L’ ATTUALITA’

Ilio Barontini

L’affare Nemtsov ci suggerisce due riflessioni interessanti. Una riguarda l’occidente, l’altra il potere Russo.

Partiamo dall’ occidente, ed in particolare dalla reazione dei circoli di potere che lo governano, e del sistema informativo che controlla il consenso. La novità è questa: la russofobia è assurta ad ideologia ufficiale in tutti i paesi atlantici. Fino a qualche mese fa  attacchi scomposti e pregiudizi impliciti erano sì diffusi a piene mani, ma si aveva comunque la cautela di denigrare in maniera almeno formalmente difendibile, attribuendo le “rivelazioni” (leggi: le manciate di fango) a fonti terze ed esterne. Non più. Oggi i media ufficiali e le piattaforme digitali utilizzate per ingegnerizzare il consenso non usano nemmeno più parafrasi per promuovere la propria rappresentazione da bambini di 5 anni secondo cui stati di centinaia di milioni di abitanti verrebbero governati come il reame di Biancaneve, in cui la regina cattiva ordina al cacciatore di portarle il cuore della rivale troppo bella.

Ovviamente dinamiche come quella di questo omicidio (qualora si trattasse davvero, e non è certo, di un omicidio commissionato da –un qualche- stato) sono enormemente complesse e gli apparati non vengono implicati quasi mai in via diretta, ma solo con sistemi indiretti ed omissivi (si pensi all’esempio del caso Moro in Italia). Questa realtà nella rappresentazione ufficiale dei fatti è totalmente rimossa.

La versione proposta all’opinione pubblica è che il capo della seconda potenza militare del pianeta sia un delinquente comune (oltre che ovviamente un pazzo, una alcoolizzato, un tossicodipendente, un violento etc…) il che implica la sua spoliazione dalle sue prerogative istituzionali riconosciute implicitamente ad ogni capo di stato. Un esempio chiarirà meglio la situazione.

Tempo fa uscì la notizia secondo cui Obama avrebbe esercitato direttamente il potere di uccidere cittadini statunitensi all’estero (e non parliamo, ovviamente, degli stranieri…) attraverso la campagna di droni. La cosa è abbastanza sconcertante ed incredibile: è incredibile, ovviamente, non che il governo degli Stati Uniti ordini la morte di cittadini americani,  ma bensì che in un sistema complesso come quello statunitense sia il Presidente ad attribuirsi direttamente la responsabilità di un ordine del genere. In ogni caso la stampa italiana non ha quasi dato conto di questo fatto, e di certo non lo descrive come un criminale ed un omicida: gli è riconosciuta una sorta di “indennità istituzionale”. Così per tutti i capi di stato.

Fonte: Colonel Cassad
Fonte: Colonel Cassad

La stessa indennità è oggi negata a Putin in un caso in cui (a volere essere molto generosi) le tesi della cospirazione appaiono scarsamente provate. Il processo era già in corso prima di questo omicidio (si vedano pezzi come questo, in cui la russofobia si eleva a vera e propria paranoia) ma ora ha raggiunto il culmine.  Questa spoliazione del ruolo di interlocutore istituzionale (e la campagna correlata sui media sociali e tradizionali) significa una cosa importante: la nostra dirigenza è impegnata a fare credere alla gente che la partita con la Russia possa essere gestita come quella con la Libia o la Yugoslavia. Tutti i capi di stato occidentali si affannano a chiedere un processo “serio e regolare”, come se avessero davvero il potere e il diritto di ingerirsi nelle faccende interne russe e come se i Russi potessero davvero farsi dei problemi o cambiare la propria condotta per le ramanzine che vengono dall’ estero. Viene promossa l’idea pericolosa che Putin possa essere rovesciato con una rivoluzione pilotata come un qualsiasi Milosevich o Gheddafi. Il piccolo problema di questa impostazione è che la debolezza del “nemico” è una circostanza per lo meno dubbia: il quadro istituzionale russo appare molto solido, forte di un consenso esteso in ogni ceto, ed in particolare presso la classe bassa lavoratrice, gli apparati statali e i rappresentanti delle minoranze. Quindi potrebbe, si, succedere che Putin venga rovesciato (ma il pericolo, come diremo in seguito, viene dallo stesso apparato statale, non dal popolo russo), ma potrebbe anche succedere (e questo scenario è molto più probabile) che queste continue provocazioni sfocino in un grande conflitto fra forze NATO e russe (un conflitto con conseguenze inimmaginabili ad oggi).  In conclusione le prime vittime di questa operazione sono le opinioni pubbliche occidentali, sempre più avvinte in una narrazione irrealistica che potrebbe produrre conseguenze catastrofiche. crisi, dopo avere danneggiato la nostra economia può gettarci in un tunnel ben più pericoloso.

