BATTAGLIA DELL’AEROPORTO – 6 OTTOBRE

SITUAZIONE MILITARE

L'aroporto di Donetsk prima della guerra (in alto) il 5 ottobre (in basso)
L’aroporto di Donetsk prima della guerra (in alto) il 5 ottobre (in basso)

– Ilio Barontini –

E’ dal mese di aprile che si susseguono conferme e smentite sulla riconquista, da parte delle Milizie, della zona dell’aeroporto di Donetsk. In particolare dopo l’inizio della grande controffensiva Novorussa di metà agosto si è diffusa la sensazione che l’occupazione dello scalo fosse imminente: tuttavia questa previsione non ha trovato conferma nei fatti. Negli ultimi giorni di settembre è stata lanciata una vasta operazione che ha visto l’impiego dei reparti migliori dell’esercito di Donetsk, fra cui la Brigata Motorola e la Squadra di Ilovaysk del comandante Ghivi: diversi video, ad esempio quelli girati il 30 settembre ed il 2 ottobre testimoniano l’intensità dei combattimenti: a ieri (5 ottobre) i Novorussi rivendicavano di avere liberato “al 100%” quello che resta della struttura, e Motorola si è concesso un bagno di folla per festeggiare la vittoria in città  e tuttavia la battaglia infuria ancora questa mattina. Cerchiamo di fare un  po’ di chiarezza:

Perché l’aeroporto è così importante?

Nell’aeroporto di Donetsk si gioca la possibilità stessa, per la Novorussia, di stabilire una “normalità” nella propria unica metropoli. Fino a che interi quartieri della città resteranno sotto il tiro dell’artiglieria governativa, e fino a che qualsiasi tentativo di ripristinare una quotidianità sarà esposto al sadismo di “punitori” di Kiev (come è successo il 1 ottobre, giorno fissato per la riapertura delle scuole, e funestato dall’ennesima strage), Donetsk sarà una trincea, non la capitale di una Repubblica. Non ci sarà nessuna “vita in Novorussia” da paragonare alla “vita nell’Ucraina occupata”. Centinaia di migliaia di cittadini sono rifugiati all’estero, ridotti da mesi in sistemazioni precarie, senza un soldo, senza lavoro, e di fronte allo spettro dell’inverno imminente: queste persone hanno un bisogno disperato di tornare nelle loro case e alle loro vite, e tuttavia il rientro è impossibile fino che vivere a Donetsk significherà porre la propria vita nelle mani degli artiglieri di Kiev. La posizione dell’aeroporto è quindi un interruttore, con il quale i governativi possono “spegnere” la vita in città e costringere i Novorussi a consumarsi in assalti sanguinosi contro posizioni fortissime. Dunque, una sorta di Slovyansk al contrario: una spina nel fianco che consuma energie, dissipate senza ottenere mai risultati conclusivi.

Ma come sta andando?

Situazione tattica al 5 ottobre
Situazione tattica al 5 ottobre

A quanto risulta, l’esito della battaglia è uno stallo. I Novorussi dovrebbero effettivamente avere preso il controllo di quello che resta degli edifici principali della struttura. Nei primi giorni dell’assalto hanno dovuto demolire la torre di controllo, attraverso la quale i governativi fornivano alle proprie batterie, schierate su di una posizione dominante rispetto alla città, le coordinate di tiro. Poi è incominciato un sanguinoso assalto agli edifici, espugnati uno dopo l’altro nonostante gli attaccanti avessero un unico punto di accesso utile alla struttura, il cosiddetto “isolato Putilovskij” (si veda il cerchio rosso in nasso a destra nell’immagine) posto a circa un chilometro e mezzo di distanza. I Novorussi riferiscono di avere perso negli assalti 80 uomini, oltre ad un numero molto maggiore di feriti. L’aeroporto dispone di 64 km di comunicazioni sotterranee, in particolare con l’abitato di Avdvdeevka, presso il quale si trovano le principali artiglierie di Kiev e diverse condotte di scolo dell’acqua piovana abbastanza larghe da permettere il transito agevole dei difensori.

Una volta impadronitisi dei resti della struttura, i Novorussi si sono resi conto di non avere risolto affatto il loro problema: i difensori, rinforzati in maniera sostanziale dal governo di Kiev, si sono schierati fra gli abitati di Peski, Opitnoe ed Avdeevka (nella grafica in basso a sinistra, in alto a sinistra, in alto a destra) e da qui continuano a colpire non solo la città, ma anche gli occupanti dell’aeroporto, mal riforniti e molestati dalle sortite sotterraneee e dal tiro delle artiglierie. Un video testimonia che gli scontri continuano anche oggi . Pare che quindi Kiev abbia ancora alcune carte da giocare, circostanza questa confermata dalle voci, circolate ieri, di una trattativa in corso sulla riconsegna della zona dell’aeroporto in cambio della cessione di sei villaggi in mano ai Novorussi, trattative che non sarebbero andate in porto. In ogni caso, nelle ultime dichiarazioni, i dirigenti della Repubblica di Donetsk sostengono che, se Kiev non rispetterà gli accordi di Minsk, ritirando le proprie artiglierie avanzate, si dovrà portare oltre l’attacco cercando di penetrare nelle località a nord e a ovest. La mattanza, quindi, potrebbe ripetersi nei sobborghi di Avdeevka, Peski, Opitnoe: non esattamente una prospettiva esaltante.

Quali sviluppi attendersi?

L’esito della battaglia dell’aeroporto è legato a doppio filo alle sorti della tregua. Tregua che non ha fatto cessare i combattimenti, ma solo le operazioni su vasta scala, trasformando il conflitto in una guerra di posizione, senza grandi successi o sconfitte ma molto sanguinosa. I Novorussi sostengono che Kiev avrebbe realizzato grandi concentrazioni di uomini e mezzi e starebbe preparando una offensiva. La cosa avrebbe un senso dal punto di vista politico: Poroshenko potrebbe arrivare alle elezioni del 25 ottobre vantando qualche successo militare. Nella Novorussia continuano i dissapori fra comandanti militari e fra comandanti e politici: fra una settimana dovrebbe tenersi il Consiglio dei Comandanti, che ha ricevuto la benedizione di Igor Strelkov, mentre Zakharchenko pare affermarsi come referente politico della Russia sul terreno. In questa fase i russi paiono premere per una soluzione negoziale, utilizzando le leve dei rifornimenti militari per tentare di influenzare l’indirizzo politico della Novorussia. E’ un gioco pericoloso: se l’offensiva governativa dovesse veramente concretizzarsi, le Repubbliche potrebbero attraversare pesanti difficoltà.

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