– Ilio Barontini-

Oggi intendiamo proporvi un florilegio di dichiarazioni e prese di posizione di politici italiani di fronte alla crisi russa, politici a cui vogliamo riconoscere alcuni particolari premi. Vi preghiamo di non concentrarvi sui singoli partiti, ma di cogliere il quadro d’insieme (veramente desolante) di come viene percepito il rapporto con la Russia dalla nostra classe politica. Buona lettura.

Patrizia Toia
Nel mondo onirico della senatrice Patrizia Toia “la Russia ha dichiarato guerra all’Ucraina.”

Premio “miglior rapporto lunghezza / numero di bugie”. Va all’ Europarlamentare Patrizia Toia (PD), che in un post facebook di 316 parole dal titolo promettente “La Russia dichiara guerra all’Ucraina. Toia (PD): Inaccettabile atteggiamento di Putin. L’UE intervenga come richiesto oggi da Schulz” il 1 marzo 2014 riesce a infilare sei marchiane panzane:

1) la Russia ha dichiarato guerra all’Ucraina;

2) il popolo ucraino è un popolo “europeo” [leggasi: europeo occidentale] per “storia, cultura e tradizioni”. Si veda, a tal proposito, la fantastica ricostruzione storica di Oles’ Buzina per Saker;

3) quello di Yanukovich era un “regime dittatoriale” (e pazienza se il Presidente Ucraino era stato eletto con una procedura definita “trasparente e corretta” da centinaia di osservatori OSCE );

4) la mobilitazione di Majdan era “pacifica” ed ha avviato un percorso di progresso democratico (sulla natura di guerra civile innescata dai galiziani e istigata dalle potenze atlantiche dei moti di Majdan si veda il nostro saggio sulla fine dell’Ucraina unitaria);

5) a Majdan erano presenti “milioni” di dimostranti (da novembre a febbraio il numero di dimostranti è variato molto, da zero ad alcune centinaia di migliaia in occasione di concerti e manifestazioni politiche particolarmente significative, assestandosi per la maggior parte del tempo su alcune migliaia o decine di migliaia);

6) Difendendo il nuovo potere “a fianco di Obama” l’Europa tutelerà la propria stabilità;

E questa, davvero, si commenta da sola.

La pagina dell'On. Nicola Caputo
La pagina dell’On. Nicola Caputo, che detta le riforme a Putin.

Premio “megalomania”.. E’ un premio che va a chi mostra sintomi del relativo disturbo psicopatologico (“caratterizzato dalle fantasie di ricchezza, di fama e di onnipotenza”).  Anche questo riconoscimento va ad un Europarlamentare PD, Nicola Caputo, che detta l’agenda a Putin, ordinando al Presidente della Federazione Russa i provvedimenti da adottare: “Sistema di accesso più democratico per tutti i partiti alle elezioni, una giustizia efficiente e pulita, la cessazione di propaganda e censura, la riforma del sistema giudiziario, la riduzione dei costi del sistema militare, sanità, istruzione, la fine della guerra contro l’Ucraina.”.

Siamo certi che il Presidente Russo abbia posto il diktat dell’onorevole Caputo in cima alla propria azione politica. Ricordiamo, giusto per sottolineare gli aspetti comici della vicenda, che il “maestro di democrazia” Caputo, siede in una Assemblea Legislativa senza reali poteri di iniziativa legislativa (il Parlamento si limita per lo più a vidimare gli indirizzi di una Commissione nominata e non eletta), e milita in un partito può vantare le seguenti credenziali: a) governa l’Italia avendo raccolto un travolgente 25% dei voti alle elezioni e b) propone l’abolizione di una camera parlamentare e l’assegnazione per legge di un premio di maggioranza al primo partito per blindare il proprio potere. In Russia, paese che per Caputo ha problemi “di accesso alle elezioni”, vige un sistema proporzionale con sbarramento al 5% (come in Germania) e il governo Medvedev, un monocolore di Russia Unita, traballa con una risicata maggioranza alla Duma avendo raccolto “solo” il 50% dei consensi alle ultime elezioni parlamentari e non potendo godere dei “premi di maggioranza” grazie ai quali il partito dell’On. Caputo fa l’asso piglatutto in Italia.

Matteo Salvini a Mosca: non ha visto "clandestini".
Matteo Salvini a Mosca: non ha visto “clandestini”.

