I LIMITI DELL’UNILATERALISMO STATUNITENSE (VALDAI, PRIMA PARTE)

LE ANALISI

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Vladimir Putin ha partecipato all’incontro finale della IX sessione del Club di Discussione Internazione di Valdaj. Il tema dell’incontro di quest’anno era: Ordine Mondiale: nuove regole, o gioco senza regole. Il Presidente ha presentato una lunga esposizione, durante la quale ha proposto un vero e proprio manifesto per una gestione condivisa e multipolare del pianeta nel XXI secolo. Abbiamo radunato gli argomenti trattati il 16 capitoli tematici, così suddivisi:

I LIMITI DELL’ UNILATERALISMO STATUNITENSE

1. Lo stato delle relazioni internazionali e degli organismi di soluzione dei conflitti 2. Il ruolo degli Stati Uniti e i limiti dell’approccio unilaterale. 3. La lotta all’integralismo e al terrorismo. 4. Gli Stati Uniti sono una minaccia per la Pace?

VERSO UN MONDO MULTIPOLARE

5. La Transizione verso il multipolarismo. 6. La proliferazione nucleare. 7. Le rivoluzioni colorate fattore di caos. 8. Il nuovo ordine mondiale multipolare. 9. Il ruolo della Russia nel mondo multipolare.

LA QUESTIONE UCRAINA

10. Il precedente ucraino come caso emblematico. 11. Retroscena sul colpo di stato del 21 febbraio in Ucraina. 12. Il referendum in Crimea.  13. La storia dell’Ucraina vista dalla Russia.

LA RUSSIA OGGI

14. La Russia, le sanzioni, gli investimenti, la modernizzazione.Russia, Europa e Asia. 15. La Russia e Putin. 16. La Russia ed il neoconservatorismo.

Vista la sua lunghezza, pubblicheremo la trascrizione dell’intervento in 4 puntate, nei raggruppamenti delineati. Ecco la prima, sui limiti dell’unilateralismo statunitense.

1. Lo stato delle relazioni internazionali e degli organismi di soluzione dei conflitti. Il mondo moderno è pieno di contraddizioni. Dobbiamo chiederci onestamente se i meccanismi di sicurezza che abbiamo a disposizione siano sicuri. Putroppo non esiste alcuna garanzia che l’attuale sistema di sicurezza regionale e globale sia in grado di proteggerci da turbolenze. Il sistema si è fatto estremamente debole, frammentato e deformato. Anche le organizzazioni politiche, economiche e culturali regionali ed internazionali stanno attraversando tempi difficili. E’ vero, molti dei meccanismi che abbiamo per assicurare l’ordine mondiale sono stati creati molto tempo fa, sopratutto nel periodo immediatamente seguente la seconda guerra mondiale. Lasciatemi però dire che la solidità del sistema creato a suo tempo si fondava non solo sull’equilibrio delle potenze e sulla legge dei vincitori, ma anche sul fatto che i “padri fondatori” di questo sistema si rispettavano a vicenda, non tentavano di sopraffarsi e cercavano di raggiungere intese concordate. E’ chiaro che il sistema necessita di un aggiornamento che gli consenta, nonostante i suoi vari difetti, di mantenere i problemi mondiali correnti entro certi limiti, regolando l’intensità della competizione naturale fra paesi. Sono convinto che non possiamo semplicemente prendere questo meccanismo di controlli e contrappesi, costruito nei decenni passati, a volte con ardui sforzi e fra mille difficoltà, e semplicemente rottamarlo senza costruire nulla al suo posto. Se facessimo questo non resterebbe altro strumento di regolazione dei confliltti che la forza bruta. Ciò di cui abbiamo bisogno è mettere in cantiere una riforma che adatti il sistema corrente alle nuove realtà affermatesi nel contesto delle relazioni internazionali.

