Il controintuitivo piano di Putin in 8 punti per la pace in Ucraina

LE ANALISI

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Ci si fa un sacco di domande sullo scopo finale di Putin. Si spazia da “Putin vuole conquistare l’Ucraina e poi la Moldova, gli stati baltici e (chissa?) magari anche la Polonia” a “Putin vuole pugnalare alle spalle la Novorussia e venderla, barattandola con la Crimea”. E questi non sono solo ragionamenti fini a sè stessi, perchè la vostra comprensione degli eventi odierni dipenderà in grande misura da quello che credete essere il progetto finale di Putin. Per esempio, se pensate sia vera la teoria del “Putin sta per svendere tutto”, allora gli accordi di Minsk sono solo il primo atto della resa totale della Novorussia ai nazisti. Ma se credete che lo scopo ultimo di Putin sia quello di riprendere il controllo su tutta (o buona parte) dell’Ucraina, allora gli accordi di Minsk sono solo un espediente per tenere buona la giunta (di Kiev), darle il tempo di suicidarsi economicamente e poi sferrare il colpo finale. Ma allora qual’è il piano definitivo di Putin?

Il piano di pace in 8 punti di Putin.

Il quotidiano ucraino Zerkalo Nedeli, ha pubblicato recentemente un interessante articolo intitolato “Topografia di sangue” che analizza in modo dettagliato l’andamento della linea di demarcazione (fra i due eserciti) concordata a Minsk, e se questa linea dovesse o no includere l’aereoporto di Donetsk (gli accordi lasciavano l’aereoporto nel territorio della Novorussia). Alla fine dell’articolo, l’autrice, Tatiana Silina, scrive che, secondo le sue fonti, il vero piano di pace di Putin per l’Ucraina può essere formulato nei punti seguenti:

  1. Federalizzazione dell’Ucraina (anche se con un altro nome tipo “decentralizzazione”).
  2. Uno status speciale per le repubbliche di Lugansk e Donetsk, comprensivo della creazione di una autority politica locale, non subordinata a Kiev.
  3. Piena autonomia economica.
  4. Piena libertà nella scelta della lingua ufficiale.
  5. Completa libertà di cultura.
  6. Il diritto di scegliere il proprio “vettore di integrazione economica”.
  7. L’Ucraina deve dichiararsi stato neutrale.
  8. Quanto sopra riportato dovrà trovare esplicito riferimento nella costituzione ucraina.

Tatiana Silina ha aggiunto: “I metodi di Putin possono essere cambiati, ma non il suo scopo: legare permanentemente l’Ucraina alla Russia”.

Qui le cose diventano veramente interessanti. Pensate un po’: come mai Silina comincia con l’elencare 8 proponimenti che (apparentemente) sembrerebbero fatti per separare il più possibile il Donbass dall’Ucraina e poi conclude che questi punti non faranno altro che legare di più l’Ucraina alla Russia? Questa è una domanda cruciale, così ve la farò nuovamente.

Perchè separare il Donbass dal resto dell’Ucraina legherà (invece) l’Ucraina alla Russia?

La seconda domanda non è meno importante e dipende direttamente dalla prima.

Perchè Putin non richiede semplicemente la completa secessione del Donbass ed eventualmente la sua riunificazione con la Russia?

Per capire, facciamo un giochino mentale semplice ma assai interessante. Per prima cosa, consideriamo l’eventualità della completa secessione del Donbass e della sua riunificazione con la Russia e poi confrontiamola con la soluzione di Putin.

Secessione della Novorussia.

