Propaganda di Stato: la Verità sul Panorama mediatico russo

Il luogo comune della “propaganda di stato russa” è molto presente nella narrazione mediatica occidentale, specialmente negli ultimi tempi. Questa fissazione continua è un effetto collaterale della perdita di controllo da parte dello stesso sistema informativo: dal momento che i vecchi modelli di notizie via cavo sono in declino, il panorama mediatico diventa più vario, mentre numerose piattaforme sulla rete permettono agli utenti più giovani e smaliziati di individuare fonti di informazione alternative. Questo genere di accusa ripetitiva serve nello stesso tempo a delegittimare le attività informative russe in lingua straniera e a fornire una spiegazione del sostegno che Putin riscuote in patria.
La nozione poggia su alcune premesse implicite:

– che i paesi occidentali non hanno media di stato;
– che i media privati siano imparziali;
– che i media di statali non possano riflettere punti di vista espressione di una opposizione al sistema, e che, comunque, lo facciano in misura inferiore alle proprie controparti private;
– che gli spettatori, il pubblico generalista ed anche quello istruito, siano incapaci di analizzare criticamente le informazioni che ricevono;

Lasciate che vi mostri prima di tutto l’infondatezza delle posizioni espresse da quelli che si considerano un modello di giornalismo obiettivo, creato per giudicare e valutare il livello di affidabilità di tutti gli altri. Poi passeremo ad esaminare il panorama informativo russo interno, concentrandoci sugli argomenti politici, economici e sociali (quindi lasciando da parte l’intrattenimento). Nel far questo assumeremo che la “propaganda” non consiste semplicemente nel condividere informazioni che promuovono un particolare punto di vista (nessuno è immune a questa necessità) ma, piuttosto, nel mettere a disposizione informazioni deliberatamente fuorvianti, il che può includere le omissioni volontarie, specialmente quanto le riprove sono facilmente reperibili.

In primo luogo il mondo occidentale, come noto, possiede e gestisce media di stato, finanziati con il gettito fiscale, alcuni dei quali sono destinati specificamente ad un pubblico straniero, media che anticipano l’impostazione di RT (il capro espiatorio classico delle accuse sopra citate) di decenni. La BBC britannica, la CBC canadese, la Detusche Welle tedesca, così come la PBS americana e, ebbene si, Voice of Amerca, sono alcuni degli esempi più immediati. Così, l’argomento sulla “propaganda di stato” che implicitamente veicola il contrasto fra l’ occidente “libero” e la Russia “autoritaria” si contraddice da solo sin dalle premesse. Dopo tutto, se l’assunzione secondo cui la mancanza di pluralismo è un vizio solo del sistema informativo pubblico fosse corretta, questo riguarderebbe anche le organizzazioni europee ed americane.

In secondo luogo la nozione che grandi complessi imprenditoriali spendano milioni su piattaforme informative senza alcun vantaggio in termini di contenuto, narrazione, inclinazione politica e pubblicità è un autentico controsenso per una organizzazione commerciale. Se guardiamo ai fatti, negli ultimi decenni, il numero di società commerciali che possiedono e gestiscono grandi complessi informativi ed editoriali negli Stati Uniti (per fare un esempio) è sceso da 50 a 6. Questo significa che molti gruppi, al di là della fuorviante diversità delle singole piattaforme, veicolano gli stessi interessi, o, addirittura, la stessa visione politica, del proprio unico proprietario.

Terzo: il contenuto e le analisi dei media occidentali non statali, quando veniamo alle materie di geopolitica e di relazioni internazionali, non solo si assomigliano, ma sono anche appiattite sulla narrazione ufficiale che viene da Washington e da Bruxelles. Prendete come esempio il dilagare della demonizzazione rivolta contro la Russia, in generale, e Putin in particolare, negli ultimi anni. Sebbene il mantra “la Russia è finita” sia esistito sin dai primi anni della Presidenza Putin, il ritorno del paese sulla scena politica mondiale dopo il collasso degli anni ’90, specialmente con la mediazione sullo smaltimento delle armi chimiche siriane nel 2013, ha provocato una vera inflazione di informazione critica e, alle volte, paradossale, accresciutasi esponenzialmente.