2. Il ruolo degli Stati Uniti e i limiti dell’approccio unilaterale Ma gli Stati Uniti, autoproclamatisi vincitori della Guerra Fredda, non vedono la necessità [di creare questo nuovo sistema]. Invece di stabilire un nuovo meccanismo di bilanciamento di poteri, essenzialmente inteso mantenere ordine e stabilità, hanno compiuto passi che hanno precipitato il sistema delle relazioni internazionali in gravi e profondi squilibri. La Guerra Fredda è finita, ma non si è conclusa con la firma di un trattato di pace contenente accordi chiari e trasparenti sul rispetto delle regole esistenti e sulla creazione di nuove regole e nuovi parametri. Ciò ha creato l’impressione che i cosiddetti “vincitori” della Guerra Fredda abbiano deciso di forzare il corso degli eventi e rimodellare il mondo intero attorno alle loro necessità ed ai loro interessi. Se il sistema di relazioni internazionali esistente, il diritto internazionale e i controlli e i contrappesi intralciavano questo tentativo, venivano immediatamente dichiarati inutili, datati e meritevoli di immediata abrogazione. Perdonate l’analogia, ma questo è esattamente il comportamento di alcuni che si arricchiscono improvvisamente perchè gli piove in testa una grande fortuna, in questo caso rappresentata dall’egemonia e dal dominio mondiali. Invece di amministrare con saggezza, ovviamente nel loro stesso interesse, il loro patrimonio, si abbandonano alle spese pazze. E’ così che la politica mondiale è entrata in un periodo di parametri differenziati e di silenzi deliberati. Il diritto internazionale è stato costretto in un angolo dal dilagare del nichilismo legalizzato. L’obiettività e la giustizia sono state sacrificate sull’altare della ragion politica. Interpretazioni arbitrarie e dubbie affermazioni hanno sostituito le norme legali. Contemporaneamente, il controllo totale dei mezzi di comunicazione di massa ha reso possibile rappresentare il nero bianco e il bianco nero su semplice comando. In una situazione di dominio di un paese e dei suoi alleati (ma sarebbe meglio dire satelliti) la ricerca di soluzioni globali si è trasformata nel tentativo di imporre le proprie ricette al mondo. Le ambizioni di questo gruppo sono cresciute tanto che hanno incominciato a presentare le politiche immaginate nelle stanze segrete dei loro centri di potere come la volontà dell’intera comunità internazionale. Ma le cose non stanno così. La stessa nozione di “sovranità nazionale” è diventata un parametro variabile per molti paesi. In sostanza, la formula proposta è la seguente: “maggiore è la fedeltà all’unico centro di potere mondiale, maggiore è la legittimità di questo regime o di quello”. (…). Le misure adottate nei confronti di quelli che si rifiutano di sottomettersi sono ben note, e sono state messe in pratica e sperimentate sul campo molte volte. Includono l’uso della forza, la pressione economica e propagandistica, l’intromissione negli affari interni, e gli appelli a una specie di legittimazione “sovralegale” che serve poi a giustificare interventi illegali in questo o quel conflitto o come pretesto per rovesciare governi sgraditi. Recentemente, poi, abbiamo avuto prove crescenti dell’uso di spionaggio illegale nei confronti di un certo numero di capi di stato. Non per niente il “grande fratello” sta spendendo miliardi di dollari per tenere tutto il mondo, inclusi i suoi più stetti alleati, sotto una sorveglianza così rigida. Ora chiediamoci: quanto ci piace tutto questo, quanto è felice la vita in un mondo così, quanto giusto e ragionevole è questo approccio? …Ma forse noi non abbiamo motivo di temere, sollevare obiezioni, e porre domande scomode… Forse la posizione eccezionale degli Stati Uniti e il loro modo di gestire l’egemonia è veramente una benedizione per tutti noi, e il loro ruolo nello sviluppo degli eventi di tutto il mondo consiste davvero nel portare la pace, la prosperità, il progresso, la crescita e la democrazia, e noi dovremmo solo rilassarci e godere i frutti del loro governo? Lasciatemi dire che le cose non stanno in questo modo. Non stanno affatto in questo modo. Un approccio unilaterale e l’imposizione dei propri modelli produce il risultato opposto. Invece di sedare i conflitti li complica, invece di stabili stati sovrani assistiamo alla crescita ed alla diffusione del caos, e invece della democrazia troviamo il sostegno a formazioni politiche estremamente inquietanti, da neofascisti ad islamisti radicali. Colleghi, questo periodo di dominio unipolare ci ha dimostrato senza possibilità di dubbio che avere un solo centro di potere globale non consente una migliore gestione dei processi globali. Al contrario, questo genere di costruzione instabile ha mostrato la sua incapacità di fare fronte alle vere minacce, come i conflitti regionali, il terrorismo, il traffico di droga, il fanatismo religioso, lo chovinismo e il neonazismo. Al contrario ha aperto la strada a orgogli nazionali gonfiati ad arte, manipolazioni delle opinioni pubbliche e arbitrio del forte sul debole. Nella sostanza il mondo unipolare è semplicemente un mezzo per giustificare la dittatura sul popolo e sulle nazioni. Il mondo unipolare è diventato un fardello troppo scomodo, pesante e ingestibile persino per il suo autoproclamato paladino.

