False flags e come avviare una “rivoluzione colorata” in Argentina

LE ANALISI

Alberto-Nisman-1728x800_cCome inizia:

1987-88: L’Iran firma tre accordi con la Commissione Nazionale Argentina per l’Energia Atomica. Il primo accordo argentino-iraniano comprendeva l’aiuto nel convertire il reattore fornito dagli Stati Uniti del Centro di Ricerca Nucleare di Teheran (TNRC) da carburante altamente arricchito ad uranio arricchito al 19.75%., e nel fornire questo uranio a basso arricchimento all’Iran.

Dicembre 1992: L’ambasciata statunitense informa il governo argentino che la continuazione di un accordo di cooperazione nucleare Iran-Argentina non é accettabile per Washington.

Nel marzo del 1992 l’ambasciata israeliana e nel luglio 1994 l’edificio dell’associazione ebraica AMIA saltano in aria, secondo le accuse a causa di auto bomba.

Sia investigazioni indipendenti argentine che l’iniziale rapporto di Charles Hunter (FBI) mostrano che ambo le esplosioni, visti i danni circostanti, sono incompatibili con la presunta teoria dell’autobomba.

In contrasto con tutte le prove materiali, il governo israeliano e quindi Washington premono sul presidente Carlos Saul Menem perché seguiti a sostenere che le autobomba siano state piazzate dagli iraniani in cooperazione con Hezbollah.

Il processo giudiziario finisce nel nulla finchè il presidente Nestor Kirchner incarica il giudice Nisman di iniziare, nel 2005, una nuova indagine. Nisman ha stretti contatti con l’ambasciata USA, con procuratori statunitensi impegnati in indagini anti-terrorismo e con alcuni membri del SIDE (Secretaria de Inteligencia) argentino.

Nel 2013 Nisman incarica l’Interpol di emettere mandati contro una miriade di notabili iraniani ed uno libanese:

  • Hashemi Rafsanjani, allora presidente dell’Iran
  • Ali Akbar Velayati, allora ministro degli esteri
  • Ali Fallahijan, allora capo dei servizi segreti
  • Mohsen Rezai, allora capo della Guardia Rivoluzionaria
  • Imad Mougnieh, capo del servizio di sicurezza esterno di Hezbollah
  • Ahmed Vahidi, allora comandante delle brigate “Al Quds”
  • Mohsen Rabbani, ex rappresentante diplomatico in Argentina
  • Ahmad Ashagri, ex rappresentante diplomatico in Argentina
  • Hadi Soleimanpour, ex ambasciatore iraniano in Argentina

La presidente Cristina de Kirchner ha manifestato in più occasioni di non credere alla connessione iraniana (alcuni ufficiali USA hanno pubblicamente dubitato che esistessero prove di un coinvolgimento dell’Iran [James Cheek]) e ha usato la recente apertura di consultazioni tra Washington e l’Iran per negoziare una “commissione della verità” Iran-Argentina composta da cinque giudici indipendenti, nessuno dei quali proveniente dai due paesi.

L’opposizione e la lobby ebraica hanno contestato l’accordo.

Tocco finale:

Presto ci saranno elezioni in Argentina, Cristina de Kirchner non può essere rieletta e c’é un’ampia polarizzazione di candidati che contestano il mandato, ma i sondaggi mostrano come il candidato sostenuto dalla Kirchner, Scioli, potrebbe vincere al secondo turno.

Entri il giudice Nisman: presenta una denuncia accusando il presidente Cristina de Kirchner di avere condotto negoziazioni segrete con l’Iran attraverso canali non-diplomatici, offrendo di coprire il coinvolgimento di ufficiali iraniani (facendo cadere i mandati dell’Interpol) così che l’Argentina potesse iniziare a scambiare grano con l’assai necessario petrolio iraniano. Ordina di congelare tutto il patrimonio di Cristina de Kirchner.

La denuncia si basa su “presunte prove” fornite dal recentemente licenziato capo del controspionaggio del SIDE (Stiuso, che si sostiene abbia buoni contatti col Mossad) e altri oscuri agenti.

I media dell’opposizione fanno circolare ampiamente questa denuncia, ignorando la dichiarazione ufficiale dell’Interpol che non c’é mai stata una richiesta da parte del governo argentino di fare cadere i mandati contro gli iraniani.

La denuncia non ha base legale, se c’era “l’intenzione” di coprire. La legge argentina punisce gli atti e non le intenzioni, ma questo viene ripetutamente ignorato dai media di opposizione.

Il giorno in cui il giudice Nisman viene invitato dall’opposizione ad apparire in parlamento, viene trovato morto nel suo appartamento.

Mentre la denuncia di Nisman non avrebbe retto che qualche giorno, la sua morte (suicidio o no) lo eleverà a vittima di una Cospirazione Governativa, i media insisteranno su questo.

I social networks hanno convertito rapidamente “Je suis Charlie” in “Yo soy Nisman” e manifestazioni pubbliche vengono organizzate quotidianamente, e i numeri stanno aumentando.

Solo manca ancora qualcuno dell’ambasciata USA che distribuisca biscotti.

Nota del Saker:
http://vineyardsaker.blogspot.ch/2008/01/hezbollah-didnt-do-argentine-bombing.html

*****

Traduzione a cura di Fulvio per vineyardsaker.it / Volti del Donbass
Articolo di Mario apparso il 23 Gennaio 2015

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