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Abbiamo assistito all’ottusa denigrazione delle Olimpiadi di Soci, alla copertura di Maidan come-protesta-pacifica, alla descrizione della “occupazione” della Crimea (nonostante i referendum), alle “invasioni” russe dell’Ucraina con cadenza settimanale, all’accusa a Putin per la disgrazia dell’ MH17 già pochi minuti dopo che si era verificata, e, in questo momento, alla critica dell’operazione anti terrorismo in Siria, nonostante venga condotta su invito dello stesso governo del paese.

http://twitter.com/MarkAdomanis/status/649545414648049665/photo/1?ref_src=twsrc%5Etfw

Naturalmente, alcune di queste rappresentazioni vengono in seguito confutate, ma l’impatto iniziale è inteso a provocare il massimo danno possibile. L’effetto eco non significa necessariamente che i giornalisti occidentali stanno collaborando con il governo, sebbene alcuni di loro lo facciano, come fu il caso della intervista a Julian Assange su “60 Minutes” nel 2011.

Quello che significa è che qualche volta gli interessi dello stato e delle società private coincidono (ad esempio quando il figlio del Vice Presidente Joe Biden entrò nel consiglio di amministrazione di una società ucraina che gestisce la fornitura di gas) o, semplicemente, che i giornalisti operano all’interno dello stesso contesto ideologico. Naturalmente questo non è una scusante, quando si ignorano elementi di informazione facilmente accessibili che metterebbero in crisi la propria rappresentazione dei fatti, quando si ignora la lingua del paese di cui ci si afferma esperti o non lo si visita mai.

Adesso diamo un’occhiata al panorama informativo russo, partendo dalla cosiddetta opposizione. La radio “Eco di Mosca” (Ekho Moskvy), la TV “Pioggia” (Dozhd), i giornali “Novaia Gazeta”, “Gazeta.Ru”, “Grani”, fra gli altri, sono gli esempi più ovvi di mezzi di informazione di orientamento ideologico liberale che rilanciano le opinioni che vanno per la maggiore in occidente, a volte in maniera caricaturale. Certe stelline dello spettacolo e personaggi noti, come Ksenia Sobchak, che attualmente lavora sulla TV “Pioggia” promuovono questa prospettiva e raggiungono, attraverso le reti sociali, centinaia di migliaia di utenti. Queste piattaforme producono in continuazione contenuti che sono quasi identici all’attuale demonizzazione della Russia per l’ “invasione” dell’Ucraina e per il fatto di “non bombardare lo Stato Islamico in Siria”, che si vede in occidente. Alcune sono affiliate a fonti finanziate da stati occidentali, come è il caso Voice od America, Grani e Tv Pioggia. Queste piattaforme esprimono l’opinione di meno del 10% della popolazione russa, specialmente la borghesia urbana benestante. Sono proprio quel gruppo sovra rappresentato ed idealizzato dalla informazione occidentale.

Nello stesso tempo ci sono anche altri tipi di media di opposizione o, per lo meno, organi che contestano alcune decisioni del Cremlino, voci mai sentite in occidente. La lista include, per esempio, il giornale tradizionalista e di orientamento conservatore “Zavtra” e il suo canale TV “Den”, noti per la loro critica degli aspetti ideologicamente liberali della Russia post Sovietica. Nei primi anni ’90, il caro, democratico, filo occidentale Eltsin, è andato vicino a bandire la prima versione di questa pubblicazione. Oggi il giornale sostiene quella che descrive come “traiettoria patriottica”. Il che non coincide necessariamente con le azioni del Cremlino. Alcune delle sue firme sostenevano la necessità di un intervento militare in Ucraina per rovesciare il governo succeduto a Maidan dopo che questo attaccò il Donbass, e si sono schierate contro la strategia di Mosca espressa dagli accordi Minsk 1 e Minsk 2. Così gli organi di informazione occidentali ingigantiscono un tipo di opposizione (quella che ripete a pappagallo le loro tesi) mentre ne ignorano completamente un’altra. Il tutto in omaggio alla tendenza di ridurre la cosiddetta società civile russa ai liberali ideologicamente filo occidentali, passando sopra ai conservatori ortodossi, ai monarchici, ai gruppi cosacchi, per il solo fatto che non rispondono alle necessarie esigenze narrative.

