Donne, fuggite! Arriva Putin Barbablù!

In Russia picchiare le donne non è reato. Lo ha stabilito una nuova legge di Putin. Ma questo lo sapete già: negli ultimi giorni il panzanificio mediatico internazionale lo ha ripetuto con tale frequenza che ormai non c’è al mondo una sola coscienza aperta&progressista che non frema di sdegno di fronte all’ennesima malefatta del boia del Cremlino.

Godetevi i titoli degli articoli (senza leggerli, che tanto che c’è scritto ve lo dico sotto). Corriere: Russia, picchiare la moglie non è reato Depenalizzata la violenza in famiglia; La Stampa: Russia, picchiare le Mogli non sarà più reato; Il Fatto Quotidiano: Russia, approvata la legge che depenalizza la violenza domestica. “Condizione per creare famiglie forti”; Repubblica: Mosca, picchiare mogli e figli non sarà più reato;  Vanity Fair: Russia, picchiare la moglie non sarà più reato; Il Manifesto: La famiglia degli uomini forti.

Nulla di originale, sia chiaro: tutto materiale tratto dal New York Times o dal Guardian: quando su questi campioni di imparzialità anglo sassone compare una frottola russofoba, i segugi nostrani ci si avventano, pronti a ricamarci capolavori lievemente sospesi fra il plagio e la parafrasi.

Dicevamo il contenuto, che è uguale in tutte le salse:

  1. notizia dell’approvazione alla Duma di una legge che dà ai mariti Russi licenza di uccidere;
  2. dichiarazione apparentemente demenziale di un apparatchik (gettonatissimi Yelena Mizulina  di Russia Giusta, che ha proposto l’emendamento, e  il Presidente della Duma Volodin) rei di essersi espressi, guarda un po’, a favore della legge che hanno votato;
  3. denuncia di una testimonial dal colorato mondo degli attivisti filo occidentali: Marina Pisklakova – Parker (donna dell’anno – edizione russa rivista “Glamour” 2013) del “Centro di Informazione Metodologica Anna” “unico telefono dedicato alle donne in Russia”;
  4. fritto misto di cifre un po’ figlie di nessuno ed un po’ pescate in un  “rapporto (da brivido) delle Nazioni Unite”: 14.000 donne ammazzate dai mariti all’anno, 40 al giorno!
  5. pregiudizi e stereotipi razzisti assortiti sulla Russia e sui Russi (violenza, alcool, maschilismo) mascherati da riflessioni sociologiche;

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    Marina Pisklakova

A me andrebbe anche bene così, diciamolo. Se la brava gente anti razzista ha bisogno di credere che ci sia un posto sulla terra dove gli uomini sono tutti bruti ubriachi e violenti, se i “mentalmente aperti” vogliono trastullarsi con l’idea che esista l’inferno ed il demonio regni al Cremlino, se i pacifisti democratici credono coerente gridare ai quattro venti che questi barbari Russi dovranno assaggiare, volenti o nolenti, il randello della nostra democrazia… Beh, per me è ok.

Ma visto che questi campioni di pensiero corretto hanno appena finito di cuocerci le uova  annoiarci a morte con la minaccia “fake news”, minaccia per la quale sono stati addirittura invocate censure orwelliane, allora anche io voglio togliermi qualche sassolino, fare le pulci, dire la mia E’ per questo che ho fatto qualche ricerca su internet con il traduttore automatico consultato il team di politologi e giuristi russi che l’  FSB mette a disposizione di Saker Italia, e sono giunto ad accertare quanto segue:

–> fact check mode: on cinque domande (e cinque risposte) sulla nuova legge russa

[avvertenza: questa parte dell’articolo potrebbe contenere informazioni. Sconsigliato a russofobi, debunkeratori a senso unico e giornalisti MSM] <–

