VERSO UN MONDO MULTIPOLARE (VALDAI SECONDA PARTE)

LE ANALISI

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Continuiamo la pubblicazione del discorso del Presidente Putin a Valdai con la seconda parte (di quattro) che riguarda le modalità di costruzione di un mondo multipolare ed i rischi gravissimi che potrebbero derivare dal fallimento del progetto.

VERSO UN MONDO MULTIPOLARE

5. La Transizione verso il multipolarismo Oggi assistiamo a nuovi tentativi di frammentare il mondo, segnare nuove linee divisorie, assemblare coalizioni non finalizzate ad un obiettivo comune ma dirette contro un soggetto, uno qualunque, per creare l’immagine di un nemico, così come accadeva durante la Guerra Fredda, ed ottonere il diritto al comando o, se preferite, imporlo. Questa è la rappresentazione che venne fornita durante la Guerra Fredda. Lo sappiamo tutti e lo capiamo tutti. Gli Stati Uniti dissero ai loro alleati: “abbiamo un nemico comune, terribile, malvagio, il quartier generale del male, e noi difendiamo voi, nostri alleati, da questa minaccia e per questo abbiamo il diritto di darvi ordini, di costringervi a sacrificare i vostri interessi politici ed economici e sostenere la vostra parte di costi per questa difesa collettiva, e noi, ovviamente, saremo al comando di tutto.”. In sostanza siamo di fronte al tentativo di riprodurre modelli ben noti di gestione dei problemi globali nonostante il mondo sia in continua evoluzione, e tutto questo serve a garantire la loro [statunitense] posizione di privilegio e riscuotere i dividendi politici ed economici. Ma questi tentativi sono sempre più lontani dalla realtà e confliggono con la complessità del mondo. Iniziative di questo genere creano inevitabilmente competizione e contromisure ed hanno un effetto diverso da quello atteso. (…) Forse gli sviluppi della politica globale rispecchieranno le novità che stanno emergendo in campo economico, ovvero intensa competizione per nicchie specifiche e frequenti cambi di dirigenza in determinate aree. Questo è senz’altro possible. Non c’è dubbio che fattori umani come l’educazione, la scienza, la salute e la cultura stiano giocando un ruolo primario nella competizione globale. Questo si ripercuote in maniera profonda sulle relazioni internazionali, e spiega perché  le risorse di “potere discreto” dipenderanno molto più dallo sviluppo del capitale umano che da raffinati trucchi propagandistici. Contemporaneamente la formazione del cosiddetto mondo multipolare (vi chiederei, cari colleghi, di fare particolarmente attenzione a questo punto) in sé e per sé non aumenta la stabilità: anzi, nei fatti è più probabile che avvenga l’opposto. L’obiettivo di raggiungere un equilibrio globale si sta rivelando un puzzle molto complesso, una equazione con numerose incognite. E allora cosa ci attenderà se decideremo di non vivere rispettando delle regole (per quanto scomode possiamo trovarle) ma piuttosto senza alcuna regola? E si tratta di uno scenario del tutto possibile; non possiamo escluderlo, date le tensioni nella situazione globale. Molte previsioni possono ancora essere formulate sulla base delle tendenze in atto e, sfortunatamente, il risultato non consente ottimismo. Se non creiamo un sistema di accordi e di impegni reciproci, se non costruiamo un meccanismo per gestire e risolvere le crisi, i sintomi di una anarchia globale inevitabilmente si moltiplicheranno. Già oggi assistiamo ad un drastico aumento nella frequenza di una notevole varietà di conflitti con partecipazione diretta o indiretta delle maggiori potenze mondiali. E i fattori di rischio includono non solo i classici conflitti fra nazioni, ma anche le turbolenze nei singoli stati, specialmente quando si tratta di nazioni posizionate sulle linee di faglia delle placche di influenza geopolitica delle maggiori potenze, o su un confine che separa continenti omogenei dal punto di vista culturale, storico ed economico.

