Ivan Prikhodko: la mia gente sotto le bombe.

– Maria Nenasheva, Marco Bordoni –

Amministrare un grande quartiere da 250.000 abitanti di una metropoli europea. Per tanti politici un posto allettante, ben retribuito, che offre la promessa di una luminosa carriera. Non per Ivan Prikhodko. Perché lui amministra i quartieri Kievskij e Kujbyshevskij di Donetsk, dove le bombe di Kiev sono piovute per mesi distruggendo completamente un terzo delle case, e danneggiandone seriamente un altro terzo. Un inferno in cui non c’è cibo, non ci sono medicine, non c’è luce, acqua gas. Eppure in queste terribili privazioni la gente di Donetsk resiste e riscopre le basi della vita in comunità perché “Siamo slavi. Abbiamo una mentalità, una cultura, una educazione diversa”. In questa intervista esclusiva per Saker Italia, Ivan Prikhodko racconta la guerra, l’emergenza, le distruzioni e il coraggio della sua gente. Sul futuro dice: “non ci preoccupiamo di niente, qualunque cosa succeda la nostra vita potrà solo cambiare in meglio.”

"prima del terremoto": Prikolko in un momento di relax. Era il 2011, prima della guerra.
“prima del terremoto”: Prikolko in un momento di relax. Era il 2011, prima della guerra.

Parliamo primo di tutto di lei: chi era Ivan Prikhodko prima della guerra? Di cosa si occupava?

Prima della guerra ero vicepresidente del quartiere Voroscilivskij di Donezk. E’ un quartiere importante, dove si sono svolte tutte le manifestazioni principali, il quartiere dove si trovano gli edifici amministrativi, quello della “casa bianca”, dell’ SBU, dell’ MVD. Il mio compito era amministrare ed organizzare la vita sociale del quartiere.

Da quanto tempo amministra i quartieri Kievskij e Kuibishevskj? Come è diventato amministratore? Quali sono le motivazioni che l’hanno spinta?

 Nell’ ottobre 2014 sono stato posto a capo dei due grandi quartieri di Kievskij e Kujbyshevskij, accomunati dal fatto di essere i più vicini al fronte ed i più colpiti dai bombardamenti. Anche oggi, dopo la dichiarazione del cessate il fuoco, ogni tanto vengono bombardati perché sono vicini all’ aeroporto e ad altri punti strategici. La guardia nazionale usa mortai da 82 millimetri, e siccome sono molto carenti sotto il profilo dell’addestramento, un loro errore può far arrivare il proiettile anche ad un chilometro dall’obbiettivo, finendo per colpire le abitazioni civili. Nella mia zona c’è anche il famoso ospedale 21, che non ha mai smesso di funzionare. Hanno operato sempre, anche sotto le bombe, mettendo cartone e fogli di cellophane sulle finestre. Orami lavoro qui da molto, conosco il settore come le mie tasche e qui mi sento davvero utile.

Ci spiega in cosa consiste il suo lavoro e quante persone abitavano nei due quartieri prima della guerra e quante ne sono rimaste oggi?

Sono responsabile per questi due quartieri: Kievskij e Kujbyscevskij. Mi occupo di tutti gli aspetti della vita degli abitanti: previdenza sociale e servizi comunali. Da quando è iniziata la guerra civile nella mia circoscrizione 64.000 abitanti sono rimasti senza gas, 100.000 senza luce e senza acqua. Il cerco di gestire questa situazione, risolvendo i problemi delle persone che vivono qua. La situazione più terribile è nella zona della “prima ploshadka”, un distretto in cui la gente non riceve niente di niente da agosto ad oggi. Solo in questi giorni stiamo riuscendo a ripristinare l’acqua e stiamo lavorando alla riparazione dei tubi del gas. Prima della guerra nei due quartieri abitavano circa 250.000 abitanti, oggi sono rimasti 170.000.

In tutto il periodo invernale l’unico posto che ha avuto una fornitura di corrente continua è stato l’ispettorato di polizia: 2 ore la mattina, 2 ore a pranzo e 2 ore la sera. Tutti andavano lì per scaldarsi e per ricaricare il cellulare, in modo da non perdere il contatto con i parenti. Così, nella vicinanza forzata, si sono stabilite relazioni, così abbiamo superato insieme quei giorni terribili.

