L’intervento militare russo (che non c’è)

Il mio recente articolo su di un possibile intervento militare russo nel conflitto siriano ha suscitato, oltre ad una maggioranza di reazioni razionali, alcuni commenti rabbiosi e frustrati da gente apparentemente disgustata dal rifiuto russo di farsi coinvolgere militarmente in Novorussia e Siria. Visto che queste proteste indignate trovano riscontro anche su altri blog e siti teoricamente pro russi, penso che valga la pena occuparsi della sostanza di queste critiche una volta di più. Allora, iniziamo delle basi:Le finalità istituzionali delle Forze Armate Russe.

La Legge Ferderale N61-F3 “Sulla Difesa”, sezione IV, articolo 10, comma 2, afferma chiaramente che la missione delle Forze Armate Russe consiste nel “respingere le aggressioni portate alla Federazione Russa, e svolgere compiti correlati ai trattati internazionali sottoscritti dalla Federazione Russa”. e’ tutto. Difendere il territorio della Russia e adempiere agli impegni contratti con i trattati internazionali ratificati. Queste sono le uniche funzioni della Forze Armate Russe.

La Costituzione Russa, titolo IV, articolo 80, comma 2 afferma chiaramente che “il Presidente della Federazione Russa è il garante della Costituzione della Federazione Russa, dei diritti e della libertà dell’uomo e del cittadino. Secondo i limiti stabiliti dalla Costituzione della Federazione Russa adotta le misure per proteggere la sovranità della Federazione Russa, la sua indipendenza e la sua integrità territoriale, per assicurare il funzionamento coordinato e la corretta interazione di tutti i settori del potere statale”.

Ebbene, questo potrebbe far girare la testa a un Americano che è abituato ad una guerra nuova ogni anni, ma la Federazione Russa non ha alcun desiderio di diventare una copia speculare degli Stati Uniti facendosi coinvolgere in continue operazioni militari all’estero. Non solo, ma le leggi della Federazione Russa lo proibiscono specificamente.

La Russia non è il poliziotto del mondo, non ha una rete globale di 700 – 1.000 basi (a seconda della vostra definizione di “base”) ma bensì un esercito specificamente concepito per operare entro 1.000 chilometri (se non meno) dal confine russo, e il suo Presidente non ha il mandato legale per utilizzare le forze armate russe con l’intento di risolvere le crisi estere.

Il mandato politico del Presidente Russo

Il reale potere di Putin non è scritto in alcuna legge russa. Il suo vero potere risiede nel fatto che ha il sostegno della stragrande maggioranza del popolo russo. Come ha ottenuto questa incredibile popolarità? Non finanziando una campagna propagandistica di milioni di dollari, o facendo vuote promesse. La popolarità di Putin è semplicemente la diretta conseguenza del fatto che le azioni di Putin assecondano la volontà ed i desideri del popolo russo.

Di nuovo: per un Americano, che ha assistito allo spettacolo di ogni singolo Presidente che tradiva brutalmente tutte le promesse e che è abituato ad avere alla Casa Bianca qualcuno sostenuto solo da una minoranza di Americani, questo potrebbe essere disorientante, ma in Russia il Presidente riscuote davvero il sostegno della gente.

E, di fatto, sondaggio dopo sondaggio, la maggioranza del popolo russo (67%) si è sempre opposta ad un intervento militare diretto nel Donbass.  Questo è un fatto che gli “iper-patrioti” ignorano in malafede, ma in ogni caso è un fatto. Ora, se la maggioranza dei Russi è contraria ad un intervento militare diretto in Novorussia, che percentuale credete approvi un intervento militare in Siria?

A rischio di sembrare ripetitivo ricordo che Putin è stato eletto dal popolo russo per difendere i suoi interessi. Non è stato eletto dal popolo della Novorussia o della Siria. In realtà la Russia non ha assolutamente alcun obbligo, nemmeno morale, di aiutare nessuno. Quelli provano disgusto per il mancato intervento russo sembrano assumere che la Russa “debba” o “sia tenuta” a “fare qualcosa” semplicemente perché avrebbe i mezzi per farlo. Questo è falso. Anche se la Russia avesse la possibilità di intervenire con successo in Novorussia (ce l’ha) o in Siria (non ce l’ha) questo non significa automaticamente che deve procedere in questa direzione.

