O Europa, pallida Madre! Come t’hanno ridotta i tuoi Figli

Cos’era il “Contropelo”, la trasmissione di Massimo Rocca per Radio Capital che chiude i battenti in questi giorni?

Massimo Rocca in Onda: scherzare è una cosa seria.
Massimo Rocca in Onda: castigare ridendo mores.

Per gli ascoltatori di Radio Capital, una esperienza parecchio surreale. Immaginate persone che camminano a piedi metaforicamente scalzi sulla fresca erbetta del gruppo Repubblica – L’Espresso,  in un paesaggio dipinto come il  migliore dei mondi possibili, un giardino dell’Eden governato da premurosi tecnici progressisti e fondato sull’amore universale noto come Unione Europea; un paradiso sempre insidiato dal serpente del populismo e ovviamente dall’onnipotente Putin, il Lucifero responsabile di tutti i mali dell’universo, tenuto tuttavia a bada dagli angeli della BCE e della NATO con le loro spade fiammeggianti .

All’improvviso, sotto i piedi di queste persone, si spalanca il baratro e cadono nel Contropelo, una rubrica distopica di un minuto – uno: per dirla con Lucrezio, quella cosetta amara che si annida nella fonte della gioia e che pur nei fiori già duole.

Un assaggio: il Salvatore della Patria Mario Monti? Dovrebbe essere cacciato dal Parlamento. La dirigenza europea ed Obama? Gente che si intromette negli affari dei paesi europei tanto che“persino Hitler era più conciliante”. Certamente lo fu di più l’URSS verso le repubbliche federate, quando decisero di andarsene.. La famosa stampa anglosassone? Beoti per cui il problema non è l’ISIS che brucia vive donne votate alla schiavitù sessuale, ma Assad e Putin che lo combattono. Gli intellettuali della sinistra europea? “Chierici” traditori del popolo. Trump Presidente? Non certo la fine del mondo. Anzi. Una scelta isolazionista USA sarebbe un vantaggio per “i vassalli”.

Chissà cosa penseranno gli ascoltatori di Radio Capital quando questa voce tacerà. Per alcuni, magari, sarà un sollievo. Il contorno della bolla ideologica della loro emittente preferita sarà ripristinato nella sua perfezione geometrica. Tantissimi, però, resteranno orfani. E’ per loro (oltre che per quelli a cui nessuno ha mai fatto il contropelo) che ho chiesto a Massimo Rocca di fare quattro chiacchiere per Saker Italia.

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Marco Bordoni: Caro Massimo Rocca, partiamo dalla Russia, che è il focus del nostro blog.  Qualche mese fa ti sei chiesto perché tutti si siano commossi quando Rostropovich ha suonato sotto le macerie del muro di Berlino e non quando Valery Gergiev ha suonato a Palmira. Ti giro la stessa domanda: perché?

Massimo Rocca: La risposta più comoda è perché Assad non è il “nostro” bastardo.  E fin lì, in nome della realpolitik, ci potrei pure stare. Se  il nemico del mio nemico è il mio amico, il ragionamento funziona anche al contrario. Ma allora questo mette in discussione l’identità del nemico. E sempre in nome del realismo credo che non piangere per la liberazione di Palmira e per la musica occidentale, russa ma occidentale,  che risuona nel teatro indica che chi ci guida o non ha la più pallida idea di dove sta andando, o lo sa benissimo e noi siamo vittime di uno spin informativo senza precedenti.  Mi piacerebbe pensare alla seconda ipotesi, ma la presidenza Obama mi ha fatto molto spesso pensare alla prima.

Il concerto di Palmira.
Il concerto di Palmira. Il sintomo che “chi ci guida non ha la più pallida idea di dove sta andando, o noi siamo vittime di uno  spin informativo senza precedenti

Marco Bordoni: Alle volte l’atteggiamento degli occidentali nei confronti della Russia mi ricorda la “psicosi” turca dell’Europa del cinquecento. Una dirigenza che si compiaceva di rappresentare “il soldano” come il male assoluto per raccogliere il consenso di un popolo che però, a mezza voce, sperava “i patrizi” potessero rimediare in guerra “qualche legnata” che gli facesse abbassare le arie (così dicevano le canzoni popolari del tempo di Lepanto). Anche Putin è temuto dalle élite e guardato con simpatia dalle masse. Gli uni e gli altri ne fanno quella che è, in qualche modo, una caricatura rispettivamente in negativo e in positivo. E’ un paragone che ha senso?

