Gianluca Savoini: l’ Occidente può risorgere, seguendo l’ Esempio di Mosca

Gianluca Savoini coltiva due passioni, entrambe di lunga data: quella per la Russia, nata da ragazzo sulle pagine dei classici e cresciuta negli anni novanta, nel corso di sempre più frequenti visite a Mosca, e quella per la Lega, di cui è militante della prima ora. Sin dagli anni novanta Savoini ha lavorato per far dialogare Russia e Lega, allacciando in particolare contatti con il Partito Liberaldemocratico di Zirinovskij. Di lunga data l’amicizia di Savoini con il pensatore e scrittore euroasiatista Alexandr Dugin, autore , di un interessante libro sulla “Quarta teoria politica”.  Ma il cambio di passo è venuto con la Lega “sovranista” salviniana, che ha puntato molto sulla costruzione di un rapporto privilegiato con il Front Nationale e con le autorità russe. E’ grazie a Salvini che Savoini ha potuto mettere in cantiere progetti di più ampio respiro, progetti che hanno dato frutti importanti, come la nascita dell’ associazione Lombardia Russia (nel 2014), gli applausi a scena aperta per Salvini alla Duma di Stato, l’ incontro con Putin, l’ accordo fra Lega e Russia Unita del marzo scorso.  In sintesi, Savoini pensa che fra Italia e Russia non vi sia solo una “perfetta convergenza politica e di interessi” ma anche una affinità ideale “in nome dei valori tradizionali” e contro il globalismo liberale che pretende di rappresentare il modello non più perfettibile di organizzazione della società umana (Fukuyama). Incuriositi dalle sue posizioni gli abbiamo chiesto di rispondere a qualche nostra domanda, richiesta cui Savoini ha cortesemente acconsentito.

Putin, Trump, Le Pen: l’ onda “sovranista” del 2017 ha segnato una battuta d’ arresto in Francia

Saker Italia: Vorremmo incominciare facendo il punto della situazione. Nel 2016 abbiamo assistito al successo, del tutto imprevisto dai media mainstream, di diversi movimenti di “anti sistema” in tutto il mondo occidentale: la Brexit, Trump, il Referendum Italiano. Il 2017 sembra segnare una battuta d’ arresto: in Olanda ed in Francia i movimenti cosiddetti “populisiti” di destra hanno fatto progressi, ma sono rimasti fuori dalla stanze del potere. Il progetto “sovranista” esiste ancora? E se esiste, ha bisogno di una messa a punto?

Gianluca Savoini: Il progetto sovranista non solo esiste, ma è in pieno sviluppo. Dopo decenni fondati sulla superata dicotomia destra/sinistra (e anche fascismo/comunismo) non è però semplice rivoluzionare un modo di presentare la politica che ancora oggi, spesso non solo per malafede, ma anche per pigrizia intellettuale e giornalistica, si rifà a concezioni ampiamente putrefatte. Riappropriarci del nostro destino, affermare realmente il principio della democrazia diretta, farla finita con codici, regolamentazioni, patti internazionali che risalgono alla fine della seconda guerra mondiale e che sanno di muffa, incapaci di rispondere alle sfide del nostro secolo, ben diverse da quelle del secolo passato: questo, in estrema sintesi, è il sovranismo. Che passa dal recupero di una sovranità popolare, economica, monetaria, militare, culturale, politica, oggi inesistente. Perciò ogni giorno che passa il progetto sovranista “viene messo a punto”. Non interessano le battaglie vinte o perse, interessa essere al centro di un percorso politico e geopolitco innovativo e al tempo stesso ancorato alle radici profonde dei nostri popoli d’Europa (non dell’UE, ma dell’Europa storica).

S.I.: A sentire la stampa internazionale la Lega non ha il monopolio dei rapporti con la Russia: anche il Movimento 5 stelle sarebbe interessato a parlare con Putin. Nel “programma esteri” del Movimento viene data la parola a Fulvio Scaglione, un giornalista che conosce la Russia molto bene e non certo sospetto di russofobia.  Ritiene l’ infatuazione dei grillini per Putin sincera? Crede che sarebbe possibile una convergenza su questo punto dopo le prossime elezioni?