Si la Russia ha fornito sostegno alla Novorussia ed alla Siria, ma non perché fosse gli “dovesse” qualcosa, ma perché ha deciso di aiutare. Questo aiuto, in ogni caso, non significa che l’impegno russo sia senza fondo che che Putin “debba” inviare soldati russi sul campo, qualora ciò fosse necessario.

Oltre tutto, quando è stata l’ultima volta che qualche paese ha mandato i propri soldati ad aiutare la Russia e, se necessario, a morire per lei?

In quali circostanze il soldato russo è pronto a morire in battaglia

Ho tre figli e posso facilmente immaginare cosa proverebbero i genitori di un ragazzo, poniamo, di Tula o di Pskov proverebbero se il loro figlio morisse in combattimento in Siria. Questo è il testo del giuramento prestato da ogni soldato russo:

Io [nome completo] giuro solennemente fedeltà alla Patria – la Federazione Russa. Io giuro di osservare fedelmente la Costituzione della Federazione Russa, di adempiere scrupolosamente alle prescrizione delle norme militari, agli ordini dei miei comandanti e dei miei superiori. Io giuro di adempiere con onore ai miei doveri militari, di difendere con coraggio la libertà, l’indipendenza e l’ordine costituzionale della Russia, il popolo e la Patria.

Non ci sono accenni alla Siria o ad ogni altro paese qui, vero?

Quando l’Unione Sovietica invase l’Afganistan i propagandisti sovietici proposero il simpatico concetto di “интернациональный долг”, “dovere internazionale”. L’idea derivava dal concetto marxista di “internazionalismo proletario”. E’ vero che la Costituzione Sovietica (agli articoli 28 e 30) includeva il seguente inciso:

” la politica estera dell’Unione Sovietica mira a rafforzare le posizioni del socialismo mondiale, sostenendo la lotta dei popoli per la liberazione nazionale e il progresso sociale […] essendo l’Unione Sovietica parte del sistema socialista mondiale, la comunità socialista che sviluppa e rafforza l’amicizia e la cooperazione in spirito di cameratesca mutua assistenza con gli altri paesi socialisti sulla base dell’internazionalismo socialista.” 

Probabilmente ci sono ancora nostalgici dei “bei giorni andati” quando l’Unione Sovietica era coinvolta in conflitti in Asia, Africa e America Latina, ma io non sono assolutamente uno di loro. E non lo è neanche la grande maggioranza dei Russi che ricordano con precisione il prezzo pagato in sangue per un simile controsenso ideologico.

Di nuovo: per una persona che vive negli Stati Uniti, dove è normale vedere “associazioni” di “Veterani delle Guerre all’Estero” (come se gli Stati Uniti ne avessero avuta una in casa, a memoria d’uomo!) ovunque nel paese e dove chiunque conosce almeno un parente, un amico o un vicino che ha perso un famigliare in Afganistan, Iraq, o altrove, questo può sembrare ridicolo. Ma per un Russo non solo non lo è, ma è anche letteralmente una questione intoccabile. Perché? Perché significa che il proprio figlio e la propria figlia possono essere esposti al pericolo esclusivamente quando il paese è sotto attacco.

Questo è anche il motivo per cui gli uomini   della sesta compagnia a Ulus Kert furono disposti a morire: perché stavano combattendo per la Madrepatria, non per la retta del collega, non per evitare la galera o disoccupazione e non perché pensavano che fosse un modo per girare il mondo e uccidere gente con la pelle marroncina.

