L’Ambasciatore Stanevskij: nello Spazio post sovietico l’Occidente distrugge, Mosca costruisce

– Marco Bordoni –

L'Ambasciatore Stanevskij
L’Ambasciatore Stanevskij

Seguiamo da qualche tempo l’attività dell’Ambasciatore Felix Stanevskij, una delle poche voci russe che riesce talvolta a”bucare” la barriera informativa elevata dei nostri media facendo giungere al pubblico italiano una rappresentazione sempre precisa e penetrante, mai rancorosa o esasperata (e ce ne sarebbe motivo !), della posizione della Federazione Russa nel panorama politico internazionale. Abbiamo apprezzato particolarmente il contributo offerto alla rivista Limes e abbiamo deciso di rivolgerci a lui per chiedergli di spiegare ai nostri lettori le dinamiche di una regione chiave e troppo spesso ignorata come il Caucaso. L’Ambasciatore, che ha servito nel corpo diplomatico del suo Paese sia in Italia che in Georgia, continuando poi ad occuparsi di politica internazionale, ha accettato di rispondere alle domande di Saker Italia: siamo certi che le cose che ci ha raccontato nell’intervista che segue non vi deluderanno.

Vorremmo iniziare dall’esame del teatro a cui Lei ha dedicato buona parte della Sua carriera: il Caucaso. Lo scorso aprile, in occasione delle riprese del film “Presidente” per la prima volta Vladimir Putin ha parlato della presenza di “contatti diretti tra militanti del Caucaso del Nord e i rappresentanti dei servizi di intelligence degli Stati Uniti in Azerbaijan” al tempo della seconda guerra in Cecenia. Quasi negli stessi giorni il Generale Igor Sergun, direttore del GRU, ha accusato senza mezze parole Washington di avere “creato lo “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante” e la “Jabhat al-Nusra”. Cosa ne pensa di queste denunce, che provengono dai massimi vertici del Vostro Stato? Nella sua esperienza diplomatica ha mai avuto occasione di notare convergenze sospette fra i movimenti terroristici che colpiscono la Russia e gli apparati dei Paesi occidentali?

Esiste una molteplicità di casi di pubblico dominio di contatti diretti tra il Governo della Georgia del tempo di Shevardnadze, fra la fine degli anni novanta e i primi anni duemila, ed i leader di formazioni terroristiche del nord Caucaso. Dopo aver assunto un orientamento in politica estera favorevole agli Stati Uniti e all’Europa, Shevardnadze prese a collaborare apertamente con con i guerriglieri. Ecco un esempio: nel settembre del 2001 il gruppo del terrorista Ruslan Galayev è stato trasferito a distanza di un paio di centinaia di chilometri in Abkhazia sulle auto del ministero degli interni georgiano. Ci sono molteplici testimonianze del fatto che Shevardnadze in persona si incontrava con Gelaiev che, al tempo, era nella lista dei ricercati dell’interpol. La maggior parte dei canali di aiuti alle formazioni armate del Nord Caucaso passava per la Georgia. I ministri georgiani mantenevano apertamente contatti con i capi della cosiddetta Ichkeria [il nome dell’autoproclamato soggetto indipendente nel territorio ceceno, n.d.r.] sul territorio della Cecenia e poi nella stessa capitale georgiana. Nel mentre, coloro che di fatto elaboravano le mosse dei combattenti terroristi ceceni erano un cittadino della Giordania di nome Hassan Hattab ed un saudita, Abu Al Walid. Costoro, come molti alti dirigenti dell’Ichkeria, figuravano nella lista dei terroristi di Al Quaeda, al tempo pubblicata sul sito della NATO.

il Caucaso: mappa politica
il Caucaso: mappa politica

Io non posso parlare di concreti casi di contatti fra servizi segreti occidentali ed i terroristi caucasici; i servizi segreti operano nella clandestinità. Ma che i servizi di sicurezza georgiani avessero contatti con gruppi terroristici sul territorio della Cecenia e sullo stesso territorio georgiano lo so come dato di fatto. Rimane una questione aperta se questi contatti potevano essere intrattenuti lasciando all’oscuro i servizi segreti occidentali, dal momento che la Georgia dipendeva totalmente dall’occidente.

Lei ha occupato una posizione di osservazione privilegiata per seguire la Guerra dell’agosto 2008 in Georgia. A noi pare che questa guerra rappresenti una sorta di laboratorio della crisi ucraina, che ne ha anticipate le tendenze fondamentali. Una delle differenze ci sembra essere la reazione delle cancellerie occidentali, che in Georgia si adoperarono in maniera netta per la soluzione della crisi, al contrario di quanto accaduto sei anni dopo in Ucraina…

Vorrei ricordare che prima della Guerra in Ossezia nell’agosto del 2008 il Governo Georgiano aveva condotto ben cinque guerre contro coloro che la Georgia considera ufficialmente minoranze etniche, ovvero gli Osseti del sud e gli Abkazi:

1991 – 92 Prima Guerra in Sud Ossezia

1992 – 93 Guerra Gorgiano Abkhaza

Maggio 1998 Guerra “dei sei giorni” nella regione di Gali

Settembre – ottobre 2001 Guerra in Abkhazia [crisi di Kodori]

Estate 2004 Guerra in Sud Ossezia

L’occidente ha chiuso gli occhi sui tentativi del governo georgiano di risolvere i propri problemi con l’ausilio della guerra. Questi attacchi della Georgia sulla popolazione abkhaza e osseta venivano taciuti dai media occidentali e praticamente sono sconosciuti all’opinione pubblica degli Stati Uniti e dell’Europa. E’ largamente conosciuta solo la guerra del 2008, ma questo solo perché quest’ultima è stata presentata come un’aggressione della Russia contro la Georgia. Però questa guerra è iniziata con i bombardamenti di artiglieria georgiana sulla capitale osseta Tskhinvali ancora addormentata e dall’attacco delle truppe georgiane contro le forze di interposizione russe che si trovano a Tsikhinvali su mandato OSCE. La Missione Internazionale Indipendente dell’Unione Europea, diretta da Heidi Tagliavini, è stata costretta ad ammettere che è stata proprio la Georgia ad iniziare la guerra. Ciò nonostante ancora oggi in occidente continuano ad affermare che la Georgia è stata aggredita dalla Russia.

Ha memoria di un qualche ruolo svolto dall’ Italia ed in particolare dal Governo Berlusconi e dal Ministro Frattini nella trattativa che produsse la tregua?

A quanto so nella soluzione del conflitto il ruolo più importante, da parte occidentale, è stato assunto dalla diplomazia francese, ed in particolare dal Presidente Sarkozy. Bisogna comunque aggiungere che in questa situazione, come in altre legate alla Russia, la posizione di Berlusconi e Frattini si distingueva per maggior realismo, se paragonata a quella degli altri Paesi occidentali.

Le etnie del Caucaso
Le etnie del Caucaso

In seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica abbiamo assistito alla formazione di diverse entità statali non riconosciute dalla maggioranza della comunità internazionale in Pridnestrovje, Nagorno Karabak, Ossezia, Abkazia e infine Donetsk e Lugansk, ad opera di minoranze vicine alla Russia o a suoi stretti alleati come L’Armenia. Che giudizio dà di queste tendenze? Quali vantaggi offrono questi piccoli Stati alla Russia, nei rapporti con i Paesi da cui si sono separati? Quali crede saranno, in un futuro prevedibile, gli sviluppi di queste situazioni di fatto per ora sorrette da una precaria base giuridica? 

Sarebbe stato ingenuo credere che il crollo dell’Unione Sovietica potesse verificarsi senza conflitti. In sostanza ciò che noi abbiamo osservato e osserviamo in Georgia, Azerbaijan, Armenia, Moldavia e Ucraina è la disintegrazione dell’Unione Sovietica che dura sin ora. Le situazioni che Lei ha elencato sono molto diverse fra loro ma hanno un importantissimo tratto comune: per la popolazione di questi territori non è assolutamente lo stesso fare parte di un grande spazio comune come era l’URSS oppure in un abito più ristretto, come le gli Stati post sovietici in cui si sono trovate dopo il 1991. Questo tratto è più caratteristico per le ex autonomie. Le loro richieste economiche, culturali e soprattutto politiche potevano essere soddisfatte molto più facilmente ai tempi in cui, ad esempio, Tblisi era dipendente da Mosca, rispetto a quando Tblisi si è affrancata da Mosca. Perché, in caso di necessità, non hanno nessuno a cui appellarsi.

Le contrapposizioni inter etniche nelle repubbliche dell’ex unione sovietiche si sono acutizzate inevitabilmente, come si sono acutizzate le contrapposizioni economiche, culturali e politiche. Prendiamo l’esempio della Georgia: l’Abkhazia è stata integrata nella Repubblica Socialista Sovietica di Georgia da Iosip Dzugashvili, più famoso con il nome di Stalin. Gli Abkhazi convivevano con difficoltà con i Georgiani già al tempo dell’Unione Sovietica e, trovandosi al di fuori dei confini dell’Unione Sovietica, quando questa si è dissolta, si sono subito ricordati che il loro Paese ha una storia autonoma, collegata con quella georgiana, ma che ha seguito per secoli una traiettoria indipendente. Loro insistono nell’affermare che l’Abkhazia è uno Stato europeo molto antico, più antico di tanti altri Stati, come ad esempio di Spagna, Portogallo, Cechia, Stati Uniti, Canada, Australia… per non parlare di Lituania ed Estonia. Gli Abkhazi non capiscono sinceramente il motivo per cui la loro indipendenza viene negata. Considerano la loro vita all’interno della Georgia come un’esperienza negativa, soprattutto dopo le guerre sanguinose condotte dal governo georgiano sul loro territorio.