Aprile 2014: Ivan Prikhodko partecipa all'occupazione degli edifici amministrativi a Donetsk
Aprile 2014: Ivan Prikhodko partecipa all’occupazione degli edifici amministrativi a Donetsk

Quante persone compongono la sua amministrazione? Di quali fondi può disporre e di cosa si deve occupare?

Nella mia amministrazione lavorano circa 194 impiegati e 120 lavorano per i servizi da fornire ai pensionati. Gestisco il legno ed il cemento che arriva dalla Russia e l’ardesia prodotta dalla nostra industria locale. L’industria della ardesia non ha mai smesso di lavorare, e ci ha aiutato davvero tanto, con tutto quello che poteva darci. Stiamo usando tutti i fondi di cui disponiamo per la ricostruzione. La situazione abitativa è questa: il 30% degli immobili è irrecuperabile, il 30% ha danni gravi ma riparabili, il 40% danni leggeri. Stiamo ricostruendo tutto da zero: strade, servizi, gas, acqua e luce.

Può spiegare brevemente ai nostro lettori per quale motivo le regioni di Donetsk e Lugansk hanno deciso di insorgere contro il governo centrale ucraino la primavera scorsa?

Vi dico sinceramente per quale motivo non abbiamo accettato il nuovo governo: con tutto il rispetto per il sig. Janukovich pensavamo che fosse un ladro, e tuttavia quando abbiamo scoperto chi stava arrivando siamo rimasti sconvolti. Al confronto con quella gente il sig. Janukovich era un principiante nell’arte del furto. Alla fine i fatti hanno dimostrato che non ci eravamo sbagliati, perché quello che sta succedendo oggi in Ucraina è terribile. Il popolo ucraino è senza lavoro, senza stipendi, senza governo, e la politica cosa fa? Si divide sulla questione linguistica! La cosa è molto indicativa del livello delle persone che hanno preso il potere.

Noi non abbiamo problemi con le lingue. Vedete, in centro, a Donetsk, c’è un bar, dove si parla solo ucraino. Va benissimo. L’importante è stare assieme, l’importanza è passare del tempo uniti e fratelli: nessuno ha mai avuto problemi con la lingua qui. E’ come in Svizzera, dove parlano quattro lingue e tutti si capiscono.

I quartieri che lei amministra sono stati colpiti da bombardamenti quasi ininterrotti dal luglio del 2014 ad oggi. Come può la gente viverci ancora? Come si può vivere per mesi sapendo con la morte che incombe sul capo?

Ancora oggi tanta gente vive nei sottoscala e nelle cantine, per tanti motivi. Qualcuno perché non ha più la casa, ma tanti hanno riportato traumi psicologici, sono talmente terrorizzati che anche gli psicologi non riescono a convincerli tornare a vivere a casa loro. La guerra per la brama di potere segna profondamente il popolo. Purtroppo la gente del Donbass ha patito ferite psicologiche profonde, e dico purtroppo perché si sarebbe potuto risolvere tutto in modo diverso. Ormai sono giunto a concludere che quelli che hanno puntato tutto sulla violenza lo abbiano fatto solo perché temevano la libera discussione. Ma alla fine la verità vince. Era questo che volevamo mostrare con il referendum, far sentire la nostra voce, ma ci hanno chiuso la bocca con i cannoni. Tuttavia noi crediamo fortemente in quello che stiamo facendo, perché non è giusto negarci la possibilità di decidere del nostro futuro e delle nostre vite.

Novembre 2014: le prime elezioni della Repubblica di Donetsk
Novembre 2014: le prime elezioni della Repubblica di Donetsk

Lei poteva scappare ed ha deciso di rimanere vicino alle persone che governava. Il suo comportamento è eroico. Lei si definirebbe un eroe?

