LA QUESTIONE UCRAINA (VALDAI, TERZA PARTE)

LE ANALSI

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Abbiamo pubblicato la prima parte e la seconda parte del discorso di Putin a Valdai. Pubblichiamo ora la terza parte dedicata all’esame dell’emergenza Ucraina.

LA QUESTIONE UCRAINA

10. Il precedente ucraino come caso emblematico. Vorrei ricordarvi gli eventi dell’anno trascorso. Abbiamo detto ai nostri interlocutori Europei ed Americani che decisioni sbrigative prese dietro alle quinte, decisioni relative, per esempio, all’ associazione dell’Ucraina all’Unione Europea, sono foriere di seri rischi per l’economia. Non abbiamo neanche accennato agli aspetti politici; abbiamo parlato solo di economia e detto che un passo simile, compiuto senza alcun accordo preliminare, aveva risvolti sugli interessi di molti altri paesi, inclusa la Russia nella sua qualità di maggior interlocutore commerciale dell’Ucraina, e che era necessaria una discussione approfondita. Solo per inciso, a questo riguardo, vi ricordo che, per esempio, i colloqui sull’ingresso della Russia nell’ Organizzazione Mondiale del Commercio si sono protratti per 19 anni. E’ stato un lavoro molto complesso, ma alla fine si è raggiunto un consenso di massima. Perchè parlo di questo? Perchè dando il via libera al programma di associazione Ucraino, i nostri interlocutori potrebbero fare entrare in casa nostra beni e servizi per così dire dalla porta di servizio, ma noi non abbiamo espresso un consenso su questo punto, consenso che peraltro nessuno ci ha chiesto. Noi abbiamo intrattenuto colloqui su tutti gli aspetti correlati con l’associazione Ucraina all’Unione Europea, colloqui serrati, anche se voglio sottolineare che il nostro contegno è stato del tutto civile, avendo noi indicato i problemi possibili ed evidenziato le argomentazioni e le dedizioni più ovvie. Nessuno ci ha voluto ascoltare e nessuno ha voluto parlare con noi. Ci hanno solamente detto: “questi non sono affari vostri. Punto. Fine della discussione.”. Invece di un dialogo impegnativo ma -voglio sottolinearlo- civile, si è perseguito il rovesciamento del governo; hanno gettato il paese nel caos, nel collasso economico e sociale, in una guerra civile con enormi perdite. Perchè? Quando chiedo perchè ai miei colleghi restano senza parole: nessuno dice nulla. E questo è quanto.Tutti si smarriscono, dicendo che semplicemente è andata com’è andata. Simili azioni non avrebbero dovuto essere incoraggiate: non potevano funzionare. Dopotutto (ho già parlato di questo) l’ex Presidente Yanukovich aveva firmato qualsiasi cosa, accolto ogni richiesta. Perchè farlo? Qual’era il motivo? Questo è un modo civile di risolvere i problemi? In apparenza quelli che assemblano a ciclo continuo “rivoluzioni colorate” si considerano “artisti brillanti” e semplicemente non possono fermarsi. Sono certo che il lavoro di associazion integrate, la cooperazione di struttere regionali potrebbe reggersi su basi chiare e trasparenti. Il processo di formazione dell’Unione Economica Eurasiatica è un buon esempio di questa trasparenza. I paesi che partecipano a questo progetto hanno informato le proprie controparti in anticipo dei loro programmi, evidenziando i parametri su cui si basa la nostra associazione e i principi informatori, principi che si uniformano completamente alle regole dell’Unione Mondiale del Commercio. Aggiungo che noi avremmo visto con favore l’inizio di un dialogo fra l’Unione Eurasiatica e l’Unione Europea. Fra l’altro: loro ci hanno sbattuto la porta la porta in faccia su questo punto, ed ancora non si è capito il motivo: cosa è che gli fa tanta paura? E, naturalmente, questo lavoro comune, crediamo dovrebbe incominciare un dialogo (ne ho parlato diverse volte con molti statisti occidentali raccogliendo il loro consenso) sulla necessità di creare uno spazio comune di cooperazione economica e di sviluppo civile capace di unire tutti i territori dall’Atlantico al Pacifico.