Veniamo all’Ucraina. Si tratta di un Paese ancora più eterogeneo della Georgia. Diciamo che la sua popolazione del sud est è molto diversa da quella dell’ovest. Il Donbass, ad esempio, durante la guerra con la Germania Nazista, è stato teatro degli scontri più feroci fra partigiani ed hitleriani, mentre i combattenti dell’UPA dell’ovest dell’Ucraina giuravano al fedeltà al Fuhrer, prestavano servizio nelle divisioni delle SS e ricevevano le decorazioni per le operazioni di rastrellamento condotte contro la popolazione. Questo non significa che tutti gli Ucraini dell’ovest avessero delle simpatie nei confronti dei nazisti, ma la misura di accettazione del nazismo era, e rimane, diversa. Ci sono stati pochissimi, nell’ovest Ucraina, che si sono opposti quando l’Hauptbannführer delle SS Roman Shukhevych è stato proclamato eroe dell’Ucraina contemporanea. Al contrario, per la popolazione dell’est, un simbolo simile di cultura politica è assolutamente inaccettabile. Questo è uno degli esempi delle diversità culturali che oggi giocano il proprio ruolo. Ma ce ne sono tante altre. Le radici di queste diversità raggiungono la profondità della storia, e sono collegate con un orientamento culturale, economico e politico delle regioni dell’Ucraina che quasi mai coincide. La maggior parte delle regioni dell’Ucraina sono state aggiunte al nucleo del Paese dagli Zar Russi, e in seguito da Lenin, Stalin e Krushev. Quando in Russia si parla di questo non è perché si vuole sminuire l’Ucraina: il punto è che bisogna fare i conti con la realtà. L’unità dell’Ucraina può essere stabile solo ove si tengano nella massima considerazione queste diversità che si sono formate storicamente in modo naturale e la sua pluralità politica, economica e culturale.

Quali sono le linee essenziali della politica russa a sud del Caucaso?

La Russia è interessata nella risoluzione del conflitto fra Georgia ed Abkhazia, così come è interessata alla stabilità ed al pacifico sviluppo del sud Caucaso in generale. Questo è legato alla questione della sicurezza nazionale russa. Il Caucaso per la maggior parte è un insieme interconnesso. L’instabilità del sud Caucaso può trasferirsi facilmente al di là della catena del Grande Caucaso e può destabilizzare facilmente il Caucaso settentrionale russo, nel quale ci sono ben nove regioni del paese. Quindi è chiaro che la Russia è interessata più di ogni altro Paese occidentale alla risoluzione del conflitto del Karabakh. La Russia ha strette relazioni di alleanza con l’Armenia, e anche relazioni stabili con l’Azerbaijan.

Lei ha vissuto per lungo tempo in Italia, parla l’italiano ed interviene nel dibattito avente ad oggetto argomenti di politica estera che si svolge nel nostro Paese. Storicamente le relazioni fra Italia e URSS e fra Italia e Russia sono sempre state buone: anche nei tempi in cui i due Paesi erano governati da ideologie politiche antitetiche sono sempre intercorsi proficui rapporti. Fra i due popoli c’è una innegabile empatia. Che giudizio dà delle relazioni istituzionali fra Russia e Italia oggi? Crede che la massiccia propaganda atlantica abbia offuscato l’immagine della Russia agli occhi degli Italiani e l’immagine degli Italiani agli occhi dei Russi? Crede che gli odierni dissapori si approfondiranno o siano destinati a risolversi?

Una immagine scattata in occasione del summit di Roma nel 2002.Una immagine scattata in occasione del summit di Roma nel 2002. Per l'Ambasciatore il Consiglio Nato - Russia, creato al tempo, fu una "misura concreta" per appianare i contrasti
Una immagine scattata in occasione del summit di Roma nel 2002. Per l’Ambasciatore il Consiglio Nato – Russia, creato al tempo, fu una “misura concreta” per appianare i contrasti

Io cerco di evitare di pronunciarmi a proposito delle faccende che riguardano la politica interna dell’Italia. Ma per quello che riguarda la sua politica estera nelle relazioni con la Russia l’Italia ha sempre tenuto più o meno la stessa linea: amichevole, per quanto ciò sia possibile muovendosi all’interno della cornice dell’Allenaza Atlantica. Questo viene altamente considerato in Russia e per questo, per quanto mi ricordi, la simpatia della Russia nei confronti dell’Italia non è mai venuta meno. Rendendomi conto quanto sono intensi gli scontri tra i sostenitori e gli oppositori di Berlusconi in Italia, mi permetterò comunque di dire quello che considero vero. Fu proprio Berlusconi a prendere misure concrete e reali per ammorbidire il contrasto fra la Russia e l’ Alleanza Atlantica. Per quanto riguarda le odierne frizioni, sono il risultato delle politiche della NATO e dell’Unione Europea, e non dipendono molto dall’Italia. Comunque, di per sé, la posizione dell’Italia anche oggi è orientata verso un ammorbidimento delle divergenze con la Russia. E questo viene considerato dall’opinione pubblica russa che rimane amichevole nei confronti del vostro Paese.

 

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