Massimo Rocca: In realtà nei confronti della Russia stiamo messi peggio. Intanto almeno oggi non c’è un re di Francia che sia pure in funzione anti spagnola sia disponibile ad un’alleanza con il Sultano-Putin. E poi quella del ‘500 era un contrapposizione reale, assai più simile alla guerra fredda, tra due sistemi davvero radicalmente diversi, con l’espansionismo turco che era ancora in piena fioritura, vincente, e tecnologicamente paritario rispetto a quello che poteva schierare l’Occidente. Oggi il vero punto interrogativo è: ma che minaccia può rappresentare la Russia di Putin per l’Occidente? Posso capire la questione immedesimandomi in un Baltico, in un Polacco, in un Ucraino, ma qual è oggi la forza di attrazione, il modello alternativo che la Russia può mettere in campo una volta orfana del comunismo? In qualche modo anche il paragone con il Sultano se mi consenti rientra nello spin. E’ l’Occidente che in momenti assolutamente non sospetti, nella fase di maggior debolezza della Russia post sovietica spinge i suoi confini militari sempre più all’interno dell’ex blocco comunista. Fino all’epilogo ucraino. Possiamo metterla come vogliamo ma non stiamo assistendo alla riconquista delle province da parte dello zar di turno, siamo arrivati passo dopo passo  di nuovo alla linea di armistizio del  1917, o a quella del settembre 1941.

Sulla simpatia delle masse, che meraviglia ritrovare questa parola desueta, sarei più prudente.  Da un lato le simpatie sono di tipo rosso bruno, quindi estremamente volatili e orientate più verso il rispetto dell’uomo forte che non verso la comprensione delle ragioni della Russia. Dall’altro il fallimento di tutti i movimenti antagonisti privi di una struttura portante ideologica, penso al movimento pacifista al tempo della guerra irachena, mi fanno molto dubitare della profondità  dei sentimenti  delle masse ridotte a somma di individui

Distribuzione della ricchezza negli USA 1917 - oggi
Distribuzione della ricchezza negli USA 1917 – oggi

Marco Bordoni: Abbiamo parlato dei “barbari” che assediano la cittadella. E cosa succede al di qua delle mura? Quali sono i fenomeni economici e sociali in atto nel cosiddetto occidente?  Catone il Censore chiudeva ogni discorso chiedendo al senato di ricordare la necessità di distruggere Cartagine. Facendogli il verso chiudi tutti i tuoi  interventi con un “ricordatevi di Oxfam”. Cos’è Oxfam? Perché è tanto importante?

Massimo Rocca: E’ una ONG che si occupa di povertà ed ineguaglianze. E che ogni anno pubblica alla vigilia del meeting dei potenti a Davos il rapporto sulla distribuzione della ricchezza nel mondo. Come sapete negli ultimi anni si è diffuso il cosiddetto problema dell’1%, cioè il fatto che la maggior ricchezza prodotta è finta ad alimentare reddito e patrimonio di questa piccola parte della società. Poi siamo arrivati a scoprire, ad esempio con il libro di Piketty [Thomas Piketty, Il capitale nel XXI secolo N.d.R.] che anche all’interno di questo 1% la piramide si stringeva e abbiamo iniziato a parlare dello 0,1%. Bene: l’ultimo rapporto Oxfam ci dice che nell’ultimo anno le 62 persone più ricche al mondo (qualcuno di loro è anche russo) hanno un patrimonio che equivale a quello della metà più povera del pianeta. 62 contro tre miliardi e mezzo circa. Già questo dato toglie il respiro. Ma quello che mi ha fatto deragliare è stato leggere in un pezzo un collega che diceva “…questo problema, la diseguaglianza, che ci portiamo dietro”. Vedete: non ce lo stiamo portando dietro. Lo stiamo creando per il futuro. La prova è che nell’ultimo anno i poveri hanno perso mille miliardi di euro di patrimonio, mentre quei 62 ne hanno guadagnati altri 500. Cioè, la forbice si sta allargando a livelli sconosciuti dai tempi delle grandi aristocrazie terriere pre rivoluzionarie, e intendo il 1789 non il 1917! Voi capite che tutti i problemi, da quelli della politica, della rappresentatività democratica, delle guerre, dell’emigrazione non sono risolvibili davvero se non si aggredisce questa follia.

