mesi sono state approvate con una maggioranza di circa 230 deputati (su 450 parlamentari complessivi).

Non è difficile immaginare che tutte le criticità già manifestatesi nella tornata elettorale presidenziale dello scorso 25 maggio (violazione dei diritti di manifestazione politica delle minoranze, iniquo accesso al sistema informativo, svolgimento delle elezioni solo su una parte del territorio nazionale, mancata corrispondenza delle liste elettorali regionali e nazionali, impossibilità di consentire il voto dei profughi e dei militari mobilitati) si ripresenteranno nelle elezioni parlamentari, aggravate, se possibile, dal fatto che la legge elettorale non è stata emendata in relazione alle variazioni territoriali e del paese, e che le regioni attualmente sottratte al controllo del governo centrale esprimono, nel sistema parzialmente uninominale, 42 deputati su un totale di 450 (32 la Novorussia, 10 la Crimea).

Fatte tutte queste opportune precisazioni, vale la pena esplorare i riscontri dei sondaggi di opinione condotti negli ultimi mesi al fine di immaginare quale potrebbe essere la composizione del Consiglio Supremo da novembre in avanti.

I sondaggi che esamineremo sono tre, condotti il 2 luglio (pubblicato da KIIS), il 25 agosto (pubblicato da TASS, senza indicazione della fonte, relativo solo ai partiti che superano la soglia di sbarramento del 5%) e il 3 settembre (pubblicato da KIIS).

E’ evidente che a stento una indagine demoscopica condotta nell’Ucraina di oggi potrà vantare un fondamento scientifico. Potremo comunque tenere conto di queste rilevazioni al fine di prefigurarci uno scenario post elettorale. Ecco, dunque, un riepilogo dei dati in questione:

Partito 2 luglio 25 agosto 3 settembre
Blocco Solidarietà Poroshenko – Klitschko 6,2% 23,2% 37,1%
Partito Radicale di (Lyashko – Firtash) 17,5 % 23,1 % 13,1%
Posizione Civile (Gritshenko) 3,7% 11,2% 9,7%
Ucraina Forte (Tigipko) 5,7% N.R. 7,8%
Patrioti per l’Ucraina (di Yatsenyuk e Turchinov Kolomoysky ) 17,2%* 8,5%* 6,4%
Patria (Timoshenko) 17,2% ** 8,5%** 6,2%
Comunisti e Regionali 7,8% N.R. 8,4%
Svoboda 5,7% N.R. 4,4%
Altri 36,2% 34,00 12,48

*assieme a Patria ** assieme a Patrioti per l’Ucraina

Trattando i dati con la dovuta cautela, possiamo cercare di trarne qualche indicazione:

  • In primo luogo va notato che, a un anno dall’inizio della rivoluzione fatta per cacciare gli oligarchi, cinque dei sette partiti maggiori del paese sono guidati o diretti da vicino da oligarchi: Poroshenko, Firtash, Tigipko, Kolomoysky, Timoshenko. Davvero un ottimo risultato.
  • La scomparsa del blocco regionale – comunisti (la maggioranza del vecchio parlamento, spodestata con il colpo di stato del 21 febbraio) è una notizia non notizia, dato il fatto che il dibattito politico avviene in un contesto di isteria nazionalista e caccia alle streghe, e visto che le elezioni non avranno luogo nelle roccaforti della vecchia opposizione.
  • Fermo il fatto che i partiti politici non hanno, nella loro maggioranza, una connotazione ideologica chiara, ma sono espressione di interessi di singoli gruppi di potere è difficile immaginare le convergenze post elettorali, dipendendo la posizione dei partiti anche e soprattutto dalle relazioni personali ed economiche intercorrenti fra i loro referenti, ovvero da circostanze sottratte ad un dibattito pubblico e quindi imprevedibili;
  • Nonostante il partito di Poroshenko Klitschko stia raccogliendo consensi crescenti le sue forze potrebbero non essere sufficienti alla formazione di un monocolore;
  • L’evoluzione delle forze in campo lascia supporre la formazione di una alleanza centrista e nazionalista (Poroshenko – Klitschko – Gritshenko) capace di raccogliere una maggioranza parlamentare abbastanza larga, di fronte ad una opposizione nazionalista radicale e populista (Lyashko – Firtash – Yatsenyuk -Turchinov – Kolomoysky – Timoshenko) molto disunita, con una rappresentanza intorno al 35% dei corpo elettorale. Infine potrebbe essere presente una pattuglia di deputati comunisti, regionali e moderati, di fatto ininfluente;

Nel complesso il dato confortante pare uno solo: l’evoluzione dei sondaggi premia chiaramente i partiti del blocco Poroshenko, che ha appena concordato il cessate il fuoco, rispetto a quelli che lo avversano. Non dobbiamo però farci ingannare da una simile circostanza. I sostenitori di Poroshenko, infatti, non sono meno nazionalisti dei loro avversari: solo sono più vicini agli sponsor atlantici del cambio di regime. Il Consiglio Supremo che emergerà dalle elezioni sarà quindi, come si suol dire, un uccello con due ali destre, ed è con questo interlocutore che si dovranno gestire le crisi dell’autunno. I problemi sul tavolo sono infatti tre: la situazione del Donbass, congelata ma irrisolta, il problema del decentramento amministrativo e quello delle forniture energetiche, che nel giro di due mesi potrebbe precipitare con modalità drammatiche. E’ impossibile prevedere, oggi, quali saranno le scelte delle personalità politiche del paese nel caso la situazione dovesse precipitare nuovamente. Una cosa è certa: la nuova camera sarà un pentolone bollente e senza manici, ripieno di una minestra assai indigesta e male amalgamata, che i sostenitori di un accordo e la parte Russa dovranno maneggiare con attenzione e timore.

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