PER LA NOVORUSSIA UN PRESENTE DOLOROSO MA SENZA ALTERNATIVE

LE ANALISI

Ilovaisk: un pensionato cucina il proprio pasto davanti alla casa bombardata
Ilovaisk: un pensionato cucina il proprio pasto davanti alla casa bombardata

– Ilio Barontini –

Molti amici della Russia e molti Russi sono scontenti. Una guerra sanguinosa che ha distrutto una regione, la più bella e prospera dell’Ucraina, e che alla fine l’ha liberata solo per metà, il resto della popolazione sottoposto ad un feroce condizionamento ideologico, costretto a scegliere fra l’assimilazione forzata e la persecuzione, tante aspirazioni di giustizia sociale deluse… E’ naturale chiedersi se ne valesse la pena. Se davvero non vi fossero alternativa migliori: rovesciare la Giunta a marzo, riportando Janukovich al potere sulle baionette o lasciare che gli eserciti vincitori della Novorussia continuassero la loro marcia dilagando a nord e a ovest a settembre.  Alternativa uguale ed opposta: rinunciare alla Crimea in febbraio, scoraggiare ad aprile ogni velleità secessionista consegnando l’intero paese ad una violenza solo psicologica, e non fisica, nella speranza di potere, con il tempo, ricucire lo strappo e recuperare l’influenza perduta.

Sono tesi estreme, che ricordano il detto per cui ogni problema complesso ha una risposta semplice, che è anche quella sbagliata. Rinunciare ad ogni influenza in Ucraina senza colpo ferire sarebbe stato letale. Gli eventi hanno dimostrato che gli occidentali avevano un piano ben progettato, e questa volta non sarebbe andata come nel 2004, quando gli Ucraini ebbero tempo di riprendersi dalla sbornia arancione. Il paese sarebbe stato legato immediatamente alla Nato, i suoi oligarchi sarebbero entrati nel sistema finanziario occidentale, e a quel punto, con la flotta statunitense a Sebastopoli, qualsiasi ripensamento della popolazione disillusa sarebbe stato tardivo. Bisognava fare qualcosa a febbraio, o ogni influenza sull’Ucraina sarebbe stata perduta per sempre.

E’ stato fatto molto. Se questo molto non ha prodotto (per ora) tutti i risultati attesi, ciò è dovuto al fatto che si sono verificate diverse variabili che, alla vigilia, potevano essere immaginate ma non previste con certezza. Vediamole.

Attori irrazionali. In primo luogo due attori della crisi, Ucraini ed Europei, hanno tenuto un comportamento irrazionale. Gli Europei hanno accettato di legarsi al carro degli interessi statunitensi all’inizio della vicenda ed hanno confermato la propria scelta suicida in ciascuno degli snodi fondamentali della crisi, anche quando è emerso con tutta evidenza che l’intenzione di Washington era trasformare l’Europa in un mercato secondario per le eccedenze di produzione dei propri combustibili fossili. Quanto agli Ucraini, non servono tanti discorsi: non si è mai visto un popolo intero abbandonarsi ad una simile allucinazione collettiva per buttarsi in massa in un precipizio senza fondo.

Violenza del conflitto e vastità delle distruzioni. Questa fascinazione è sfociata in un conflitto che ha raggiunto un livello di violenza difficilmente prevedibile. La passività con cui gran parte della popolazione Ucraina ha accettato la violenza come elemento naturale della propria vita quotidiana l’entusiasmo con cui si è consegnata ai propri carnefici, partecipando poi all’orgia di sangue che né è seguita non potevano essere date per scontate alla vigilia.

Ineguale espressione degli orientamenti identitari. La progressiva dissociazione identitaria del popolo Ucraino non ha prodotto una eguale ripartizione delle forze. L’identità russo ucraina, che in tutte le principali consultazioni elettorali libere prebelliche aveva prevalso, si è mostrata debole, non in senso assoluto, ma nel suo rifiuto di accettare le logiche del conflitto e di trarne le conseguenze. Retrospettivamente, appaiono decisivi i fatti di Kharkov ad aprile e quelli di Odessa a maggio. La passiva acquiescenza di queste due grandi città di fronte alla brutalità delle repressione ha consentito alla giunta di concentrare tutta la violenza sul Donbass contenendo quindi le spinte centrifughe.

Collasso del Donbass. I territori occupati del Donbass si trovano oggi alle prese con una catastrofe economica, politica, umanitaria. Sotto i colpi della guerra genocida di Kiev non solo i morti giacciono nelle strade, ma centinaia di migliaia di profughi vivono di stenti in Russia, creando una potenziale bomba migratoria, centinaia di migliaia di anziani i cui parenti sono fuggiti e le cui pensioni non vengono pagate da marzo vagano per le strade dei paesi del contado mendicando un pezzo di pane o una patata e centinaia di migliaia di bambini e malati rischiano la morte per freddo, se non si appresteranno entro poche settimane le precauzioni necessarie. Certo, la giunta Ucraina può ignorare la possibile catastrofe che la popolazione potrebbe soffrire al culmine dell’inverno, qualora il nodo energetico non venisse sciolto. Ma la Russia no: se lo facesse, la guerra non avrebbe davvero avuto senso alcuno.

Necessità di un intervento Russo. In questo blog abbiamo più volte affermato che non esistono prove provate del coinvolgimento dei regolari russi nel conflitto. Certo non sono tali i 10 paracadutisti fermati nei pressi del confine, né la “colonna fantasma” avvistata da Poroshenko e da un giornalista della BBC per una sfortunata circostanza sprovvisto persino di smartphone a metà agosto. Dobbiamo tuttavia prendere seriamente in considerazione l’ipotesi che un simile intervento vi sia stato (intervento che chi scrive, beninteso, ritiene del tutto giustificato, sotto ogni profilo). Se osserviamo spassionatamente le difficoltà in cui si trovavano gli eroi delle Milizie intorno al 10 agosto, e quelle che incontrano a tutt’oggi nel liberare la zona dell’aeroporto di Donetsk, dobbiamo concludere che la possibilità vi sia stato effettivamente un sostegno diretto russo nel periodo 15 agosto – 5 settembre sia verosimile, per quanto indimostrabile. Se questa ipotesi fosse vera occorrerebbe tenere conto di un fattore ulteriore: il pericolo che, sviluppandosi l’offensiva, i sospetti di una coinvolgimento di Mosca potessero diventare certezze per la comunità internazionale. Inutile dire che gli Stati Uniti non attendevano altro per coronare la propria politica compattando ancora di più sulle proprie posizioni le cancellerie europee.

In conclusione: continuare la guerra ad oltranza, come molti pretenderebbero, porrebbe la Russia in collisione frontale con una Europa incapace dei più elementari calcoli di interesse, esporrebbe l’esercito Norovusso ad un futuro incerto, costringerebbe Mosca ad un intervento diretto che comprometterebbe definitivamente il proprio profilo internazionale e provocherebbe la morte di migliaia di innocenti abbandonati al proprio destino nel collasso definitivo della rete di assistenza sociale del Donbass.

Certo, quando abbiamo iniziato a seguire le vicende di Donetsk e Lugansk speravamo in una Novorussia grande e prospera, se non in una Ucraina libera dalle catene americane. Quello che (per ora) si è avuto è molto diverso dalle aspirazioni. Ma è necessario rendersi conto che si sceglie fra gli scenari possibili, e non fra i sogni. E l’attuale, dolorosa, realtà, date le tante circostanza sfavorevoli che si sono presentate, è la migliore fra quelle concretamente disponibili.

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