Tarja, Heinz, Thabo, Colleghi, Signore e Signori

E’ un grande piacere incontrarvi di nuovo. Voglio iniziare ringraziando tutti i partecipanti, Russi e stranieri, al Club di Discussione Internazionale di Valdai, per la vostra partecipazione costruttiva a questo lavoro, e voglio ringraziare i nostri distinti ospiti per la loro disponibilità nel prendere parte a questa discussione aperta.

Il nostro stimato moderatore mi ha appena augurato un buon pensionamento, e anch’io lo auguro a me stesso, quando verrà il tempo. Questo è l’approccio giusto e una cosa che va fatta. Ma al momento non sono in pensione, e per ora sono il capo di questo grande Paese. Come tale, mi si addice mostrare moderazione, ed evitare manifestazioni di eccessiva aggressività. Comunque, questo non credo sia il mio stile.

Ma credo che fra noi si debba essere sinceri, particolarmente qui, in questo contesto. Credo che noi si debba intrattenere discussioni oneste ed aperte, senza le quali il nostro dialogo non avrebbe senso e sarebbe insipido e privo del minimo interesse.

Credo che questo taglio di discussione sia estremamente necessario oggi, dato il grande cambiamento in atto nel mondo. Il tema del nostro incontro quest’anno, “Il futuro in via di realizzazione: dare forma al Mondo di domani” è molto significativo.

L’anno scorso, i partecipanti al forum di Valdai hanno discusso i problemi connessi all’attuale ordine mondiale. Sfortunatamente molto poco è cambiato in meglio in questi ultimi mesi. In realtà sarebbe più onesto ammettere che nulla è cambiato.

Le tensioni che scaturiscono dai cambiamenti nella distribuzione dell’influenza economica e politica continuano a crescere. La sfiducia reciproca crea un fardello che restringe le nostre possibilità di trovare risposte effettive alle sfide ed ai pericoli concreti che il mondo di oggi si trova ad affrontare. Essenzialmente l’intero progetto della globalizzazione è oggi in crisi e in Europa, come ben sappiamo, sentiamo voci affermare che il multiculturalismo ha fallito.

Credo che la situazione sia sotto molti profili il risultato di alcune scelte sbagliate, frettolose, e per certi versi viziate da un’eccessiva fiducia in sé stessi compiute dalle classi dirigenti di alcuni paesi un quarto di secolo or sono. A quel tempo, fine anni ottanta primi novanta, esisteva la possibilità non solo di accelerare il processo di globalizzazione, ma anche di conferirgli una cifra diversa, e di renderne la natura più sostenibile ed equilibrata.

Ma certi paesi, che si vedevano come vincitori della Guerra Fredda, e che non solo avevano questa opinione ma erano soliti esprimerla apertamente, scelsero come linea di condotta la ridefinizione dell’ordine politico ed economico globale per adattarlo ai propri interessi.

In quella euforia, nella sostanza abbandonarono la prassi del dialogo con gli altri attori nella comunità internazionale, approfondito ed intavolato su basi di parità, scelsero di non migliorare le istituzioni universali esistenti e di non crearne delle nuove, e cercarono invece di ricondurre l’intero mondo all’interno della sfera delle loro organizzazioni, delle loro norme e delle loro regole. Scelsero la strada della globalizzazione e della sicurezza per il proprio amato interesse personale, per i pochi prescelti, e non per tutti. Ma non proprio tutti erano pronti a concordare con questo programma.

Potremmo essere onesti qui, visto che sappiamo anche troppo bene che molti non erano d’accordo con quanto stava accadendo, ma a quel tempo molti erano incapaci di rispondere, e altri non erano ancora pronti a farlo. Il risultato è comunque che il sistema di relazioni internazionali è in fermento, e che l’economia globale non riesce a districarsi da una crisi di sistema. Nello stesso tempo, regole principi, in economia come in politica, sono costantemente distorti e noi vediamo spesso completamente sovvertiti i principi che solo ieri erano accettati come verità ed affermati come dogma indiscutibile.

Se le potenze attuali trovano qualche parametro o norma che possa giovargli, costringono chiunque altro a sottomettervisi. Ma se domani gli stessi parametri e le stesse norme li intralciano, sono veloci a gettarli nel cestino dei rifiuti, a dichiararli obsoleti, e a cercare di affermare nuove regole.

