MA VOI, SIETE PRONTI ALLA GUERRA?

LE ANALISI

G20 Summit in Brisbane

-Ilio Barontini-

Secondo la stampa occidentale a Brisbane si è verificata una sorta di messa in stato di accusa formale, che ha visto la Russia espulsa dal concerto delle potenze e il suo Presidente messo spalle al muro dal coro unanime delle accuse, “accerchiato”, “braccato” addirittura “in fuga” come un ladruncolo sorpreso dalla polizia con le mani nel sacco.

Non ci vuole molto a capire che siamo di fronte ad una manipolazione propagandistica: il fatto viene svuotato della propria complessità, sceneggiato con tecniche teatrali comprensibili ad un bambino di sei anni, lanciato su alcune piattaforme editoriali che “dettano la linea” e diligentemente ricopiato su tutti gli altri media del mondo occidentale.

Chi ha seguito dall’inizio la crisi ucraina conosce bene questo tipo di meccanismi, e sa che producono una catena di effetti negativi. Il pubblico si vede sottratta la possibilità di comprendere la pericolosità di una data situazione, il che lo induce a sottostimare i rischi cui viene esposto e a sostenere decisioni avventate. Ovviamente queste iniziative producono effetti molto diversi da quelli attesi. Alla lunga la realtà quotidiana in cui le persone si trovano a vivere tende fatalmente a divergere (in peggio) dalla rappresentazione mentale che si sono raffigurate, e questo le conduce all’isterismo, alla dissociazione e alla pazzia. Se vogliamo sottrarci a questa spirale psicotica dobbiamo quindi fare uno sforzo serio di comprendere ciò che è accaduto, che è pericoloso non per la Russia (o meglio, non solo per la Russia) ma per tutti noi.

Gli antefatti sono noti: il colpo di stato dello scorso febbraio ha fatto sorgere fra occidente ed oriente un contenzioso il cui oggetto è ormai emerso chiaramente: l’obiettivo politico minimo della Russia (neutralizzazione e federalizzazione dell’Ucraina) è inaccettabile per i paesi occidentali; mentre la Russia giudica (fondatamente) la pretesa della NATO di estendersi ad est fino Kharkov una minaccia mortale alla propria stessa integrità.

La strategia negoziale russa. La Russia ha gestito la crisi alternando volutamente prove di forza ed aperture. In un primo momento (febbraio marzo) ha ammesso la Crimea nella Federazione e incoraggiato le proteste nel sud est del paese. Poi ha aperto un canale di dialogo (accordi di Ginevra di aprile), ha ritirato le truppe schierate sul confine ed ha tollerato la violenza del governo di Kiev sui rivoltosi. Ad agosto l’operazione Anti Terrorismo è giunta ad un passo dallo schiacciare la Novorussia, per cui Mosca si è vista costretta ad intensificare il sostegno alla ribellione consentendole di riportare una vittoria militare decisiva. A settembre, però, la Russia ha fatto mostra di nuova disponibilità negoziale, costringendo con metodi brutali gli insorti a sedersi al tavolo di Minsk. A novembre ha riconosciuto la validità delle elezioni tenutesi a Donetsk e Lugansk ma, contemporaneamente, ha consentito alla conclusione di un accordo che ha provvisoriamente disinnescato una potenziale crisi energetica invernale in Europa. La finalità di questa condotta altalenante era palese: evidenziare la propria ferma intenzione di difendere gli interessi nazionali e, nel contempo, la propria disponibilità a considerare e rispettare quelli degli interlocutori. Questa strategia è stata umanamente e politicamente costosa per la Russia e per Putin. Nulla avrebbe potuto impedire a Mosca di riportare Janukovich a Kiev a febbraio sulla punta delle baionette, di riconoscere le repubbliche secessioniste e difenderle militarmente ad aprile, di sostenere le armate novorusse nella loro avanzata travolgente a settembre, di assiderare l’ucraina e l’Europa a novembre. Il motivo per cui la Russia ha compiuto queste rinunce e pagato questi prezzi politici è facilmente individuabile nella volontà di Putin di individuare una soluzione di compromesso con i “partener occidentali” o perlomeno con gli europei.