  1. In Russia è permesso picchiare mogli e figli? Giudicate voi. Non solo nel codice penale russo non esiste nessun attenuante per il caso di lesioni inferte da famigliari, ma la Legge Federale 323 del 2 luglio 2016 ha introdotto una nuova ipotesi di reato relativa alle azioni violente che non abbiano causato lesioni. La riforma dell’art. 116 c.p. (“percosse”) ha ristretto l’ambito di applicazione della norma previgente (che si applicava a tutti indistintamente) ai soli componenti il nucleo famigliare, ed ha inasprito le sanzioni fissando come pena la reclusione fino a due anni. Ovvero oltre la soglia della punibilità d’ufficio. Per dirla in altro modo: mentre fino all’estate scorsa chi dava uno schiaffo a qualcuno (senza prognosi clinica) veniva punito con una multa, la “legge delle sculacciate” ha creato ceffoni di serie A e di serie B: quello dato al collega di lavoro, al vicino di casa, al rivale in amore è depenalizzato, mentre quello allungato al famigliare è punito d’ufficio con 2 anni di galera!  Poca sorpresa che la legge abbia trovato, oltre che estimatori, anche detrattori (sono state raccolte 200.000 firme in pochi mesi per chiedere la sua abolizione) e che la Duma stia provando a metterci una pezza, facendo passare un emendamento che ne mitiga il rigore applicativo stabilendo il requisito della continuità della condotta: nessuno incarcererà più una madre che ha allungato una sberla alla figlia diciassettenne che aveva rubato tutti i risparmi di famiglia per giocarseli al bingo (perché è questo che sta succedendo… e la figlia, pentita, non ha potuto ritirare la denuncia, essendo il reato procedibile d’ufficio). Quindi per la prima violazione: sanzione amministrativa. Ma dalla seconda in poi: guai seri al famigliare violento.
  2. Vorreste farci credere che in Russia la legislazione è rigorosa come in Italia? No. In Russia attualmente la legislazione a tutela dei famigliari è più rigorosa che in Italia, e lo resterà anche se verrà approvato il famigerato emendamento. E’ vero che il nostro codice (art. 572 c.p. “maltrattamenti contro famigliari e conviventi”) prevede pene più severe (reclusione da due a sei anni), ma non punisce la singola condotta o il singolo episodio. Il diritto vigente è chiaro: per la singola sculacciata in Italia non si rischia nulla (si veda questo commento giurisprudenziale) visto che il reato di percosse (art. 581 c.p.) è stato depenalizzato. Ci deve essere la continuazione (ovvero esattamente il principio che la Duma vorrebbe introdurre in Russia). Ad ogni modo la sanzione russa per il singolo episodio è (due anni di carcere) e resterà (sanzione amministrativa) più severa di quella italiana (nulla).
  3. E allora perché le attiviste dell’ “unico telefono rosa di Russia” denunciano con tanta forza questa legge? Perché i giornalisti occidentali si rivolgono solo a sparaballe a gettone fonti non verificate. La signora Marina Pisklakova Parker è l’ennesimo esponente della cosiddetta “società civile” russa con una lista senza fine di collaborazioni con “fondazioni” atlantiche, cui i media occidentali attribuiscono tutto il credito che il pubblico russo nega. Guarda caso la sua ONG (centro informativo metodologico Anna) è finita dritta dritta nella lista di “agenti stranieri” del Ministero della Giustizia Russo, associazioni finanziate dai soliti generosi benefattori “colorati” occidentali. Ad oggi non si conoscono i dettagli del procedimento di iscrizione nel registro degli inoagenti, quindi non si sa chi abbia finanziato Anna, anche se i sospetti puntano sulla Fondazione Ford e sull’Unione Europea. Se ciò fosse vero, si avrebbe il solito schema: enti governativi e no profit occidentali finanziano associazioni che operano nei paesi “bersaglio” non solo per destabilizzarli, ma anche per “ricevere” una immagine negativa con cui nutrire i propri media ed addomesticare l’opinione pubblica con i ricorrenti 5 minuti di odio a mezzo stampa. Nihil sub sole novum.
  4. I dati ONU però parlano chiaro: 14.000 donne uccise all’anno! 40 al giorno! Non è forse una catastrofe? Lo è. O meglio: lo sarebbe se quelle cifre fossero solo minimamente verosimili. Ma c’è un problema: si tratta di numeri del tutto inventati. Primo: non li ha dati l’ONU. Sono contenuti in un rapporto pubblicato, è vero, nell’archivio delle Nazioni Unite, ma il cui autore è … il solito Centro Anna di Marina Pisklakova! Quanto ai 14.000 uxoricidi all’anno, premesso che (in Russia come in Italia) non esistono statistiche che dividano gli omicidi per movente, se consultiamo i dati federali relativi al 2015 (ultimo anno disponibile), scopriamo questa cosa qui:
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Cause di Mortalità nella Federazione Russa, 2015

Nel 2015, in Russia, gli omicidi sono stati 11.689. In tutto. In qualunque circostanza (dalla rapina finita male al duello rusticano) contro qualunque vittima (uomini, donne, bambini) per qualunque motivazione (economica, razziale e poi si, certo, anche violenza famigliare). Nel 2009 le vittime di omicidio di sesso maschile in Russia erano il 77% del totale. Assumendo per comodità che la proporzione sia rimasta grosso modo invariata, abbiamo circa 2.700 vittime donne per ogni causa di morte.  Capito perché chi parla di 40 vittime al giorno di violenza famigliare (14.000 l’anno) mente per la gola?