Non potevo scappare dalla mia patria, dalla città dove sono nato, dove vivono i tutti i miei parenti, i miei amici, i miei colleghi. Noi non possiamo abbandonare le persone con cui condividiamo i nostri momenti di gioia, i nostri problemi e, adesso, naturalmente, la sofferenza per i tanti che non ci sono più, che abbiamo perduto. Siamo slavi. Abbiamo una mentalità, una cultura, una educazione diversa. Non mi sento eroe, non ha compiuto nessun eroismo, chiunque al posto mio avrebbe fatto lo stesso. All’inizio del “terremoto” di 9 amministratori di quartiere solo 3 sono andati via. Gli altri, come me, sono rimasti vicino al popolo del Donbass. Beh, quando abbiamo deciso di rimanere ovviamente non pensavamo che i nostri fratelli ci avrebbero bombardato. Ma sotto il governo in cui sono non hanno altra scelta se vogliono vivere nel paese.

Qual è stato il momento più duro degli ultimi mesi? Ha mai avuto paura che Kiev potesse vincere la guerra e i battaglioni punitivi accampati alle porte di Donetsk entrare in città?

I momenti più duri e più orribili sono stati i giorni dal 5 gennaio al 15 febbraio, quando ci hanno bombardato 40 volte al giorno e non avevamo neanche il tempo soccorrere i feriti e i morti fra un bombardamento e l’altro. Uno di questi momenti, che è rimasto impresso negli occhi miei e di tutti quelli che sono accorsi, è stato quando sono caduti due colpi sulla coda della gente che stava ritirando il cibo, gli aiuti umanitari, da un camion. In un solo secondo 50 persone sono state fatte a pezzi e perché? Perché avevano fame, perché cercavano un pezzo di pane.

Un altro momento che non scorderà mai è stata la vittoria della battaglia di Ilovajsk. Fino all’ ultimo nemmeno noi credevamo che avremmo potuto farcela, perché i nostri avevano solo due battaglioni, formati tutti da minatori locali. Di questi due battaglioni sono sopravvissuti solo in 15. Però da quel momento abbiamo avuto al certezza di essere invincibili, perché la nostra causa era giusta, perché ci stavamo difendendo per essere liberi da un governo che per noi aveva solo violenza, e nessuna attenzione per i nostri problemi.

Quali sono, oggi, le emergenze più gravi per la popolazione dei quartieri Kievskij e Kuibishevskij?

Oggi come oggi da noi ed in tutto il Donbass mancano terribilmente le medicine e il materiale sanitario per gli interventi chirurgici, per tamponare le ferite, e i medicinali per i pensionati e i malati. Le medicine arrivano con grandissima difficoltà e quindi costano tantissimo: molti non hanno i soldi per comprarle. Con la nostra situazione in Ucraina la corruzione nelle dogane e nei posti di frontiera dilaga e quindi cibo e medicine nei negozi privati hanno costi proibitivi. La Russia non ha riconosciuto le nostre repubbliche come stati indipendenti, e quindi non possiamo importare questi beni legalmente per limitare la corruzione.

Nelle zone colpite dalle bombe abitano ancora vecchi e bambini?

I bambini sono stati evacuati dalle zone a rischio bombardamento. Invece sono rimasti tanti anziani che non ne vogliono sapere di andarsene dalle loro case.

Ricevete aiuti dalla Russia? Quali altri paesi e organizzazioni vi aiutano?

 La Russia ci aiuta tanto, viene quasi tutto da lì. Ci aiuta anche la Repubblica Ceca e da qualche tempo anche la Danimarca manda aiuti umanitari.

Probabilmente è a conoscenza del fatto che gli Stati Uniti stanno armando l’Ucraina. Teme che il governo di Kiev possa riaprire le ostilità?

 La guerra fra Kiev e il Donbass ha già raggiunto l’apice della violenza, e quindi non ci preoccupiamo di niente, qualunque cosa succeda la nostra vita potrà solo cambiare in meglio. Noi, chiaramente, guardando la televisione, sappiamo che il governo americano prova ad armare Kiev, ma sinceramente vi dico che è inutile, il loro esercito è troppo provato e demoralizzato, e nessuno fa nulla per migliorarlo..

Crede che le popolazioni amiche della Russia che abitano a Kharkov ed Odessa possano un giorno recuperare una voce, o dovranno adattarsi alla vita sotto il governo ucraino?