La chiusura occidentale. Il problema di Putin oggi è rappresentato dal fatto che questi gesti distensivi non hanno ricevuto nessuna reale attenzione da parte dell’occidente: anzi, sono stati erroneamente interpretati come altrettanti segnali di debolezza di cui approfittare per metterlo in difficoltà. Gli accordi di Ginevra hanno prodotto l’ operazione anti terrorismo, quelli di Minsk le sanzioni di metà settembre, ed oggi gli occidentali ricompensano la disponibilità dimostrata dai russi nelle trattative sulle forniture di gas brandendo l’arma petrolifera e minacciando nuove sanzioni.

Il G20 di Brisbane e il suo significato.

E siamo arrivati al vertice di Brisbane, un incontro che nasceva su pessime premesse: il premier australiano Tony Abbot aveva in passato minacciato di “affrontare fisicamente” il Presidente Russo alla prima occasione per la questione dell’abbattimento del boeing malese, mentre Putin si è presentato a Brisbane mandando a precederlo una squadra navale russa accompagnata dall’incrociatore Varjag che ha condotto esercitazioni nelle acque internazionali prossime al Mar dei Coralli pochi giorni prima dell’apertura del vertice. In occasione dell’incontro eurasiatico di Milano Putin aveva chiarito agli occidentali che gli accordi di Minsk non dovevano essere intesi come una capitolazione, ma come l’inizio di un dialogo. Erano seguite le elezioni in Ucraina e Norovussia e l’accordo sulla fornitura del gas. Le parti hanno impiegato gli ultimi due mesi a rinforzare i dispositivi militari sul campo nel Donbass, mentre Stati Uniti ed alleati hanno fatto leva sul prezzo del petrolio per colpire l’economia russa con una sorta di dumping. In sostanza, questo vertice rappresentava l’ultima occasione per verificare, da parte russa, la disponibilità occidentale ad una soluzione negoziale.

Purtroppo, sotto questo profilo, l’incontro si è concluso con un fallimento. Per la terza volta in pochi mesi la Russia ha fatto concessioni, e per la terza volta si è scontrata con l’intransigenza occidentale. Esaminiamo le parole di Putin e di Obama [con alcuni incisi esplicativi fra parentesi]

Putin: Tutti gli incontri bilateriali sono stati dedicati quasi esclusivamente all’Ucraina. Devo dire che queste conversazioni sono state sincere, informative e, a mio parere, utili. Penso che io e i miei colleghi siamo riusciti a capirci meglio e sono riuscito a evidenziare le ragioni della Russia, mentre ho preso atto delle preoccupazioni espresse dai colleghi che ho incontrato [in sostanza: in ogni incontro si è registrato un muro contro muro]. Sulle modalità per una soluzione definitiva capace di risolvere tutti i complessi problemi che circondano la questione ucraina non so ancora rispondere [non è stato possibile addivenire ad alcun accordo]. … Per la Russia è importante che gli interessi delle persone che vivono nel sud est dell’Ucraina vengano rispettati, è importante che possano godere di pari diritti, e che vengano messe in atto le norme di convivenza civile previste dalla legge[le richieste russe restano quelle da febbraio in avanti: neutralità, federalismo ]. Putin ha condannato la decisione del governo Ucraino di spogliarsi degli obblighi sociali nei confronti delle persone che abitano i territori della novorussia:  Da fonti mediatiche sono a venuto a conoscenza del fatto che il Presidente ha emanato un decreto che, a mio parere, corrisponde in realtà ad un blocco economico delle regioni di Lugansk e Donetsk. Credo che questo sia un grosso errore, perché in questo modo si  sono spossessati di queste regioni con le loro stesse mani. [la Russia considera ora Donetsk e Lugansk territori di sua competenza]… “La cosa più importante è che non si può guardare il problema da un solo lato. Oggi nella parte orientale dell’Ucraina è in atto una lotta che coinvolge le truppe governative, che fanno anche uso di missili… Ma qualcuno ne parla? Nemmeno una parola. Ciò significa che voi desiderato che il governo ucraino distrugga tutto, tutti gli avversari politici e coloro che vi si oppongono. Volete questo? Noi non lo vogliamo e non lo permetteremo. [la Russia è disponibile ad affrontare una grande guerra per difendere le proprie ragioni in Ucraina]”.

