Lettera agli Ucraini

– Marco Bordoni –

Cari Amici Ucraini, è parecchio tempo, ormai, che seguo e commento le vicende del vostro paese. Ve lo dico onestamente: ritengo che la svolta politica del 2014 sia stata un errore catastrofico e che i pianificatori della guerra nel sud est siano criminali. La mia non è una posizione isolata, anzi, i sondaggi mostrano che, dopo un anno e mezzo di martellamento propagandistico è ancora condivisa da circa un terzo del vostro popolo. So però che molti di voi mi considerano uno “zombie” dell’ “esercito di troll” di Putin. In ogni caso la mia opinione non ha alcuna importanza e non la voglio discutere: voglio solo chiarire che non condivido (e anzi condanno) le scelte del vostro governo, e che tuttavia nutro rispetto, e sotto qualche aspetto ammirazione, per il vostro popolo.

Oltre alla mia opinione non voglio discutere qui nemmeno la vostra. Vi chiedo scusa: la vostra opinione è importante, e più o meno sappiamo qual è: una leggera maggioranza pensa ancora che l’”Ucraina è Europa!” (è questo il vostro slogan, vero?), una consistente minoranza pensa che invece non lo sia affatto, e che il posto dell’Ucraina sia a fianco a quello della Russia e della Bielorussia nella famiglia dei popoli slavi dell’est. Non è che queste opinioni non contino, ovviamente, solo che non intendo parlarne qui.

Non parliamo di me, non parliamo di voi. Parliamo dell’Europa e della Russia. Cosa pensano di voi gli Europei e cosa pensano i Russi?  Credete che “l’Ucraina è Europa” sia uno slogan che va per la maggiore nelle piazze del vecchio continente? Vi assicuro che non è così.

Secondo un recente sondaggio  il vostro paese è associato in Europa a tre parole: guerra (46%) Russia (18%) e povertà (9%). Amara ironia, vero? Solo il 30% degli Europei appoggia l’idea di un ingresso dell’Ucraina nell’Unione (si tratta di un dato comparabile al 26% della Turchia musulmana, secondo un sondaggio condotto in Germania nel  2014).

I risultati di questo sondaggio sono deprimenti, ma non sorprendenti.  Deprimenti  perché significano che gli Europei occidentali non hanno capito nulla di quello che succede dalle vostre parti. Da quando è scoppiata la crisi noi “filorussi” cerchiamo di fare passare nell’opinione pubblica l’idea che gli Ucraini del sud est e i Russi meritano rispetto e considerazione come gli altri popoli del continente e che i cittadini dell’Unione che appoggiano il governo di Kiev dovrebbero farsi un bell’esame di coscienza perché anche loro (anzi, loro più degli stessi Ucraini) sono responsabili dei crimini commessi dalla ATO. A quanto pare tutto quello che abbiamo ottenuto è stato far passare l’idea che “anche gli Ucraini” sono violenti, criminali e prevaricatori… “come i Russi”. Non abbiamo alzato la considerazione europea dei Russi, abbiamo abbassato la vostra. Non era quello che volevamo. Almeno non era quello che volevo io.

Ma pensandoci  bene non poteva andare che così, per due motivi: perché chi comanda in Europa e gran parte di chi è comandato disprezza il vostro popolo e perché disprezza la vostra povertà.  Chiedetelo ai vostri connazionali che vivono qui. Alle donne, ad esempio. Ne conosco tante, di donne Ucraine che vivono in Italia. Per la maggior parte hanno tutte la qualità della vostra gente: forza, generosità, determinazione. Spesso, pur avendo un titolo di studio che le pone al di sopra degli Italiani, accettano lavori umili e duri per mantenere la famiglia nel vostro paese. Ma non crediate che queste qualità impressionino  gran che i miei connazionali. Per tanti la donna slava è semplicemente un oggetto, e i pregiudizi che serpeggiano sono abbastanza infami da meritare il silenzio. Poi ci sono gli uomini: lavorano duramente come muratori nelle case e nei cantieri e come operai nelle fabbriche, ma questo non basta certo a togliere l’impressione  generalizzata che si tratti dei soliti bestioni Russi violenti, maneschi, tutti muscoli e niente cervello. E questo è il capitolo razzismo.

