L’ ATTUALITA’

Si chiama “Fabbrica Nazionale di Prodotti Chimici di Donetsk” (DKZKI) e produce proiettili di artiglieria, funzionando anche da deposito di munizioni obsolete, la struttura colpita presumibilmente da un missile balistico l’8 dicembre. La terribile esplosione che ne è seguita è stata documentata dal sito Saker Italia che ha pubblicato i video nelle ore immediatamente successive. E proprio da quella fabbrica vengono le immagini che vi proponiamo oggi:

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Barack Obama visita la Fabbrica Nazionale di Prodotti Chimici

Barack Obama visita la Fabbrica Nazionale di Prodotti Chimici
Barack Obama visita la Fabbrica Nazionale di Prodotti Chimici

Ovviamente le immagini non sono di oggi, ma di 10 anni orsono, precisamente del 30 agosto 2005. Il Presidente Obama, al tempo senatore, era impegnato in una missione con il collega Dick Luger, finalizzata al controllo sull’ utilizzo degli stanziamenti statunitensi (48 milioni di dollari) per lo smaltimento delle armi giacenti nei vecchi arsenali sovietici. Al tempo il paese, appena reduce dalla “rivoluzione arancione” era governato dal Presidente filo statunitense Viktor Yanukovich: evidentemente gli americani avevano interesse alla stabilizzazione dell’Ucraina, che consideravano ormai acquisita alla propria sfera di influenza.

Obama stesso nelle sue memorie ricorda la visita nella metropoli del sud est, e le sue considerazioni s0no piene di involontaria comicità: “durante la nostra presenza abbiamo anche parlato c0n le persone che lavorano su in questi siti, che per loro sono ancora importanti. Hanno fatto carriera, sono stati premiati per avere messo a punto armi da guerra. Ora hanno scoperto che le aziende che gestiscono sono resti del passato perché le istituzioni del paese il cui popolo pensa principalmente di come fare soldi in fretta non ne hanno bisogno.” “La struttura era in campagna e per arrivarci abbiamo dovuto percorrere strade stette, di tanto in tanto attraversate da greggi di capre. Il direttore del sito, un uomo abbondante e gioviale che mi ricordava i lavoratori di Chicago, responsabile per lo smaltimento degli ordigni, ci ha condotto attraverso una fila di edifici scuri che mostravano vari gradi di decadimento, dove un gruppo di lavoratori smontava diverse munizioni e proiettili di carri armati, accumulando i bossoli vuoti in pile che mi arrivavano alle spalle. Il direttore mi ha spiegato che hanno bisogno dell’aiuto degli Stati Uniti, perché l’Ucraina non ha abbastanza soldi per smaltire tutte le munizioni lasciate dopo la Guerra Fredda e quella in Afganistan (con il ritmo odierno, l’eliminazione di queste armi potrebbe richiedere 60 anni). Nel frattempo le munizioni potrebbero continuare a circolare nel paese, essendo conservate in capannoni senza serrature ed esposte alle intemperie. Non si tratta solo di munizioni, ma anche di potenti esplosivi e di missili antiaerei portatili, armi che possono finire nelle mani dei militari somali, Tamil in Sri Lanka, e della ribellione in Iraq.” “Mentre il capo parlava, il nostro gruppo è passato in un altro edificio, dove donne con mascherine chirurgiche estraevano esplosivi militari ad alto potenziale da una varietà di armi, e le impilavano in sacchetti. In un’altra stanza mi sono imbattuto in due uomini in maglietta che fumavano nei pressi di una vecchia caldaia che bolliva e sversava all’aperto acqua arancione. Uno del nostro gruppo mi ha chiamato e mi ha indicato un manifesto ingiallito sul muro. Mi hanno spiegato che era una reliquia della guerra in Afganistan: le istruzioni su come nascondere gli esplosivi nei giocattoli, che dovevano essere lasciati nei villaggi perché bambini ignari li portassero a casa. La prova della follia umana, ho pensato. La prova provata di come un impero si distrugge.”

Con i ritmi di allora ci sarebbero voluti sessant’anni. Barack deve avere pensato che in questo modo:

L'esplosione dell'impianto l'8 febbraio 2015
L’esplosione dell’impianto l’8 febbraio 2015

Si sarebbero evitate un sacco di lungaggini. Per usare le sue parole: “La prova provata di come un impero si distrugge.” (Ilio Barontini)

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