Corifei all'opera
Corifei all’opera

Il secondo dato interessante riguarda la Russia. Una breve premessa: tutto quello che gli autori delle “teorie del complotto” sono stati in grado di tirare fuori è inconsistente. L’argomento cardine è che Putin “non poteva non sapere” visto che l’omicidio è avvenuto su di un ponte vicino al Cremlino. In realtà il fatto, per la sua dinamica (un’auto in corsa da cui vengono esplosi colpi su un passante) non era palesemente suscettibile di un intervento immediato e diretto.  Quello che suscita interrogativi (da un punto di vista politico) non è la mancanza di una reazione (o di una prevenzione) immediata, ma semmai la mancanza di un intervento preventivo dei servizi di sicurezza, intervento che avrebbe dovuto sventare l’attentato nella sua fase organizzativa. L’omicidio di Nemtsov è un evento logistico di una certa complessità, che non doveva sfuggire ai servizi di sicurezza. Questo omicidio potrebbe quindi essere effettivamente un messaggio: non un messaggio del Cremlino a qualcuno, ma bensì un messaggio di qualcuno al Cremlino. Qualcuno che vuole fare sapere a Putin di essere in grado di organizzare o di consentire un grave fatto di sangue sulla sua porta di casa.  Una simile falla nel sistema è inquietante e denuncia la possibile presenza di centri di potere ostili al quadro istituzionale, o perlomeno negligenti, ad un certo livello operativo.  E’ senz’ altro questo il dato a cui fare attenzione per chi si interessi seriamente delle vicende russe.

infografica di Twitter: chiunque sia, è stato Putin
infografica virale di Twitter: chiunque sia, è stato Putin

Le due osservazioni ci consentono una riflessione conclusiva. Le foto della manifestazione del 1 marzo mostrano che non esiste un reale supporto popolare alla opposizione non istituzionale. Si sono ritrovate solite 20-50 mila persone, nonostante l’onda emotiva dell’omicidio (sono diversi anni che le varie manifestazioni foraggiate dal Dipartimento di Stato si assestano su questi valori): questi fenomeni sono addirittura promozionali per il potere russo, trasmettendo al mondo una immagine di pluralismo, mentre qualsiasi raggruppamento non istituzionale di protesta in occidente viene represso con ferocia dalla polizia. La preoccupazione viene invece  dalla reazione dei media ufficiali e sociali in occidente e da questo “baco” nel sistema di controllo russo: le due riflessioni convergono infatti nel rappresentarci in maniera molto chiara l’opera di alcuni gruppi di potere verosimilmente collegati che agiscono sia in occidente (per creare una psicosi che verosimilmente asseconderà dinamiche di conflitto) sia in Russia (con “avvertimenti” mirati a destabilizzare il quadro politico del paese).

Se le manovre di questi centri non verranno smorzate bruscamente c’è da attendersi che il barometro delle relazioni internazionali possa piegare molto presto verso “tempesta”.

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Un pensiero su “Caso Nemtsov: i signori della guerra al lavoro in Russia e in occidente

  1. “…Questo omicidio potrebbe quindi essere effettivamente un messaggio: non un messaggio del Cremlino a qualcuno, ma bensì un messaggio di qualcuno al Cremlino….”

    Ci avevo pensato subito anch’io; tendenzialmente questo aspetto della vicenda non è stato discusso. Però è più di una possibilità: l’area è sorvegliatissima, non è semplice commettere un delitto simile proprio da quelle parti. Ha tutto l’aspetto di un avvertimento – costato la pelle ad un politico al tramonto. Sarebbe interessante capire perché proprio ora, e per quale ragione.

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