-public-2458capirelarussiaCome le piante producono frutti diversi al variare del clima e del terreno, così i sistemi politici impiantati in regioni lontane da quelle in cui sono nati si adattano alla cultura ed alla storia del luogo, assumendo infine un aspetto assai diverso dal modello cui si ispirano. Succede così che nel discorso politico degli Stati Uniti l’epiteto “socialista” sia considerato quasi un insulto, e che lo stesso avvenga in Russia per il suo opposto: “liberale”. Nel caso della Russia questi problemi di “adattamento culturale” sono assai frequenti e i nostri media, aggiungendo in malizia quel poco che manca all’ ignoranza, sono ben lieti di giocare sull’ equivoco pur di raggiungere l’agognato fine di attribuire qualsiasi nefandezza a chiunque osi opporsi all’ imperialismo a stelle e strisce. Nella ricerca di una chiave che possa chiarire le ambiguità e superare le barriere culturali abbiamo trovato uno strumento indispensabile in Capire la Russia. Correnti politiche e dinamiche sociali nella Russia e nell’Ucraina post sovietiche, opera del giovane ricercatore Paolo Borgognone, uscito recentemente per le edizioni Zambon.

In Russia nessun  sessantotto ha mai sposato la sinistra politica alla causa dei diritti civili, dell’emancipazione e delle libertà personali: ne risulta che, a differenza che in Europa, sinistra e destra sono categorie che attengono esclusivamente alla politica economica e, in qualche misura, al confronto culturale socialismo – capitalismo di inizio novecento. Il dibattito sui diritti dell’individuo viene piuttosto declinato nella distinzione fra conservatori e liberali. Come accennato “liberale” evoca poi sentimenti ulteriori, non esattamente favorevoli, collegati alla memoria delle devastanti riforme economiche dei “Chicago Boys” degli anni novanta, dell’umiliazione geopolitica della Russia e della sottomissione dei suoi alleati alla potenza atlantica. A differenza che in Italia, in Russia il fascismo è una categoria che attiene alla politica estera più che a quella interna: per i Russi discutere di fascismo non significa perdersi in astratte disquisizioni relative alla efficacia delle garanzie democratiche del sistema politico di un dato paese, ma, molto più prosaicamente, ricordare la più devastante delle aggressioni imperialiste provenienti dall’Europa occidentale e, volendo fare tesoro del passato, prepararsi a fronteggiare la prossima. Ancora: mentre le società dei paesi occidentali sono organizzate in stati nazionali, la Russia ha una vocazione imperiale il cui peggiore nemico sono, paradossalmente, i nazionalisti grandi Russi. Il potere si trova di fronte ad un curioso dilemma: da un lato la maggioranza Russa è indispensabile, rappresentando la spina dorsale dell’ identità del paese, dall’ altro bisogna che lo Stato si faccia garante di un mosaico di nazionalità e fedi minoritarie si, ma nel complesso abbastanza numerose da rendere la Russia una società plurale sotto il profilo etnico, culturale e religioso. Ne deriva quello che alle nostre orecchie è un paradosso: patriottismo e nazionalismo non sono necessariamente sinonimi, anzi, a giudicare dalla sponda offerta storicamente dai nazionalisti ai nemici della patria, il nazionalismo russo è in sostanza un fattore anti patriottico (i nazionalisti volevano “disfarsi dei sottopancia asiatici” negli anni novanta, abbandonando quelle repubbliche dell’Asia centrale in seguito divenute prevedibilmente oggetto delle ambizioni di Stati Uniti e Cina, e oggi vorrebbero fare lo stesso con il Caucaso, per la delizia dei circoli atlantici). In conclusione a questa rassegna: la parola democrazia suscita nei Russi quel mezzo sorriso che si riserva alle idee che in teoria sono seducenti, ma in pratica sono solo trappole per gonzi. La società russa è frammentata in talmente tante articolazioni di potere (sul territorio e nell’organizzazione dello Stato) che solo un garante della stabilità come Putin può esercitare una salutare mediazione che eviti al paese di sprofondare nel caos. La conseguenza abbastanza comica è che quando i media occidentali parlano di Putin come di un uomo di destra, capo di un regime fascista e nazionalista, i Russi semplicemente non capiscono. Dal loro punto di vista Putin è un tecnico sostanzialmente centrista in campo economico; non può essere fascista essendo capo della potenza che del fascismo è storicamente vittima; non è nazionalista anzi, da vero patriota, ha spesso criticato aspramente il nazionalismo. Quando alla democrazia: solo la stabilità del suo “regime” tiene insieme il paese permettendogli di navigare alla larga dal caos totale della “democrazia” anni novanta e nello stesso tempo consentendo ai cittadini un’ampia scelta elettorale fra i diversi soggetti politici che competono nel quadro della “democrazia sovrana”. Ad una analisi appena un po’ approfondita, quindi, la quasi totalità del discorso pubblico occidentale sulla Russia, totalmente incomprensibile per i russi, si rivela una mistificazione intesa a demonizzare un interlocutore creando uno sparacchio per il pubblico occidentale a meri fini di controllo interni.