Produttività e salari reali negli stati uniti: la prima si impenna, i secondi ristagnano.
Produttività e salari reali negli stati uniti: la prima si impenna, i secondi ristagnano.

Marco Bordoni: Io ho l’impressione che uno dei motivi per cui la questione sociale è sempre meno di attualità e che i ricchi (mi si perdoni la rozzezza del termine) sono spariti dalla vista dei poveri. Le nostre città sono testimonianza delle spaccature sociali nei secoli: dalle torri in cui i nobili si trinceravano nel medioevo alle residenze urbane e suburbane dove vivevano nell’età moderna, fino alle ville ed ai centri dirigenziali degli industriali del novecento. Il ricco è sempre stato davanti agli occhi del povero. Ora i ricchi sembrano non esistere più: esistono ancora? Dove sono finiti?

Massimo Rocca: Su questo non sono d’accordo. Anzi penso che mai come oggi l’ostentazione della ricchezza sia squadernata in maniera supremamente volgare. Maria Antonietta è in tv tutte le sere a dire dategli brioches. Tu pensa a Trump e al trumpismo, preceduto da Berlusconi, perché noi italiani quando si tratta di precedere a destra non ci facciamo mai mancare niente. I Rothschild o i Fugger, i Rockfeller o i Mellon, i Bardi o i Krupp non si sarebbero mai sognati di mettersi in prima fila nella gestione della politica. Magari eleggevi Carlo V imperatore ma non ti interessava, e non potevi diventarlo. Oggi puoi esibirti perché all’odio di classe, come ne parlava Sanguineti, si è sostituita l’invidia di classe. L’odio indica la volontà di sovvertire il dato con un voluto diverso, è appena successo con la Brexit e può portare a catastrofi inaudite; ma l’invidia indica la volontà di compartecipare alla ingiustizia e quindi prolungarla, solidificarla

Donald Trump. I ricchi di oggi si esibiscono perché "perché all'odio di classe si è sostituita l'invidia di classe. L'odio indica la volontà di sovvertire il dato con un voluto diverso,l'invidia indica la volontà di compartecipare alla ingiustizia "
Donald Trump. I ricchi di oggi si esibiscono perché “perché all’odio di classe si è sostituita l’invidia di classe. L’odio indica la volontà di sovvertire il dato con un voluto diverso,l’invidia indica la volontà di compartecipare alla ingiustizia “

Marco Bordoni: Il problema dell’aumento delle diseguaglianze affligge tutto il mondo. Ma l’ Europa è un caso a parte. In un recente post l’economista Alberto Bagnai scrive che l’ Unione Europea “è una giocattolo che ha aiutato le élite a risolvere i problemi interni schiacciando i salari”. Davvero è solo questo, l’ Unione Europea? E il “sogno europeo”? E il “manifesto di Ventotene”? E il “progetto Erasmus”?