Poi c’è il problema della povertà. Perché, dopo secoli, gli Europei sono essenzialmente come li descriveva Anna Comnena al tempo della Prima Crociata: “Questi Celti sono ambiziosi, desiderano sorpassare i loro pari. Come razza sono avidi e irrazionali”. Avidi e irrazionali, capite? E il tutto è ancora più accentuato da quando la società competitiva degli Stati Uniti è diventata il modello in Europa e l’etica protestante del Nord Europa è tornata ad affiorare e detta legge. Il fatto che siate slavi potrebbe essere perdonato, se foste ricchi. Ma la povertà, quella vi condanna senza appello. Pensateci bene: avete visto come è stata trattata la Grecia nella democratica Unione Europea? Avete idea di cosa gli Europei del nord pensino dei Greci e degli Italiani? E stiamo parlando di popoli che hanno avuto un ruolo centrale nella costruzione dell’identità e della cultura Europa che hanno dato all’ Europa Aristotele e Dante, di paesi in cui si trovano il Partenone e la Cappella Sistina: insomma, di nazioni il cui essere Europee nessuno potrebbe seriamente mettere in discussione.

Pensate davvero che la vostra povertà, condita (con tutto il rispetto) di Taras Shevchenko e di un qualche monastero e cattedrale che vi denunciano innegabilmente come appartenenti al mondo russo vi riservino migliore considerazione? Mi spiace, ma questo voi siete per l’uomo della strada Europeo: poveri, barbari, Russi. Forse, e dico forse, la Galizia potrebbe trovare posto nell’ Unione, come una sorta di seconda Slovacchia. Un paese abbastanza piccolo ed insignificante da potersi sedere a Bruxelles sperando di venire ignorato. Ma l’idea dell’Ucraina, dell’intera Ucraina, nell’Unione Europea non avrà mai il consenso della maggioranza a Berlino e a Parigi. Questa idea ha zero possibilità di realizzarsi in un futuro prevedibile.

“Ma l’Europa” potreste obiettare “aiuta il nostro governo! Ci paga il gas e finanzia il nostro debito! Sanziona la Russia per punirla del danno che ci ha arrecato!”. Certo, è vero. Ma questi importanti sostegni non sono mossi da solidarietà nei vostri confronti. Se il vostro paese si trovasse in una posizione diversa, gli Europei potrebbero tollerare tranquillamente lo spettacolo delle vostre famiglie che muoiono di freddo, di guerra o di fame. Del resto, lo fanno con il Medio Oriente e con il Nord Africa. Pensate di essere diversi ai loro occhi? Se aiutano il vostro governo è perché aiutando Poroshenko colpiscono la Russia: è questa la cosa più importante per loro e per i loro soci di maggioranza americani. E poi, certo, c’è la spoliazione delle ricchezze del vostro paese con le privatizzazioni: questa, però, non è la ragione principale, ma solo la ciliegina sulla torta.

Non è che sia giusto.  Non è che sia vero per tutti. Anzi, ci sono tanti Europei che amano il vostro paese e che si spendono per la vostra causa (alcuni li conosco per averci polemizzato in maniera serrata).  Ma  quello che ho descritto è, innegabilmente, il sentimento di gran lunga maggioritario. E, per favore, smettetela di credere alle storie per bambini come la democrazia: la democrazia è una prassi, è un sistema, un meccanismo complesso, non un ideale, o una elezione, e dalla miglior prassi l’Europa dista quanto la Russia e forse addirittura di più.

Già, la Russia. Stavo quasi per dimenticarla. Cosa pensano di voi i Russi? Quali sentimenti nutrono, nei vostri confronti, dopo un anno di “chi non salta è un Moscovita”, di “non saremo mai più fratelli” (molto poetico, certo, ma molto stupido … la parentela non si può certo scegliere….), dopo Odessa, dopo la ATO… dopo tutto questo?

Conoscete già la risposta, ma in ogni caso la potete trovare in questo video, un sondaggio per strada condotto da una troupe che ha parlato con i cittadini di Mosca. I sentimenti che esprimono i Moscoviti non sono univoci, e nemmeno facili da interpretare: c’è disperazione, rabbia, tristezza, poesia, nostalgia, talvolta paura … più spesso amore. Ma non c’è disprezzo, non c’è indifferenza,  non c’è arrogante senso di superiorità. Come può tutto ciò non fare la differenza?

Cari Ucraini, io ammiro sinceramente la forza e la perseveranza con cui il vostro popolo cerca di ignorare le leggi della fisica per allontanarsi dal suo naturale polo di attrazione e spingersi verso un polo che lo respinge. Ma proprio per questa ammirazione vi chiedo: non sarebbe meglio finirla con questa storia? Certo, ammettere di avere sbagliato è doloroso, ci mette in difficoltà. Ma avvicinarsi a chi ci considera e ci ama e allontanarsi da chi ci disprezza e ci odia non è, in fondo, un atto di rispetto per sé stessi?

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