Così abbiamo assistito alle decisioni di lanciare offensive aeree nel centro dell’Europa, contro Belgrado, e poi è venuto l’Iraq, e poi la Libia. Anche le operazioni in Afganistan sono iniziate senza la copertura di alcuna decisione da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Nel loro desiderio di far pendere la bilancia strategica a loro favore questi paesi hanno infranto il quadro della legalità internazionale che proibiva il dispiegamento di nuovi sistemi di difesa missilistica. Hanno creato gruppi terroristici armati, le cui crudeli azioni hanno disperso milioni di civili, hanno spostato milioni di rifugiati e migranti, e precipitato intere regioni nel caos.

Noi assistiamo allo spettacolo di come il libero commercio viene intralciato, e di come paesi usano le sanzioni come mezzo di pressione politica, di come ignorino l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e cerchino di stabilire alleanze economiche chiuse con regole e barriere vincolanti, alleanze di cui i maggiori beneficiari sono le loro stesse multinazionali. E sappiamo che ciò sta avvenendo. Vedono che non possono risolvere tutti i problemi all’interno del quadro del WTO e quindi pensano “perché non sbarazzarci delle regole e dell’organizzazione stessa e costruirne una nuova al suo posto?”. Il che illustra quanto ho appena affermato.

Nello stesso momento, alcuni dei nostri interlocutori non mostrano alcun desiderio di risolvere i veri problemi internazionali del mondo di oggi. In organizzazioni come la NATO, per esempio, create durante la Guerra Fredda e chiaramente obsolete, a dispetto delle chiacchiere sulla necessità di aggiornarsi alla nuova realtà, nessun cambiamento effettivo viene messo in opera. Assistiamo a continui tentativi di trasformare l’OSCE, un meccanismo cruciale per garantire la sicurezza comune europea e transatlantica, in una strumento a servizio degli interessi di politica estera di alcuni. Il risultato è che questa importante organizzazione è stata svuotata del proprio ruolo.

Ma loro continuano a sfornare “minacce”, minacce immaginarie e mitiche, come la “minaccia militare russa”. E’ un business lucrativo che può essere utilizzato per pompare danaro nei bilanci alla difesa all’interno, per mantenere gli alleati sottomessi agli interessi di una singola superpotenza, espandere la NATO e portare infrastrutture, armi ed unità militari più vicine ai nostri confini.

Ovviamente rappresentarsi come i difensori della civiltà contro i nuovi barbari può essere piacevole ed addirittura redditizio. L’unico problema è che la Russia non ha nessuna intenzione di attaccare chicchessia. Tutto questo è veramente assurdo. Io sono solito leggere analisi, scritte da voi che siete qui oggi e dai vostri colleghi negli USA ed in Europa.

Sono impensabili, demenziali e completamente irrealistiche. Solo l’Europa conta 300 milioni di persone. La somma della popolazione dei membri della NATO assieme agli USA è di 600 milioni, probabilmente. Ma la Russia ne conta solo 146 milioni. E’ semplicemente assurdo concepire pensieri simili. E tuttavia questi signori utilizzano queste idee in vista del perseguimento dei loro obiettivi politici.

Un altro problema mitico ed immaginario è quello che posso solo chiamare l’isteria che gli USA hanno montato sulle supposte interferenze della Russia nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno abbondanza di problemi reali ed urgenti, parrebbe, dal colossale debito pubblico alla crescita della violenza provocata dalle armi da fuoco, ai casi di azioni arbitrarie messe in atto dalla polizia.

Ci sarebbe da credere che i dibattiti elettorali dovrebbero concentrarsi su questi e sugli altri problemi irrisolti. Ma la classe dirigente non ha nulla con cui rassicurare la società, a quanto pare, e quindi tenta di distrarre l’attenzione del pubblico additandogli supposti hacker, spie, agenti di influenza e così via, mandati dalla Russia.

Devo chiedermi e chiedervi: qualcuno seriamente pensa che la Russia possa in qualche modo influenzare la scelta del popolo americano? L’America non è una specie di “repubblica delle banane”, dopo tutto, è una grande potenza. Correggetemi se sbaglio.

Il problema è, se le cose continuano con questo andazzo, cosa aspetta il mondo? Che tipo di mondo avremo domani? Abbiamo risposte al problema di come assicurare stabilità, sicurezza e crescita economica sostenibile? Sappiamo come rendere il mondo prospero? E’ triste da dire, ma non c’è consenso su queste materie nel mondo di oggi. Può essere che voi siate giunti a qualche conclusione comune attraverso le vostre discussioni ed io sarei, naturalmente, molto interessato ad ascoltarla. Ma è molto chiaro che esiste una carenza di idee e di strategie per il futuro. Questo crea un clima di incertezza che ha un impatto diretto sugli umori della collettività.