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I LIMITI DELL’UNILATERALISMO STATUNITENSE (VALDAI, PRIMA PARTE)

LE ANALISI

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Vladimir Putin ha partecipato all’incontro finale della IX sessione del Club di Discussione Internazione di Valdaj. Il tema dell’incontro di quest’anno era: Ordine Mondiale: nuove regole, o gioco senza regole. Il Presidente ha presentato una lunga esposizione, durante la quale ha proposto un vero e proprio manifesto per una gestione condivisa e multipolare del pianeta nel XXI secolo. Abbiamo radunato gli argomenti trattati il 16 capitoli tematici, così suddivisi:

I LIMITI DELL’ UNILATERALISMO STATUNITENSE

1. Lo stato delle relazioni internazionali e degli organismi di soluzione dei conflitti 2. Il ruolo degli Stati Uniti e i limiti dell’approccio unilaterale. 3. La lotta all’integralismo e al terrorismo. 4. Gli Stati Uniti sono una minaccia per la Pace?

VERSO UN MONDO MULTIPOLARE

5. La Transizione verso il multipolarismo. 6. La proliferazione nucleare. 7. Le rivoluzioni colorate fattore di caos. 8. Il nuovo ordine mondiale multipolare. 9. Il ruolo della Russia nel mondo multipolare.

LA QUESTIONE UCRAINA

10. Il precedente ucraino come caso emblematico. 11. Retroscena sul colpo di stato del 21 febbraio in Ucraina. 12. Il referendum in Crimea.  13. La storia dell’Ucraina vista dalla Russia.

LA RUSSIA OGGI

14. La Russia, le sanzioni, gli investimenti, la modernizzazione.Russia, Europa e Asia. 15. La Russia e Putin. 16. La Russia ed il neoconservatorismo.

Vista la sua lunghezza, pubblicheremo la trascrizione dell’intervento in 4 puntate, nei raggruppamenti delineati. Ecco la prima, sui limiti dell’unilateralismo statunitense.

1. Lo stato delle relazioni internazionali e degli organismi di soluzione dei conflitti. Il mondo moderno è pieno di contraddizioni. Dobbiamo chiederci onestamente se i meccanismi di sicurezza che abbiamo a disposizione siano sicuri. Putroppo non esiste alcuna garanzia che l’attuale sistema di sicurezza regionale e globale sia in grado di proteggerci da turbolenze. Il sistema si è fatto estremamente debole, frammentato e deformato. Anche le organizzazioni politiche, economiche e culturali regionali ed internazionali stanno attraversando tempi difficili. E’ vero, molti dei meccanismi che abbiamo per assicurare l’ordine mondiale sono stati creati molto tempo fa, sopratutto nel periodo immediatamente seguente la seconda guerra mondiale. Lasciatemi però dire che la solidità del sistema creato a suo tempo si fondava non solo sull’equilibrio delle potenze e sulla legge dei vincitori, ma anche sul fatto che i “padri fondatori” di questo sistema si rispettavano a vicenda, non tentavano di sopraffarsi e cercavano di raggiungere intese concordate. E’ chiaro che il sistema necessita di un aggiornamento che gli consenta, nonostante i suoi vari difetti, di mantenere i problemi mondiali correnti entro certi limiti, regolando l’intensità della competizione naturale fra paesi. Sono convinto che non possiamo semplicemente prendere questo meccanismo di controlli e contrappesi, costruito nei decenni passati, a volte con ardui sforzi e fra mille difficoltà, e semplicemente rottamarlo senza costruire nulla al suo posto. Se facessimo questo non resterebbe altro strumento di regolazione dei confliltti che la forza bruta. Ciò di cui abbiamo bisogno è mettere in cantiere una riforma che adatti il sistema corrente alle nuove realtà affermatesi nel contesto delle relazioni internazionali.

