L’ ATTUALITA’

– Ilio Barontini –

Dopo 13 ore di colloqui serrati che, secondo indiscrezioni, hanno conosciuto anche momenti di grande tensione, il “quartetto Normandia” (ovvero i rappresentanti di Russia, Germania, Francia e Ucraina Nazionalista) ha concluso i lavori del vertice di Minsk. L’unico commento, sin ora, è quello di Petro Poroshenko, che ha detto ai giornalisti: “per ora, nessuna buona notizia, ma resta la speranza”. Secondo il quotidiano britannico Telegraph esistono dissidi insanabili su quasi tutti i quattro principali punti in discussione: 1) Poroshenko vuole il cessate il fuoco sulla linea di settembre, Putin lo chiede sulle posizioni attuali, con il riconoscimento delle conquiste novorusse; 2) Poroshenko chiede il ritiro dei soldati Russi dall’Ucraina, Putin sostiene che non ve ne sono mai stati; 3) Poroshenko vuole che l’intero controllo della frontiera Russo – Ucraina passi sotto il controllo Ucraino. Putin chiede che resti almeno in parte sotto il controllo delle Repubbliche separatiste; 4) Poroshenko promette di concedere “ampia autonomia” a Donetsk e Lugansk. La Russia pretende garanzie e la rimozione immediata del blocco finanziario. E’ possibile che non si riesca a raggiungere una intesa neanche sulla dichiarazione finale, il che trasformerebbe il vertice da un insuccesso ad un disastro addirittura controproducente.

Una coppia di mediatori non esattamente irresistibile
Una coppia di mediatori non esattamente irresistibile

Gli osservatori più attenti avevano chiaramente previsto questo esito. Per come si sono messe le cose in Ucraina solo un plateale riconoscimento, da parte dei governi occidentali, del catastrofico errore commesso, può evitare un allargamento del conflitto. La dirigenza franco – tedesca si è palesemente accorta che le cose si sono spinte troppo oltre, e che ora il rischio di uno spaventoso conflitto in Europa è reale. Purtroppo le mezze rinunce a cui paiono disposti non sono più sufficienti. La volontà di soluzione negoziale del conflitto marcia sempre un passo indietro agli eventi.

Peraltro dietro il quartetto (più Lukashenko nei panni di gioviale cameriere) di Minsk si staglia l’ombra degli Stati Uniti, che hanno già deciso per la guerra e che hanno potere di veto: se si fosse trovato un accordo sgradito, il Dipartimento di Stato, che ormai ha un controllo totale della politica nell’Ucraina Nazionalista avrebbe potuto velocemente rimpiazzare Poroshenko con qualche servitore più diligente. Si tratta, comunque di un problema che presumibilmente non si porrà, visto il fallimento dell’incontro.

Ovviamente prima dell’escalation totale ci saranno ulteriori passaggi. Ma i termini della questione sono ormai chiari: la crisi Ucraina si risolverà solo con un conflitto o con la rimozione di una delle dirigenze politiche che l’hanno scatenata. (Immagini: Colonel Cassad)

Aggiornamento! Alle 10.56 (ora di Minsk) è ripreso l’incontro. Vladimir Putin è tornato nella sala dei colloqui con gli altri membri del quartetto.

Aggiornamento! Alle 12.26 (ora di Minsk) le parti hanno annunciato di avere concordato un cessate il fuoco da mezzanotte  del 15 febbraio, con ritiro dell’artiglieria dalla prima linea. L’accordo è il risultato minimo che ci si poteva attendere perché il vertice non venisse considerato un totale fallimento, ha gli stessi contenuti del protocollo di Minsk e non risolve nessuna delle questioni quadro affrontate durante il vertice.

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5 pensieri su “Nessuna buona nuova da Minsk

  1. Che per Petro Poroshenko, come ha detto ai giornalisti, non ci sia “nessuna buona notizia” è già una buona notizia.
    Per non fallire, il vertice deve far trangugiare al Poroschenko o la guerra o la federalizzazione dell’Ucraina o la partizione dell’Ucraina, che per lui sono tutte brutte notizie.
    C’è, però, anche un “per ora”.

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  2. Importante che Kerry non sia presente ma i suoi emissari (Francia e Germania vorrei che fosse farina del loro sacco, avrebbero raggiunto un accordo). Vedremo, intanto si è mosso qualche cosa.

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  3. Aggiornamento:
    Sembra una buona operazione di Public Relations.
    Il problema immediato sarà, caso mai. ora per Poroshenko, prudentemente riparato a Bruxelles.
    Riuscirà a sopravvivere (politicamente e fors’anche fisicamente)?
    Quale è il suo retro-pensiero? Mica ha promesso che manterrà le promesse!

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  4. Tutta questa fretta di chiudere accordi spuntata all’improvviso non è casuale, e non è disinteressata. Vuoi che una fetta consistente dell’esercito ucraino è ormai persa per accerchiamento, vuoi che si registrano diserzioni e renitenze alla leva in massa: si mette male già da un po di tempo. Stanno esaurendo la carne da cannone, e senza di essa i fucili non servono.

    Ognuno dei convenuti al vertice ha ritenuto utile prendere tempo, ridurre l’intensità degli scontri. Il problema è vedere finché dura.

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  5. Stando coi piedi per terra mi sembra che l’unico obbiettivo perseguibile ora, sempre che tenga il cessate il fuoco, sia l’allontanamento dell’artiglieria pesante dalle città. Per il resto, considerando il fatto che gli americani vogliono a tutti i costi trascinare la Russia in una guerra, la soluzione può venire solo da una chiara presa di distanza dell’Europa. La Germania, per esempio, ha tutto da perdere in questo conflitto e già solo la minaccia di una sua uscita dalla NATO potrebbe cambiare le carte in tavola. Certo gli USA tengono forte la stretta al collo dei governi europei, ma questi, messi con le spalle al muro, potrebbero anche essere costretti a riprendersi la necessaria sovranità.

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