Le insidie degli interventi militari “limitati”

Chiedetevi: come finiscono di solito le guerre? Per essere più precisi: quante guerre vi ricordate in cui le parti abbiano concordato di smetterla e concludere qualche tipo di trattato di pace? Di fatto, la maggior parte delle guerre finisce con la vittoria di uno e la sconfitta dell’altro. E questo in sostanza significa che se la parte più forte non ha i mezzi per sconfiggere completamente la parte più debole la guerra continua. L’esempio perfetto di questo genere di conflitti è stata la guerra in Afganistan, in cui i Sovietici hanno invaso con facilità il paese ed hanno sconfitto i “combattenti per la libertà” [che più tardi sono saliti all’onore delle cronache come “al Quaeda” con la licenza della CIA statunitense] ma non sono stati capaci di ricacciarli in Pakistan e Iran. Così le forze anti sovietiche, sebbene “più deboli” sono riuscite a sottrarre ai Sovietici la “vittoria” semplicemente sopravvivendo e addirittura opponendo una fortunata resistenza in alcune località (come la valle del Panjshir).

Questa è una mappa approssimativa del territorio controllato da Daesh:

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Come potere vedere dalla mappa, Daesh attualmente è attivo sia in Siria che in Iraq e sappiamo anche che hanno effettuato incursioni in Libano ed Egitto. Possiamo essere certi del fatto che Daesh potrebbe, se necessario, spostarsi in Arabia Saudita. Sotto ogni aspetto il territorio attualmente controllato da Daesh, o più precisamente, il territorio su cui Daesh può operare, è vasto. E dunque in questo contesto, in cosa potrebbe consistere una “vittoria”? Sradicare Daesh dall’intero Medio Oriente, naturalmente. Abbiamo già visto cosa è successo quando i Siriani hanno sostanzialmente sconfitto Daesh sul piano militare: Daesh si è ritirato in Iraq, fine della storia. Questa mossa si è dimostrata sufficiente a precludere la vittoria ai Siriani.

Ma Daesh può essere sconfitto? Senz’altro. Ma solo se l’impero Anglosionista fermasse la sua crociata anti shiita e consentisse ad Iran, Siria, Hezbollah e Iraq di spazzare via questi lunatici Takfiri. Ma visto che questo è assolutamente inaccettabile per gli Anglosionisti, la guerra continuerà. E in questo contesto la Russia dovrebbe entrare nel conflitto? Pazzia!

Qualsiasi impegno russo, oltre al fatto di essere fondato su di una dubbia legittimità sotto l’aspetto legale ed essere molto pericoloso politicamente per Putin, dovrebbe essere o pieno di riserve o aperto ad ogni possibile sviluppo. Nel primo caso sarebbe inutile, nel secondo estremamente pericoloso.

… E mandare solo l’aviazione?

Diversamente da quanto scritto da alcuni commentatori mandare 6 MiG 31 potrebbe modificare la bilancia delle forze in campo: sei MiG 31 significherebbero, 2 in pattugliamento in assetto da combattimento, 2 pronti al decollo e 2 in manutenzione di routine. Due MiG 31 in aria basterebbero a monitorare lo spazio aereo siriano e a difenderlo da eventuali intrusi (potete pensare ai MiG 31 come a dei “piccoli AWACS” visto che sono dotati di un avanzato radar AESA e di armi in grado di tracciare dieci obiettivi simultaneamente ingaggiandone quattro in un raggio molto ampio (fino a 200 km). Il problema con tutto questo software raffinatissimo è che non serve a nulla contro Daesh, che non ha aviazione. 

C’è chi ha suggerito che i MiG 31 potrebbero essere usati per proteggere la Siria contro un attacco statunitense con missili da crociera. Mentre è vero che il MiG 31 è in grado di ingaggiare missili da crociera a bassa quota, il problema è che ciascun MiG 31 può portare solo da 4 a 5 missili aria aria. Così una pattuglia di due MiG 31 potrebbe ingaggiare al più solo 12 missili da crociera, a meno di non inseguirli uno ad uno per abbatterli usando il loro cannone da 23 millimetri. Visto che un attacco statunitense alla Siria impiegherebbe molti più missili, c’è ben poco che i MiG 31 possano fare. Una difesa molto più efficace sarebbe quella dotata di S 300, e questo è il motivo per cui gli Stati Uniti ed Israele si sono opposti con tanta forza alla consegna di S 300 alla Siria.