E’ vero che buona parte dei media russi sono direttamente o indirettamente di proprietà statale. Come tali, seguono le impostazioni generali delle politiche del Cremlino. Ma abbiamo già visto che, nella pratica, i media privati occidentali funzionano nello stesso modo. Non dimentichiamo, inoltre, che questa linea politica è sostenuta da una maggioranza stragrande di Russi, un percentuale che fluttua sopra l’ 80% dal 2014. E, cosa principale, questo non significa che i punti di vista opposti rimangano inascoltati, o che gli ospiti dei programmi di informazione politica non abbiano libertà di espressione.

Al contrario.

Opinioni discordanti sono trasmesse quotidianamente sui maggiori programmi politici in prima serata e, spesso, in diretta, il che significa senza censura. Paragonate questa impostazione con la parziale censura dell’intervista di Putin sui canali di informazione statunitensi. Con la televisione di stato russa collaborano giornalisti, opinionisti, e anche rappresentanti politici accreditati da Stati Uniti, Germania, Repubblica Ceca, Finlandia, Polonia, Grecia, Turchia, paesi Baltici, Ucraina e Siria, senza contare l’opposizione di orientamento liberale tanto amata dall’occidente. Alcuni rappresentano interessi nazionali, altri, punti di vista fortemente opposti a quelli del Cremlino. Volete vedere dei Siriani che dibattono sulla situazione politica del paese? E che ne dite di rappresentanti del Donbass che si confrontano con politologi di Kiev? Canale 1 o Rossija saranno lieti di accontentarvi.

Ecco una piccola selezione, raccolta negli ultimi anni, di collaboratori della televisione di stato russa, molti dei quali sono critici nei confronti del Cremlino:

Il politologo Nizar Bush (Syria) discute con il giornalista di Al Hayat Raed Jabr (Syria) su “Il tempo ve lo dirà” (Vremiia Pokazhet), Canale 1:

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Robert Pszczel, direttore in carica dell’ufficio stampa della NATO a Mosca, appare spesso su “Domenica Sera” (Voskresnyi Vecher) con Vladimir Soloviev, Canale Rossiia:

Robert Pszczel
Robert Pszczel

Simon Shuster (statunintense), collaboratore di Time magazine, compare su “Domenica Sera” (Voskresnyi Vecher) con Vladimir Soloviev, Canale Rossiia:

Simon Shuster
Simon Shuster

Ulrich Heyden (tedesco), giornalista di Der Freitag, appare su “Politica” (Politika), Canale 1:

Ulrich Heyden
Ulrich Heyden

https://twitter.com/i_korotchenko/status/563017820636999680/photo/1?ref_src=twsrc%5Etfw

Alexei Venediktov, un giornalista di orientamento ideologico liberale con opinioni filo occidentali, firma dell’Eco di Mosca, appare su “la Lista di Norkin” (Spisok Norkina), Canale NTV:

Alexei Venediktov
Alexei Venediktov

Fuad Abbasov, della agenzia di stampa Ihlas (Turchia) appare su “Il Tempo lo Mostrerà” (Vremiia Pokazhet), Canale 1:

Fuad Abbasov
Fuad Abbasov

Michael Bohm (statunitense), giornalista del Moscow Times, Al Jazeera, Eco di Mosca, ed altri, appare su “Diritto di Parola” (Pravo Golosa), Canale TVC (Photo: Korotchenko):

