La Russia razionalizza e semplifica il proprio apparato di sicurezza. Per i media occidentali ovviamente la notizia non è che la Russia progetta una colossale riorganizzazione funzionale (ancora tutta da definire, ammesso sia stata decisa) ma che tornano l’URSS, Stalin ed il KGB. Solite tirate isteriche: ma cosa c’è dietro?

I fatti. Tutto quello che si sa del progetto è contenuto in un articolo pubblicato su Kommersant il 19 settembre [in russo] sulla base di indiscrezioni ricevute da fonti interne all’amministrazione. E fino ad oggi questo è quanto, se è vero che il portavoce del Presidente Peskov non ha confermato e che, secondo le stesse fonti citate dall’autorevole quotidiano finanziario di Mosca,  la riforma sarebbe pensata per entrare in vigore non prima del 2018.

Non si tratterebbe comunque di un fulmine a ciel sereno, ma del terzo passaggio di un ampio processo di riorganizzazione delle forze di sicurezza nazionali.

Dopo la fine dell’URSS le vaste competenze del KGB, divise fra Direttorati interni, sono state “spacchettate” in una certo numero di agenzie indipendenti, che hanno sempre faticato a collaborare senza sovrapporsi: il più noto FSB (Servizio Federale di Sicurezza, 350.000 dipendenti) rispondente al Ministero della Giustizia, ha ereditato la maggior parte delle competenze del KGB, ma specifiche funzioni sono state delegate ad altri servizi minori rispondenti direttamente alla Presidenza. Fra questi l’FSO (Servizio Federale di Vigilanza, 50.000 dipendenti) con compiti prevalenti di vigilanza sulle informazioni riservate, l’SVR (Servizio di Spionaggio Internazionale, 13.000 dipendenti), l’FMS (Servizio Federale di Migrazione, 42.000 dipendenti), l’FSRF (Servizio Federale della Federazione Russa, 34.000 dipendenti) con compiti di lotta al narcotraffico.

Vi erano poi numerose agenzie che rispondevano al Ministero degli Interni: l’esercito del Ministero degli Interni (182.000 uomini) comprendente un’aviazione del Ministero degli Interni, il SOBR (Forza Speciale di Reazione Rapida, 5.000 uomini) e gli OMON (Reparti Mobili di Destinazione Speciale, 40.000 uomini).

Le indagini penali di particolare rilevanza per la sicurezza dello Stato erano coordinate dall’SKR (Comitato Investigativo di Russia, 23.000 uomini), costituito appositamente nel 2012, organo speciale separato dalla Procura Generale.

Abbiamo detto che la riforma potrebbe snodarsi in tre passaggi. Nei primi due (compiuti all’inizio di quest’anno) il FMS (migrazioni) e il FSRF (narcotici) sono stati accorpati al Ministero degli Interni. Nel secondo, molto pubblicizzato e molto criticato, l’esercito del Ministero degli Interni, l’aviazione, il SOBR e gli OMON sono stati accorpati nella Rosgvardia (Guardia Nazionale) comandata dal Generale Zolotov che risponde direttamente alla Presidenza.

Il terzo passaggio (anticipato da Kommersant) dovrebbe raggruppare tutte le strutture di sicurezza attualmente indipendenti: il FSB, l’FSO, l’SVR (salito recentemente agli onori delle cronache in quanto l’ex Presidente della Duma Sergej Naryshkin ne ha assunto il comando). Questo conglomerato andrebbe a formare un nuovo Ministero per la Sicurezza dello Stato (MGB) che assumerebbe anche il coordinamento delle indagini penali attualmente di competenza del SKR, i cui compiti residuali verrebbero assunti dalla Procura Generale, che si accinge, sulla base di un provvedimento del 2014, ad assorbire anche la Procura Generale Militare.

Riepilogo. Nel caso non certo scontato che il riordino proceda (e proceda nella direzione indicata da Kommersant) ci troveremmo di fronte ad una riforma che coinvolgerebbe una vasta sezione dell’amministrazione russa. Due nuove strutture, la Rosgvardia e il MGB (dipendenti dalla Presidenza e dal Governo) assumerebbero un ruolo centrale nella tutela dell’ordine interno ed estero, riunendo le competenze di numerose agenzie. Il Ministero degli Interni perderebbe competenze, anche se questa perdita sarebbe in parte compensata dalla soppressione del Ministero per la Protezione Civile. La Procura Generale riassorbirebbe le competenze della Procura Militare e del Comitato Investigativo. La Presidenza perderebbe competenze organizzative nel ramo dello spionaggio ma le acquisterebbe in quello della sicurezza e dell’ordine interno. I costi ed i problemi connessi con l’operazione (principalmente dovuti alla necessità di eliminare personale amministrativo che svolge funzioni duplicate nelle varie agenzie) sarebbero ingenti, così come i vantaggi e i risparmi di scala una volta che il riordino fosse a regime.

Conclusioni. Alcuni esperti temono che l’accentramento impoverirebbe le capacità analitiche del sistema, visto che attualmente i decisori possono contare su numerosi centri di elaborazione, che verrebbero unificati. D’altronde la sistemazione potrebbe aumentare l’efficienza complessiva. I media occidentali gridano alla luna, colpiti dal fatto che il nome provvisoriamente proposto per la struttura (Ministero per la Sicurezza dello Stato) sarebbe uguale a quello dell’analogo ente del periodo stalinano. Del resto: come dovrebbe chiamarsi altrimenti un Ministero che si occupa proprio di Sicurezza? Il nome è, evidentemente, l’ultimo dei problemi.

In realtà in questo come in altri ambiti la Russia cerca di prepararsi a tempi difficili, a condizioni di guerra ibrida permanente all’interno ed all’esterno dei propri confini, e di logorante “assedio” mediatico ed economico dell’Occidente. Nel far questo è naturale che alcuni esperimenti del passato vengano riproposti, avvenga ciò come consapevole ritorno alla prassi sovietica o in ossequio ad obiettive esigenze organizzative. Allo stesso modo i primi governi Sovietici recuperarono dopo la rivoluzione strumenti amministrativi dell’ordinamento zarista in un primo tempo abbandonati.

Che poi il risultato ricordi in qualche modo il KGB, si tratta di un problema solo ad occidente del Dnepr. Se nella coscienza collettiva occidentale la sola parola KGB evoca oppressione, in Russia ricordano bene che è stato proprio il KGB a fornire al Paese la dorsale di potere che l’ha salvato dai marasmi degli anni novanta. In questo senso una struttura di sicurezza forte è un’istituzione garante dell’ordine e della prosperità del paese in tempi difficili. Ordine e prosperità che non preoccupano certo i commentatori occidentali, inconsolabili orfani dalla Russia prostrata e del caos amministrativo degli anni novanta. Ma questa, purtroppo, non è certo una novità.

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Aggiornamento di Marco Bordoni per SakeriItalia del 27 settembre 2016

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