3. La lotta all’integralismo e al terrorismo. Perchè sostengono gente di questo tipo? Lo fanno perché hanno deciso di usarli come strumenti per conseguire i loro risultati, ma poi ci si scottano le dita e si ritraggono. Non finisco mai di stupirmi del modo in cui le nostre controparti continuano ad inciampare sullo stesso rastrello, come diciamo in Russia, per dire chi continua a ripetere sempre lo stesso errore. Hanno iniziato sostenendo il movimento estremista islamico per combattere l’Unione Sovietica. Quei gruppi che avevano acquisito esperienza militare in Afganistan in seguito fondarono Al Quaeda. Se proprio non sostenne, di certo l’occidente chiuse gli occhi, e, credo, fornì informazioni, supporto politico e finanziario alla invasione della Russia e dei paesi dell’Asia Centrale da parte dei terroristi internazionali. E noi non lo abbiamo dimenticato. Solo dopo terribili attacchi terroristici commessi sul territorio degli Stati Uniti si sono svegliati per far fronte alla comune minaccia. Lasciatemi ricordare che noi siamo stati il primo paese a sostenere il popolo Americano a suo tempo. I primi a reagire come amici e collaboratori alla terribile tragedia dell’11 settembre.  Durante le mie conversazioni con i leader Americani ed Europei ho sempre parlato della necessità di combattere assieme il terrorismo, come sfida su scala globale. Non possiamo rassegnarci ad accettare questa minaccia, non possiamo spezzarla in partite separate usando parametri di valutazione differenziati. In ogmi occasione i nostri interlocutori hanno espresso accordo, ma dopo poco tempo ci siamo poi sempre trovati al punto di partenza. Prima c’è stata l’operazione in Iraq, poi in Libia, un paese spinto sulla soglia della dissoluzione. Perché la Libia è stata ridotta nelle presenti condizioni? Oggi è un paese che rischia il collasso, trasformato in una base di addestramento per terroristi. Solo la risolutezza e la saggezza della direzione egiziana oggi al potere hanno salvato questo determinante stato arabo dal caos e dal cadere in mano agli estremisti. In Siria, come nel passato, gli Stati Uniti ed i loro alleati hanno preso a  finanziare e ad armare i ribelli e gli hanno permesso di colmare i propri ranghi di mercenari da diversi paesi. Posso chiedermi da quale fonte questi ribelli hanno ottenuto danaro, armi e istruttori? Da dove è arrivato tutto? Come ha fatto il famoso ISIS ha diventare un gruppo potente e, nella sostanza, un reale forza militare? Quanto alle risorse finanziarie, oggi il danaro proviene non solo dalla droga (la cui produzione è cresciuta non di qualche punto percentuale ma di diversi ordini di grandezza da quando la coalizione di forze internazionali si è insediata in Afganistan). Statene certi. I terroristi stanno facendo soldi anche vendendo petrolio. Petrolio estratto nel territorio controllato dai terroristi, che lo vendono sottocosto, lo raffinano e lo trasportano. Ma qualcuno lo compra, questo petrolio, lo rivende, e ci guadagna sopra, incurante del fatto che in questo modo finanzia i terroristi che potrebbero presto o tardi arrivare sul territorio di questo qualcuno e portare la distruzione nel suo paese. Da dove arruolano nuove reclute? In Iraq, dopo il rovesciamento di Saddam Hussain, le istituzioni dello stato, compreso l’esercito, sono state abbandonate alla rovina. Allora noi lo avevamo detto: state molto, molto attenti. Voi mettete sul lastrico la gente, cosa faranno dopo? Non dimenticate che (a ragione o a torto) queste persone erano i dirigenti di una grande potenza regionale: cosa si metteranno a fare, ora? Qual è stato il risultato? Decine di migliaia di soldati, ufficiali e quadri dell’ex partito Baath sono stati buttati in mezzo alla strada e adesso si uniscono alle formazioni ribelli. Magari è questa la spiegazione del perché il gruppo che sta alla base dello Stato Islamico è diventato tanto efficiente? In termini militari sta agendo in maniera molto efficace e consta di personale molto professionale. La Russia ha lanciato ripetutamente avvertimenti sui pericoli di azioni militari unilaterali, sui rischi provocati dagli interventi negli affari interni di paesi sovrani, e dall’intrattenere relazioni pericolose con estremisti e radicali. Avete visto qualche risultato? Ci siamo sgolati invano. A volte abbiamo l’impressione che i nostri colleghi ed amici stiano combattendo costantemente le conseguenze delle loro stesse politiche, votino tutte le loro energie a fronteggiare i rischi da loro stessi creati pagando un prezzo molti più alto di quanto non si aspettassero di risparmiare con le loro azioni.