Michael Bohm
Michael Bohm

I seguenti tweet sono stati scritti dall’esperto militare russo Igor Korotchenko durante le sue apparizioni televisive nel solo ultimo mese:

Michael Bohm appare a “Il tempo ve lo dirà” (Vremiia Pokazhet), Canale 1 (Korotshenko aggiunge) “pestando Assad,”:

https://twitter.com/i_korotchenko/status/649260872653762560/photo/1?ref_src=twsrc%5Etfw

Boris Nadezhdin, un politico e commentatore di orientamento ideologico liberale e filo occidentale, diretto agli studi di “Domenica Sera” (Voskresnyi Vecher) con Vladimir Soloviev, Canale Rossiia:

https://twitter.com/i_korotchenko/status/649250385576726528/photo/1?ref_src=twsrc%5Etfw

Nikolai Zlobin (a sinistra), un esperto di scienze politiche Russo Americano del Center on Global Interests, Washington, D.C., compare su “Domenica Sera” (Voskresnyi Vecher) con Vladimir Soloviev, Canale Rossiia:

https://twitter.com/i_korotchenko/status/648599214382022656/photo/1?ref_src=twsrc%5Etfw

Michael Bohm e il giornalista cecoslovacco Jiří Just appaiono a “il tempo ve lo dirà” (Vremiia Pokazhet), Canale 1:

https://twitter.com/i_korotchenko/status/647207201883467776/photo/1?ref_src=twsrc%5Etfw

Michael Bohm e l’esperto di scienze politiche ucraino Vyacheslav Kovtun, sostenitore dell’ odierno regime di Kiev, alla televisione di Ostankino.

https://twitter.com/i_korotchenko/status/645617745636274176/photo/1?ref_src=twsrc%5Etfw

Vyacheslav Kovtun allo spettacolo TV Vesti.doc, Canale Rossiia:

https://twitter.com/i_korotchenko/status/643849103743545345/photo/1?ref_src=twsrc%5Etfw

Olesya Yakhno, esperta di scienze politiche ucraina e sostenitore del corrente regime di Kiev appare su “il tempo ve lo dirà” (Vremiia Pokazhet), Canale 1:

https://twitter.com/i_korotchenko/status/640142714756050944/photo/1?ref_src=twsrc%5Etfw

Va sottolineato che questi ed altri collaboratori (ben oltre la sparuta selezione mostrata) compaiono con cadenza regolare (settimanale, se non quotidiana) sulla televisione di stato Russa. Ora: con quale frequenza vedete degli equivalenti (uomini di stato, opinionisti e giornalisti) sulle televisioni occidentali, specialmente quelle che sviluppano il punto di vista prevalente sulla Russia?

Evgenii Poddubnyi del canale Rossiia in Siria nel September 2015. Fonte: Instagram @epoddubny.
Evgenii Poddubnyi del canale Rossiia in Siria nel September 2015. Fonte: Instagram @epoddubny.

E, a proposito: parlando di informazione diretta, i giornalisti russi viaggiano all’estero. Famosi corrispondenti di guerra come Dmitrii Steshin e Sasha Kots della Komsomolskaia Pravda o Evgenii Poddubnyi del Canale Rossiia hanno coperto praticamente ogni zona di conflitto nel Medio Oriente, Nord Africa, Asia Centrale e Ucraina. Una volta questo era l’abc della professione in tutto in mondo. Ma negli ultimi tempi le cose sono cambiate. Per esempio, guardate il conflitto ucraino. Per mesi la maggioranza delle agenzie di stampa occidentali ha tratto le sue informazioni dai dispacci governativi rilasciati da Kiev (come se quel governo non fosse coinvolto in operazioni militari contro i suoi propri cittadini nel Donbass) invece di andare direttamente sul posto. Quando poi lo fanno, a sentire Sasha Kots, molti decidono di rimanere al sicuro nei loro alberghi, ingaggiando collaboratori a tempo per il “lavoro sporco”:

A Donetsk un intero hotel è murato di giornalisti occidentali che non ho mai visto fuori di lì, ovvero al fronte, sulle posizioni della Milizia. Il loro metodo è il seguente: trovano collaboratori a tempo locali che vanno in giro a fare le riprese, portando indietro qualche specie di video. Riportano le impressioni altrui come proprie.

