10 GIORNI A KHARKOV. SI PREPARA UNA NUOVA ATO?

L’ ATTUALITA’

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– Ilio Barontini –

Cosa succede a Kharkov? Per aiutare i nostri lettori ad orientarsi, abbiamo preparato una cronaca degli ultimi 10 giorni.

21 settembre In città si svolgono due manifestazioni contemporaneamente. I sostenitori del governo attaccano il consolato russo, imbrattano il monumento di Lenin e assalgono la manifestazione della fazione avversaria.

24 settembre Il consiglio comunale di Kharkov non autorizza la “marcia per la pace” organizzata dal Partito Comunista per il 27 settembre adducendo motivazioni di ordine pubblico.

25 settembre Il consiglio Regionale di Kharkov respinge il programma di difesa territoriale per gli anni 2014 – 2015 (che prevede l’erezione del famoso “muro” alla frontiera). La proposta viene bocciata per mancanza del numero legale, con il seguente esito: favorevoli, 28, contrari 0, astenuti 5, assenti 42. In seguito a questo evento il Governatore nominato da Kiev Igor Balut ha richiesto al Presidente della Rada Turchinov di sciogliere l’assemblea e di convocare nuove elezioni regionali. “Vi chiedo, caro Alexander” scrive il Governatore “di dare una corretta valutazione alle azioni del Consiglio Regionale e prendere tutte le misure per le convocare elezioni anticipate, in modo che i nuovi eletti, nella loro attività, salvaguardino la Costituzione e gli interessi del popolo e non si prestino a giochi politici opportunisti”.

Igor Balut, governatore della regione di Kharkov
Igor Balut, governatore della regione di Kharkov

In  un messaggio gli attivisti di Kharkov condannano il contegno delle forze dell’ordine: “La polizia si è trasformata in un corpo di collaborazione con i nazisti. Obbediscono ai superiori e non applicano la legge quando i nazisti attaccano le manifestazioni pacifiche. La stessa cosa succedeva in Germania negli anni ’20 e ’30. Il 18 settembre la polizia non ha scoraggiato attacchi degli ultras ad un raduno organizzato dai comunisti contro il rincaro del costo della vita, permettendo agli aggressori di compiere il loro sporco lavoro ed allontanarsi in tutta tranquillità. Il 21 settembre la polizia si è allontanata poco prima che neo fascisti attaccassero i sostenitori della federalizzazione, che manifestavano tranquillamente. I neo fascisti hanno attaccato e pestato i manifestanti. Vergogna alla polizia complice del fascismo!”.

26 settembre Ignoti devastano le sedi di Privat Bank dell’oligarca Kolomeyskj, finanziatore di battaglioni Punitori, ritenuto il mandante della strage di Odessa. Un gruppo di Partigiani di Kharkov registra un messaggio annunciando l’inizio della lotta armata. Nella zona di Kharkov sin dall’estate è attivo un plotone di sabotaggio il “plotone serpenti”.

27 settembre inizia a radunarsi a Kharkov la “marcia per la pace” nonostante le minacce del consigliere del Ministero degli Interni Anton Gerashcenko, il quale comunica: “la manifestazione, vietata dal giudice per possibili disturbi all’ordine pubblico, è pericolosa per i cittadini. Non consiglio agli abitanti di Kharkov sensibili ad appello provocatori di partecipare con simboli separatisti. Rischiano di passare molte ore in cella in attesa dell’identificazione e, se turberanno la quiete pubblica, molto più tempo.” La città è presidiata dai blindati dell’esercito ed alcune centinaia di convenuti sono dispersi violentemente con l’arresto di 23 persone, che si sommano alle oltre 300 arrestate nei mesi scorsi.