Però Putin è maschilista e quindi il suo governo agevola questo tipo di delitti! Queste sono opinioni e, come noto, ognuno la le sue. Però, a fianco alle opinioni, ci sono anche i fatti. Consentitemi di citarne qualcuno: in primo luogo vorrei ritornare al dato sugli omicidi in Russia, mostrandovi questo grafico qui. Rappresenta il numero di omicidi in Russia e in alcuni paesi occidentali dal 1950 al 2010.

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Omicidi per 100.000 abitanti / anno 1950 – 2010

Ovviamente si tratta di un dato non direttamente attinente: qui non si parla di violenza famigliare, ma di violenza della società nel suo complesso. E tuttavia, visto che vogliamo dare un giudizio sul corso putiniano, bisogna tenere buon conto del fatto che non solo durante tutto questo quindicennio gli omicidi sono crollati da oltre 30.000 a meno di 10.000 (se  le proiezioni del 2016 saranno confermate), ma che tutti i parametri di violenza sociale sono stati abbattuti in misura simile, così come il consumo di alcool, che è sceso negli ultimi 10 anni da 18 a 10 litri annui pro capite. Processo, si badi bene, che è continuato negli ultimi anni nonostante la crisi economica del 2013-2016. E’ lecito o no ritenere che di questo enorme miglioramento si siano giovate le parti socialmente più deboli (donne e bambini)? Ovviamente lo è.

L’intera società russa ha beneficiato di una stabilizzazione e di un rasserenamento che ha sensibilmente migliorato la qualità dei rapporti interpersonali, fuori dalla famiglia e dentro la famiglia. Detto questo, va aggiunto per buona misura che Putin si è espresso contro la “legge di Putin” sulla “legalizzazione delle violenze domestiche”: “ci sono altri modi per educare i bambini” ha detto a chi gli chiedeva cosa pensasse delle sculacciate. Ma questo ai nostri giornali, ovviamente non interessa: come sempre ha stato lui.

fact check mode: off <–

Sono anni che frequento la Russia ed ho ovviamente sentito parlare di episodi di violenza famigliare. Ma va detto che ho sentito parlare di episodi simili anche in Italia. E va detto che i casi a me noti sono relativi al periodo liberal, quella stagione meravigliosa in cui la Russia (a sentire i nostri intellettuali) stava per ricongiungersi alla “famiglia europea” (sì, esatto, è la vetta nel grafico del numero di omicidi che ho mostrato sopra).

Poi, circa dieci anni fa, la società russa ha preso a cambiare. Oggi non solo gran parte dei giovani uomini ha una sensibilità diversa e rispetta le donne, ma alcuni aspetti della tradizione (orrore !) non sono stati persi e i maschi russi rimangono più galanti. I Russi sanno cos’è l’educazione: non si sognerebbero mai di lasciare una donna incinta o un anziano in piedi a fianco ad uomini seduti. Gli uomini Russi sono spesso gentili, educati e premurosi con le loro signore come ormai molti Italiani hanno smesso di essere. Ma questa è, ovviamente, una opinione personale, che prenderete come tale.

I monopolisti delle fakenews, da parte loro, la pensano diversamente, e preparano queste polpette avvelenate per gli stomaci mai sazi dei loro accoliti, che si precipitano a vomitare razzismo nei commenti alla fine degli articoli e sui social. E il bello è che questi produttori all’ingrosso di scemenze e stereotipi si ritengono la crema dell’antirazzismo. Bravi così. Ma non pretendano di censurarci mostrando un’ attestazione autocertificata di superiorità morale: quell’attestato è falso come tutto ciò che scrivono. E noi glielo lo dimostriamo, su queste pagine, ogni giorno.

*****

Articolo di Marco Bordoni per sakeritalia.it

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