Libertà di Parola per Elena

Elena Bojko
Elena Bojko

Aveva preso parte in videoconferenza da Leopoli al dibattito La Guerra Taciuta organizzato in Italia, a Falconara, il 23 luglio, con Eliseo Bertolasi, corrispondente dal Donbass per Sputnik Italia, e con Sara Reginella, psicologa e autrice di video informativi sulla guerra nel Sud Est Ucraina. Aveva raccontato la difficoltà di fare giornalismo indipendente nell’Ucraina “europea”, in particolare in una regione, la Galizia, in cui movimenti come Settore Destro hanno la loro roccaforte.  Ma quello che Elena Bojko, giornalista di Leopoli, ha detto alla conferenza non deve essere piaciuto a qualcuno: non erano solo amici quelli che la ascoltavano.

La conferenza di Falconara
La conferenza di Falconara

Infatti la mattina dopo i Servizi di Sicurezza (SBU) hanno fatto irruzione nella sua abitazione e l’hanno arrestata contestando la violazione dell’art. 110 secondo comma del codice penale 1). Tutti gli strumenti di lavoro (computer, telefoni, altre apparecchiature) sono stati posti sotto sequestro.

Più tardi, durante la giornata, sono filtrate indiscrezioni sulle accuse contestate ad Elena, che vanno dall’adesione al Partito Comunista, alla partecipazione a “manifestazioni provocatorie” fino all’organizzazione di un incontro di Autonomisti Galiziani, sotto le insegne di un fantomatico movimento secessionista “Falco di Galizia”.

Quando, il 29 luglio, è stata rilasciata, la giornalista, ormai salita all'”onore” delle cronache per le sue simpatie “separatiste”, ha capito di trovarsi non solo in grave pericolo, ma in balia di autorità che, lungi dall’offrirle protezione, le contestavano pesanti accuse. Per questo motivo ha dovuto riparare in Russia.

Questa storia è sintomatica e significativa sotto diversi aspetti. In primo luogo insegna a quanti in Italia, fanno attivismo per la pace in Ucraina che ogni luogo è vigilato e ogni iniziativa è tenuta sotto stretto controllo, anche se si svolge al di fuori della giurisdizione del Governo di Kiev. In secondo luogo è l’arresto è la miglior conferma della fondatezza delle denunce di Elena: bisogna infatti sottolineare con forza che la Bojko è vittima di una persecuzione politica, non avendo mai fatto altro che esprimere opinioni critiche nei confronti del proprio governo.

Falconara, 23 luglio: il pubblico
Falconara, 23 luglio: il pubblico

Fra tutti i casi di giornalisti uccisi o perseguitati nello svolgimento della propria opinione nell’Ucraina “europea” questo ci tocca forse più direttamente, dal momento che la Bojko ha attirato l’attenzione dei propri persecutori mentre dava il suo contributo alla battaglia per la libera informazione nel nostro paese. Crediamo che l’opinione pubblica europea, e tutte le ONG a-senso-unico, dovrebbero prendere a cuore questo caso e fare pressione perché Elena abbia di nuovo la sua casa ed il suo lavoro, senza dovere rischiare la vita o il carcere o dovere vivere esule a migliaia di chilometri dalla sua città. Per parte nostra ci impegniamo a seguire questa vicenda e ad aggiornarvi fino alla sua conclusione.  (Marco Bordoni) Nella foto in alto: Elena Bojko

  1. Codice penale Ucraino, art. 110. 1. Chiunque compia deliberatamente atti commessi con l’obiettivo di cambiare i confini o il territorio dello Stato dell’Ucraina in violazione dell’ ordine costituzionale dell’Ucraina, così come l’incitamento pubblico o la distribuzione di materiali che incitino le persone a perpetrare tali atti è punito con l’arresto fino a tre anni o con il carcere per lo stesso periodo. 2. Se le stesse azioni sono compiute da persona che rappresenta le autorità, in maniera continuata o in complicità con altri, o con l’incitamento all’ostilità etnica o religiosa, sono punite con l’arresto per un periodo da tre a cinque anni o con il carcere per lo stesso periodo. 3. Qualora le azioni descritte nei commi precedenti del presente articolo comportino la perdita di vite umane o altre gravi conseguenze, è stabilita la reclusione da sette a dodici anni.
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