Discorso sullo Stato dell’Unione: Traduzione Simultanea

– Marco Bordoni –

Come se l’Unione Europea non sembrasse già abbastanza una grottesca e servile imitazione della democrazia di cartapesta americana, dal 2010 i Presidenti della Commissione Europea indirizzano un discorso annuale al Parlamento Europeo “sullo stato dell’Unione”. Si tratta di una di quelle pompose occasioni cerimoniali in cui le dirigenze europee se la suonano e se la cantano dandosi l’aria di essere una classe dirigente vera. Ieri è stata la prima volta del lussemburghese Jean Claude Juncker. Il micidiale pistolotto di 21 cartelle e passa che ha inflitto senza pietà agli esausti parlamentari si è conquistato i titoli dei giornali grazie ai passaggi sulla questione immigrazione. Ma il Presidente sommelier ha parlato veramente di qualsiasi cosa. Quindi non è mancato anche un accenno alla questione Ucraina.

Il passo è a suo modo significativo. Intendiamo, in spirito di servizio, proporvi una doppia traduzione. Il sito Ufficiale di “Casa Europa” lo propone nelle lingue rispettivamente del padrone (inglese) del sovrastante (tedesco) e del maggiordomo (francese): la servitù campestre è pregata di adeguarsi. Noi ci adeguiamo e proponiamo una traduzione letterale in italiano (corsivo), corredata di una traduzione dal burocratese che consentirà ai lettori di farsi una idea del significato reale delle parole di Juncker (grassetto).

Uniti al fianco dell’Ucraina. L’ Europa è una piccolo parte del mondo. Se abbiamo qualcosa da offrire, questa è la nostra conoscenza e la nostra guida. Circa un secolo fa un quinto della popolazione mondiale viveva in Europa, ora è un nono, nel secolo prossimo sarà un venticinquesimo. Credo che noi si possa, ed anzi si debba, fare la nostra parte sul proscenio mondiale, non per vanità, ma perché abbiamo qualcosa da offrire. Possiamo mostrare al mondo la forza che viene dall’ essere uniti e la convenienza strategica di agire assieme. Non c’è mai stato un momento in cui farlo fosse più urgente e necessario di ora. Abbiamo più di 40 conflitti attivi nel mondo in questo momento. Visto il divampare di queste guerre, in cui le famiglie si spezzano e le case vengono ridotte in cenere, non posso venire da voi a parlarvi di pace. Perché il mondo non è in pace.

Ora vi propongo un po’ di boriose stupidaggini che suonano ragionevoli ma senza reale significato, un po’ perché agli europeisti piace così, un po’ per darvi tempo di riprendervi dal terrificante titolo di questo paragrafo: “Uniti al Fianco dell’Ucraina”. Brrr…

Se volete un mondo più pacifico, abbiamo bisogno di più Europa e di più Unione nella nostra politica estera. E in particolare riguardo all’Ucraina. La sfida di aiutare l’Ucraina a sopravvivere a riformarsi e prosperare è una sfida Europea.  In fin dei conto il sogno Ucraino, il sogno di Maidan, è Europeo: vivere in paese moderno, in una economia stabile, in un sistema politico sano e corretto.

Forse avete il dubbio: non è che per caso un anno di guerra civile, migliaia di morti, il governo ucraino in mano ad una banda di cleptocrati, le strade ucraine percorse da comparse in costume (salvo che non stanno girando un film sul nazismo) e una economia defunta ci abbiano fatto ricredere sull’ opportunità di organizzare con gli Americani una rivoluzione in Ucraina? La risposta è: NO. Perché? Ve lo dico dopo.

Negli ultimi venti mesi ho conosciuto bene il Presidente Petro Poroshenko ad un Summit, ad un pranzo a casa sua, in montoli incontri e in occasione di innumerevoli conversazioni telefoniche. Ha iniziato a trasformare il suo paese. Sta combattendo per la pace. Merita il nostro supporto.

Chi se ne frega se Poroshenko ha organizzato la più grande mattanza in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale? E’ il nostro bastardo. E la sua cantina è fornitissima. Tuttavia non è questo il motivo principale per cui lo sosteniamo: allora qual è? Ve lo dico dopo.