Premio “12 anni fuori corso”. Spetta ai politici le cui prestazioni scolastiche non hanno entusiasmato, e anche in seguito dovrebbero applicarsi di più. Va a Matteo Salvini  che l’11 ottobre twitta: “Mosca: no #clandestini, no lavavetri, no campi Rom.”. Una vera spiritosaggine, detta di una città in cui il fenomeno dell’immigrazione clandestina (sia interna che estera) è in cima alle preoccupazione delle autorità. La Russia è il secondo paese del mondo per numero di immigrati. Secondo la Tass sul territorio federale vivrebbero 11 milioni e mezzo di stranieri, di cui solo 1 milione e mezzo perfettamente in regola. Un quarto di tutti questi immigrati illegali vivrebbero a Mosca, in cui vivono anche 600.000 – 800.000 russi senza permesso di residenza nella capitale. La comunità Rom russa conta circa 220.000 membri, che vivono la stessa difficile realtà di quelle in Europa occidentale, stretta fra ricerca di identità, problemi di convivenza con gli altri russi e tentativi di integrazione. Giusto per completare il quadro: in Russia l’islam è una delle quattro religioni ufficiali, Putin non ha mai detto che: “In Russia vivono i russi. Qualsiasi minoranza, da qualsiasi luogo, se vuole vivere in Russia, per lavorare e mangiare in Russia, dovrebbe parlare russo, e dovrebbe rispettare le leggi russe. Se preferiscono la legge della Sharia, allora noi li consigliamo di andarsene in quei Paesi dove questa è la legge dello Stato. La Russia non ha bisogno di minoranze.” come riferito da diversi blog. In Russia le minoranze etniche sono vezzeggiate dal potere, e in particolare da Putin che ha imposto recentemente la costituzione di una Agenzia governativa specifica a loro dedicata.  A Mosca ci sono 5 moschee, alcune delle quali secolari mentre l’islam è la confessione maggioritaria in vaste regioni del paese. Il presidente Ceceno Ramzan Kadyrov, un fedelissimo di Putin nel Caucaso, ha l’islam sunnita quale ideologia politica di riferimento. Il tutto per la delizia di Salvini che a Mosca non trova clandestini.

Sfilata a Mosca il 9 maggio: sventolano le bandiere con falce e martello. Ai consiglieri Leghisti di Milano piace di più Poroshenko.
Sfilata a Mosca il 9 maggio: sventolano le bandiere con falce e martello. Ai consiglieri Leghisti di Milano piace di più Poroshenko. Questione di gusti. Ma Salvini “comunista vecchia maniera”, lo sa?

Premio Dissonanza Cognitiva  Riconosciuto ai politici che hanno qualche difficoltà ad armonizzare e rendere coerenti le loro posizioni. Assegnato ai consiglieri comunali leghisti di Milano Massimiliano Bastoni e Luca Lepore, che hanno presentato al consiglio un ordine del giorno che invita il Parlamento a decretare la “messa al bando dei comunisti in Italia la messa al bando di tutti quei partiti che si ispirano a dottrine bolscevico-marxiste che hanno seminato terrore e morte nelle popolazioni di tutta la Terra” … sul modello Ucraino. Scrivono i consiglieri Leghisti: “E’ di ieri (giovedì 9 aprile, n.d.r.) la notizia che la Rada, il parlamento ucraino, ha approvato a larga maggioranza un provvedimento che pone giustamente sullo stesso piano il comunismo e il nazismo, vietandone i simboli, la loro propaganda e la negazione della loro indole antidemocratica e criminale”. Non sarebbe male se i due consiglieri sentissero il loro segretario, che si definisce “comunista vecchia maniera” e che addita a modello di buon governo una Russia in cui il Partito Comunista è primo per numero di iscritti e che sfilo ogni anno il 9 maggio in Piazza Rossa sotto le insegne di falce e martello.

Paolo Ferrero. Per lui Putin è "sostanzialmente un fascista". Andrebbe avvertito Tsipras.
Paolo Ferrero. Per lui Putin è “sostanzialmente un fascista”. Pro memoria: ricordarsi di avvertire Tsipras.

A proposito di comunisti. Premio dissonanza cognitiva ex aequo a Paolo Ferrero, che è con il Donbass “senza se e senza ma”, e tuttavia scrive: “Ho visto che Obama non incontra Putin perche’ la Russia ha nei faii concesso asilo politico a Snowden. Io considero Putin sostanzialmente un fascista ma questa vicenda vuol solo dire che Obama e’ peggio. Obama si comporta come un simpatico padrone del mondo ma me i padroni non piacciono.” e che, accusato di essere favorevole al putinismo risponde: “Personalmente non sono stato mai filo-sovietico quando c’era l’Urss, figuriamoci con Putin (ride)”.

Come se in politica le persone fossero più importanti delle tendenze. Come se il Donbass, senza la Russia, potesse resistere un giorno. Come se l’Impero mondiale con centro negli Stati Uniti e la Federazione Russa fossero due equivalenti contrapposti in uno scontro il cui esito non ci interessa. Come se in Russia i comunisti non sedessero alla Duma e in Ucraina non fossero perseguitati. Come se Tsipras (che ha dato il nome alla lista di Rifondazione alle ultime elezioni europee), non avesse trovato un Putin una valida sponda. Da chi ha una storia politica di profonde riflessioni teoriche ci aspetteremmo una maggiore profondità analitica. Peccato.

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3 pensieri su “La politica italiana alla guerra di Russia

  1. Come se le opposizioni in Russia fossero rappresentate da Nemtsov e compagni di merende.
    I veri oppositori di Putin, in Russia sono il partito Comunista e il partito Liberale di Zirinovskij.
    Insieme ottengono il trenta per cento dei voti, ma sono radicati su posizioni antioccidentali ancora più estreme di Putin.
    Il resto sono solo chiacchiere e politici finanziati dagli ammerregani.

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