Intendiamoci: questo è solo uno dei mille spunti che l’opera di Paolo Borgognone ci offre. Lo abbiamo voluto citare perché rappresenta un piccolo esempio delle riflessioni che un lavoro ambizioso e completo come questo può incoraggiare in chi si è già prefisso l’obiettivo di comprendere la Russia al di là della cortina fumogena sollevata dal sistema informativo o anche a chi, semplicemente interessato e privo di pregiudizi, si accosti per la prima volta alla politica della ogromnaja strana (il “Paese Enorme”).

In realtà circoscrivere il valore di Capire la Russia a riflessioni interessanti ma di limitata portata come quella proposta appare molto riduttivo. Il volume, infatti, non si riduce ad un semplice viaggio nell’universo politico russo. L’operazione di “estraniamento” dalla prospettiva occidentale viene portata a termine in maniera brillante: il lettore osservatore viene preso per mano e condotto sulle rive delle Moscova e qui Paolo Borgognone gli mostra il mondo da una prospettiva per lui inedita, incominciando a “rileggere” la storia degli ultimi 25 anni da un punto di vista “altro” (e per certi versi speculare) rispetto a quello della nostra vulgata, disgregando tutte le interpretazioni consolidate dei fatti storici e ricomponendole in una chiave di lettura diversa e antagonista rispetto a quella del mainstream. Un processo intrigante, a tratti traumatico (l’autore, che non ama le mezze misure e le mezze parole, non ha troppo riguardo per le eventuali resistenze culturali del lettori, prediligendo una “terapia d’urto”) ma che, come accennato, non esaurisce il valore del libro.

Perché il testo, lungi dal voler fare solo sociologia o storiografia, contiene, nemmeno troppo dissimulato, un manifesto politico. All’autore non basta, palesemente, mostrarci che esiste altro: un altro universo politico culturale, un’altra prospettiva storica, un’altra sensibilità politica. Paolo Borgognone vuole convincerci che questo “altro” ci fornisce una chiave di lettura della modernità più accurata e più efficace della nostra. Vuole persuaderci che le categorie politiche prodotte dalla cultura occidentale sono talora bisognose di aggiornamento (come quella che contrappone destra e sinistra) talora utilizzate in maniera strumentale per demonizzare mediaticamente gli avversari (tacciati di assolutismo e fascismo, assimilati ad Hitler senza alcun riguardo per il merito della loro condotta politica) e che, di converso, facendo tesoro delle proprie traumatiche esperienze, la Russia ha oggi costruito, intorno ai perni della tradizione, del comunitarismo della identità e della lotta all’omologazione, un orizzonte ideologico e politico che interpreta in maniera più esauriente il mondo moderno e globalizzato di quanto non lo faccia il nostro. Un prodotto culturale multiforme ma coerente che offre migliori anticorpi all’ egemonia politica, militare economica e culturale esercitata dagli Stati Uniti d’America sul resto del mondo.

Lasciamo a ciascuno di voi il compito di accettare o respingere questa tesi. In via provvisoria. Perché, chiaramente, in via definitiva sarà la storia, nel suo svolgersi concreto, a decretare se le idee che vengono dalla Russia potranno davvero ridefinire i termini della convivenza fra gli uomini, realizzando quelle attese escatologiche di salvezza universale a cui l’anima russa, da sempre, indubbiamente aspira e che Paolo Borgognone condivide con entusiasmo. (Ilio Barontini)

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Un pensiero su “Capire la Russia: un libro di Paolo Borgognone

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