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UNA REPUBBLICA FONDATA SULLA STRAGE

L’ATTUALITA’

Poroshenko ad Odessa
Poroshenko ad Odessa

In una delle uscite conclusive della sua campagna elettorale Petro Poroshenko ha visitato Odessa, un luogo simbolo della tragedia ucraina. Nel corso di questa visita ha espresso alcune opinioni che hanno sollevato scalpore, giustificando con la ragion di stato l’omicidio di massa perpetrato il 2 maggio scorso nella Casa dei Sindacati. “Odessa è diventata una città molto filo-Ucraina!” ha detto Poroshenko aggiungendo che “i media russi la chiamano oramai città banderista. Secondo me Odessa non potrebbe ricevere complimento migliore!” [dal nome del leader irredentista ucraino Bandera, il cui esercito galiziano si schierò a fianco alle armate hitleriane nella seconda guerra mondiale compiendo eccidi contro la popolazione ebraica e polacca, recentemente nominato eroe nazionale]. Parlando dell’eccidio del 2 maggio Poroshenko ha detto che Odessa “ha pagato un prezzo molto alto, e tuttavia proprio ora possiamo vedere cosa succede se non si fermano i separatisti” .

Si allunga, quindi, la lista dei politici di primo piano che rivendica a merito la strage della Casa dei Sindacati in cui sarebbero rimaste uccise 48 persone secondo i dati ufficiali, contestati però da fonti indipendenti che denunciano la scomparsa di oltre 200 attivisti. Aveva fatto scalpore, nei mesi scorsi, una dichiarazione dei titolare del Ministero degli Affari Interni Arsen Avakov, il quale aveva dichiarato, con riferimento alla gestione della crisi a Donetsk: “Avrei dovuto fare esplodere quell’edificio insieme ai terroristi che lo occupavano. Sarebbe stata una pagina sanguinosa e triste, ci sarebbero stati 50 morti, e l’edificio sarebbe stato distrutto. Ma il Donbass e migliaia dei suoi abitanti si sarebbero salvati”.  Continue reading “UNA REPUBBLICA FONDATA SULLA STRAGE”

LE ELEZIONI CHE CERTIFICANO LA MORTE DELL’ UCRAINA

LE ANALISI

l'affluenza secondo la commissione elettorale
l’affluenza secondo la commissione elettorale

– Ilio Barontini –

Secondo i dati ufficiali l’affluenza alle elezioni per il Consiglio Supremo è al 52% (era al 57% nel 2012). Gli osservatori OCSE (capo degli osservatori: Tana de Zolueta, ex PD, non so se mi spiego…) le stanno convalidando. Ovviamente i Russi non partecipano ai controlli: figurarsi. Il clima in cui le consultazioni si sono svolte è noto: isteria bellicista, intimidazioni delle squadracce “punitrici” che percorrono le città, centinaia di amministratori espulsi dall’apparato statale con leggi di “lustrazione”, media russi chiusi, partiti di opposizione banditi, e chi più ne ha più ne metta. I dati vanno presi per quel che sono: mere indicazioni. Sulle quali, però, possiamo imbastire un ragionamento.

Alle elezioni 2012 circa nove milioni di persone avevano votato per il Partito delle Regioni e quello Comunista.  Di questi, almeno tre mancavano oggi all’appello perché questi elettori si trovano fuori dal controllo diretto del governo: alcuni al sicuro in Crimea e tanti, purtroppo, non più sotto il governo di Kiev, ma ancora sotto il tiro delle sue artiglierie a Donetsk e Lugansk. Altri tre milioni di persone circa hanno votato per le formazioni di opposizione (quel tanto di opposizione che è ancora consentita: ed è assai poco…): purtroppo di questi tre uno andrà perso, essendosi riversato su movimenti come il ricostituito Partito Comunista ed “Ucraina Forte” dell’oligarca Tigipko, che non entreranno in Parlamento non avendo superato la soglia di sbarramento. Poco meno di un milione di elettori regionali e comunisti ha disertato le urne (il 5% dei votanti nelle regioni centrali, il 10% nelle regioni sud orientali, mentre in quelle occidentali l’affluenza è salita). Quindi, in definitiva, una grande guerra e un anno di martellamento propagandistico sarebbero riusciti a “spostare” circa due milioni di voti regionali verso il nazionalismo. Il che, guarda caso, avvenne anche nel 2004, dopo la “rivoluzione arancione”: tornata la normalità, e passata la sbornia, questi voti ripresero poi il loro precedente orientamento. Ma questa volta non succederà.  Perché oggi questo frazionamento del blocco che sosteneva la maggioranza sotto Janukovich lascia al Consiglio Supremo una pattuglia di rappresentanti vagamente ragionevoli (ma del tutto ininfluenti politicamente) consegnando la scena politica nazionale in mano ad oligarchi (veri vincitori delle consultazioni) con relativi referenti a Washington, Berlino e Bruxelles, lanciati tutti in una corsa a perdifiato verso il liberismo, l’atlantismo e, in ultima analisi, la guerra. Una corsa che non ammetterà ripensamenti. Le cose non torneranno alla normalità, perché l’Ucraina non esiste più.
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L’ ESERCITO UCRAINO SI PREPARA ALL’ ATTACCO

