COME IL CAMPANILISMO DIVENTA FASCISMO

L’ ATTUALITA’

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Matteo Cam, un Italiano che vive a Kiev da anni, racconta come è nato lo spirito di rivalità fra le regioni dell’Est e dell’Ovest, e come questi sentimenti siano oggi funzionali alla guerra contro le popolazioni del Donbass. 

Molte persone mi hanno chiesto, in privato, come sia possibile che a Kiev tante persone “normali” siano diventate fasciste e per lo meno non siano contrarie e diano il loro appoggio, anche solo morale, alle operazioni di guerra contro Donetsk e Lugansk. Visto che la maggior parte delle persone NON ha idea di cosa succeda in Ucraina e delle dinamiche dei rapporti interni fra regioni, cercherò di chiarire i motivi di questo odio..
Premessa: la mia posizione é al 100% a favore del Donbass, per un Donbass libero… Anzi, a dirla tutta, spero che i ragazzi del Donbass vengano a liberare pure Kiev… Preciso questo perché il mio intervento potrebbe sembrare ostile alla causa della Novorussia, mentre invece non lo è. Voglio semplicemente spiegare a un lettore di Milano o di Vladivostok il perché sia stato così facile per la Giunta nazista nutrire questo sentimento di odio verso Donetsk e Lugansk..
Torniamo indietro di un anno, quando nessuno a Kiev si aspettava il Maidan, l’economia bene o male tirava avanti e si viveva tranquilli e sereni… Cosa rappresentava nel 2013 Donetsk? Donetsk era la città con il maggior numero di nuovi ricchi e con la maggior crescita economica di tutta l’Ucraina… A volte questi nuovi ricchi si presentavano come “pantii” (“banditi”) e non per nulla amati a Kiev…


Questa nuova grande ricchezza di Donetsk era riconducibile in prevalenza a due ambienti:
1) la corte di Axmetov: si trattava di un numero veramente enorme di persone che, gravitando nell’orbita di Axmetov, avevano guadagnato tantissimi soldi e arrivavano a Kiev (per la verità non solo a Kiev, ma anche a Dubai, Londra, Berlino, Parigi, Mosca etc…) a comprare le case e gli appartamenti più belli i ristoranti più lussuosi e tante altre attività prima in mano ai Kievliani.
2) i miracolati di Yanukovich In molte delle posizioni chiave che avessero qualche cosa a che vedere con lo stato durante il governo di Yanukovich erano poi arrivati a Kiev un sacco di “donetski”. Ovunque si andasse era facile incontrarli nelle posizioni di potere: il direttore dell’ospedale, l’ispettore delle tasse, il capo del BTI di quartiere, i capi della Polizia, erano spesso gente di Donetsk. Capitava che persone senza alcuna specializzazione facessero carriere brillantissime e questo ovviamente urtava al massimo gli abitanti della capitale che si sentivano subordinati a Donetsk…
Il comportamento dei Donetski era spesso simile a quello degli anni 90.. per chi ha idea di cosa sto parlando si pensi a un miracolato come Pinchuk che faceva l’intellettuale ma esibendo le caratteristiche che in occidente vengono associate a quelle del mafioso in giacca e cravatta che parla di democrazia (un Kodorkovskj ucraino per intenderci), oppure si pensi ad un altro miracolato, ma più grezzo, come Akhmetov, con comportamenti simili a quelli di un boss siciliano di 50 anni fa.

In conclusione, quindi, i donetzki un anno fa erano visti a Kiev, a torto o a ragione, come nuovi ricchi arroganti e raccomandati vicino al presidente. Pur senza nessuna violenza a Kiev era forte il sentimento anti Donetsk.
Veniamo a Lugansk. Devo premettere che a Lugansk non sono mai stato… In ogni modo mi sono chiesto chi mai abitasse a Lugansk, visto che ovunque tu vada trovi una quantità di emigrati di Lugansk talmente impressionante da farti chiedere se mai qualcuno viva ancora là…  Torniamo sempre a un anno fa… chi erano i luganski residenti a Kiev? Al contrario dei donetski i luganski erano immigrati della classe meno abbiente costretti dalla necessità a lavori meno qualificati e peggio retribuiti. La percezione comune è che alcuni di loro siano costretti dalla miseria a fornire manovalanza alla criminalità organizzata ed al racket della prostituzione.  Insomma quelli che oggi sono gli abitanti della Novorussia e che noi vediamo come eroi gli abitanti di Kiev li considerano il nemico da distruggere. E questi sentimenti esistevano già prima della guerra, quando i pregiudizi sugli “stranieri” di Donetsk e Lugansk, visti di volta in volta come “nuovi ricchi”, “raccomandati” o “immigrati poveri” erano già ampiamente diffusi.
Ovviamente con questo non intendo giustificare i fascisti, assolutamente imperdonabili, e tanto meno attaccare gli eroi del Donbass, ma solo cercare di far capire come è nato l’odio, e il perché così tante persone, che dovrebbero essere indifferenti non avendo interessi in gioco, a Kiev non si oppongono in nessuna maniera alle persecuzioni che sta subendo la popolazione del Donbass.. Hanno avuto gioco facile, i propagandisti, a creare questo sentimento di odio visto che le basi già c’erano. Anche i borghesucci Kievliani hanno le loro responsabilità: dimenticano che l’intero paese da 25 anni che vive con le tasse pagate nel Donbass, che gli investimenti dei terribili donetski hanno dato ricchezza, che grazie a loro il settore immobiliare ha conosciuto una crescita impetuosa, che grazie agli immigrati di Lugansk il costo del lavoro è rimasto competitivo, e, cosa più grave, dimenticano che la disintegrazione economica di Lugansk é stata pianificata a tavolino al tempo del Presidente Yushenko, sostenuto da tanti abitanti di Kiev, il quale ha fatto chiudere le principali miniere di Lugansk creando una situazione di disoccupazione senza precedenti. Tutto questo è dimenticato. Resta solo il risentimento e l’indifferenza nei confronti dell’aggressione fascista.

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