G.S.:Non lo so e non mi interessa quello che fa il M5S. Ho avuto modo di incontrare lo scorso anno a Mosca, al congresso del partito Russia Unita, l’on. Manlio Di Stefano e in quell’occasione ci siamo trovati sulla stessa barricata, contro le sanzioni alla Russia soprattutto. Sarà Matteo Salvini a decidere un’eventuale avvicinamento al movimento di Grillo prima o dopo le elezioni e non sta  a me commentare le sue scelte di capo del partito. Certamente noi siamo stati i primi a schierarci immediatamente contro  le folli sanzioni dell’UE e dell’Italia alla Russia, i primi ad essere ufficialmente ricevuti dal presidente della Crimea tornata ad essere nuovamente russa, i primi a sostenere l’intervento di Vladimir Putin in Siria contro il vero nemico della nostra civiltà – l’ISIS -, i primi a credere nel necessario riavvicinamento tra la Russia e gli Stati Uniti di Donald Trump. Salvini ha immediatamente compreso la partita geopolitica in corso e ha agito di conseguenza e coerentemente. Gli altri – peraltro non molti e in maniera molto meno decisa – si sono accodati dopo.

Putin nel monastero di Valaam, in Carelia. Secondo Savoini la Chiesa Ortodossa ha giocato un ruolo essenziale nella rinascita spirituale della Russia

S.I.: Che la Lega voglia migliorare i rapporti con la Russia ormai è chiaro. E’ altrettanto chiaro, però, che NATO ed Unione Europea hanno intenzione di opporsi ad un processo simile. Fino a che punto siete disposti ad andare per difendere la linea filo russa? Siete disponibili ad una rottura irreversibile con la UE, ad esempio sul tema delle sanzioni, e con la NATO, qualora venisse preteso di confermare la nostra presenza militare nel Baltico?

G.S.: Io non posso parlare a nome della Lega Nord. Dovreste sentire Salvini e il responsabile degli esteri Giancarlo Giorgetti. La mia opinione personale è quella peraltro annunciata dal leader leghista in numerose occasioni: se la Lega tornerà al governo, uno dei primi provvedimenti da attuare sarà proprio quello di togliere le sanzioni italiane alla Russia. Anche a costo di scontrarsi con Bruxelles. Un’altra Europa non solo è possibile, ma necessaria, a fronte del fallimento totale dell’UE. Sulla NATO, ho ascoltato con interesse le idee di Trump, quando ha dichiarato che se gli stati europei vogliono ancora utilizzare la NATO per la difesa comune, devono pagarsi le basi militari. “E la NATO a che serve?” mi chiedo. Se serve a provocare la Russia, meglio pensare ad altro, perché la Guerra Fredda è morta e sepolta dal 1991, data della fine dell’Unione sovietica e solo un pazzo o un arruffapopoli può averne nostalgia. A meno che, dietro questa ostilità contro la Russia, non si celino interessi finanziari e commerciali che verrebbero grandemente ostacolati dall’unione tra Mosca e le nazioni europee. Ovviamente la mia è una dichiarazione ironica: sappiamo benissimo che si tratta di questo e soltanto di questo e non certo della difesa dei nostri “valori” minacciati da Putin e altre baggianate del genere.

SI: Quando parla di comunanza di “valori” con la Russia Lei cita spesso la religione e i “valori tradizionali”. Ha davvero l’ impressione che nella società russa odierna religione e valori tradizionali giochino un ruolo importante? In fondo i Russi affollano i centri commerciali proprio come facciamo noi, abortiscono e divorziano come noi, hanno un sistema sociale non meno competitivo del nostro, addirittura in Russia è legale l’ “utero in affitto”. Sembra insomma, una società molto secolarizzata… Quali sono i “valori tradizionali” che potrebbero addirittura esportarci?

