Ma davvero ci credete?
Davvero credete che ai Russi interessi qualcosa il nostro referendum istituzionale?
Davvero credete che al centro della ragnatela mondiale dei “populisti”, Vladimir Putin, l’ Emmanuel Goldstein, la sentina di ogni male, tessa trame sul web per far perdere … bastaunsi?
E cos’ altro? Studia di impadronirsi del consiglio comunale di Piediluco? Complotta le dimissioni dell’ amministratore del condominio di Vicolo Stretto?
Davvero arrivate a concepire che la visita di due deputati grillini a Mosca possa essere un pericolo per la nostra democrazia (lo ha detto La Stampa in una sequenza di articoli che contenevano più mostri immaginari dell’intera saga di Harry Potter e che trovate qui)?
Davvero il governo italiano ha ritenuto di manifestare il proprio ”disappunto” alla Russia (panico al Cremlino!) perché i deputati dei rispettivi parlamenti di vedono per un the?

Ovviamente no.
Non ci credono nemmeno loro. Questi cronisti lo sanno benissimo che è tutto finzione, gioco di luci, suggestione, ipnosi, prestidigitazione. Loro sono la valletta del mago: lo sanno che i coltelli sono di gomma.
Perché allora le sparano tanto grosse? Devono farlo, perché hanno due grossi problemi.
Il primo è fare sparire questo elefante qui:

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Eccolo: il nostro Primo Ministro che va a piluccare le ali di pollo della Casa Bianca mentre l’ Imperatore si compiace di ordinare ai sudditi di Enotria di votare come vuole il viceré (glielo aveva già detto Sua Eccellenza l’ Ambasciatore qui e Frau Merkel qui, oltre, ovviamente, ai simpatici ragazzi di Morgan Stanley e ad Angeli, Arcangeli, Troni e Dominazioni al gran completo dell’ Eurocrazia, ma gli italiani, si sa, sono capatosta e repetita iuvant).

Di conseguenza capite l’opportunità di tenere ben fissi gli occhi della gente sulle “interferenze” della formica russa in cantina (la mortale minaccia di Putin che semina “bufale” su Facebook!) mentre il pachiderma atlantico si accomoda in soggiorno e ci butta all’ aria il servizio buono.

Il secondo problema è che la grande maggioranza degli Europei, dopo 25 anni di riforme liberali, di smantellamento dello stato sociale, di svendita del patrimonio pubblico, di impoverimento della vita democratica, non ci casca più,  non si accontenta delle perline colorate, ed  è ormai fuori controllo. Totalmente.

E’ sempre la solita storia (vedi alla voce Eltsin): i popoli si fanno abbindolare dal liberismo, dalla deregulation, dallo smantellamento della politica, bevendosi la favola secondo cui a pagare le “riforme” saranno solo gli altri mentre a noi spetterà solo goderci i frutti della “maggiore efficienza”. E’ sfruttando queste logiche che le tonnare dello o,1% riescono ad organizzare la mattanza, che il cancro della povertà si insidia alla basa della piramide sociale e inizia a corroderla, salendo dal basso e divorando prima gli emarginati, poi i lavoratori, e infine gli stessi ceti che avevano applaudito il cambiamento. Siamo arrivati qui. E a questo punto i trucchi stanno a zero. Quello che è in gioco è il benessere della classe media, dalla pancia della società, dei “colti” degli “istruiti”. Sono loro a pagare, oggi: non si scherza più.

E’ inutile, completamente, assolutamente, inutile, perdere ore a spiegare alchimie istituzionali nel tentativo di dimostrare il (discutibile) assunto secondo cui il si al referendum del 4 novembre porterebbe uno stato più efficiente.  Efficiente per far cosa? Per far piovere sulle nostre teste senza scomodi intralci democratici i diktat della Trojka prossima ventura? Per consentire la continuazione del sacco delle ricchezze pubbliche ad opera dei mammasantissima di Davos? Per consolidare alla nostra guida una classe dirigente che ci disprezza e ci governa con piglio proconsolare attraverso un sistema elettorale truccato?  Per trascinarci nell’ ennesima guerra imperiale in obbedienza agli “obblighi internazionali” (art. 55 Cost. riformulato) trovandoci grigliati dalle bombe prima aver avuto il tempo di chiedere spiegazioni?

Lo sanno tutti che la finalità è questa, che di questo si tratta. Le lusinghe non servono più. E la cosa peggiore per chi fabbrica le lanterne colorate della informazione mainstream è che anche le minacce e le storie di streghe ormai fanno cilecca (vedi la Brexit e le presidenziali USA). L’unica arma rimasta in mano allo 0,1% è la paura dell’ ignoto e dell’incognito. Cosa ci succederà dopo?  Che ne sarà di noi, dei nostri cari, dopo che avremo compiuto l’ultimo passo nel “precipizio populista”, che avremo avuto il coraggio di dire NO a chi ci vuole togliere anche il poco che resta per rendere definitiva la nostra servitù?

E’ il momento culminante di ogni trasformazione. Quello in cui il passato ormai è inaccettabile, ma il futuro ancora ci spaventa. Ma è solo un attimo. Sappiamo che le poche certezze che ci restano sono finte come la minaccia russa, finte come l’ economia inglese in pezzi post Brexit o come il mondo in rovina post Trump, che i mostri là fuori sono fantasie dipinte sui muri. E che il processo senza fine di riforme, la nostra casetta a cui da 25 anni siamo legati, è fondato su un macigno che, come quelli del coyote nei cartoni animati, sta precipitando nell’ abisso, trascinandoci giù senza che nemmeno ce ne accorgiamo, mentre aspettiamo che torni la crescita miracolosa che è sempre dietro la riforma che non abbiamo ancora approvato.

Nel 1867 la Baviera “fece le riforme”, tagliò i costi della sua politica, per farsi fagocitare nel secondo Reich e lanciarsi con il resto della Germania nell’ avventura militare, l’ “inutile strage”. Dieci anni prima, nel 1857, gli Inglesi semplificarono la struttura istituzionale dell’ India, e la riforma funzionò egregiamente: li mise in condizione di dominare il paese ancora per un secolo, e impegnando la metà degli uomini che servivano prima. Prima di decidere se la briglia è utile è bene verificare di essere il cavaliere e non il cavallo.

Il 4 dicembre Saker Italia invita i suoi lettori a dire NO. Peggio di così non potrà andare. Tutto quello che oggi la Russia può fare per noi è darci l’esempio, insegnarci che anche noi Italiani, come i Russi “abbiamo ali che ci impediscono di strisciare” (Maria Zakharova). Spicchiamo il volo.

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