Studi sociologici condotti in tutto il mondo mostrano che la gente in diversi paesi e nei diversi continenti tende a vedere il futuro come oscuro e squallido. Questo è triste. Il futuro non li seduce, ma li spaventa. Nello stesso tempo la gente non vede reali opportunità o mezzi per cambiare le cose, per influenzare gli eventi e contribuire alla formazione delle linee politiche. Certo, dal punto di vista formale gli stati moderni hanno tutti gli attributi della democrazia: elezioni, libertà di parola, accesso alle informazioni, libertà di espressione. Ma anche nelle democrazie più avanzate la maggioranza dei cittadini non ha una influenza reale nei processi politici e non ha una influenza reale sul potere.

La gente sperimenta un diaframma crescente fra i loro interessi e la visione delle classi dirigenti a proposito del corretto svolgersi degli eventi, uno svolgersi che è deciso dalle classi dirigenti stesse. Il risultato è che referendum ed elezioni sempre più spesso prendono di sorpresa le autorità. La gente non vota affatto secondo le indicazioni del complesso mediatico “ufficiale e rispettabile”, e nemmeno seguendo i consigli dei partiti di maggioranza. Movimenti pubblici che solo poco tempo fa erano considerati troppo di estrema destra o di estrema sinistra stanno occupando il centro della scena politica e stanno relegando ai margini i pesi massimi della politica.

Sulle prime questi risultati poco graditi sono stati rabbiosamente dichiarati casi o anomalie. Ma con il crescere della loro frequenza la gente ha iniziato a dire che la società non è in grado di comprendere chi sta in cima alla piramide del potere, e non è ancora maturata a sufficienza per comprendere il “lavoro per il bene comune” delle autorità. Oppure precipitano nella isteria e dichiarano che è tutto risultato della propaganda straniera, di solito russa.

Amici e colleghi, mi piacerebbe avere una simile macchina propagandistica qui in Russia, ma purtroppo questo non è il nostro caso. Non abbiamo nemmeno complessi mediatici internazionali come la CNN, la BBC ed altri consimili. Semplicemente non abbiamo ancora questo genere di capacità. Quanto alla pretesa secondo cui gli estremisti ed i populisti hanno sconfitto la minoranza sensibile, sobria e responsabile, non parliamo di populisti, nulla del genere, ma di gente ordinaria, cittadini ordinari che stanno perdendo fiducia nelle classi dominanti. Questo è il problema.

A proposito, con l’agenda politica già illustrata per quello che è, le elezioni hanno cessato di essere uno strumento per il cambiamento, e consistono in null’altro che in scandali e colpi bassi (chi ha rubato a chi, chi dorme con chi, se volete scusarmi…). Questo va al di là dei confini. E onestamente, se si guarda ai programmi dei vari candidati si ha l’impressione che siano tutti scritti con lo stesso stampo, la differenza è infinitesima, ammesso che ve ne sia una.

Pare che le classi dirigenti non vedano l’approfondirsi del divario sociale e l’erosione della classe media mentre, allo stesso tempo, promuovono piattaforme ideologiche le quali, secondo me, sono distruttive per l’identità culturale e nazionale. E, in certi casi, in certi paesi, sovvertono gli interessi nazionali per rinunciare alla sovranità in cambio della benevolenza del sovrano.

Questo ci pone la domanda: chi è davvero l’estremista? La classe in espansione dell’oligarchia sovranazionale e della burocrazia, che di fatto spesso è non eletta e non controllata dalla società, o la maggioranza dei cittadini, cittadini che si occupano della loro vita e di quella dei loro bambini, di preservare la loro identità culturale, e, in conclusione, della sicurezza minima per sé stessi e per i propri cari? Le persone sono chiaramente impaurite nel vedere come il terrorismo evolva da minaccia remota a quotidiana, come un attacco terroristico può essere portato oggi vicino a loro, nella strada a fianco, se non proprio nella loro, mentre qualsiasi ordigno rudimentale (da esplosivo fatto in casa ad un normale camion) può essere usato per perpetrare omicidi di massa.