G.S.: La Russia non è un Paradiso terrestre e nemmeno una terra congelata in una sorta di macchina del tempo che l’ha bloccata all’Ottocento. La Russia vive nel XXI secolo, come tutti gli altri paesi del mondo. Detto questo, non si può non prendere atto che grazie a Putin e alla Chiesa Ortodossa in Russia viene veicolato anche un pensiero tradizionale, identitario, religioso che nell’Occidente scristianizzato di oggi è patrimonio esclusivo di una minoranza. Anche  i giovani oggi provano un  sentimento religioso abbastanza forte  e possiedono una certa educazione, insegnata a scuola, che disprezza le volgarità grossolane di certi uomini e donne dello spettacolo e altri saltimbanchi e pagliacci che da noi prendono ad esempio in giro Gesù Cristo (spacciando questa porcheria per “diritto di espressione artistica”).

Al di fuori delle due-tre grosse metropoli russe, sicuramente più secolarizzate, ma non ai livelli delle nostre, esiste una Russia profonda ancorata ad antichi valori che vengono preservati. Basta ascoltare i discorsi di Putin nelle grandi occasioni: pronuncia parole che nessun politico occidentale ormai usa più da decenni, quali “identità”, “rispetto”, “tradizione”, “Dio”, “dignità”, “onore”, “forza”, “storia”. Io credo che noi europei non abbiamo bisogno di importare alcun “valore” dalla Russia, ma semplicemente riappropriarci dei nostri valori tradizionali che hanno fatto la nostra storia. E che in Russia oggi vengono ancora propagandati, mentre noi siamo sprofondati nel più totale nichilismo e “vuoto di senso”, come canta Battiato

Savoini con Alexandr Dugin: non è il Rasputin di Putin, ma un intellettuale ascoltato da circoli vicini al Cremlino

S.I.: Un altro punto su cui la Lega insiste molto, additando l’ esempio russo, è quello dell’ immigrazione. Come sappiamo anche la Russia ha questo problema. L’ entrata nella Unione Economia Eurasiatica permette l’ afflusso regolare di milioni di lavoratori dall’ Asia Centrale e dal Caucaso, che poi si stabiliscono nelle città russe con i soliti problemi derivati dall’ immigrazione di massa. Oltre tutto si tratta di immigrati per lo più di fede islamica, che in Russia hanno pieno diritto di esercitare la propria fede (una delle quattro ufficiali nel paese… essendo la Russia peraltro membro osservatore della Organizzazione delle Comunità Islamiche). In che modo questo modello di accoglienza, valido per un paese enorme e da sempre multi nazionale e multi religioso, può essere applicabile ad una paese relativamente piccolo ed omogeneo come l’ Italia?

G.S.: Si tratta, come dice anche lei, di due situazioni molto differenti. La Russia è il paese più grande del mondo e ha vaste aree deserte. Noi siamo sovrappopolati e all’interno di un continente in cui le singole nazioni non possono chiudersi come fossero cittadelle medievali. Sarebbe fondamentale riappropriarci delle nostre idee fondanti, del nostro senso di appartenenza ad una comunità continentale basata su una storia comune e difenderla con forza in tutti i campi della vita. Al contrario oggi si rinnegano le nostre radici culturali per non “offendere” chi entra qui da noi ed è di altra cultura e di altra religione. Un suicidio in piena regola. Quando vedo che in Svezia in TV le previsioni del tempo vengono lette da una signora musulmana velata mi chiedo se non si stia impazzendo tutti. In Svezia! Una donna velata! ma cosa diavolo c’entra con la cultura svedese? e soprattutto, se qualcuno si sentisse “offeso” nel vedere una donna senza velo, se ne deve tornare immediatamente nel suo paese d’origine e continuare a seguire i suoi usi e le sue tradizioni a casa sua. Aveva ragione il cardinal Biffi quando disse che il problema non è lo scontro tra noi e l’Islam, il problema vero è che da una parte c’è l’Islam e dall’altra non c’è più nulla.

S.I.: Lei ha lavorato con Alexander Dugin: ci può dire chi è questo personaggio? I media liberali lo dipingono come molto vicino a Putin, un fac totum con il compito di realizzare l’ “internazionale nera” in Europa. In realtà non si ha notizia di rapporti regolari fra Putin e Dugin che, a dire il vero, è stato licenziato dalla Università di Mosca per le sue posizioni ultranazionaliste. A ben vedere Dugin sembrerebbe quindi un filosofo a cui piace tenere contatti con gruppi esteri a titolo personale. E’ solo questo o anche altro?