L’ ATTUALITA’

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Pubblichiamo un articolo comparso su di un noto blog di infomrazione militare. La notizia di una possibile, imminente, offensiva goverantiva è importante, e deve essere data. Tuttavia dobbiamo anche segnalare che questa ipotesi non ci convince del tutto. Non solo perchè queste voci girano (senza concretizzarsi mai) dalla conclusione della tregua. Ma anche e sopratutto perché chiunque a Kiev ha conservato un minimo di senno, sa che la Tregua di Minsk è l’unico, fragile, baluardo che separa l’Ucraina dall’apocalisse energetica. In conclusione, nel dare conto del fatto che i governativi preparano una offensiva, bisogna notare che questo può significare che effettivamente l’offensiva ci sarà, ma anche che non ci sarà affatto e il governo vuole solo dare una prova di forza in corrispondenza delle elezioni, o addirittura (con un ordine di probabilità di diverse grandezze inferiore) che ci sarà un colpo di stato a Kiev. Dopo la sigla della tregua, la questione ucraina è diventata un gioco di ombre cinesi in cui è sempre più difficile distinguere ciò che si vede da ciò che succede effettivamente.

Fonte: Colonel Cassad

Il corrispondente speciale della “Komsomolskaja Pravda” Dmitrij Steshin ha comunicato che l’esercito ucraino, la guardia nazionale e i battaglioni putinitivi si preparano per un attacco il giorno delle elezioni. “A Donetsk continua la tregua e il Ministro della Difesa della RPD ha confermato: l’aviazione ucraina si prepara all’attacco il giorno delle elezioni e le milizie si sono schierate a difesa” ha comunicato Steshin sabato mattina.
Venerdi il corrispondente speciale della Komsomolskaja Pravda aveva raccontato della situazione angosciante esistente in città: “Sembrerebbe strano, ma venerdì a Donetsk sorprendeva non il solito cannoneggiamento, ma la sua assenza da 24 ore. Il silenzio porta fuori dal solito contesto, angoscia tutti, senza eccezioni. Arrivano cattive notizie, noi le verifichiamo tramite i nostri canali. Abbiamo interrogato i rappresentati statali – Zakharchenko, Plotnizkij, Mozgovoj. Tutti dicono la stessa cosa: l’esercito ucraino sta preparando l’offensiva. L’ex comandante delle Repubblica di Donetsk Igor Strelkov ha osservato che le truppe della ATO hanno assunto una “configurazione offensiva”. Secondo le informazioni che arrivano l’armata ucraina resta schierata in campo. Naturalmente non passeranno l’inverno sul campo: significa che aspettano l’ordine di movimento.”

I droni si sono levati sopra posti di blocco e altre posizioni chiave per l’attacco. L’avversario sta provocando le milizie ad aprire il fuoco per scoprire le posizioni delle artiglierie. Nonostante le perdite stiamo continuando le ricognizioni in forze. Le squadre di ricognizione delle milizie riportano continuamente informazioni sul concentrazioni di unità corazzate intorno a Donetsk.