11. Retroscena sul colpo di stato del 21 febbraio in Ucraina.  Il 21 febbraio Viktor Yanukovich firmò il ben noto documento con l’opposizione. I ministri degli esteri di tre paesi Europei hanno sottoscritto a loro volta l’accordo come garanzia della sua esecuzione. Il Presidente Obama mi ha chiamato e abbiamo parlato di questi argomenti e di come avremmo cooperato all’attuazione degli accordi. La Russia si è assunta determinati impegni. Ho ascoltato il mio collega Americano il quale mi ha detto che era pronto ad assumersi a sua volta certi impegni. Era la sera del 21. Lo stesso giorno il Presidente Yanukovich mi ha chiamato per dirmi che aveva sottoscritto l’accordo, che la situazione era stabilizzata e che stava andando ad una conferenza a Kharkov. Non vi nasconderò il fatto che io espressi la mia preoccupazione: com’era possibile abbandonare la caputale in quella situazione? Lui mi rispose che secondo lui era possibile perchè c’era l’accordo firmato con l’opposizione e la garanzia dei ministri degli esteri dei paesi europei. Vi dirò di più: gli dissi che non ero sicuro che tutto sarebbe andato al meglio, ma che stava a lui decidere. Era il presidente, conosceva la situazione, sapeva meglio di tutti cosa fare. “In ogni caso, non credo che dovresti ritirare i reparti antisommossa da Kiev” gli ho detto. Lui mi ha risposto che capiva. Poi è partito ed ha dato ordine di ritirare da Kiev tutti i reparti antisommossa. Ottima mossa, complimenti. Sappiamo tutti cosa è successo a Kiev. Nei giorni successivi, nonostante le nostre conversazioni telefoniche, nonostante la firma dei ministri degli esteri, appena Yanukovich ha lasciato Kiev, la sua amministrazione è stata occupata con la forza e con essa gli uffici governativi. Lo stesso giorno hanno sparato alla scorta del Procuratore Generale dell’ Ucraiana, ferendo uno degli uomini della sicurezza. Yanukovich mi ha chiamato e mi ha detto che gli sarebbe piaciuto incontrarmi per un colloquio. Ho accettato. Abbiamo deciso di incontrarci a Rostov perché era vicino e lui non voleva allontanarsi troppo. Ero già pronto a prendere l’aereo, quando è venuto fuori che lui non poteva nemmeno arrivare li. Stavano già iniziando a usare la violenza contro di lui, a tenerlo sotto tiro. Lui e i suoi collaboratori non sapevano nemmeno esattamente dove andare. Non ve lo nascondo: lo abbiamo aiutato a raggiungere la Crimea, dove è rimasto per qualche giorno. La Crimea era ancora Ucraina, al tempo. In ogni caso la situazione a Kiev si stava sviluppando molto rapidamente e violentemente, sappiamo cosa è successo (anche se magari il pubblico mondiale lo ignora): ci sono stati dei morti ammazzati, della gente arsa viva. Sono andati negli uffici del Partito delle Regioni, hanno sequestrato i funzionari e li hanno ammazzati, bruciandoli vivi nelle cantine. In queste circostanze, non c’era modo di permettergli di tornare a Kiev. Tutti hanno stracciato gli accordi con l’opposizione garantiti dai ministri degli esteri e dalle nostre conversazioni telefoniche. Si, vi dirò francamente che lui ci ha chiesto di aiutarlo a riparare in Russia, e noi lo abbiamo fatto. E’ tutto.

12. Il referendum in Crimea. Osservando questi sviluppi, la gente della Crimea ha preso quasi immediatamente le armi ed ha chiesto aiuto nella organizzazione delle iniziative che intendevano sviluppare. Sarò onesto: abbiamo usato le nostre forze armate per immobilizzare le unità ucraine dislocate in Crimea, ma non abbiamo costretto nessuno a partecipare alle elezioni. Questo impossibile, siete tutti adulti e vaccinati, e ve ne rendete conto benissimo. Come avremmo potuto farlo? Intendo: portare la gente alle urne con i fucili alla schiena? La gente è andata a votare come si va ad una festa, lo sanno tutti. Hanno votato tutti, anche i Tartari di Crimea. Nella loro comunità l’affluenza è stata meno elevata, ma nel complesso è stata alta. Comunque il 97% dei votanti si è espresso per il “si”. Perché? Perché quelli contrari non sono andati ai seggi, e quelli favorevoli che ci sono andati hanno votato “si”. Ho già parlato dell’aspetto legale della faccenda. Il Parlamento della Crimea si è riunito e ha votato a favore del referendum. Di nuovo: è possibile sostenere che diverse dozzine di persone siano state trascinate nel parlamento per votare? Non è mai successo. E’ impossibile: se qualcuno non vuole votare sale su un treno o su un aereo e sparisce. Invece hanno presenziato tutti ed hanno votato per il referendum e successivamente la gente è andata a votare per l’unione con la Russia, ed è tutto. In che modo tutto ciò si ripercuote sulle relazioni internazionali? E’ sotto i nostri occhi: in ogni caso se evitiamo di formulare giudizi sulla base dei cosiddetti parametri differenziati e e accettiamo il fatto che tutti i popoli hanno uguali diritti, le relazioni internazionali non possono in alcun modo cambiare le cose. Dobbiamo ammettere il diritto dei popoli all’autodeterminazione.

