LA CITTA’ DI SHVONDER E SARIKOV

LE TESTIMONIANZE

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– Eva Merkurieva-

Sono tornata da Kiev. Il viaggio non è stato facile, non ho avuto la possibilità di scrivere molto. La politica ha fatto da sottofondo. Da rumore dietro le quinte. A volte era divertente. Ma più spesso non lo era affatto. Condivido le mie impressioni:

Nonostante tutta la spavalderia Kiev sembra una città molto trascurata. Come ha detto un mio amico, sembra che non spazzino da vent’anni. L’abbondanza di simboli giallo-blu nei luoghi più inappropriati salta all’ occhio. Il giallo molto rapidamente diventa sporco, scolorato dalla pioggia, schizzato dalle macchine, e lo spettacolo finale è sempre deprimente. Soprattutto il giallo-blu diventa surreale in posti tipo le recinzioni che circondano i cantieri edili e i supermercati di lusso. A un certo punto mi è venuto in mente che sarebbe ora di dare un po’ di patriottismo anche agli attraversamenti pedonali colorandoli di giallo-blu. E magari sostituire il verde dei semafori con il blu. Perché, si sa: “l’Ucraina prima di tutto”! Fanno un’impressione assurda anche le auto con cofani, bauli e addirittura finestrini laterali dipinti di giallo-blu da quei veri patrioti dei proprietari. Ci sono persino le auto targate “PTN PNH” [2]. E un numero spropositato di varianti di simbologia nazionale sulle auto: un soldo, una dozzina. Ci sono anche macchine che hanno dentro una bandierina ucraina con una svastica rossa. Come si fa a non ricordarsi “Cuore di Cane”? Kiev è diventata città degli Schvonder e dei Šarikov [1]. Il professore Preobraženskij sarebbe stato immediatamente inquadrato come favoreggiatore dei separatisti. Nel mio baretto preferito lungo la strada a Podol (un quartiere storico di Kiev) non fanno più i blini, quelle frittelle deliziose. Altro padrone, altro personale, tutta gente dell’ovest arrivata in quantità. E ora, invece dei blini, ecco un bel fast-food con prodotti preconfezionati, una pagnotta con dentro della roba strana, come nei chioschi ambulanti ad una stazione. Con dentro merda assortita, come nei ristoranti delle stazioni. Forse si pensa che questo faccia molto “europeo”. In generale, l’impressione è che dopo Maidan a Kiev si siano trasferite centinaia di migliaia di persone dall’Ucraina Occidentale, in ogni angolo si sente il dialetto di Leopoli. Ogni tanto si vedono le bandiere ucraine appese alle terrazze. Un mio amico mi raccontava che prima delle elezioni venivano porta a porta degli “emissari” che offrivano dei soldi per appendere la bandiera in terrazza. Ma non escludo neanche che qualcuno abbia adornato il proprio balcone gratis. E di nuovo viene in mente Cuore di cane. Un libro per tutti i tempi, anche per Kiev, città senza tempo.

La TV parla di “elezioni finte” nel Donbass dalla mattina alla sera, parla di separatisti, terroristi, truppe terroristiche russe, di cyborg ucraini dall’aeroporto di Donetsk (e persone che sembrerebbero adulte ripetono: “Si! Evviva! I cyborg!”). Un posto speciale in televisione occupa Bezler: su di lui sono state fatte delle trasmissioni e dei film interi. Sembra che i bravi patrioti spaventino i bambini dicendo che arriva Bezler. Non ci può essere alcun dubbio che Bez, trovandosi a Gorlovka, bombarda Gorlovka stessa con i “Grad” e, dalla via che ci siamo, bombarda anche Makeevka. Le forze armate dell’ATO, stando alla versione dei giornalisti di Kiev, non bombardano mai nessuno.

Nonostante il fatto che Svoboda abbia preso un bel rimpallo alle elezioni, a quanto pare avrà in questo film il ruolo di “fascista protagonista”: Kiev è stracolma di simboli fascisti del battaglione Azov: la svastica stilizzata è ovunque sui cartelloni pubblicitari. Centinaia, se non migliaia, di cartelloni in tutta la capitale. I giornalisti Kiev, quelli che ripetono ogni giorno il mantra dell’”Ucraina una e indivisibile“, non hanno la minima idea di come si chiamino in realtà le città e i borghi del Donbass: dicono ToshkOvka invece di TOshkovka, SnIzhne (variante russa: SnEzhnoe) invece di SnizhnE (SnezhnOe), Hruschuvate invece di Hryaschuvate (Hryaschevatoe) VorgUlevka invece VergulEvka … Per non parlare del fatto che nei servizi si può sentire Dombas invece di Donbass, e che la regione di Lugansk faccia parte del Donbass è un segreto noto a pochissimi. Sono tutti Šarikov. Fanno dei report “dalla prima linea” da qualche parte vicino a Kramatorsk, e riferiscono non le cose che hanno visto direttamente ma i servizi stampa della ATO o del Consiglio di Sicurezza. A che serve, ci si chiede, andare a Kramatorsk per riferire le notizie date da Kiev?