Inoltre gli attacchi terroristici che sono stati perpetrati negli ultimissimi anni a Boston ed in altre città degli Stati Uniti, a Parigi, a Bruxelles, a Nizza e nelle città tedesche, come quelli che purtroppo hanno colpito il nostro paese, mostrano che i terroristi non hanno bisogno di unità o strutture organizzate, possono agire in maniera indipendente, da soli. Hanno bisogno solo di una motivazione ideologica contro i loro nemici, ovvero contro di voi e contro di noi. La minaccia terroristica è un chiaro esempio di come la gente è tratta in inganno nel valutare la natura e le cause delle crescenti minacce. Lo vediamo nel modo in cui si stanno sviluppando gli eventi in Siria. Nessuno è riuscito ad arrestare il bagno di sangue ed a lanciare un processo di assestamento politico. Ci si sarebbe potuto aspettare che avremmo fatto fronte comune contro il terrorismo almeno ora, dopo così lunghi negoziati, enormi sforzi e difficili compromessi.

Ma ciò non è avvenuto e questo fronte comune non si è formato. Nemmeno i miei accordi personali con il Presidente degli Stati Uniti hanno prodotto risultati. A Washington alcuni si sono mostrati pronti a fare tutto il possibile per impedire questi accordi venissero realizzati. Tutto questo dimostra un desiderio inspiegabile e direi quasi irrazionale da parte dei paesi occidentali di continuare a fare gli stessi errori o, come diciamo in Russia, di continuare a camminare sullo stesso rastrello.

Vediamo tutti cosa succede in Afganistan, Iraq, Libia e in una quantità di altri paesi. Devo chiedere: dove sono i risultati della lotta contro il terrorismo e l’estremismo? Nel complesso, se guardiamo all’intero mondo, ci sono alcuni risultati in particolari regioni e località, ma non c’è un risultato globale e la minaccia terroristica continua a crescere. Ricordiamo tutti l’euforia in qualche capitale a proposito delle primavere arabe. Dove sono queste fantasie, oggi? Le invocazioni della Russia per una lotta comune al terrorismo vengono ignorate. Come se non bastasse, continuano ad armare, rifornire, sostenere e addestrare gruppi terroristici nella speranza di utilizzarli per conseguire finalità politiche personali. Si tratta di un gioco molto pericoloso e io mi rivolgo per l’ennesima volta ai protagonisti: gli estremisti in questo caso sono più abili, intelligenti e forti di voi, e se voi fate questi giochetti con loro perderete sempre.

Colleghi, è chiaro che la comunità internazionale dovrebbe concentrarsi sui problemi reali che l’umanità è chiamata a fronteggiare oggi, la cui soluzione renderà il nostro mondo un posto più sicuro e stabile e renderà il sistema delle relazioni internazionali più giusto e più equo. Come ho detto, è essenziale trasformare la globalizzazione da qualcosa riservato a pochi a qualcosa per tutti. E’ mia ferma convinzione che possiamo superare queste minacce e queste sfide solo lavorando assieme sul solido fondamento del Diritto Internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Oggi le Nazioni Unite continuano a rimanere un’agenzia senza uguali per rappresentatività ed universalità, un unico viatico per un dialogo su basi di parità. Le loro regole universali sono necessarie ad includere più paesi possibile in una integrazione economica ed umanitaria, a garantire la loro responsabilità politica, e a lavorare per coordinare le loro azione, nel rispetto dei loro modelli di sovranità e di sviluppo.

Non abbiamo dubbi che la sovranità sia una nozione centrale nell’intero sistema delle relazioni internazionali. Il suo rispetto ed il suo consolidamento aiuterà a diffondere pace e stabilità sia a livello nazionale che a quello internazionale. Ci sono molti paesi che possono fare affidamento su una storia che si spinge all’indietro per mille anni, come la Russia, e in questo modo siamo giunti ad apprezzare la nostra identità, libertà ed indipendenza. Ma noi non cerchiamo dominio, espansione o confronto con chicchessia. Nella nostra mentalità, l’autentico primato risiede nell’individuare i veri problemi piuttosto che nel cercare di inventarsi minacce mitiche e di usarle per passare sugli altri come rulli compressori. Questo è esattamente il modo con cui la Russia concepisce il suo ruolo negli affari globali oggi.

Ci sono priorità senza le quali un futuro prospero per il nostro comune pianeta è impensabile, e sono assolutamente ovvie. Non dirò nulla di nuovo a questo proposito. Prima di tutto, c’è l’equa e non separabile sicurezza per tutti gli stati. Solo dopo la fine dei conflitti e il conseguimento di uno sviluppo pacifico per tutti i paesi sarà possibile parlare di progressi economici e di soluzione di problemi sociali, umanitari e di altre questioni cruciali. E’ importante combattere il terrorismo e l’estremismo da subito. E’ stato detto più di una volta che questo male più essere vinto solo da uno sforzo congiunto di tutti i paesi del mondo. La Russia ribadisce la sua offerta a tutti gli interlocutori interessati.