Una settimana fa un squadrone corazzata ha provato di passare tra le posizioni delle milizie tra Gorlovka ed Enakevo. Saggiavano i punti deboli, annotavano le collocazioni dell’artiglieria, verificavano il coordinamento fra le guarnigioni della Milizia, la loro reazione al cambiamento della situazione operativa, cercavano di rilevare le frequenze radio su cui lavorano le trasmittenti. La ricognizione delle Milizie presenta costantemente rapporti sullo spostamento delle truppe corazzate intorno a Donetsk. Secondo i primi dati sono state stabilite quattro direttrici su cui verrà lanciata l’offensiva: da Debalchevo, Peski, Avdeeka e Volnovakha. L’obiettivo sarà l’accerchiamento di Donetsk, per isolarla dal mondo esterno e per renderla inabitabile. Come a Sarajevo e ad Homs, in Siria. L’attuale tregua intorno a Dontesk si spiega come risparmio delle munizioni prima dell’offensiva.

Chiaramente si stanno prendendo le contromisure. Ad esempio le milizie si sono improvvisamente attivate intorno a Mariupol, nel settore di operazioni militari più lontano, per distrarre una parte delle forze che si preparano all’offensiva. Intorno a Donetsk si stanno apprestando dei capisaldi. Le forze delle Milizie sono in stato di “pronti al combattimento”.

P.S. Adesso vedremo se la retorica allarmista e la riattivazione del “commercio di guerra” hanno spaventato la Giunta o se, al contrario, l’offensiva è proprio nlla linea dettata dagli Stati Uniti e la decisione non dipende dal fatto se la Giunta la vuole o meno.

PPS Oggi nella rete è girata una strana voce, che Strelkov sarebbe stato richiamato dal congedo e coordinerà le azioni delle forze armate delle Repubbliche. Considerato che da Strelkov per ora non ci sono conferme, è difficile prendere sul serio questa oce, sopratutto considerato che dopo il suo ritiro ci sono già state voci del genere.

SITUAZIONE MILITARE 24 OTTOBRE – RISCHIO DI ACCERCHIAMENTO PER DONETSK?

LA SITUAZIONE MILITARE

Situazione sul campo. Le frecce blu evidenziano le possibili manovre di accerchiamento in corso da parte di Kiev
Situazione sul campo. Le frecce blu evidenziano le possibili manovre di accerchiamento in corso da parte di Kiev

– Stefano Orsi-

Continuano sempre incessantemente gli scontri in tutto il Donbass, persino nella regione di Mariupol, dove per giorni non si erano verificati conflitti a fuoco, da ieri tuona di nuovo il cannone. Gli scambi di fucileria sono continui, e si è verificato anche un raid aereo da parte della VSU (aviazione ucraina). La tregua è collassata quindi anche sull’ultimo fronte sin ora tranquillo e ormai ci troviamo di fronte nel solito ed assoluto silenzio degli organi di informazione, ad un nuovo conflitto o, se preferite, alla seconda fase della guerra civile Ucraina. Esaminiamo, come al solito, la situazione settore per settore.

Settore sud. Oltre ai già citati scontri a Mariupol, il vero fulcro dell’offensiva governativa si sta rivelando la zona posta tra le miniere di Novotrits’ke e Telmanovo. E questo il settore in cui si concentrerà l’attacco del nucleo meridionale delle armate di Kiev, che avanzano con l’obiettivo di spezzare la linea novorussa e paralizzare i difensori limitandone gli spazi di manovra. Truppe corazzate ucraine si concentrano da giorni in questo settore e i continui attacchi per saggiare la resistenza novorussa ne sono la conferma. In un primo tempo l’offensiva ha preso di mira con tiri di artiglieria e assalti il distretto minerario, per poi spostarsi un po’ più a sud in direzione degli abitati di Starohnativka e Novohnativka. Si delinea una offensiva indirizzata verso nord est al fine di ricongiungersi con la branca della tenaglia che scende verso sud da Debal’tseve (vedi mappa all’inizio dell’aggiornamento). Continue reading “SITUAZIONE MILITARE 24 OTTOBRE – RISCHIO DI ACCERCHIAMENTO PER DONETSK?”