Altri hanno suggerito che la Russia potrebbe mandare MiG 29. Pessima idea. Il MiG 29 è un caccia formidabile nei confronti ravvicinati, ma ha delle carenze nel supporto aereo ravvicinato. Se la missione è il supporto delle operazioni di combattimento siriane, allora il SU 24, o piuttosto il SU 25, sarebbero molto più adatti. Ma per quanto ne so, nessun rapporto ha parlato di queste macchine.

Come si può aiutare la Siria

Prima di tutto, vorrei ricordare a tutti che la Russia ha già, in assoluta solitudine, fermato un attacco statunitense contro la Siria mandando, da un lato, una squadra navale davanti alle coste siriane (e con essa fornendo ai Siriani una visione completa dello spazio aereo sulla Siria e nelle vicinanze) e suggerendo acutamente, dall’altro che la Siria si sbarazzasse delle sue armi chimiche (completamente inutili): tutto questo viene ovviamente chiamato da qualcuno “tradimento” e “disarmo” della Siria. La Russia può aiutare ancora la Siria inviando materiale militare, consiglieri, condividendo informazioni e, cosa più importante, fornendo copertura politica.

Nel caso le forze armate siriane patissero veramente un rovescio militare e nel caso il governo dovesse essere minacciato, Hezbollah sarà la prima ad intervenire (come ha già fatto), seguita dall’Iran (come, secondo alcune indiscrezioni, ha già fatto a sua volta). Con gli stivali di Hezbollah e dell’Iran sul campo (i secondi presumibilmente con uniformi di Hezbollah) non c’è bisogno di forse russe. Almeno non di forze militari “regolari”.

E’ possibile, ed addirittura probabile, che i Russi potrebbero mandare unità sotto copertura in Siria (o che l’abbiano già fatto). Stiamo parlando delle squadre speciali GRU e SVR, per lo più nei panni di “consiglieri” o di mercenari e addirittura di personale che fornisce “assistenza tecnica”. In ogni caso le forze siriane sono molto efficienti sotto ogni profilo e non dobbiamo necessariamente presumere che necessitino di speciali competenze esterne. E nella misura in cui assistenza esterna fosse necessaria, Hezbollah sarebbe probabilmente molto più adatto al compito delle unità russe.

Per quanto ne so, i Siriani mancano di alcuni tipi di equipaggiamento moderno, specialmente elettronica e ottica moderne. Sono certo che la Russia potrà colmare queste lacune, se necessario attraverso l’Iran. Infine, dal momento che questa guerra va avanti già da tanto tempo, sono sicuro che l’esercito Siriano abbia difficoltà con i ricambi e con le riparazioni. Di nuovo, qui può supplire l’Iran, se serve con l’aiuto russo.

Conclusioni

Per i Russi intervenire direttamente in Siria sarebbe illegale, impossibile politicamente e in pratica inefficace. La Russia gioca molto meglio il proprio ruolo dall’esterno, nella catena di sostegno Hezbollah-Iran-Russia alla Siria.

Per tutte le fanfare della propaganda Anglosionista che parlano di “orso russo risorgente” che intende invadere l’Europa e per tutti quegli pseudo amici della Russia che fanno domande da matricole su interventi russi di qua e di là: la Russia non ha nessunissimo obbligo di intervenire in nessun posto. L’esempio degli Stati Uniti ha già mostrato quanto sia costoso e usurante per un paese dichiararsi poliziotto del mondo e usare la forza militare per tentare di risolvere ciascuna delle crisi mondiali. La Russia non è gli Stati Uniti e non è nemmeno un “anti Stati Uniti”. E, a mio parere, ciò è un bene per tutti.

The Saker

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