13. La storia dell’Ucraina vista dalla Russia. Innanzi tutto, riguardo la mia opinione sulla sovranità ucraina: non ho mai contestato che l’Ucraina sia un paese Europeo moderno, legittimo, sovrano. Mac’è un’altra questione, una questione complessa, che è quella del processo storico che ha consentito all’Ucraina di assumere l’estensione tracciata dai suoi attuali confini. Forse non siete informati del fatto che nel 1922 parte dei territori a cui facciamo riferimento aveva (e aveva sempre avuto storicamente) il nome di Novorussia. Perchè questo nome? Essenzialmente a causa del fatto che esisteva una singola regione con il suo centro a Novorossijsk, una regione chiamata Novorussia. Questo territorio includeva Kharkov, Lugansk, Donetsk, Nikolayev, Kherson e la regione di Odessa. Nel 1921-22, quando si formò l’Unione Sovietica, questo territorio venne trasferito dalla Russia all’ Ucraina. La logica dei comunisti era semplice: il loro fine consisteva nell’aumentare la quota di “proletariato” In Ucraina in modo da assicurarsi un maggiore sostegno nella gestione dei vari processi politici perchè, dal punto di vista comunista, i contadini erano un gruppo filoborghese ostile alla loro causa, e quindi avevano bisogno di allargare la consistenza del proletariato. Questo è il primo punto. Secondo: quello che è accaduto durante la guerra civile. I gruppi nazionalisti in Ucraina hanno provato di occupare queste regioni senza successo, e i bolscevichi hanno detto ai loro sostenitori in Ucraina: guardate cosa potere esibire alla gente Ucraina. I nazionalisti non sono riusciti ad impadronirsi di questi territori, e voi invece si. In ogni caso al tempo si trattava di un unico paese e quindi questa non venne considerato una grande perdita per la Russia, visto che tutti facevano parte della stessa comunità. Nel 1954 Khruschev, che amava sbattere le scarpe alle Nazioni Unite, decise per qualche ragione di trasferire la Crimea all’Ucraina. Questo violava persino le leggi dell’Unione Sovietica. Lasciatemi spiegare cosa intendo. Secondo la legge sovietica allora vigente, un territorio poteva essere trasferito da una repubblica federata all’altra solo con l’approvazione del Soviet Supremo di tutte le repubbliche interessate. Il che non fu fatto.  Al contrario, i soli Presidi dei Soviet Supremi di Russia ed Ucraina sottoscrissero la decisione di procedure: solo I Presidi, non i parlamenti. Questa era una violazione patente delle leggi vigenti al tempo. Negli anni novanta, dopo il collasso dell’Unione Sovietica, la Crimea esercitò pressioni perché le venisse riconosciuta autonomia con larghi poteri. Sfortunatamente le autorità di Kiev da parte loro incominciarono ad abolire gli stessi poteri locali, riducendoli essenzialmente a zero e centralizzando l’intero processo decisionale politico, economico e finanziario. Lo stesso è accaduto per il sud est. E per quanto riguarda gli Ucraini occidentali, forse non siete a conoscenza del fatto che l’Ucraina ha annesso quei territori dopo la seconda guerra mondiale? Alcuni territori sono annessi dalla Polona, ed altri dall’Ungheria, a quanto so. Cos’era Leopoli se non una città polacca? Siete a conoscenza di questi fatti? La Polonia venne compensata con territori sottratti alla Germania, quando la Germania venne spogliata di un certo numero di regioni orientali. Non sono qui per giudicare se questo fosse giusto o sbagliato, ma è quello che è avvenuto. Considerato tutto questo, è difficile non riconoscere che l’Ucraina a è una formazione statale complessa e composita. E’ così che la storia si sviluppa. Il popolo della Crimea ha temuto per la propria incolumità e per il futuro dei propri bambini dopo un colpo di stato perpetrato con il supporto dei nostri interlocutori occidentali e ha deciso di utilizzare il proprio diritto all’autodeterminazione riconosciuto dalla legge internazionale. In ogni caso, questo non significa in nessun modo che noi non rispettiamo la sovranità Ucraina. Rispettiamo la sovranità Ucraina e continueremo a farlo. Spero fortemente che le relazioni Russo Ucraine possano normalizzarsi e svilupparsi e credo che questo sia un processo inevitabile. (segue)

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