4. Gli Stati Uniti sono una minaccia per la Pace?  In primo luogo non ho detto che percepiamo gli Stati Uniti come un pericolo. E’ il Presidente Obama, come Lei ha detto, che vede la Russia come un pericolo. Io non credo che gli Stati Uniti siano un pericolo per noi.  Io credo, per usare un termine comune, che siano le politiche della dirigenza al potere ad essere mal concepite. Io credo che queste politiche non siano nel nostro interesse e minino la fiducia negli Stati Uniti e in questo senso danneggino gli Stati Uniti stessi, intaccando l’immagine del paese come guida economica e politica globale. Ci sono tanti episodi che possiamo dimenticare. Ma come ho già detto (e anche Dominique [De Villepin] lo ha notato) azioni unilaterali seguite dalla ricerca di alleati e da tentativi di assemblare una coalizione a cose fatte non sono la strada giusta se si vuole raggiungere un accordo. Questo tipo di azione è divenuto frequente nella poltica americana di oggi e conduce dritto alle crisi. Ho già parlato di questo. Il Presidente Obama ha accennato allo Stato Islamico come ad una delle minacce. Ma chi ha aiutato i tizi che combattevano Assad in Siria? Chi ha creato un clima politico ed mediatico a loro favorevole? Chi ha fatto pressioni perchè venissero riforniti di armi? Davvero non sapete chi combatte lì? Principalmente mercenari. Davvero non sapete che sono stati pagati per combattere? Vanno dove li pagano. E lì trovano una paga e armi per combattere. Io ho sentito parlare di quanto vengono pagati. E una volta che sono armati, una volta che sono pagati per i loro servizi, non puoi semplicemente disfare tutto con tanti saluti. Se sentono che altrove possono guadagnare di più ci vanno di corsa, e a questo punto sono in grado di occupare campi petroliferi in Iraq e Siria, iniziano ad estrarre petrolio, e trovano gente che lo compra, lo trasporta e lo vende. Perchè le sanzioni non sono destinate a colpire i soggetti implicati in questi traffici? Gli Stati Uniti non sanno chi è il responsabile? Non è che per caso sono proprio i loro alleati che stanno facendo tutto questo? E loro non hanno il potere e l’opportunità di influenzare i loro alleati o costringerli a cessare queste azioni? E allora, perchè stanno bombardando lo Stato Islamico? Hanno iniziato a estrarre petrolio e ora sono in grado di pagare meglio e parecchi ribelli che combattono nella cosiddetta “opposizione civile” se la sono squagliata e si sono uniti allo Stato Islamico, miglior pagatore. Ecco, io credo che questa sia una politica di respiro cortissimo, incompetente e senza fondamenti realistici. Ci dicono che bisogna sostenere l’opposizione civile e democratica in Siria, e quindi questa opposizione riceve armi e sostegno. E il giorno dopo metà dei ribelli passano armi e bagagli con lo Stato