Non credo che a Kharkov e Odessa si possa fare qualcosa. Per agire servono buoni organizzatori, e ora come ora là non ce ne sono. Quindi non succederà nulla per il momento, anche se  parlando con la gente di quelle città si capisce chiaramente che odiano la guardia nazionale soprattutto per i suoi comportamenti arbitrari.

Ivan Prikhodko partecipa alla distribuzione degli aiuti inviati da una associazione umanitaria russa
Ivan Prikhodko partecipa alla distribuzione degli aiuti inviati da una associazione umanitaria russa

La maggior parte delle persone che abitano in Italia non sanno nemmeno dov’è l’Ucraina. Per quelli più informati è difficile superare la versione dei giornali e delle TV (loro dicono che la Russia ha aggredito l’Ucraina e che nel Donbass c’è l’esercito russo). Ha un messaggio per gli Italiani?

Non penso che gli Italiani non sappiano dove si trova l’Ucraina, soprattutto adesso. Ho viaggiato tanto in Italia, in Lombardia e in Toscana,  prima della guerra, e ho visto in vendita tanti prodotti con una simbologia ucraina. Non so cosa potrei dire ora per fare capire agli Italiani la verità. Mi piace tanto il popolo italiano e l’Italia, ma per capire i nostri problemi oggi gli italiani dovrebbero fare una sola cosa:  venire qui per vedere con i loro occhi che le informazioni della  tv non sono vere, che quella non è la realtà. Solo stando qui si vede e si capisce  tutto. Ma tanto oggi la gente si occupa solo dei suoi problemi, della sua vita privata. Sembra di urlare nel vuoto, nessuno ti sente. Qui con noi vive un giornalista inglese che si chiama Graham Philips, lui sa come stanno le cose… Noi lo accogliamo con tutto il nostro affetto, e chi sa? Può darsi che lui riuscirà a raggiungere i cuori degli uomini dell’ovest e a raccontare la verità sulla “democrazia in Ucraina”, Oggi come oggi noi vogliamo essere liberi dal “governo” che occupa il potere a Kiev. Secondo me è giusto che noi siamo liberi di scegliere il nostro futuro.

E se un italiano volesse aiutare la Sua amministrazione o la gente del Donbass, come potrebbe fare?

Ci serve senz’altro una mano per ricostruire il Donbass e dare una vita normale alla sua gente. Abbiamo molto bisogno di cibo e di medicinali. Se gli Italiani vorranno partecipare al grande progetto di aiuto alla gente del Donbass saremo molto grati.Raccomando una associazione umanitaria  con base in Russia che si occupano di portare tutto qui, si chiama Bjelaja Kniga  [“Libro Bianco”, si veda il link per le donazioni n.d.r.]… Con grande difficoltà, ma stiamo ricevendo tutto quello che ci mandano.

Un’ultima domanda. La primavera scorsa la gente di Donetsk ha votato al referendum per decidere il proprio destino e sperando in una vita migliore. Sono seguiti lunghi mesi di morte e sofferenze. Guardando indietro il passato: è valsa la pena fare quello che avete fatto?

Parlando con le persone del Donbass ci convinciamo che quello  che abbiamo fatto è stato giusto, e lotteremo fino la fine… Onestamente pensavamo, facendo il referendum, che la Russia ci avrebbe difeso, che sarebbe stato come in Crimea. Lo abbiamo sperato fino all’ultimo minuto. Ma la Russia ha risposto con il silenzio. Peccato, perché ci aspettavamo un aiuto. Però adesso siamo più sicuri delle nostre forze.

La morte di Oles’ Busina ci ha confermato tutto quello che temevamo sul conto di  Kiev… Io personalmente nutrivo un rispetto profondo per Oles’ Busina, perché era un uomo vero, sincero, e non aveva paura di nulla. Diceva che siamo tutti fratelli, perciò non possiamo farci male l’un l’altro ed anzi, dobbiamo trovare una soluzione il più possibile veloce… Non era andato via dall’Ucraina perché pensava che non ci fossero pericoli per la gente onesta. E invece… chi ha preso il potere a Kiev?

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