G.S.: Non ho lavorato con il professor Dugin, ma lo conosco da 25 anni. Lo incontrai nei primissimi tempi della Russia non più sovietica, in cui serpeggiavano gruppi politici di opposta estrazione ideologica che si unirono contro il regime liberista e filo-occidentale di Boris Eltsin. Mi trovavo insieme a lui e ad altri giornalisti nel parlamento russo occupato dai gruppi patriottici che venne bombardato dall’esercito per ordine di Eltsin. Sembrava di essere sull’orlo di una guerra civile, era l’autunno del 1993. Era nato il Fronte di liberazione nazionale, in Occidente sbrigativamente etichettato come “rosso-bruno”, perché univa i nostalgici dell’ URSS ( la componente numericamente più forte) ai nazionalisti russi legati al tradizionalismo ortodosso. Da allora Dugin ha pubblicato un’infinità di libri e da oppositore del regime sovietico e anche di quello ultra-liberale ha ottenuto udienza anche in numerosi circoli intellettuali di destra europei. Parole come “internazionale nera”, oltre che assolutamente fuori dalla realtà del percorso di Dugin, fanno parte di quegli stereotipi ammuffiti di cui parlavo all’inizio di questa intervista. Non è il “Rasputin” di Putin, questo posso affermarlo senza tema di smentite. Ma circoli culturali vicini al Cremlino lo frequentano e analizzano le sue teorie geopolitiche con grande interesse, in particolare quelle euroasiatiste.

Gianluca Savoini, Matteo Salvini, Claudio d’ Amico a Mosca: “non ci interessa essere catalogati a destra o a sinistra”.

SI: Il tipo di comunicazione che fa Lombardia Russia pare potersi avvicinare ad un certo pensiero filosofico di destra sociale, ad Evola, a De Benoist. Vi riconoscete in questa tradizione culturale o ne prendete le distanze?

Non ci interessa essere catalogati nè a destra nè a sinistra. Non abbiamo mai preso posizione a livello ideologico. Chiunque è dell’idea che il mondo unipolare va superato e che debbano essere difese le identità e le radici dei popoli è insieme a noi. Recentemente ho incontrato in Germania ad un convegno sulle sanzioni alla Russia un parlamentare del Partito comunista russo e a Milano un esponente dei comunisti svizzeri e ho trovato con loro molti punti di contatto sulle tematiche che la nostra associazione tratta. Ho anche  con un importante dirigente del Partito comunista cinese di passaggio in Europa, senza trovare alcun pensiero opposto ai miei su determinati argomenti. Ho letto e studiato Evola come Guenon, ma anche Marx e Tocqueville, Nietzsche e Pareto e Adam Smith. Da tutti ho imparato qualcosa, essendo tutti quanti maestri del pensiero.

SI: Lei ha detto più volte che l’ occidente è “tramontato”. Tuttavia Lei non sembra una persona sfiduciata, il suo stesso impegno testimonia una speranza nel futuro. Quale il sarà il futuro per l’Italia e per la Russia? Decadenza ed ostilità verso la Russia sono per noi un destino già scritto o ci aspetta qualcosa di meglio?

G.S.: Prendere atto che Oswald Spengler, con la sua opera “Il tramonto dell’Occidente”, aveva ragione, non significa dover alzare bandiera bianca. Essendo io credente, ho dalla mia la forza di una fede nell’inevitabile vittoria finale del Bene. Bisogna sempre operare per il Bene e difendere i valori positivi contro il materialismo e la decadenza che ci viene regalata dalle centrali globaliste. Negli ultimi venti anni abbiamo assistito a velocissimi e repentini cambiamenti epocali. Sembra che siamo nel pieno di un avvitamento su se stesso del Nuovo Ordine Mondiale sorto sulle macerie del Muro di Berlino. Finisce un mondo e ne sorgerà un altro, come la storia insegna. Lo vedremo? Sarà migliore o peggiore? Nessuno può saperlo. Ma bisogna lavorare tutti per renderlo migliore. Ricordando l’antica massima: “Fata volentem ducunt, nolentem trahunt”. Il destino conduce colui che vuole agire, mentre travolge chi non agisce.

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Intervista di Marco Bordoni per sakeritalia.it