Sasha Kots e Dmitrii Steshin, Komsomolskaia Pravda, Febbraio 2015, Debaltsevo, Donbass. Fonte: Instagram @sashakots.
Sasha Kots e Dmitrii Steshin, Komsomolskaia Pravda, Febbraio 2015, Debaltsevo, Donbass. Fonte: Instagram @sashakots.

Naturalmente le relazioni internazionali e la geopolitica non sono le uniche materie trattate, al contrario di quanto alcuni di voi potrebbero essere indotti a credere. Per la verità alcuni dei principali talk show, come il sopra citato “il tempo ve lo dirà” (Vremiia Pokazhet) dividono il tempo a loro disposizione in un 50% / 50% con un TG flash in mezzo. Dall’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, a certi limiti dell’educazione scolastica, alla qualità dell’assistenza medica, alla defenestrazione dell’ ennesimo governatore corrotto, dozzine di esperti e membri del pubblico dibattono vivacemente, sulla scorta di un diluvio di rilevazioni statistiche.

Il tempo ve lo dirà (Vremiia Pokazhet), Canale 1, critica funzionari regionali per spese eccessive nei trasporti aerei
Il tempo ve lo dirà (Vremiia Pokazhet), Canale 1, critica funzionari regionali per spese eccessive nei trasporti aerei

Siete residenti all’estero? Tutta la programmazione è disponibile a con un solo click o direttamente sui portali delle TV di stato (1TV.ru, NTV.ru, e RUSSIA.tv, fra gli altri) o su Youtube, comodamente a casa vostra ovunque nel mondo.Tirate da soli le conclusioni sul motivo per cui commentatori che lavorano sulla Russia nella narrazione prevalente dei mezzi di comunicazione di massa occidentali omettono dettagli cruciali sul panorama informativo del paese.

E che dire degli spettatori russi, che qualche occidentale raffigura come incapaci di pensiero critico? Prima di tutto questo paese si piazza sempre al vertice nelle classifiche dei posti con la migliore educazione superiore. In secondo luogo i suoi cittadini hanno una attitudine critica naturale verso i media, visto che hanno vissuto l’esperienza di stare al di là della Cortina di Ferro. Anche se si deve precisare che, parlando dell’URSS, il problema dell’informazione che veniva fornita non era tanto che ometteva i fatti, quanto piuttosto che i fatti erano spesso accompagnati da una lettura ideologica molto particolare, poco in sintonia con i tempi. Terzo: i giovani Russi hanno dimestichezza con il web, e molti parlano lingue straniere. Naturalmente c’è un gran numero di piattaforme molto popolari che traducono i contenuti stranieri per quelli che, invece, parlano solo russo. Queste piattaforme, come ad esempio InoSMI (media stranieri) e InoTV (TV straniere) includono molti articoli e video molto-poco-ben-disposti verso la Russia, visto il corrente clima tossico anti Russo che va per la maggiore in occidente. Ora, quanto contenuto russo i media occidentali traducono regolarmente, per esprimere un punto di vista differente?

I media russi non sono perfetti. Tuttavia il loro panorama complessivo rappresenta in maniera autentica la diversità di contenuti sociali, economici e politici, molti dei quali sono reperibili su canali di proprietà pubblica. A dirla tutta, i cittadini del paese conoscono le opinioni occidentali molto meglio di quanto gli occidentali conoscano quelle dei Russi. Questo potrà sorprendere solo quanti ignorano che negli ultimi 20 anni il Cremlino ha scelto la strada di persuadere non solo attraverso una rigida censura, ma anche con un sano dibattito.

*****

Articolo di Nina Kouprianova pubblicato su Nina Kouprianova il 6 Ottobre 2015.

Tradotto da Marco Bordoni per Saker Italia

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