Porosheko goes to Hollywood: un Fiasco annunciato

– Antonio Nannipieri e Marco Bordoni –

Il pistolotto introduttivo del Presidente Poroshenko al film di propaganda “Raid” (una epopea onirica in cui una pattuglia dell’esercito ucraino sconfigge praticamente l’intero esercito russo) ci sollecita, oltre a qualche risata amara, una riflessione sul rapporto fra potere politico ed esagerazione grottesca.

Che si sia davanti ad una manifestazione clamorosa del genere di caricatura a cui la cronaca politica ucraina ci ha abituato da tempo è evidente al primo sguardo. L’intento di chi ha prodotto questa messa in scena era utilizzare tecniche cinematografiche da blockbuster americano (musica suggestiva in crescendo, sequenza di immagini rallentate e sfumate…), un allestimento ed una sceneggiatura capaci di evocare un sentimento di virtù virile e cameratismo (i blindati schierati, i robusti soldati in uniforme, le luci evocative…) il tutto a sostegno della “narrazione” ufficiale della guerra da parte di Kiev (aggressione russa, vittoria ucraina…).

Belle intenzioni naufragate, però, a causa della penosa qualità tecnica della esecuzione e della caricatura eccessiva dei toni. La musica solenne e l’atmosfera marziale non trovano riscontro nei due blindati antidiluviani made in Ukraine con tinte mimetiche pixellate che avevano già stupito (non favorevolmente) gli osservatori in occasione della festa del “difensore dell’Ucraina”, nel contegno visibilmente impacciato dei quattro figuranti e soprattutto in un Poroshenko che sembra un bottegaio obeso infilato a forza in un abito buono preso in affitto e chiamato a recitare una parte non sua (ovvero: esattamente quello che è).

Il risultato finale è che la sceneggiatura, invece di sorreggere e rendere plausibile una retorica ormai completamente screditata sul piano politico, collassa sulla costruzione ideologica travolgendola in un effetto complessivamente disastroso: quel senso del grottesco tipico da dittatore del Stato Libero di Bananas che (con le differenze derivanti dal contesto e dall’epoca) ci ispira la visione dei filmati dell’ultimo Mussolini  o della intronizzazione di Bokassa ad Imperatore del Centrafrica.

Alla fine il messaggio è esattamente il contrario di quello che si vuole dare: estrema debolezza. Di rilancio in rilancio il potere di Kiev ha creato una realtà fittizia e paradossale ed ha bisogno che il popolo partecipi emotivamente a questa rappresentazione. E’ un circolo vizioso: più la situazione si fa critica per il potere, più il potere ha bisogno di estremizzare il messaggio, più il messaggio è estremo, più si alza il rischio che diventi grottesco e che il popolo lo riconosca come tale e finisca per rigettarlo.

Prima o poi a qualcuno penserà di mettere alla prova la bislacca ricostruzione secondo cui le entità cosacche possano essere considerate antesignane di un movimento indipendentista ricollegabile all’odierno nazionalismo galiziano, o si chiederà se un paese che si proclama civile possa davvero scegliere come festa nazionale l’anniversario della fondazione di un movimento filo nazista e macchiatosi dei delitti più atroci come l’Esercito Insurrezionale Ucraino.

Quando questa “rivelazione” si verificherà, gli Ucraini vedranno effettivamente quello che passa sul loro video (un maneggione arricchito che spara panzane e si dà le arie da statista e generalissimo fra quattro ragazzotti e due ferrivecchi) Poroshenko ed i suoi avranno le ore contate.

E’ una realtà che Europei ed Americani possono vedere già da ora, e che potrebbe portare i primi a chiedersi se questo spettacolino rappresenti una cultura politica espressione dei “valori europei” di cui tanto a proposito si è (s)parlato al tempo di Maidan, e i secondi a rivedere le modalità con cui effettuano i casting per selezionare i leader democratici da insediare nei loro dominions. La prossima volta sarà meglio curare di persona la faccenda, ingaggiando qualche attore professionista, perché lasciandola alle maestranze locali i risultati sono quelli che vedete.

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