Diamo per scontato che Kiev acconsenta (costretta da eventi politici, economici o anche militari). Il Donbass segue l’esempio della Crimea e diventa subito la regione sud-occidentale della Federazione Russa. La prima ovvia conseguenza è che finisce la guerra e l’Ucraina, rimasta monca, si consolida molto di più. Avendo perso il sostegno potenziale della Crimea (andata!) e del Donbass (andato!), le altre regioni “turbolente” (Odessa, Nikolaev, Dnepropetrovsk, Zaporozhie, Chernogov) abbandonano presto ogni velleità di resistere a Kiev e, a tutti quelli che non riescono ad accettare un governo nazista non rimane altra scelta che tacere o emigrare (“incoraggiati” dallo slogan nazi-ucraino “valigia-stazione-Mosca”). Come se non bastasse, a questo punto il regime dice che la Russia ha tradito l’Ucraina, quando aveva promesso di difenderne la sovranità in cambio della rinuncia alle armi nucleari, e che l’adesione alla NATO è l’unico modo per salvaguardare il resto della nazione. La maggior parte della popolazione accetta. Non c’è più chi parla russo, così l’ucraino rimane il solo linguaggio, i media in lingua russa scompaiono. Il compito multimiliardario di ricostruire il Donbass diventa “un problema interno russo”, mentre gli aiuti degli Stati Uniti e dell’Unione Europea vanno solo ai vari faccendieri ucraini (si chiamano “privatizzazioni” e “aperture all’economia”). Questa nuova Ucraina rende possibile l’accerchiamento completo della Russia, dal Baltico al Mar Nero.

Autonomia della Novorussia all’interno dell’Ucraina.

Formalmente, de jure, il Donbass rimane a far parte dell’Ucraina e manda suoi rappresentanti al parlamento (Rada). Dal momento che sia LNR che DNR (Repubbliche Popolari di Lugansk e Donetsk NdT) sono libere di scegliere il loro modello di sviluppo economico (p.e. integrarsi nell’unione doganale con Russia, Kazakistan, Bielorussia ed Armenia), cominciano ad avere un effetto di “attrazione gravitazionale” sul resto dell’economia ucraina. Si guadagna molto di più facendo contratti vantaggiosi con la Russia che cercando di vendere qualcosa all’Unione Europea. La cultura e il linguaggio russo rimangono vivi nella Novorussia e la loro influenza si sente in tutta l’Ucraina. All’opposto, l’ucraino diventa il “dialetto dei perdenti”, il marchio dei poveri. E, poichè l’Ucraina rimane neutrale per costituzione, la NATO semplicemente non entra. Le economie di tutte le regioni riportate sopra (Odessa, Nikolaev, Dnepropetrovsk, Zaporozhie, Chernogov) diventano sempre più dipendenti dalla “zona economica speciale della Novorussia”. Dal momento che l’Occidente non ha nulla da offrire sul piano economico, l’Impero può far conto solo sulla minoranza degli ucraini dell’ovest per portare avanti i suoi interessi , cosa che non controbilancia di certo il potere politico ed economico dell’Ucraina dell’est.

Quale dei due scenari vi sembra più logico?

Il primo non fa altro che consegnare l’Ucraina all’Impero mentre il secondo usa la Novorussia come un robusto laccio per legare il resto dell’Ucraina alla Novorussia e alla Russia. In altre parole, Tatiana Silina ha assolutamente ragione “I metodi di Putin possono essere cambiati, ma non lo è il suo scopo finale: legare l’Ucraina alla Russia”.

Fatto è che, tagliare fuori completamente (de jure) la Novorussia dal resto dell’Ucraina, è la stessa cosa che consegnare il resto dell’Ucraina allo zio Sam e ai suoi fantocci europei. Mantenere una Ucraina unitaria solo di nome, con il Donbass di fatto indipendente rende possibile alla Russia “issare a bordo” l’Ucraina intera. E dal momento che non può esserci nessuna garanzia di sicurezza sia per il Donbass che per la Russia se a Kiev c’è al potere un regime nazista controllato dalla NATO, l’unica soluzione definitiva a questo conflitto è un cambio di regime e la completa de-nazificazione dell’intera Ucraina. Tale risultato può essere raggiunto solo se la Novorussia rimane virtualmente parte dell’Ucraina.

The Saker

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Traduzione a cura di Mario per vineyardsaker.it / Volti Del Donbass
Articolo apparso il 25 Gennaio 2015

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