28 settembre arrivano a Kharkov ultrà e uomini del battaglione paramilitare Azov. Gli uomini guidano la contro-manifestazione “Ucraina Unita” e abbattono il monumento di Lenin in una delle piazze principali della città. Il monumento era scampato alla furia rivoluzionaria dello scorso inverno grazie ai presidi organizzati dal locale Partito Comunista. L’azione della Polizia, che ha aperto un’ indagine per atti di vandalismo, è stata fermata dalla notizia che poche ore prima della manifestazione il Governatore Igor Balut, su indicazione del Ministero dell’Interno, aveva firmato un ordine di demolizione della statua, legittimando l’azione dei vandali. Dura la replica del sindaco Kernes: “Credo che il nostro Governatore abbia bevuto forte e non abbia capito cosa ha firmato. Pensa che sia tutto permesso in forza della sua posizione? Il monumento non era ancora arrivato a terra che già su Facebook c’era un pezzo di carta che l’indagine era archiviata. Chi è Avakov per chiudere un procedimento penale? E’ un investigatore? Un pubblico ministero? Questi sono degli analfabeti del diritto!”

29 settembre Una banda paramilitare di un migliaio di persone, divise in gruppi, percorre Kharkov pestando chi dissente dall’ abbattimento della statua di Lenin. Cinque feriti, un aggredito muore in ospedale.

30 settembre sulla cancellata della chiesa della Natività di Cristo (che riconosce il Patriarca di Mosca) è stato appeso un cadavere, a proposito del quale la polizia ha parlato di “suicidio” e che invece gli ambienti irredentisti considerano un macabro avvertimento degli occupanti. Il sindaco Kernes ed il consiglio comunale della città dichiarano che la statua di Lenin potrebbe essere ripristinata, ed il consigliere del Ministero dell’Interno di Kiev Zoryan Shkiryak replica che “il posto di Kernes è in galera”.

In conclusione, incassata la disfatta nel Donbass, il governo illegittimo di Kiev sta esercitando una repressione dittatoriale a Kharkov. Donetsk ha lanciato agli abitanti della vicina metropoli un messaggio: sganciarsi dal treno di Kiev, che corre verso il muro della servitù atlantica, è possibile. Di più: in questo momento, con l’esercito governativo prostrato dalla sconfitta, potrebbe essere addirittura facile.

Il potere centrale lo sa, e moltiplica gli sforzi per reprimere il dissenso. Durante la ATO Kharkov, pur essendo una retrovia immediata del fronte (il quartier generale di Kiev era posto nella città di Izium, nella zona meridionale dell’oblast di Kharkov) non ha sostanzialmente contribuito allo sforzo bellico del paese. Per mesi la città ha vissuto in una tranquillità irreale, scossa solo dalle esplosioni dovute a sporadici sabotaggi di una squadra di guastatori Novorussi, il plotone “Serpenti” che operava nelle retrovie governative. Nella regione di Kharkov sono stati reclutati due sparuti battaglioni “Punitivi” “Sloboda” e “Harkiv”, che non sono mai stati impegnati in prima linea a causa della loro scarsa affidabilità. La “terza ondata” di mobilitazione è sostanzialmente fallita. Ora il governo ha schierato in città le mostrine uncinate del famigerato battaglione “Azov” ed i blindati dell’esercito.

Ciò che desta perplessità e sorpresa è l’evidente sproporzione fra le misure di sicurezza applicate (intervento di uomini dei battaglioni puntivi, continue missioni di squadracce fasciste di ultras, strade presidiate dall’esercito) e l’entità modestissima delle manifestazioni di dissenso che si vuole reprimere. La storia del Donbass dimostra che un popolazione rassegnata ed inerte può essere indotta alla rivolta ed alla resistenza violenta dall’uso di una forza repressiva arbitraria e sproporzionata e dall’applicazioni di “punizioni esemplari” atroci come quella della Chiesa della Natività. A Kiev ci sono degli stupidi in preda al panico, o persone consce di tenere il potere, ormai, solo grazie allo stato di eccezione, all’ esaltazione bellica ed alla repressione e che quindi incitano scientemente alla rivolta la popolazione di Kharkov, spingendola all’esasperazione?

Probabilmente entrambi i gruppi sono ben rappresentati.

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