A Kiev hanno acceso il riscaldamento. Anche se i funzionari pubblici sono indignati: una temperatura di più uno (1 grado centigrado) non è un buon motivo per riscaldare gli appartamenti! Promettono di spegnere fino a che non ci sarà un vero calo della temperatura! Promettono di abbassare la temperatura della centrale nei giorni lavorativi. I prezzi del gas sono aumentati. Per Kiev questo è un nonsenso: pagare per il riscaldamento come tutti gli altri paesi o quasi come tutti! La benzina è cara. Le strade vuote non sembrano affatto quelle di una capitale. Però PTN PNH.

Le parole”Donetsk” e”Lugansk”, pronunciate ad alta voce, provocano ai patrioti una reazione isterica. Sempre diversa. Le catene farmaceutiche non forniscono medicinali a Donetsk, un’azienda si è rifiutata di mandare i macchinari per un ospedale di Donetsk, in una compagnia dei trasporti un cliente, dopo aver sentito che si facevano spedizioni anche per le regioni di Donetsk e Lugansk, ha iniziato ad urlare, battere i piedi… ha smesso di compilare i moduli ed è corso via, dicendo che avrebbe denunciato il vettore per favoreggiamento ai terroristi.

Veniamo ai profughi, le persone che sono fuggite a Kiev da Donbass. Alcuni hanno lasciato Donetsk e Lugansk (per lo più Donetsk) a bordo di auto molto costose e con del denaro. Questi hanno le case a Kiev. Vivono tranquillamente anche se in taluni casi, per la verità, hanno attirato l’attenzione del nuovo “onesto” governo e quindi adesso hanno meno soldi di prima. Altri hanno lasciato Donetsk e Lugansk semplicemente a bordo di auto costose o auto e basta. Pensavano che Kiev li avrebbe accolti a braccia aperte e avrebbe condiviso con loro la propria ricchezza. Sono stati fortunati in pochi. Pochissimi. I restanti, quelli che sono rimasti a Kiev nonostante tutto, si sono immersi completamente nella lettura delle notizie sui cyborg dell’aeroporto di Donetsk. Le loro vite sono andate distrutte. Ci sono poi le famiglie con bambini che sono partiti per Kiev per rifugiarsi da parenti e conoscenti (o conoscenti dei conoscenti) scappando dai bombardamenti e dalla distruzione per salvare i loro figli. Molti sono senza lavoro, senza soldi, senza cibo né medicinali.

Di politica a Kiev si parla partendo dal presupposto che L’Ucraina è uno stato centralizzato. La realtà e i dati di fatto che smentiscono questa tesi vengono ignorati. Molti vivono in una propria realtà fantastica e in questa realtà l’Ucraina è uno stato indipendente, importante, che decide. Ma la colpa di tutti i problemi interni è di Putin. Putin è responsabile di qualsiasi cosa, in generale. Sono pochi quelli che riescono a capire e ad accettare l’idea che ciascuno è responsabile dei propri problemi. Pochi per non dire nessuno.

Ad ogni angolo c’è qualcuno che raccoglie i soldi. I giovani che hanno l’eta per andare all’università vagano tristemente lungo le strade sperando che gli automobilisti sborsino qualcosa per appoggiare l’operazione punitiva “ATO” e le sue conseguenze: disabili che ora hanno bisogno di protesi di mani, piedi, occhi … Nelle scatolette ci sono pochi soldi. E i guerrieri disabili (ormai ex guerrieri) raccontano in TV che le protesi acquistate a spese pubbliche si rompono dopo due settimane. Si vuole che i giovani siano entusiasti, vivano lo spirito del combattimento, ma non che si fermino a pensare in cosa consista esattamente  vivere l’esperienza della guerra: cosa prova un ragazzo giovane quando diventa un invalido? L’ignoranza è ovunque: dal Comandante (che si batte “per la pace”), dal Ministro (che conosce la direzione segreta “nord-sud”) fino alla persona comune (con ricamo nazionale sul cofano). Tutti costoro non sono per niente turbati dalla tragedia dei genitori che hanno perso ieri i propri figli allo stadio di Donetsk. Non hanno idea di cosa vuol dire vivere sotto bombardamenti. Non hanno alcuna compassione.

Naturalmente, ci sono altre persone di Kiev. Completamente diverse. Ma la loro voce non si sente. Non si sente per niente. Troppi Schvonder, troppi Sharikov.

Poi, c’è stato un segno. “Annushka ha già comprato l’olio, e non solo lo ha comprato, ma lo ha già rovesciato” [3]. A Kiev l’altro giorno si è rovesciata un’autocisterna di l’olio di girasole.

Originale: Gorod Shvonderov i Šarikovikh 

[1] il testo contiene diversi riferimenti al romanzo di Bulgakov “cuore di cane”, in particolare Schvonder è il capo della commissione politica del fabbricato, Sharik il cane trasformato un semi umano da un trapianto, il Prof. Preobraženskij il dottore effettua l’intervento;

[2] acronimo di Putin poshel na huj ovvero “Putin, vaffanculo”;

[3] riferimento a “il maestro e margherita” sempre di Bulgakov. Quando Berlioz si allontana allo scopo di telefonare all’Ufficio stranieri per avvertire della presenza in città di un consulente che presenta chiari segni di instabilità mentale, allora va incontro, scivolando sull’olio di girasole versato da Annushka e finendo così sotto le ruote del tram, alla morte che proprio lo straniero gli aveva profetizzato: “…Annushka ha già comprato l’olio di girasole, e non solo l’ha comprato, ma lo ha anche versato. Per questo la riunione [al Massolit] non avrà luogo”.

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