Un giorno chiave nel conflitto ucraino?

L’ATTUALITA’

Questo può risultare un giorno [NdT:23 gennaio 2015] critico nella evoluzione del conflitto ucraino.

1. Il Consiglio di Sicurezza Russo si riunisce oggi. Noi, ovviamente, non abbiamo un resoconto completo ma il sito ufficiale di Putin ha fornito qualche dettaglio.

Sorprendentemente, Putin si riferisce alla junta come “la Kiev ufficiale” e non “il governo ucraino” o “la parte ucraina”. Si è anche riferito alle due repubbliche est-ucraine come “la Repubblica Popolare di Donetsk” e “la Repubblica Popolare di Lugansk”.

Questo rappresenta il punto più vicino a cui Putin si è spinto finora, dalla elezione di Poroshenko, nel sottintendere che la junta non è la legittima autorità nel Donbass, al contrario delle due repubbliche novorusse.

2. Putin si è anche riferito acutamente agli “ordini criminali” che arrivano dalla “Kiev ufficiale”.

http://eng.kremlin.ru/news/23512

3. Putin ha avuto anche una conversazione telefonica con Lukashenko, un partner chiave in rapporto al conflitto ucraino. Anche su questo non abbiamo altre informazioni su ciò di cui hanno discusso, ma Putin avrà voluto assicurarsi che Lukashenko resti dalla sua parte. Mi aspetto fra breve una telefonata Nazarbayev.

4. Dai commenti fatti da Shuvalov a Davos, adesso sappiamo che Pechino è continuamente consultata. Il punto fondamentale di quello che è successo a Davos, è che Shuvalov ha assolutamente chiarito che la Russia non si sottometterà alle sanzioni e Kostin, della banca VTB, ha dato un allerta molto chiaro contro ogni tentativo di escludere le banche russe dal sistema di pagamenti SWIFT. Il Financial Times ha un buon riassunto dei commenti fatti da Shuvalov e Kostin, e lo riporto più sotto.

5. Nel frattempo, il ministero della Giustizia russo ha vietato formalmente un certo numero di organizzazioni ucraine, compreso Settore Destro. Alcuni di noi sono sorpresi che già non lo fossero.

http://itar-tass.com/en/russia/773105

6. Zakharchenko ha detto che il Memorandum di Minsk non è più valido. Questo non è lo stesso documento, detto Protocollo di Minsk, sull’accordo originale di cessate il fuoco firmato il 5 settembre 2014. È invece il documento tecnico, firmato il 19 settembre, che ne seguì, quello che presumeva di stabilire la linea del cessate il fuoco e provvedeva al ritiro delle armi pesanti. Né il Protocollo di Minsk né il Memorandum di Minsk sono stati mai implementati. Dicendo che il Memorandum di Minsk non è più applicabile, Zakharchenko ha dato il via libera alle operazioni offensive della NAF, quelle che sta attualmente conducendo.

7. Infine, Zakharchenko ha ripetuto ancora una volta che è definitiva la decisione, da parte di Donetsk e Lugansk, di staccarsi dalla Ucraina.

Ora, è possibile che tutte queste discussioni e conversazioni e commenti siano scoordinati ed, in totale, assommino a niente. Forse non c’è nessun cambio nelle politiche della Russia. Tuttavia essi assomigliano ad un indurimento della posizione e forse suggeriscono che, almeno per ora, i russi hanno abbandonato la speranza di un approccio diplomatico. Suggeriscono anche una preparazione al peggio nel caso in cui un altro giro di sanzioni fosse in arrivo.

di Alexander Mercouris
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Dal Financial Times:

Uno dei più importanti banchieri della Russia, ha avvertito venerdì che escludere il Paese dal sistema di pagamento bancario SWIFT equivarrebbe a una “guerra”. Quando la scorsa estate fu avanzata dai politici occidentali, la proposta di escludere la Russia dallo SWIFT ha innescato diffuso allarme nella comunità finanziaria di Mosca. Le banche della Russia fanno grande affidamento sul sistema di pagamento con base in Belgio, sia per i pagamenti domestici che per quelli internazionali. Tuttavia, questa mossa fu considerata allora una sanzione troppo punitiva, tale da essere descritta da un consigliere come “l’opzione nucleare”.

Venerdì a Davos, parlando ad una riunione, Andrei Kostin, capo esecutivo di VTB, la seconda banca più grande della Russia, ha detto: “Se non c’è SWIFT, non ci sono relazioni bancarie, significa che le nazioni sono sull’orlo di una guerra, o che, senza dubbio, sono in una guerra fredda”.

“Il giorno successivo, gli ambasciatori russo ed americano dovrebbero lasciare le capitali”, ha aggiunto.

I commenti di Kostin illustrano come il regime di sanzioni occidentali stia creando un senso di rabbia e di sfida fra le élite politiche ed economiche della Russia.

“Ulteriori pressioni sulla Russia non credo che faranno cambiare la situazione” ha detto, rimarcando che il Paese si sta muovendo per ridurre la propria dipendenza dai sistemi di pagamento occidentali come lo SWIFT.

“Noi abbiamo già creato una alternativa interna al sistema SWIFT…e abbiamo bisogno di creare alternative internazionali”.

Ha attirato l’attenzione sugli sforzi in corso fra Russia e Cina per creare una loro piattaforma separata, fuori dal controllo occidentale.

Igor Shuvalov, il vice primo ministro della Russia, ha riecheggiato questo tema. “Noi stiamo sviluppando un nostro vettore orientale” ha dichiarato Shuvalov, rimarcando che, quantunque già in corso prima della crisi, gli sforzi per costruire legami con la Cina si sono intensificati drammaticamente dall’inizio delle sanzioni, con la Russia alla ricerca di alternative all’occidente.

Shuvalov ha detto che le cosiddette nazioni BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e SudAfrica) sono anche pronte ad aiutarsi l’un l’altra in una crisi finanziaria. “Grandi investitori cinesi stanno venendo da noi”, ha detto.

Dalla rottura delle relazioni con l’occidente dovuta all’Ucraina, il “fulcro sull’Asia” è diventato un punto chiave della politica estera di Vladimir Putin. Sebbene siano stati firmati numerosi accordi importanti, come il contratto da 400 miliardi di dollari per fornire il gas russo alla Cina per trent’anni dello scorso maggio, pochi decisori politici o uomini d’affari credono che la Cina possa salvare l’economia russa da una penosa recessione.

“Quella attuale sembra più morbida [della crisi finanziaria del 2008-2009] ma stiamo andando verso una lunga situazione di crisi ed essa può essere protratta” ha detto Shuvalov.

Ma ha aggiunto che la pressione straniera non riuscirà a cambiare la leadership politica del Paese.

“Noi riusciremo a sopravvivere ad ogni difficoltà nel Paese, mangeremo meno cibo, useremo meno elettricità” ha detto.

Alexei Kudrin, il rispettato ex ministro delle Finanze, ha previsto che quest’anno la Russia possa assistere ad una fuoriuscita di capitali di 90 miliardi di dollari, dopo il record di 151 miliardi nel 2014. “Dobbiamo capire chiaramente il prezzo che stiamo pagando per le sanzioni” ha detto.

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Traduzione a cura di Fabio San per vineyardSaker.it / Volti Del Donbass
Articolo di Alexander Mercouris apparso il 24 Gennaio 2015

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