DEMOGRAFIA RUSSA: UNA NUOVA PRIMAVERA

LE ANALISI

La demografia russa riserva delle sorprese
La demografia russa riserva delle sorprese

– Alexandre Latsa-

Originale: Russian Demographics: Winter or spring, depending on whether the analisys come from the west or form Russia itself 

Il 2 settembre 2014 Masha Gessen [1], un’attivista dei diritti delle minoranze sessuali, ha pubblicato nella rivista di critica New York Review of Books (NYR) un articolo dal titolo provocatorio “I Russi in Estinzione” corredato da una lugubre immagine invernale scattata nel 1997 nella stazione ferroviaria di una cittadina a sud est di Mosca, Aprelevka. L’immagine mostra le persone di spalle, curve, mentre attraversano i binari. Prendendo le mosse dall’immagine l’argomentazione nell’articolo è talmente votata al solo proposito di denigrare le politiche di Putin che perviene al risultato opposto di mostrare quanto gli oppositori del presente governo russo siano a corto di argomenti ed idee. Nel tentativo di negare la primavera russa, alcuni esperti di demografia occidentali sono ridotti semplicemente alla menzogna.

Il declino demografico degli anni 90. Fra il 1991 e il 1999 il tasso di nascita russo precipitò. Nello stesso periodo la mortalità esplose, così che la popolazione del paese conobbe un calo sostanziale, di quasi 1 milione all’anno. Al tempo la Russia era nelle mani di una classe dirigente indifferente al collasso del paese in quella che veniva presentata come una transizione economica che sembrava fuori controllo, almeno all’interno dei confini della Russia. Durante questo periodo la popolazione conobbe un crollo senza precedenti storici, persino peggiore di quello sofferto durante la guerra. La caduta demografica pareva inarrestabile e i Russi destinati ad estinguersi. Nel 2000, un anno dopo la salita al potere di Putin, il tasso di natalità ha ripreso a salire dopo avere raggiunto un minimo di 8,3 mille nel 1999. Da allora la crescita non si è mai fermata.

Tasso di natalità dal 1990 al 2013
Tasso di natalità dal 1990 al 2013

Nel 2005 la situazione demografica Russa ha incominciato a migliorare. Dopo cinque anni dal nuovo governo, una ripresa della qualità della vita è diventata percepibile. Il ritorno della autorità dello stato nella società ha permesso alle istituzioni publiche di offrire un servizio migliore specialmente nel campo medico, stabilizzando il numero complessivo di decessi. A sua volta questo ha riportato fiducia fra i capifamiglia e nelle famiglie russe. Nello stesso 2005 sono state introdotte le misure intese a sostenere finanziariamente le famiglie, principalmente attraverso uno strumento di assistenza economica chiamato Capitale Materno (Matkapital) di cui le famiglie hanno iniziato a beneficiare dal terzo anno dalla nascita del secondo figlio, ovvero dal 2008 [3]. Nel 2008 è esplosa la crisi finanziaria globale, che però non ha avuto effetto sulla popolazione russa, perchè proprio in quell’anno i genitori hanno incominciato a ricevere il Matkapital. Inoltre, in quel periodo, la popolazione delle donne fra i 18 e i 29 anni ha raggiunto il suo picco storico, contribuendo per tre quarti all’aumento delle nascite. Da allora il tasso complessivo di natalità ha continuato a crescere, mentre quello di martalità ha iniziato a declinare bruscamente.

Natalità e Mortalità russe 1993 - 2013
Natalità e Mortalità russe 1993 – 2013

In questo modo la crisi economica mondiale non ha impedito l’aumento continuo del tasso di natalità russo, confermando che la tendenza decisamente positiva era un fatture strutturale nel paese.
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