LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE DI INCHIESTA SU ODESSA E’ STATA CONTRAFFATTA

L’ATTUALITA’

La Deputata Fabricant (a destra) partecipa ad una manifestazione ad Odessa
La Deputata Fabricant (a destra) partecipa ad una manifestazione ad Odessa

La Deputata odessita Svetlana Fabricant ha ritirato la sua firma dalla relazione della Commissione d’inchiesta del Consiglio Supremo sulla tragedia di Odessa del 2 maggio 2014, in questa intervista (qui la versione originale) spiega le motivazioni e accusa il ministro dell’Interno Aresen Avakov

Il testo della relazione redatta dalla commissione temporanea d’inchiesta del Consiglio Supremo [Verkhovna Rada], formata per indagare sulla morte di persone a Odessa, Mariupol ed in altre città delle regioni di Donetsk e Lugansk, testo che, dopo la lettura, è stato sottoscritto dal Segretario della Commissione Svetlana Fabrikant, vice capo del partito “Ucraina Forte” di Seghey Tighipko, successivamente ha subito modifiche che in parte cambiano il significato del documento.

“Purtroppo dopo la mia sottoscrizione sono state apportate delle modifiche dagli altri membri della Commissione d’inchiesta” ha detto Svetlana Fabricant “Quindi al momento della pubblicazione del rapporto sul sito del Consiglio Supremo, ho dovuto constatare che la mia firma era apposta sotto un documento con un altro significato, con cui non posso essere d’accordo”.

Il deputato si rammarica per il fatto che la relazione della Commissione abbia suscitato nei media delle futili discussioni su sottigliezze ed incongruenze  insignificanti. Questo, a suo parere, distrae la società dalla questione principale, l’identità dei veri organizzatori della tragedia. “Ancora una volta ci si allontana dallo scopo per cui è stata creata la Commissione, ovvero conoscere la verità e i reali organizzatori di quanto è accaduto a Odessa. Stiamo a discutere per questioni di nessun conto e perdiamo di vista il fatto che le figure principali di quegli eventi non si sono mai presentate alle riunioni della Commissione per l’interrogatorio. La riluttanza degli uomini del potere a deporre davanti alla Commissione  rappresenta di per sé una risposta eloquente. Di che tipo di trasparenza e di “collaborazione” possiamo parlare? Se non ci fosse un evidente desiderio di “mettere la sordina” a questo problema da parte di queste persone, potrebbero spiegarci molte cose” dice Fabricant.

Il Ministro degli Interni Avakov scortato da un attivista nei giorni del pronunciamento contro Yanukovich
Il Ministro degli Interni Avakov scortato da un attivista nei giorni del pronunciamento contro Yanukovich

Come esempio del fatto che le forze di sicurezza hanno gestito la vicenda con una specifica strategia, Svetlana Fabricant ha citato un’intervista del Ministro degli Interni Arsen Avakov al Primo Canale Nazionale, in cui Avakov, descrivendo la situazione politica nel paese nella primavera di quest’anno, ha condiviso i suoi pensieri su come si sarebbe dovuto comportare con l’edificio dell’Amministrazione della città di Donezk occupato dai manifestanti: “Avrei dovuto fare esplodere quell’edificio insieme ai terroristi che lo occupavano. Sarebbe stata una pagina sanguinosa e triste, ci sarebbero stati 50 morti, e l’edificio sarebbe stato distrutto. Ma il Donbass e migliaia dei suoi abitanti si sarebbero salvati”

“L’analogia con Odessa a me pare evidente. Se avesse fatto prima questa dichiarazione le sue parole sarebbero state trascritte nella relazione della Commissione Parlamentare. Non vorrei credere che questi eventi, gli eventi di Odessa, siano stati una realizzazione dello scenario descritto dal ministro, invece di una tragica serie di circostanze. Dal punto di vista umano ed etico questa dichiarazione è orribile e spaventosa, tanto più in quanto viene da una persona che appena poco tempo orsono criticava l’uso della forza nei confronti dei partecipanti al Maidan. Immaginate che scandalo ci sarebbe stato in quei tempi se qualcuno se ne fosse uscito con idee del genere. E ora il Ministro degli Interni ne parla tranquillamente e la società fa finta di non accorgersene.” Conclude la politica.

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