Massimo Rocca: Questa per noi, oggi, è la domanda delle domande. Credo che il problema sia nella sovrapposizione delle parole Europa, Unione Europea, Euro. Finché le teniamo appiccicate insieme come pagine di un libro incollate dal caffè, non riusciamo a leggere la realtà. L’Europa è la nostra storia, trimillenaria, anche se in realtà il concetto nasce davvero solo al tempo dell’espansione islamica. Ed è quella di De Gaulle dall’Atlantico agli Urali. Da Cervantes a Dostojevski, da Purcell a Shostakovich, da Giotto a Rublev. Poi c’è l’Unione, che è una creatura politica analoga alle mille alleanze che hanno attraversato la storia della prima. Dal Patto di Varsavia al Sacro Romano Impero, dall’Asse all’Entente Cordiale. Sono creazioni temporanee e contingenti, cui i contemporanei danno, ovviamente, una lettura trascendente da fine della storia. Qui è oggi c’è una mistica dell’Unione analoga alla mistica del mondo comunista del dopoguerra. Se ne vedono tutti gli errori e gli orrori ma si pensa di ignorarli in nome del richiamo ad un ideale “puro” corrotto dalla sua attuazione. Diciamo che noi siamo tra la fase Krushev, ventesimo congresso, il culto della personalità, l’allontanamento dagli insegnamenti di Lenin (che qui sarebbe ovviamente l’idealismo di Ventotene) e la fase Breznev, la prevalenza della burocrazia che precede la dichiarazione di fallimento. Ci manca ancora un Gorbaciov, cioè un puro folle alla Parsifal che convinto di poter rianimare il cadavere lo porta alla tomba. E poi c’è l’Euro, che viene fatto passare per un errore economico di cui scontiamo le conseguenze ogni giorno, comportandoci come Don Ferrante di fronte alla peste “non è sostanza non è accidente quindi non esiste”. In realtà errore non è, se chi vinse il premio Nobel proprio per l’elaborazione della teoria delle Aree valutarie ottimali, Robert Mundell, ci ha detto che l’Euro sarebbe stato per noi ciò che Reagan è stato per gli USA. Cioè il grimaldello ideologico per distruggere lo stato in economia e il welfare. E qui si potrebbe dire mission accomplished.

"more of the same": proiezioni della Troika sulla applicazione delle proprie ricette alla Grecia ed andamento reale dell' economia.
“more of the same”: proiezioni della Troika sulla applicazione delle proprie ricette alla Grecia ed andamento reale dell’economia.

Marco Bordoni: La vittoria del Si al recente referendum tenutosi nel Regno Unito ha fatto emergere una spaccatura verticale anche fra i critici dell’Unione Europea. Molti ammettono che si, ci sono dei difetti, ci sono delle storture, ma poi non riescono a “passare il Rubicone” e riconoscere che l’Unione va rottamata. Io da un lato capisco che psicologicamente una generazione cresciuta con questo sogno possa fare fatica a riconoscere che è diventato un incubo. Dall’altro dopo 15 anni di disastri all’interno ed all’esterno mi chiedo: cos’ altro vi serve? Perché i “chierici” tentennano? E’ inadeguatezza o malafede?

Massimo Rocca: In parte ti ho risposto prima. Però vorrei sottolineare ancora un punto. Questa eurofilia è un problema della sinistra. Meglio: di quello che si autodefinisce sinistra oggi. Per cui per alcuni che in realtà sono dei liblab, il problema non si pone. Non arrivano a dire che la Grecia sia il più grande successo dell’Euro, ma a loro ciò che ha fatto Monti e che fa Renzi, ciò che hanno fatto Blair e Schroeder e sta facendo Hollande va benissimo. Pensa al percorso di Napolitano. Elogiatore dei cingoli sovietici sugli operai di Budapest, autore del discorso, impeccabile, sul no del PCI allo SME, e poi ultrà dell’ Eurotecnocrazia fino alla negazione della democrazia rappresentativa. Poi ci sono gli altri, i sopravvissuti a stento al crollo del muro. Per loro l’Europa è stata la ciambella di salvataggio nel naufragio. Ciò che rinunciando alla difese dei deboli sembrava dare un senso di lunga durata alla loro vita politica. Quindi mentre l’espressione Titanic Europa ha un senso generale, per la sinistra si tratterebbe di subire il secondo naufragio in una generazione. Dopo l’estinzione dei partiti comunisti assisteremmo all’estinzione dei partiti socialisti. E di fatto vi stiamo assistendo. Pasok, sparito. Il Pd ormai del tutto geneticamente modificato, Spd, socialdemocratici austriaci, partito socialista francese ai minimi della loro storia. Mi è capitato di dire che la prima socialdemocrazia si suicidò votando i crediti di guerra nel 1914 e che la seconda si sia suicidata votando il Fiscal Compact. Per fortuna stavolta non ci sono le cannonate.