E’ necessario aggiungere all’agenda internazionale la questione del ripristino delle strutture statuali, delle sfere economiche e sociali superstiti nei paesi del Medio Oriente. La mastodontica scala delle  distruzioni richiede la stesura di un programma ampio e di lungo termine, una specie di Piano Marshall, per rivitalizzare l’area devastata dalla guerra e dal conflitto. La Russia desidera partecipare agli sforzi di una simile coalizione.

Non possiamo ottenere stabilità globale senza un progresso economico globale. E’ essenziale stabilire condizioni perché vi sia lavoro creativo e crescita economica ad un ritmo tale da porre fine alla divisione del mondo fra eterni vincitori ed eterni sconfitti. Le regole del gioco dovrebbero consentire alle economie emergenti almeno un’opportunità di raggiungere quelle che conosciamo come sviluppate. Dovremmo lavorare per un livellamento dei ritmi di sviluppo, e sostenere i paesi e le regioni rimasti indietro in modo da rendere raggiungibili per tutti i frutti della crescita economica e del progresso tecnologico. In particolare, questo aiuterebbe a porre fine alla povertà, una dei peggiori problemi di oggi.

E’ del pari completamente evidente che la cooperazione economica dovrebbe essere reciprocamente vantaggiosa e basarsi su principi universali per consentire a ciascun paese di diventare un soggetto paritario nelle attività economiche globali. La tendenza alla regionalizzazione nell’economia mondiale con tutta probabilità persisterà sul medio termine. Ma gli accordi di commercio regionale dovrebbero integrare ed espandere, non sostituire, le norme ed i regolamenti universali.

La Russia richiede l’armonizzazione di accordi economici regionali basati sul principio della trasparenza e del rispetto degli interessi reciproci. E’ in questo modo che organizziamo il lavoro dell’Unione Economica Eurasiatica e conduciamo i negoziati con i nostri interlocutori, in particolare sul tema del coordinamento con il progetto della Cintura Economica della Via della Seta, che la Cina sta realizzando. Ci aspettiamo di poter promuovere una comunione Eurasiatica estesa, che promette di evolvere nel motore di una vasta area di integrazione eurasiatica. Per realizzare questa idea, i colloqui 5+1 sono già iniziati in vista della conclusione di un accordo di cooperazione commerciale ed economica che coinvolga tutti i partecipanti del progetto.

Un compito importante che ci attende è quello dello sviluppo delle potenzialità umane. Sono un mondo con vaste opportunità per tutti, con lavoratori altamente qualificati, con accesso alla conoscenza e con una grande varietà di modi per realizzare il proprio potenziale, che può essere considerato autenticamente libero. Solo un mondo in cui le persone di diversi paesi non devono lottare per sopravvivere, ma vivono pienamente la propria vita, può essere stabile.

Un futuro dignitoso è impossibile senza la protezione dell’ambiente e la soluzione dei problemi climatici. Ecco perché la conservazione degli ecosistemi e della biodiversità, e la riduzione dell’impatto umano sull’ambiente sarà una priorità nei prossimi decenni.

Un’altra priorità è la salute globale. Naturalmente ci sono molto problemi, come le epidemie su larga scala, il declino del tasso di mortalità in alcuni paesi e così via. Questo significa che c’è molto spazio per compiere progressi. Tutti i popoli del mondo, non solo le classi dirigenti, dovrebbero avere diritto a vite sane, lunghe e piene di esperienze. E’ un obiettivo nobile. E, naturalmente, è necessario continuare una discussione ampia sul nostro futuro in modo che tutte le iniziative utili e promettenti ricevano la giusta attenzione.

Colleghi, Signore e Signori, sono fiducioso che voi, come membri del Club Valdai, prenderete attivamente parte a questo lavoro. Le vostre capacità vi rendono in grado di cogliere tutte le prospettive dei processi in corso sia in Russia che nel mondo, di prevedere e stimare le tendenze a lungo termine e di mettere in cantiere nuove iniziative e raccomandazioni che ci aiuteranno a trovare la strada per un futuro più prospero e sostenibile, il futuro di cui tutti abbiamo così seriamente bisogno.

Grazie per la vostra attenzione.

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Traduzione in Italiano a cura di Marco Bordoni per SakerItalia.it

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