Vi proponiamo l’appello pubblicato su Facebook dalla pianista canadese di origine russo – ucraina Valentina Lisitsa e invitiamo i lettori di Volti del Donbass ad aiutare la coraggiosa artista.

Cari sostenitori, cari Amici!

Devo farvi una confessione ed ho un enorme favore da chiedere a tutti voi. Ho davvero, davvero bisogno del vostro aiuto. Ma prima di tutto: la mia confessione. Nell’anno trascorso ho condotto una doppia vita. Da una parte c’ero io, una pianista “famosa” che rimbalzava di concerto in concerto, in tutto il mondo; in questa veste ero impegnata a imparare i nuovi pezzi, a incontrare i sostenitori, a registrare, a cinguettare tutta la mia felicità in interviste che sprizzavano ottimismo. Ma c’era un’altra me stessa: non una musicista, ma un essere umano qualunque, figlia, madre, moglie. E questo essere umano assisteva speranza allo spettacolo del paese in cui sono nata, in cui sono cresciuta, in cui mi sono innamorata per la prima volta, di come questo paese stava precipitando sempre più velocemente nell’abisso. Bambini morti sotto le bombe, vecchiette morte di fame, gente bruciata viva… La cosa peggiore che possa succedere ad ogni paese è una guerra fratricida, con le fazioni che si perseguitano vicendevolmente e le persone che vedono nei vicini di casa nemici da eliminare. Questo è quanto è toccato in sorte alla mia meravigliosa Ucraina. Il mio cuore sanguinava.

Avete visto tutti sulle televisioni di tutto il mondo una magnifica rivoluzione, il popolo ucraino che si sollevava in un moto di sdegno contro i suoi corrotti governanti, lottando per una vita migliore. Ero così fiera del mio popolo! Ma i governanti non se ne sono andati così facilmente. Sono riusciti astutamente ad incanalare la rabbia e a dirigerla contro altri, prevedibili, nemici e (quello che è peggio) a volgere il popolo contro sé stesso. Un anno dopo abbiamo gli stessi ricconi che hanno conservato il potere, povertà e miseria ovunque, gente uccisa a decine di migliaia, più di un milione di profughi.

E così, mi sono iscritta a Teitter (quanti sono a conoscenza del fatto che ho un profilo su Twitter?) con il nome di “NedoUkraïnka” una parola che significa grosso modo “Sub-Ucraina”, una frecciata al Primo Ministro Ucraino che ha chiamato i russofoni del Sud e dell’Est Ucraina “SUBUMANI”!

Si, non vi sto ingannando. In un documento ufficiale. Io sono subumana, mio marito, mia madre. Io padroneggio perfettamente la lingua ucraina, molto meglio del cosiddetto “presidente” Ucraino. Ma non la parlo nella mia famiglia, non canto ninne nanne a mio figlio in ucraino, quando dormo non ho mai sognato in ucraino, quando morirò la mia ultima parola  NON sarà in Ucraino…

Scusatemi, mi sono fatta trascinare nel raccontarvi queste cose. Per tornare alla mia storia: mi sono registrata su Twitter per sentire l’altra versione della storia, quella che voi non vedrete mai sui media ufficiali, la disgrazia del mio popolo, le cose orribili e meravigliose che succedono in Ucraina. Ho tradotto notizie da siti in lingua ucraina, ho tradotto testimonianze delle atrocità… Sono diventata molto abile nello smascherare i falsi pubblicati di media occidentali per rappresentare una delle parti della guerra civile con una immagine più candida e idilliaca di un coniglio pasquale, ed un’altra come “subumani”, “danni collaterali” indegni di misericordia.

Solo per darvi un esempio: una delle mie imprese è consistita nel mettere alla graticola il settimanale di moda francese Elle che ha pubblicato una brillante storia di copertina su di una donna arruolata nell’esercito ucraino. Dopo alcune ricerche ho potuto dimostrare che al giornale con un post su Twitter che quella che avevano scelto come “ragazza copertina”, era in effetti una persona orribile, una neonazista conclamata, una razzista, antisemita che si vantava di avere ucciso civili per divertimento! Il giornale ha pubblicato un articolo di scuse. Ero molto orgogliosa! Ma con il tempo le mie attività hanno attratto le morbose attenzioni di gente piena di odio. Io ero un boccone particolarmente appetitoso visto che, essendo Ucraina, sono una “traditrice”. Credevo di sapere cosa fosse l’odio (le mie esibizioni hanno naturalmente “attratto” una buona quota di mail di odio). Ma mi sbagliavo. Minacce di morte, auguri di morte alla mia famiglia, appellativi di “pu***na pagata dal Cremilino”… la lista potrebbe continuare a lungo.

I miei persecutori non si sono fermati qui. Hanno provato, per usare le loro parole, di “darmi una lezione” cercando di zittirmi anche come musicista. Avevo in programma un concerto con l’ Orchestra Sinfonica di Toronto questa settimana. Lo scorso dicembre qualcuno nella dirigenza dell’orchestra, probabilmente sotto la pressione di una piccolo ma aggressivo gruppo che pretende di rappresentare la comunità ucraina, ha deciso che non mi doveva essere consentito di suonare. Non conosco nemmeno l’identità dei miei accusatori: questo è un particolare di cui sono state tenuto all’oscuro. Sono stata accusata di avere “incitato l’odio” su Twitter. Come “prova” (ironico, non trovate?) hanno presentato all’orchestra, fra tutti, i miei tweet che contenevano le caricature di Charlie Hebdo rappresentanti le menzogne dei media! Sappiamo tutti cosa hanno fatto ai giornalisti di Charlie Hebdo quelli che non tollerano la libertà di parola.

Oggi una orchestra che ha sede in uno dei paesi più liberi e democratici si sta inchinando davanti a figuri della stessa risma, aiutandoli ad assassinarmi – per ora non fisicamente, ma come MUSICISTA di sicuro. Ebbene si: la Sinfonica di Toronto ha deciso di pagarmi per non suonare, perché ho esercitato il diritto alla libertà di parola. Si, mi pagheranno l’ingaggio ma annunceranno che io non sono in condizioni di suonare e che hanno già trovato un sostituto. E mi hanno anche diffidato dal profferire parola sulle circostanze della cancellazione.
Davvero. Credevo che roba così potesse succedere solo a Fazil Say in Turchia.

Ora, la mia richiesta. Prima di decidere di aiutarmi, se volete, per favore prendetevi un po’ di tempo e leggete i miei tweet. Magari potreste ritenerli in qualche modo offensivi. La satira e le iperboli sono i migliori strumenti letterari di combattere le menzogne. Tenetelo in mente quando leggete.

Ecco quello che vi chiedo di fare per me, in difesa della libertà anche se non siete d’accordo con la mia opinione politica. Vi chiedo di alzare la voce e dire alla Sinfonica di Toronto che la musica non può essere zittita. Chiedetegli di farmi suonare. Se vorrete scrivere qualcosa, tanto meglio! Oppure, semplicemente, condividete una immagine che ho preparato (chiedo scusa, l’ho fatto con il telefono, nulla di speciale…).

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Chiedete ai vostri amici di fare lo stesso.

Se lo faranno una volta, in seguito lo rifaranno ogni volta che gli artisti saranno intimiditi da una censura intenzionale. Il nostro futuro sarà squallido se permetteremo che succedano cose come questa.

Per favore statemi vicino.

Questo il link della pagina Facebook dell’Orchestra Sinfonica di Toronto.

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