Abbiamo già fatto molto: concedendo prestiti per € 3,41 miliardi di euro in tre programmi di Macro Assistenza, sostenendo l’Ucraina  ed aiutandola a procurarsi le forniture di gas invernali e a riformare il sistema giudiziario. Tutti gli stati membri dell’Unione Europea devono contribuire, se vogliamo avere successo.

L’Ucraina non fa parte dell’ Unione Europea, ma i cittadini Europei  hanno già regalato ai suoi oligarchi 3,41 miliardi di euro. Se la manica di ladroni che abbiamo messo al governo di quel paese lasceranno la mancia, con quella si cercherà di non fare morire di freddo 40 milioni di persone. Perché facciamo questa cosa? Ve lo dico dopo.

Abbiamo bisogno di mantenere la nostra unità. Abbiamo bisogno di unità per assicurare la sicurezza a membri orientali dell’UE, visto che i confini degli Stati Membri sono intoccabili. Voglio che questo sia compreso molto bene a Mosca. Abbiamo bisogno di unità sull’argomento sanzioni. Le sanzioni che l’Unione Europea ha imposto alla Russia hanno un costo per ciascuna delle nostre economie, e ripercussioni su settori importanti, come l’agroalimentare. Ma le sanzioni sono uno strumento potente per fronteggiare l’aggressione e la violazione delle leggi internazionali. Sono politiche che devono essere mantenute fino a che gli accordi di Minsk non saranno completamente attuati. Dobbiamo mantenere i nervi saldi e la nostra unità.

Ormai abbiamo capito tutti che l’Ucraina è una macina al collo e le sanzioni non servono a niente, se non a danneggiare le stesse aziende europee. Ma allora (torniamo a bomba) perché continuare a comportarci così? E’ arrivato il momento di dirvelo. Il motivo per cui facciamo tutte queste cose è che non rispondiamo ai gonzi che vi hanno eletto, cari parlamentari, ma bensì ai nostri capi di Washington, a cui, in ultima analisi, dobbiamo le comode poltrone su cui siamo seduti. Washington ha stabilito che l’Europa deve recidere ogni contatto economico e politico con la Russia, e noi siamo pienamente decisi ad assecondare questa follia. 

Ma dobbiamo anche continuare a cercare soluzioni. Ho parlato con il Presidente Putin a Brisbane, al G20, in un incontro bilaterale la mattina presto. Abbiamo ricordato da quanto tempo ci conosciamo e come sono cambiate le cose. Lo spirito ci cooperazione fra Unione Europea e Russia ha ceduto il posto a sospetto e sfiducia. L’Europa deve mostrare alla Russia il costo dello scontro ma deve anche essere pronta al dialogo. Dobbiamo continuare a cercare soluzioni. Non voglio che l’Europa sia ininfluente. Voglio una Europa che comandi. Quando l’Unione Europea è unita possiamo cambiare il mondo.

Non voglio che l’Europa conti qualcosa. Del resto, che volete da me? Io sono un mero procuratore di interessi che non risiedono nei popoli europei. La rottura con la Russia è insanabile e deve restare tale.  Su questo non è ammessa discussione.

P.S.:  Richiedo agli stati membri di adottare le proposte della Commissione sulla redistribuzione di 160.000 rifugiati al Consiglio Straordinario dei Ministri degli Interni del 14 settembre. Abbiamo bisogno di azioni immediate. Non possiamo lasciare l’Italia, la Grecia e l’Ungheria ad assisterli da sole. Così come non lasceremmo alcun altro membro dell’UE da solo. Così come oggi a scappare sono le genti della Siria e della Libia, domani potrebbero come niente essere gente dell’Ucraina.

PS.:  Vorrei chiarire un punto: il fatto che io non faccia gli interessi degli Europei non significa che mi stiano particolarmente a cuore gli Ucraini. Per quanto mi riguarda il loro paese può esplodere come un fuoco artificiale (il che probabilmente avverrà tempo qualche anno) e dal mio punto di vista sarà solo una “emergenza profughi” in più.

 

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