Dogane “fai da Te”: Tatari e Uomini di Yarosh “bloccano” la Crimea

1442733574_340Situazione calda nel fine settimana al confine fra Ucraina e Crimea, dopo che Refat Chubarov (parlamentare alla Rada del Blocco Poroshenko e capo di “Medshlis” la formazione di Tatari di Crimea schieratasi contro l’attuale autorità russa nella penisola) ha annunciato il “blocco dimostrativo” del commercio alimentare fra il continente e la penisola a partire da mezzogiorno di domenica 20 settembre.

Alla iniziativa partecipa anche Pravij Sektor, che intende in questo modo sia ostacolare il commercio fra la Crimea ed l’Ucraina come presunta misura di “patriottismo”, sia denunciare la “debolezza” delle misure adottate dalla presidenza Poroshenko e dal governo Yatzenyuk. Hanno invece espresso dubbi sul blocco imprenditori delle regioni di Kherson, Nikolaev e Zaporodze, che avevano trovato nella esportazione in Crimea dei propri prodotti un mercato sostitutivo della domanda interna (in caduta libera), mercato che “tirava” grazie anche al maggior potere di acquisto dei salari in Russia. Ovviamente al blocco si è opposto anche Seitymer Nimetyllaev, capo del Consiglio dei Tatari di Crimea, che riconosce le autorità russe.

Già dalla prima mattina del 20 settembre alla frontiera si sono viste file di camion ferme in attesa di potere passare in territorio russo, mentre alcune decine di “pravoseki” e di militanti Tatari nazionalisti, dopo avere posato blocchi di cemento senza alcuna opposizione da parte delle locali forze dell’ordine (chiaro segno di un “via libera” del governo centrale) ed aver stabilito il proprio quartier generale nel villaggio confinario di Chongar, hanno proclamato l’inizio di “Maidan di Crimea”. Durante la giornata la congestione provocata dai camion in attesa ha presto arrestato anche il traffico dei normali veicoli.

Quanto sarà efficace il “blocco” alimentare, sempre ammesso che possa proseguire? Di certo la Crimea non sarà ridotta alla fame (il raccolto di quest’anno è stato buono e la regione non manca di generi alimentari). Il vicepremier del governo di Crimea Ruslan Balbek ha dichiarato che l’economia della Repubblica è ormai completamente orientata alla Russia, e quindi l’iniziativa di Chubarov e soci è una “lotta contro i mulini a vento”. Tuttavia le centinaia di camion in coda testimoniano che uno scambio di una qualche entità era ancora attivo. In conseguenza del blocco presumibilmente i collegamenti fra la Russia e la penisola saranno stressati, anche se la prossima fine della stagione turistica garantirà un minor sovraccarico delle linee di rifornimento. Danni commerciali colpiranno sia la Crimea che le regioni ucraine dell’entroterra, che, a differenza della Crimea, non avranno un mercato sostitutivo a cui fare pervenire le proprie merci.

Come interpretare tutto questo? E’ possibile che simili ”ispezioni” rudimentali  (davvero molto simili a delle comuni estorsioni) servano più che altro a prelevare un “contributo” dai commercianti locali, provvedendo una forma di finanziamento alle organizzazioni che le attuano.

La sostanziale connivenza del governo ucraino sembra in linea con la schizofrenia dimostrata negli ultimi mesi. Un giorno si minaccia la guerra e si blocca persino il transito dei generi alimentari ai confini (creando un utile “sfogatoio” gratuito per le bande fuori controllo) e il giorno appresso si fa circolare la voce che ci si appresta ad annunciare (per l’ennesima volta) la conclusione dell’operazione militare nel sud est.

Di certo, se dovesse prolungarsi, questa iniziativa provocherà qualche disagio a breve termine, ma, sul medio periodo non farà che stringere i legami fra la Crimea e la Russia, esattamente come il blocco del Donbass ha legato definitivamente a Mosca le Repubbliche secessioniste. (Marco Bordoni)

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