Obama: “In occasione degli incontri con me i leader europei hanno riaffermato che la Russia non rispetta l’accordo che Vladimir Putin ha firmato ed accettato, ed il risultato è che abbiamo intenzione di continuare a sostenerne l’isolamento economico pur mantenendo la possibilità di una soluzione diplomatica [Gli Stati Uniti considerano la Russia vincolata alla loro interpretazione degli accordi di Mink]. La Russia ha la possibilità di scegliere un’altra strada per risolvere il problema ucraino, in conformità con il diritto internazionale. Questo è quello che preferiamo. Se succederà questo, allora sarò il primo a chiedere la revoca delle sanzioni che, francamente, hanno un impatto devastante sull’economia russa. [La Russia non ha altra strada se non quella di rinunciare completamente e per sempre ad avere una voce in capitolo nelle questioni ucraine] Ma se Putin continuerà per la strada intrapresa, violando il diritto internazionale al fine di garantire i separatisti in Ucraina con armi pesanti, violare l’accordo di Minsk da lui avallato, l’isolamento della Russia continuerà. Anzi gli Stati Uniti e i loro alleati continueranno ad esplorare costantemente meccanismi aggiuntivi per aumentare la pressione sulla Russia. [l’occidente non è interessato ad una situazione negoziale ed inasprirà le misure punitive fino al completa perseguimento dei propri obiettivi ed una completa rinuncia russa]

In conclusione. Queste dichiarazioni rappresentano la verbalizzazione di un dissidio insanabile, in seguito al quale la diplomazia non potrà che lasciare la parola alle armi ed alle sanzioni. Il fatto che alcuni leader anglosassoni (principalmente il Primo Ministro Canadese Stephen Harper, quello Britannico David Cameron e quello Australiano Tony Abbot) abbiano adottato un approccio a Putin al limite della scortesia personale e che la stampa locale gli abbia riservato un trattamento simile ad un linciaggio è significativo e si inserisce in una sorta di “spoliazione rituale” degli attributi cerimoniali di un capo di stato a cui le potenze occidentali sottopongono i dirigenti di un paese che si apprestano ad aggredire. La decisione di Vladimir Putin di abbandonare in anticipo il vertice costituisce un chiaro segnale che la Russia non intende subire passivamente questo trattamento. Altrettanto inquietante è la decisione di Angela Merkel e degli altri statisti europei, che hanno riservato un trattamento formalmente più rispettoso al Presidente Russo, di allinearsi alla richiesta di nuove sanzioni in una congiuntura in cui la Russia aveva esibito sostanziali concessioni ed espresso manifestazioni di disponibilità al dialogo.

Una delle più gravi crisi diplomatica dei tempi moderni: ma l'etichetta richiede anche questo;
Una delle più gravi crisi diplomatica dei tempi moderni: ma l’etichetta richiede anche questo;

Perché tutto questo non produce, come sostengono la nostra stampa e la nostra televisione, un Putin che fugge in preda al panico. Produce in Putin che, vedendo respinta e ripagata con misure punitive ogni manifestazione di disponibilità, si vede costretto a percorrere la strada del confronto e del conflitto.

Perché questo tipo di contegno da parte non “dei grandi del mondo”, ma degli Stati Uniti e dei loro ascari, non induce la Russia alla resa, ma la spinge al riarmo ed alle maniere forti.

Perché l’ostinato rifiuto della parte occidentale di prendere in considerazione le ragioni e gli interessi della parte orientale espone noi e i nostri figli al terribile pericolo di una grande guerra continentale.

La Russia è pronta. E voi lo siete?

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6 pensieri su “MA VOI, SIETE PRONTI ALLA GUERRA?

  1. Mai letto tanti deliri faziosi in una volta sola…. Impressionato in negativo. La distorsione totale della realtà in puro stile propagandistico russo

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    1. Ognuno riesce a vedere solo fin dove glielo consente lo sguardo. Ma resta la domanda: siamo pronti per un conflitto che porterà non solo in casa nostra ma un pò dappertutto la barbarie che stanno vivendo la Siria, la Libia, l’Iraq, l’Ucraina…?

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      1. Non voglio con questo entrare nel merito della fondatezza del proprio punto di vista.
        Sono sempre i fatti e, quindi, le conseguenze pratiche delle scelte che ognuno di noi fa a dirci se avevamo torto o ragione. E la Siria, la Libia ecc. dovrebbero farci riflettere.

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