UN ALTO FUNZIONARIO: LA CINA RICONOSCE IL REFERENDUM DELLA CRIMEA

L’ATTUALITA’

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– Alexander Mercouris –

Articolo originale: Official – China recgnises crimean referendum

E’ questo il significato di una dichiarazione rilasciata (secondo quanto riporta la TASS) da un alto funzionario del Ministero degli Esteri Cinese. La circostanza che la Cina riconosca il referendum della Crimea significa che di fatto (e di certo, prossimamente, di diritto) riconosce pure l’unificazione della Crimea con la Russia. Si noti anche che il funzionario ha espresso sostegno per la politica russa in Ucraina. Si tratta della dichiarazione più chiara rilsciata ad oggi da una fonte ufficiale (a differenza degli ambienti giornalistici) a proposito della posizione della Cina sulla crisi Ucraina. Provenendo da un funzionario, e non dal Ministro in persona, è passata in sordina. In ogni caso è così che la Cina si muove: prima vengono fatte circolare sui mezzi di informazione affermazioni di un dato tenore, poi le stesse vengono ripetute in contesto formale ma ad un livello gerarchico relativamente basso, ed infine diventano linea ufficiale. Basti dire che è inconcepibile che il funzionario in questione si sia espresso in questo modo senza autorizzazioni dalle più alte sfere del governo Cinese e il fatto che nella sua intervista alla TASS citi addirittura pareri espressi da Xi Jinping in occasione di conversazioni telefoniche con Putin sgombra ogni dubbio su questo aspetto.

Ho sempre avuto l’impressione che l’entità dell’influenza cinese sulla politica della Russia in Ucraina sia notevolmente sottovalutata. Sono certo che ogni singola iniziativa presa da Mosca sin dall’inizio della crisi sia stata discussa e coordinata con Pechino al maggior livello diplomatico possibile. Non dobbiamo commettere l’errore di credere che le uniche conversazioni fra Putin e Xi Jinping siano state quelle riferite ufficialmente o pubblicamente. Il Cinese non vuole essere notato mentre assume un profilo attivo o pubblico nella crisi Ucraina (paese che, su di un piano formale, non ha nulla a che fare con la Cina) e tuttavia, data l’importanza del sostegno Cinese per la Russia e l’importanza della Russia per la Cina, il fatto che le due parti abbiano lavorato assime a stretto contatto e che abbiano discusso ogni aspetto della crisi è una certezza. La consapevolezza di avere il sostegno cinese è una delle ragioni della sicurezza di Putin nelle sue relazioni con Stati Uniti ed Europei. La necessità di coordinarsi con Pechino pone comunque alcuni limiti alla azione di Mosca. Sono certo che una delle molte ragioni per cui la Russia è stata così cauta nell’intervenire attivamente nel Donbass o nel riconoscere le varie elezioni che vi si sono svolte è stata che farlo troppo a cuor leggero o troppo avventatamente non sarebbe stato benvisto a Pechino.

La Cina per tradizione è stata sempre molto cauta ruguardo alle dichiarazioni di indipendenza (una politica riaffermata con richiami specifici all’Ucraina dal funzionario citato dalla TASS) non tanto, come sostengono gli occidentali, perchè sia preocupata per le regioni del Xinjiang o del Tibet (dove la situazione è totalmente sotto controllo) quanto perchè non vuole creare un precedente per Taiwan.  Di nuovo: non penso che molte persone, in occidente ma anche in Russia, comprendano quanto sia delicata per la Cina la questione di Taiwan: basti dire che il motivo chiave della rottura Sino Sovietica del 1960 fu precisamente lo sdegno di Mao Zedong per quello che giustamente considerava un insufficiente appoggio di Mosca su Taiwan.

Questo non significa che non ci sarà l’indipendenza della Novorussia o che la Russia o la Cina abbiano acettato i risultati del colpo di stato di Majdan o il consolidamento del presente regime a Kiev. Entrambi i paesi percepiscono il tipo di “rivoluzioni” orchestrate con il sostegno degli Stati Uniti, quale è stato il colpo di stato del Majdan, come una sfida ed una minaccia dirette a loro stessi. Entambi i paesi quasi certamente hanno concordato sul fatto che i risultati di un colpo di stato posto in atto in un paese chiave dell’Eurasia devono essere azzerati. Si noti come il funzionario, offrendo la dimostrazione più palese possibile del fatto che stava parlando a nome del governo cinese, abbia citato una affermazione fatta da Xi Jinping a Putin durante una delle loro conversazioni telefoniche, affermazione sin ora non divulgata ma molto significativa, ovvero che “non c’è fumo senza arrosto”: nessun dubbio a chi e a cosa si stesse riferendo.

In ogni caso la politica comune di ribaltare gli effetti del colpo di stato del Majdan procederà in maniera progressiva, passo passo, per molte ragioni: la preoccupazione della Cina a proposito di Taiwan è solo una di queste. In conclusione, quelli che si interrogano se per caso esista qualche dissapore fra Pechino e Mosca sul tema della Crimea e, in generale, sulla crisi Ucraina, dopo questa affermazione del funzionario del Governo Cinese possono una volta per tutte mettere i propri dubbi in un cassetto: non ce n’è nessuno.

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