Mediterranei spendaccioni? A guardare i dati della spesa pubblica pro capite non si direbbe.
Mediterranei spendaccioni? A guardare i dati della spesa pubblica pro capite non si direbbe.

Marco Bordoni: Oramai il mio gioco è chiaro: ci stiamo muovendo dal lontano al vicino. Siamo arrivati all’Italia. Sulla tua bacheca c’è un grafico che illustra la “crescita” dell’Italia dopo il 2008 in confronto agli altri paesi occidentali: sembra una condanna senza appello. Parafrasando Churchill, l’Italia in questa UE sembra un disastro contenuto in una catastrofe. Perché?

Massimo Rocca: Le risposte sono molteplici. E credo che l’errore sia da parte di tutti, quello di scegliere solo la risposta che fa comodo cancellando le altre. Quindi la crisi nella produttività del lavoro, il pessimo allocamento delle risorse, la scomparsa dello stato imprenditore sostituito malamente da un capitalismo asfittico e sotto capitalizzato, l’impossibilità di riallineare il cambio, il sistema bancario fatto per gli amici degli amici. Come dire ognuna è condizione necessaria ma non sufficiente a spiegare e la risoluzione di ognuna sarà necessaria ma chissà se sufficiente a recuperare una paralisi quasi ventennale.

L'andamento di alcune economie dopo la crisi del 2008. Dal Blog "vincitori e vinti".
L’andamento di alcune economie dopo la crisi del 2008. Dal Blog “vincitori e vinti”.

Marco Bordoni: A ottobre gli italiani saranno chiamati a votare un consistente pacchetto di riforme costituzionali. Esiste una correlazione fra il processo di “riforme” iniziato dopo la fine della prima repubblica e la crisi economica e sociale in cui il nostro paese sembra non riuscire ad uscire? Qualche anno fa il colosso finanziario JP Morgan presentò un documento in cui suggeriva ai paesi europei di sbarazzarsi delle costituzioni antifasciste che rappresenterebbero un ostacolo alla crescita. Ha senso vedere una relazione fra questo tipo di approcci e la fregola riformista di Matteo Renzi o è dietrologia?

Massimo Rocca: La relazione è assoluta, poi non so se consapevole in chi attua politicamente le decisioni. Il punto è sempre quello: “lo stato non è la soluzione ma il problema, bisogna affamare la bestia, non esiste la società esistono gli individui”. Siamo sempre a Thatcher e Reagan. La cosa più sbalorditiva è che la destra economica e intellettuale era pronta alla sfida nel momento in cui il modello rooseveltiano keynesiano entrò in crisi sullo choc della iperinflazione petrolifera, con un corpus teorico pratico onnicomprensivo. Mentre oggi la sinistra (?) di fronte alla crisi che mette in ginocchio ogni convinzione ed ogni ricetta dell’ultimo quarantennio è muta, afasica, balbettante o addirittura epigona, proprio mentre quella stessa destra è di nuovo pronta, vedi Trump, Le Pen, la Brexit, anche a costo di smentirsi in modo radicale.

Marco Bordoni: Siamo arrivati a Massimo Rocca. Quando ti ho chiesto qualche cenno di biografia per corredare l’intervista mi hai risposto: ”scrivi che ha lavorato per 40 anni in aziende che non hanno mai prodotto una lira di profitti. L’ho messa nel culo al capitale”. A parte la battuta, hai intenzione davvero di fare il pensionato (rigorosamente anti UE)?

Massimo Rocca: A parte la battuta, che però è la rigorosa fotografia della realtà, secondo me la biografia di un giornalista dovrebbe essere solo quella delle notizie che ha dato e di come le ha commentate. E allora a rileggerle ne vedremmo delle belle, direi inversamente proporzionali alle carriere. Io sono stato fortunato ho sempre detto solo quello che avevo voglia di dire e quello che reputavo vero e, ancora adesso, non riesco a capire come ho fatto. Il mio sospetto, dopo 40 anni in onda tutti i giorni, è che debba essere molto più facile di quello che si pensa. Se proprio qualcuno non dovesse poterne fare a meno, ci si sente, comunque, sui social.

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Intervista a Massimo Rocca a cura di Marco Bordoni per SakerItalia.it

 

 

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