Islamico. Era una eventualità così difficile da prevedere con un po’ di anticipo? Noi ci opponiamo a questo genere di politica statunitense. Crediamo che sia errata e pericolosa per tutti, voi inclusi. E riguardo alla domanda di tenere in conto i nostri interessi, ci piacerebbe tanto vedere gente come Lei insediata al Dipartimento di Stato. Magari questo potrebbe servire a migliorare la situazione in giro per il mondo. Ma se questo non avviene, Le chiedo di farsi latore di un messaggio per i nostri interlocutori, il Presidente degli Stati Uniti e gli altri funzionari che non desiderano nè cercano alcun confronto. Se pensate che rispettando in qualche modo i nostri interessi molti problemi potrebbero essere risolti, questo richiede fatti, non solo parole. Rispettare gli interessi altrui significa, come ho detto all’inzio del mio intervento, che non potete semplicemente stritolare gli altri usando il vostro eccezionale apparato economico e militare. Non è un gran bel fatto che ora si combatta in Iraq, e che la Libia sia finita in una tale situazione che il vostro ambasciatore è stato ucciso. Volete prendervela con noi per questo? Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite prese ad un certo punto la decisione di dichiarare una zona di non sorvolo sulla Libia in modo che l’aviazione di Gheddafi non fosse in grado di bombardare i ribelli. Non credo che fosse la più saggia delle decisioni, ma è quanto si poteva ottenere in quelle date condizioni. E poi cosa è successo? Gli Stati Uniti hanno iniziato a condurre attacchi aerei, anche contro obiettivi sul terreno. E’stata una clamorosa violazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite senza alcun sostegno giuridico. E’ stata colpa nostra? Lo avete fatto con le vostre stesse mani. E qual è stato il risultato? Il vostro ambasciatore è rimasto ucciso. Di chi è la colpa? Potete rimproverare solo voi stessi. La morte dell’ambasciatore è stata un bene per gli Stati Uniti? E’ stata una cosa terribile, una terribile tragedia. Ma non dovete cercare altrove capri espiatori per i vostri errori. Al contrario, dovete controllare il desiderio di dominare sempre e agire solo sulla base delle vostre ambizioni imperiali. Dovete smetterla di avvelenare le menti di milioni di persone con l’idea che la politica americana può solo essere una politica di ambizioni imperiali. Non dimenticheremo mai che la Russia ha aiutato gli Stati Uniti ad ottenere l’indipendenza, e non dimenticheremo mai la nostra cooperazione ed alleanza durante la prima e la seconda guerra mondiale. Credo che i popoli Americano e Russo abbiano molti importanti interessi strategici in comune, ed è su questi recuproci interessi che dobbiamo costruire le nostre fondamenta. (segue...)

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