– Giuseppe Masala, Ilio Barontini –

Durante il fine settimana è giunta la notizia che il Presidente Bielorusso Aleksandr Lukashenko non parteciperà alla parata di Mosca il prossimo 9 maggio. Una decisione seguita da vicino ad una sensazionale dichiarazione della portavoce del Dipartimento di Stato Marie Harf: “per questa parata militare specifica (si tratta di un evento, uno solo) abbiamo considerato attentamente quello che sta accadendo in Ucraina e stiamo incoraggiando gli altri paesi a fare lo stesso”.
E’ difficile non mettere in relazione la notizia dell’assenza del Presidente Bielorusso a Mosca con l’incontro inaspettatamente caloroso fra Lukashenko ed il suo omologo ucraino il 21 dicembre scorso. Nella conferenza stampa seguita al colloquio il Bielorusso disse a Poroshenko: “E quindi, ve l’ho già detto: se vi servirà qualcosa, se qualcosa sarà necessario dalla Bielorussia, chiedete, e vi riconosceremo seduta stante ciò che volete da noi.”.

Qual è il significato da dare alla posizione assunta da Bat’ka (questo il nomignolo del Presidente di Minsk)? Radio Free Europe non ha dubbi: “Lukashenko ha fatto la sua scelta.” “La Bielorussia” sostiene l’editorialista “sarà nel novero dei paesi dell’ex Unione Sovietica che non parteciperanno alle celebrazioni, assieme ai Baltici, all’Ucraina ed alla Moldavia: si tratta chiaramente di una scelta di campo”. In realtà le cose appaiono meno chiare. Non solo perché il Presidente Bielorusso sarà comunque il 7 e l’8 maggio a Mosca, mentre il 9 presenzierà alla parata nella sua capitale, ma anche e soprattutto perché ciò si pone nel solco di una consolidata tradizione. Nel 2012, nel 2013 e nel 2014  Lukashenko ha sempre celebrato la festa della vittoria a Minsk. Quindi la scelta bielorussa non è assimilabile a quella dei presidenti di altri paesi che hanno declinato l’invito di Mosca senza avere una tradizione di festa civile domestica in quella data (e che infatti Lukashenko ha condannato). Restando nella sua capitale, quindi, Bat’ka non si dissocia clamorosamente dalla Russia, ma compie una semplice e legittima affermazione di indipendenza e di autonomia nazionale.

E Radio Free Europe? Beh, non possiamo omettere che siamo di fronte ad una emittente nella sostanza assimilabile ad una mera grancassa propagandistica di Washington. La mente va alle indiscrezioni pubblicate alcuni giorni orsono e relative alla guerra mediatica dell’occidente contro la Russia. In particolare questa istantanea rappresenta le priorità propagandistiche dell’amministrazione statunitense:

Immagine Letto il secondo punto? “Dimostrazione di presunta sfiducia reciproca fra Russia, Bielorussia e kazakhistan presentando questi paesi come potenziali obiettivi dell’aggressione russa e delle ambizioni imperiali del Cremilino”. Qualcosa che assomiglia molto alla tesi di Radio Free Europe.

Nella realtà la piccola Bielorussia soffre ovviamente l’aumentare delle tensioni fra la Russia risorta e l’occidente, e in questo contesto Bat’ka sta conducendo una difficile battaglia perché la propria rielezione a novembre venga digerita dai vicini occidentali senza imprevisti “colorati”. Tuttavia queste turbolenze offrono alla Bielorussia anche opportunità, come mostra chiaramente l’attivo commerciale da 2 miliardi di dollari provocato dalla riesportazione in Russia dei prodotti occidentali (e viceversa) in palese violazione di embargo e contro embargo (si veda la grafica pubblicata dal giornale online Vzgljad).

11153374_470927699731783_754618775_oE in conclusione ad oggi l’adesione del piccolo vicino occidentale al progetto Eurasiatico non sembra in dubbio. Con buona pace della propaganda occidentale i mal di testa per Mosca non verranno da Minsk.

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